L'amore tradisce ogni giorno.

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Old chensamurai

Guest
Amore e tradimento sono le facce di una stessa medaglia. Si appartengono, uno all’altro, come il cielo stellato al buio della notte. Amore e tradimento, si dissetano alla stessa fonte. Esorcizzando il tradimento, esorcizziamo l’amore. In ogni grande amore, c’è traccia del tradimento. Solamente quando l’amore è infantile, non mette in conto il tradimento. Un amore puerile, magico, iperuranico. Un amore perfetto. L’amore umano è molto lontano dalla perfezione. Solo l’amore di Dio è perfetto, immutabile ed immutato. L’amore di Dio è incondizionato. L’amore degli uomini va conquistato e rinnovato ogni giorno. L’amore umano non si conquista una volta per sempre. Mai.

Si può perdonare il tradimento. Si può. Questo è certo. Ma, dice il tradito, nulla sarà come prima. Per fortuna, nulla sarà come prima, dice il traditore! Il tradito è sconvolto dall’invalidazione che gli ha inferto il traditore. Il tradito si risveglia da un mondo infantile nel quale dominava una fiducia magica, un’aspettativa mistica, un “noi” nel quale, ad un certo punto, il traditore ha rischiato di affogare il proprio “sé”. Ed è a quel “noi” che il traditore cerca di sfuggire. Egli tradisce quel “noi” e non il “tu”. Il traditore non tradisce il tradito. Questo è certo. Ognuno di noi vuole essere con l’altro, ma non desidera annullarsi nell’altro. Quando la mia individualità e la mia espansione cosmica vengono minacciate e fagocitate in una relazione, in un “noi”, annichilente e svilente, ecco il tradimento. Ecco il: “IO non sono come TU mi vuoi!”. Il tradimento non è tradimento. Il tradimento non è più tale quando diviene invito a ridefinire la relazione e ad accettare il cambiamento dell’altro. Il traditore non è un infame! In ogni tradimento sfolgora una VERITA’. Una verità scomoda e dolorosa: la fine di una visione “magica” dei rapporti umani. La fine dell’illusoria perfezione iperuranica dell’amore, che non è di questo mondo ma solamente degli Dei. Tradendo, il traditore sceglie per Sé e crea uno spazio vitale per la sua individualità. Uno spazio diverso e nuovo, non circoscritto da una cortina di magica ed irrealistica “fiducia”. L’identità delle persone, non può essere messa in un recinto, sia pure quello dell’amore. Non è possibile arrestare la crescita delle persone. Non è possibile arrestarne l’espansione. Ogni amore che non ipotizzi la possibilità del tradimento, è un amore infantile ed immaturo. Puerile. Ingenuo. Magico. In queste condizioni, prima o poi, arriva l’addio. Il traditore abbandona le acque sicure di un rapporto castrante e parte, a suo rischio e pericolo, per il mare aperto, per regioni sconosciute, misteriose e inesplorate, della vita. Ed è il risveglio. Il risveglio del traditore e del tradito. L’amore che mostra l’altra faccia di se stesso: Il tradimento. L’addio. Il tradito, ora, è solo con se stesso. Può rimpiangere i bei tempi passati, quelli della “fiducia” magica. Quelli di un mondo popolato da figure morte. Sintetico. Irrealistico. Illusorio. I bei tempi del recinto e della castrazione del “sé”. Come il selvaggio che evoca gli spiriti della foresta, il tradito compie la sua danza nevrotica per evocare gli spiriti della fiducia, della correttezza, dell’onestà. Spiriti. Ombre. Fantasmi, propri di una visione fanciullesca del mondo, che all’infanzia del mondo appartiene. Il tradito non sa più amare. Il tradito orfano dei suoi sogni magici, non può tollerare l’imperfezione. Non ama più. Il tradito, ora, è faccia a faccia con se stesso. Mai, come ora, può incontrare se stesso. Ora, che è invalidato. Ora, che il sogno magico è finito e i fantasmi si sono dileguati. Tolto il velo della puerile “fiducia” che ricopriva la morta relazione, il tradito vede se stesso. Morto. Ora, non può più chiamare amore le sue insicurezze. Ora, non può più esorcizzare, magicamente, le sue paure, i suoi vuoti interiori, la sua fragile identità. L’altro, il traditore, ha scelto, per sé. Ha fatto l’unica cosa possibile: si è consegnato al nuovo. Ha scelto di vivere. Il tradito, invece, è gettato ai piedi di se stesso. La vita è cosa che cresce ed evolve nell’infedeltà e non nella fedele immobilità. La vita premia chi ha incontrato veramente se stesso. La vita non ama chi se ne è stato ripiegato in un’area protetta dove etichettare come amore fedele le proprie insicurezze. Un amore degno di questo nome, tradisce se stesso ogni giorno che il sole sorge: tradisce l’amore di ieri per rendere possibile l’amore di domani. Questa cosa, la si può fare in due, oppure sarà uno solo a compierla: il traditore. L’amore non ha paura di incontrare se stesso. Il tradito, spesso, SI’.
 

