la prima volta non si scorda mai. Delusioni incluse

Ulisse

Utente di lunga data
per qualcuno può essere un raccontino scritto pure maluccio.
per altri può essere noioso dopo 4 righe.
per me è un ricordo che all'improvviso è saltato fuori come quando vai in soffitta a prendere l'albero di Natale e, scavando nel baule per trovare le decorazioni, esce fuori il diario di quando eri adolescente.

Apparentemente senza valido motivo, la mia mente ha fatto un salto indietro nel tempo a quando, 17enne, mi ritrovai in italiano dei voti non pessimi ma nemmeno definibili buoni che decretarono per me, il famigerato e tanto temuto recupero estivo precauzionale.

Ricordo chiaramente che per questi voti ritenuti preoccupanti (forse un 6 striminzito), mi fu imposto di lavorarci sopra. Di migliorare.
Ormai l'aratro del destino, almeno limitatamente alle vacanze estive, aveva nettamente tracciato il solco nel mio campo.

I miei genitori si misero in moto per cercare questo fantomatico aio a cui affidare il figlio.
Io continuavo ad immaginarlo come un boia. Già mi vedevo con qualche represso supplente che sfogava la sua mancata assegnazione di ruolo, vessandomi, mortificandomi e facendomi notare quanto fossi incapace ad ogni lezione.

Nella ricerca, come ruolo di consulente, fu ingaggiata anche un' amica di famiglia, nemmeno 40enne, insegnante, che, con un colpo di scena, invece di suggerire il nome di qualche collega, si propose essa stessa di farsene carico.
L'amicizia era forte e radicata e lei era gia impegnata, per lo stesso motivo, con un suo nipote mio coetaneo quindi, lo sforzo addizionale, semmai fosse stato necessario, sarebbe stato minimo.

Donna di straordinaria cultura, emancipata e battagliera. Burrosa e prosperosa. Già di suo. Molto.
Figuriamoci poi se ci aggiungi l'effetto amplificatore prodotto dagli ormoni di un 16-17enne.
Iniziai a guardare l'aspetto positivo della cosa.
Se pure mi dovesse trattare male come il supplente, almeno mi rifaccio gli occhi con tutto quel ben di Dio.

Iniziano le lezioni. I suoi genitori sono in vacanza quindi, per stare tranquilli, si opta per casa sua.
Io, lei ed il terzo incomodo (il nipote) iniziamo le lezioni.
Le prime settimane di Luglio le passiamo leggendo libri, storie, anche articoli di giornale.
Ad ogni lettura, segue il nostro lavoro singolo fatto di un piccolo scritto dove si era liberi di commentare qualsiasi cosa di quanto letto.

Se si era o meno in accordo con l'autore dell'articolo, se si riteneva di voler dare un altro finale ad un libro,..
Potevamo anche liberamente portare noi in qualsiasi momento un piccolo libro, articolo od altro e su quello basare la lezione.
Insomma non un banale riassuntino di quello letto ma un vero e proprio stimolo alla riflessione, comprensione del testo ed elaborazione di un proprio pensiero.

Ovviamente, pur piacendomi il suo approccio stimolante, questo l'ho capito dopo..molto dopo :)

Un giorno, mentre si discute sull'ennesimo argomento, mi sento chiaramente toccare più volte con il piede da sotto al tavolo.
Il classico piedino di cui straripavano i film boccacceschi degli anni 70.
Con le poche briciole di realismo in mio possesso, cercai di collocare i tocchi alla pura casualità ed a fine giornata, me ne ero quasi convinto fino a quando non mi disse:

"Domani vieni un ora prima che da soli facciamo altre cose"

Non avevo la possibilità di guardarmi allo specchio ma, avendola, sono convinto che i miei circa 6 litri di sangue, fino a quel momento equamente distribuiti lungo tutto il corpo, siano stati concentrati salomonicamente, oltre all'ovvio posto nel basso ventre, anche in faccia dandomi un rossore da far invidia ad un pomodoro sotto il sole di ferragosto.

La notte nn ho quasi dormito pensando a tutto quello che avremmo fatto.
Devo aver ripassato mentalmente tutto lo scibile porno allora a mia disposizione (piu o meno quello che so tuttora...)
Ho pensato tante di quelle cose che a confronto Riccardo Schicchi mi spicciava casa passando la cera sul pavimento.

Il giorno dopo, sono arrivato fuori la sua porta, ho bussato ed ho avuto la prima conferma.
Ho un cuore in ottimo stato. Perfetto.
Con il numero di battiti che credo di aver raggiunto mentre sentivo i suoi passi verso la porta, anche la più piccola ed insignificante patologia cardiaca, sarebbe stata per me fatale.

Mi apre con un vestitino estivo, tutto scollato. Ci stava più seno fuori che dentro.
Ero sicuramente cianotico in volto. I 6 litri, ormai, tutti laggiù.
Ci chiudiamo la porta alle spalle avviandoci verso la stanza con me titubante.
Non sapevo se allungare le mani o aspettare la sua iniziativa che da li a breve, brevissimo, sarebbe arrivata. Ne ero strasicuro.
Mi porge la sedia e mi fa cenno, come al solito, di accomodarmi.
Io mentalmente penso a quale delle posizioni vuole fare su una sedia. Ma si siede di fronte e non addosso. Mah.
Ok, pensavo io, ora inzia a dire che fa caldo, se può mettersi più comoda.
Però apre un libricino che aveva li sul tavolo. Strano. Sarà il kamasutra?

Io continuo a ripassare le posizioni dalla seconda in poi. La prima la consideravo andata. Persa.
Stavo così su di giri ed avevo così tanto fantasticato su di lei che se soltanto mi avesse toccato con un unghia mi avrebbe trovato dopo 3 secondi