Nobody

Utente di lunga data
Scusa Chen...ma su questo siamo tutti pressochè d'accordo.
 
O

Old chensamurai

Guest
Scusa Chen...ma su questo siamo tutti pressochè d'accordo.
...intendi dire che tutti, qui, sono disposti a "comprendere" il traditore e la traditrice?... intendi dire che tutti, qui, sanno concettualizzare il tradimento come occasione per crescere verso "l'adultità"?...non ne sono molto convinto...è difficile rinunciare ai sogni infantili...il nostro bambino interiore reclama sempre la sua parte...
 

Nobody

Utente di lunga data
...intendi dire che tutti, qui, sono disposti a "comprendere" il traditore e la traditrice?... intendi dire che tutti, qui, sanno concettualizzare il tradimento come occasione per crescere verso "l'adultità"?...non ne sono molto convinto...è difficile rinunciare ai sogni infantili...il nostro bambino interiore reclama sempre la sua parte...
era ironico
 
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Old chensamurai

Guest
...anche la mia...era ironia...hi, hi, hi...senti, multimodi, sto leggendo un articolo sulla simmetria della natura...e la scoperta della sua violazione...il decadimento beta...ho trovato splendida l'affermazione di Pauli: "Non posso credere che Dio sia debolmente mancino"...hi, hi, hi...
 
O

Old chensamurai

Guest
Amore e tradimento sono le facce di una stessa medaglia. Si appartengono, uno all’altro, come il cielo stellato al buio della notte. Amore e tradimento, si dissetano alla stessa fonte. Esorcizzando il tradimento, esorcizziamo l’amore. In ogni grande amore, c’è traccia del tradimento. Solamente quando l’amore è infantile, non mette in conto il tradimento. Un amore puerile, magico, iperuranico. Un amore perfetto. L’amore umano è molto lontano dalla perfezione. Solo l’amore di Dio è perfetto, immutabile ed immutato. L’amore di Dio è incondizionato. L’amore degli uomini va conquistato e rinnovato ogni giorno. L’amore umano non si conquista una volta per sempre. Mai.

Si può perdonare il tradimento. Si può. Questo è certo. Ma, dice il tradito, nulla sarà come prima. Per fortuna, nulla sarà come prima, dice il traditore! Il tradito è sconvolto dall’invalidazione che gli ha inferto il traditore. Il tradito si risveglia da un mondo infantile nel quale dominava una fiducia magica, un’aspettativa mistica, un “noi” nel quale, ad un certo punto, il traditore ha rischiato di affogare il proprio “sé”. Ed è a quel “noi” che il traditore cerca di sfuggire. Egli tradisce quel “noi” e non il “tu”. Il traditore non tradisce il tradito. Questo è certo. Ognuno di noi vuole essere con l’altro, ma non desidera annullarsi nell’altro. Quando la mia individualità e la mia espansione cosmica vengono minacciate e fagocitate in una relazione, in un “noi”, annichilente e svilente, ecco il tradimento. Ecco il: “IO non sono come TU mi vuoi!”. Il tradimento non è tradimento. Il tradimento non è più tale quando diviene invito a ridefinire la relazione e ad accettare il cambiamento dell’altro. Il traditore non è un infame! In ogni tradimento sfolgora una VERITA’. Una verità scomoda e dolorosa: la fine di una visione “magica” dei rapporti umani. La fine dell’illusoria perfezione iperuranica dell’amore, che non è di questo mondo ma solamente degli Dei. Tradendo, il traditore sceglie per Sé e crea uno spazio vitale per la sua individualità. Uno spazio diverso e nuovo, non circoscritto da una cortina di magica ed irrealistica “fiducia”. L’identità delle persone, non può essere messa in un recinto, sia pure quello dell’amore. Non è possibile arrestare la crescita delle persone. Non è possibile arrestarne l’espansione. Ogni amore che non ipotizzi la possibilità del tradimento, è un amore infantile ed immaturo. Puerile. Ingenuo. Magico. In queste condizioni, prima o poi, arriva l’addio. Il traditore abbandona le acque sicure di un rapporto castrante e parte, a suo rischio e pericolo, per il mare aperto, per regioni sconosciute, misteriose e inesplorate, della vita. Ed è il risveglio. Il risveglio del traditore e del tradito. L’amore che mostra l’altra faccia di se stesso: Il tradimento. L’addio. Il tradito, ora, è solo con se stesso. Può rimpiangere i bei tempi passati, quelli della “fiducia” magica. Quelli di un mondo popolato da figure morte. Sintetico. Irrealistico. Illusorio. I bei tempi del recinto e della castrazione del “sé”. Come il selvaggio che evoca gli spiriti della foresta, il tradito compie la sua danza nevrotica per evocare gli spiriti della fiducia, della correttezza, dell’onestà. Spiriti. Ombre. Fantasmi, propri di una visione fanciullesca del mondo, che all’infanzia del mondo appartiene. Il tradito non sa più amare. Il tradito orfano dei suoi sogni magici, non può tollerare l’imperfezione. Non ama più. Il tradito, ora, è faccia a faccia con se stesso. Mai, come ora, può incontrare se stesso. Ora, che è invalidato. Ora, che il sogno magico è finito e i fantasmi si sono dileguati. Tolto il velo della puerile “fiducia” che ricopriva la morta relazione, il tradito vede se stesso. Morto. Ora, non può più chiamare amore le sue insicurezze. Ora, non può più esorcizzare, magicamente, le sue paure, i suoi vuoti interiori, la sua fragile identità. L’altro, il traditore, ha scelto, per sé. Ha fatto l’unica cosa possibile: si è consegnato al nuovo. Ha scelto di vivere. Il tradito, invece, è gettato ai piedi di se stesso. La vita è cosa che cresce ed evolve nell’infedeltà e non nella fedele immobilità. La vita premia chi ha incontrato veramente se stesso. La vita non ama chi se ne è stato ripiegato in un’area protetta dove etichettare come amore fedele le proprie insicurezze. Un amore degno di questo nome, tradisce se stesso ogni giorno che il sole sorge: tradisce l’amore di ieri per rendere possibile l’amore di domani. Questa cosa, la si può fare in due, oppure sarà uno solo a compierla: il traditore. L’amore non ha paura di incontrare se stesso. Il tradito, spesso, SI’.
...il traditore...come Dio...cerca di creare il nuovo...nuove possibilità...in un mondo morto...frequentato da anime morte...
 

Nobody

Utente di lunga data
...anche la mia...era ironia...hi, hi, hi...senti, multimodi, sto leggendo un articolo sulla simmetria della natura...e la scoperta della sua violazione...il decadimento beta...ho trovato splendida l'affermazione di Pauli: "Non posso credere che Dio sia debolmente mancino"...hi, hi, hi...
Mi sa che ci lasciò le penne la povera madame Curie

Molto più azzeccata di "dio non gioca a dadi" di Einstein...con l'EPR ci fece una ben magra figura
 
O

Old chensamurai

Guest
Mi sa che ci lasciò le penne la povera madame Curie

Molto più azzeccata di "dio non gioca a dadi" di Einstein...con l'EPR ci fece una ben magra figura
...certo che la questione della propagazione immediata...insomma, sono cose molto complesse...tempo fa ho letto la risposta che diede Bohr al paradosso EPR...non ho capito gran che...
 

Tr@deUp

Utente di lunga data
La costante presente in questo passaggio delirante da disquisizioni accademiche sul tradimento a principi di meccanica quantistica è questo richiamo a dio, volutamente minuscolo per non confonderlo col dio di una qualsiasi minoranza.

In entrambi i casi è fuori luogo.

Quel tentativo di razionalizzare il tradimento cozza violentemente col concetto stesso di dio, deità ed il loro supposto amore e questi ultimi sono in palese contraddizione col concetto di scienza.

Tra l'altro avete citato fonti ed eventi che rappresentano gli albori della meccanica quantistica ed in realtà Einstein e soci si trovarono in quel paradosso perché non accettavano del tutto il principio di indeterminazione di Heisemberg. In realtà anche le più recenti scoperte in campo quantistico hanno confermato la validità delle affermazioni sia di Einstein che di Heisemberg.

E' l'approccio classico, spesso inutilmente filosofico al mondo dell'infinitesimo che porta completamente fuori strada.

E così come per le dotte citazioni l'approccio al tradimento che è stato riportato porta completamente fuori strada.

A proposito: il dio di Einstein è un dio passivo, come in Spinoza. Come se non esistesse...appunto.
 

Nobody

Utente di lunga data
La costante presente in questo passaggio delirante da disquisizioni accademiche sul tradimento a principi di meccanica quantistica è questo richiamo a dio, volutamente minuscolo per non confonderlo col dio di una qualsiasi minoranza.

In entrambi i casi è fuori luogo.

Quel tentativo di razionalizzare il tradimento cozza violentemente col concetto stesso di dio, deità ed il loro supposto amore e questi ultimi sono in palese contraddizione col concetto di scienza.

Tra l'altro avete citato fonti ed eventi che rappresentano gli albori della meccanica quantistica ed in realtà Einstein e soci si trovarono in quel paradosso perché non accettavano del tutto il principio di indeterminazione di Heisemberg. In realtà anche le più recenti scoperte in campo quantistico hanno confermato la validità delle affermazioni sia di Einstein che di Heisemberg.

E' l'approccio classico, spesso inutilmente filosofico al mondo dell'infinitesimo che porta completamente fuori strada.

E così come per le dotte citazioni l'approccio al tradimento che è stato riportato porta completamente fuori strada.

A proposito: il dio di Einstein è un dio passivo, come in Spinoza. Come se non esistesse...appunto.
Ho semplicemete risposto ad una domanda. Il motivo del pasticcio in cui si cacciò Einstein lo conoscevo.
Il tradimento non si può spiegare solo razionalmente, sono d'accordo. In ogni caso, lo ritengo ineliminabile. L'incoconoscibilità, l'imperfezione, l'indeterminatezza fa parte del tessuto.
A proposito: dio con la minuscola sottindendeva il dio debole che citi tu. L'unico per me possibile.
 
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Old Steel Ricky

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Amore e tradimento sono le facce di una stessa medaglia. Si appartengono, uno all’altro, come il cielo stellato al buio della notte. Amore e tradimento, si dissetano alla stessa fonte. Esorcizzando il tradimento, esorcizziamo l’amore. In ogni grande amore, c’è traccia del tradimento. Solamente quando l’amore è infantile, non mette in conto il tradimento. Un amore puerile, magico, iperuranico. Un amore perfetto. L’amore umano è molto lontano dalla perfezione. Solo l’amore di Dio è perfetto, immutabile ed immutato. L’amore di Dio è incondizionato. L’amore degli uomini va conquistato e rinnovato ogni giorno. L’amore umano non si conquista una volta per sempre. Mai.

Si può perdonare il tradimento. Si può. Questo è certo. Ma, dice il tradito, nulla sarà come prima. Per fortuna, nulla sarà come prima, dice il traditore! Il tradito è sconvolto dall’invalidazione che gli ha inferto il traditore. Il tradito si risveglia da un mondo infantile nel quale dominava una fiducia magica, un’aspettativa mistica, un “noi” nel quale, ad un certo punto, il traditore ha rischiato di affogare il proprio “sé”. Ed è a quel “noi” che il traditore cerca di sfuggire. Egli tradisce quel “noi” e non il “tu”. Il traditore non tradisce il tradito. Questo è certo. Ognuno di noi vuole essere con l’altro, ma non desidera annullarsi nell’altro. Quando la mia individualità e la mia espansione cosmica vengono minacciate e fagocitate in una relazione, in un “noi”, annichilente e svilente, ecco il tradimento. Ecco il: “IO non sono come TU mi vuoi!”. Il tradimento non è tradimento. Il tradimento non è più tale quando diviene invito a ridefinire la relazione e ad accettare il cambiamento dell’altro. Il traditore non è un infame! In ogni tradimento sfolgora una VERITA’. Una verità scomoda e dolorosa: la fine di una visione “magica” dei rapporti umani. La fine dell’illusoria perfezione iperuranica dell’amore, che non è di questo mondo ma solamente degli Dei. Tradendo, il traditore sceglie per Sé e crea uno spazio vitale per la sua individualità. Uno spazio diverso e nuovo, non circoscritto da una cortina di magica ed irrealistica “fiducia”. L’identità delle persone, non può essere messa in un recinto, sia pure quello dell’amore. Non è possibile arrestare la crescita delle persone. Non è possibile arrestarne l’espansione. Ogni amore che non ipotizzi la possibilità del tradimento, è un amore infantile ed immaturo. Puerile. Ingenuo. Magico. In queste condizioni, prima o poi, arriva l’addio. Il traditore abbandona le acque sicure di un rapporto castrante e parte, a suo rischio e pericolo, per il mare aperto, per regioni sconosciute, misteriose e inesplorate, della vita. Ed è il risveglio. Il risveglio del traditore e del tradito. L’amore che mostra l’altra faccia di se stesso: Il tradimento. L’addio. Il tradito, ora, è solo con se stesso. Può rimpiangere i bei tempi passati, quelli della “fiducia” magica. Quelli di un mondo popolato da figure morte. Sintetico. Irrealistico. Illusorio. I bei tempi del recinto e della castrazione del “sé”. Come il selvaggio che evoca gli spiriti della foresta, il tradito compie la sua danza nevrotica per evocare gli spiriti della fiducia, della correttezza, dell’onestà. Spiriti. Ombre. Fantasmi, propri di una visione fanciullesca del mondo, che all’infanzia del mondo appartiene. Il tradito non sa più amare. Il tradito orfano dei suoi sogni magici, non può tollerare l’imperfezione. Non ama più. Il tradito, ora, è faccia a faccia con se stesso. Mai, come ora, può incontrare se stesso. Ora, che è invalidato. Ora, che il sogno magico è finito e i fantasmi si sono dileguati. Tolto il velo della puerile “fiducia” che ricopriva la morta relazione, il tradito vede se stesso. Morto. Ora, non può più chiamare amore le sue insicurezze. Ora, non può più esorcizzare, magicamente, le sue paure, i suoi vuoti interiori, la sua fragile identità. L’altro, il traditore, ha scelto, per sé. Ha fatto l’unica cosa possibile: si è consegnato al nuovo. Ha scelto di vivere. Il tradito, invece, è gettato ai piedi di se stesso. La vita è cosa che cresce ed evolve nell’infedeltà e non nella fedele immobilità. La vita premia chi ha incontrato veramente se stesso. La vita non ama chi se ne è stato ripiegato in un’area protetta dove etichettare come amore fedele le proprie insicurezze. Un amore degno di questo nome, tradisce se stesso ogni giorno che il sole sorge: tradisce l’amore di ieri per rendere possibile l’amore di domani. Questa cosa, la si può fare in due, oppure sarà uno solo a compierla: il traditore. L’amore non ha paura di incontrare se stesso. Il tradito, spesso, SI’.

Da tempo corre voce che nelle università i professori cominciano a strafarsi di canne assieme agli studenti. CIò che scrivi è MERDA PURA, voglio augurarmi che tu l'abbia scritto in un momento in cui eri fatto.
 

La Lupa

Utente di lunga data
Se le canne facessero così tanto, il sud america sprofonderebbe nel baratro della miseria più nera.
E la collina dietro casa mia diventerebbe la meta più ambita dai vip di tutto il mondo.

E questo è tutto ciò che ho da dire in proposito.
 

Iris

Utente di lunga data
Se le canne facessero così tanto, il sud america sprofonderebbe nel baratro della miseria più nera.
E la collina dietro casa mia diventerebbe la meta più ambita dai vip di tutto il mondo.

E questo è tutto ciò che ho da dire in proposito.
Gia'
 

La Lupa

Utente di lunga data
Oh cara!
Mi stavo giusto chiedendo dove diavolo fossi!

Ma non c'eri vero?
Sei arrivata adesso, vero?

Scusa sai, ma mi sono appena asciugata una canna e vedo i draghi...
 
O

Old chensamurai

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La costante presente in questo passaggio delirante da disquisizioni accademiche sul tradimento a principi di meccanica quantistica è questo richiamo a dio, volutamente minuscolo per non confonderlo col dio di una qualsiasi minoranza.

In entrambi i casi è fuori luogo.

Quel tentativo di razionalizzare il tradimento cozza violentemente col concetto stesso di dio, deità ed il loro supposto amore e questi ultimi sono in palese contraddizione col concetto di scienza.

Tra l'altro avete citato fonti ed eventi che rappresentano gli albori della meccanica quantistica ed in realtà Einstein e soci si trovarono in quel paradosso perché non accettavano del tutto il principio di indeterminazione di Heisemberg. In realtà anche le più recenti scoperte in campo quantistico hanno confermato la validità delle affermazioni sia di Einstein che di Heisemberg.

E' l'approccio classico, spesso inutilmente filosofico al mondo dell'infinitesimo che porta completamente fuori strada.

E così come per le dotte citazioni l'approccio al tradimento che è stato riportato porta completamente fuori strada.

A proposito: il dio di Einstein è un dio passivo, come in Spinoza. Come se non esistesse...appunto.
…amico mio…perché “passaggio delirante”?...hai un particolare amore per la “coerenza”?...io no!...la mia coerenza è l’interesse per gli argomenti interessanti…e non è una tautologia…

…vedi, non esiste alcuna contraddizione tra scienza e fede…inutile che ti spieghi, immagino, che la scienza E’ fede…che si rinnova, in quanto fede, ad ogni cambio di paradigma…conosci qualcosa di epistemologia della scienza?...prova a leggere Hans Kuhn…

…hi, hi, hi…Einstein pronunciò quella famosissima frase, non contro il principio di indeterminazione di Heisenberg…con la “n”…non con la “m”, come hai scritto tu…ma contro la struttura probabilistica del mondo offerta dalla fisica quantistica…ed infatti, parla di dadi…soggetti alle leggi della probabilità…il principio di indeterminazione di Heisenberg, invece, afferma l’impossibilità di determinare con la medesima precisione, la posizione e la velocità di una particella…il prodotto delle due incertezze, non può essere minore della costante di Planck…pone, quindi, un limite ontologico alle possibilità di conoscenza dell’uomo...capisci la differenza?...magari per te è irrilevante…e ne fai una "polenta" concettuale...

…Le più recenti scoperte della fisica quantistica, non dimostrano affatto che sia Heisenberg che Einstein avessero ragione…ma che entrambe le teorie possono funzionare…capisci cosa intendo?...possono funzionare…non che siano “vere”…hi, hi, hi…capisci la differenza sostanziale?...non sarai mica di quelli che credono ancora che la scienza affermi qualcosa di "vero"...hi, hi, hi...

…hi, hi, hi…il Dio di Spinoza un Dio passivo?...hi, hi, hi…ma che dici, amico mio?...Spinoza, il razionalista Spinoza, identifica l’universo con Dio…sostanza eterna, unica, incorruttibile…di cui possiamo cogliere solamente due attributi…estensione e pensiero…ma che ne possiede infiniti altri…tutto il reale…non è altro che “MODI” della sostanza…il Dio di Spinoza è così passivo…come dici tu…che lui lo chiama "NATURA NATURANS"…ovvero "NATURA NATURATA"... "NATURA CAUSANTE"…la natura creatrice che determina i "MODI"…è un panteismo…nel quale Dio NON E’ PASSIVO…ma semplicemente non agisce fuori dal mondo…perché lo contiene in SE’…

…un’ultima considerazione: sei davvero sicuro che quello che ho scritto sul tradimento sia “razionalizzare” il tradimento?...hi, hi, hi…cautela, amico mio, cautela nei giudizi...e parla di ciò che conosci...magari ripassati il nostro buon Baruch...e qualcosa sul principio di indeterminazione...
 
O

Old chensamurai

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Da tempo corre voce che nelle università i professori cominciano a strafarsi di canne assieme agli studenti. CIò che scrivi è MERDA PURA, voglio augurarmi che tu l'abbia scritto in un momento in cui eri fatto.
...cominciano OPPURE comincino?

...hi, hi, hi...il resto non te lo correggo...non ho tempo...studia.
 
O

Old chensamurai

Guest
Se le canne facessero così tanto, il sud america sprofonderebbe nel baratro della miseria più nera.
E la collina dietro casa mia diventerebbe la meta più ambita dai vip di tutto il mondo.

E questo è tutto ciò che ho da dire in proposito.
...ciao...amica Lupa...
 
Stato
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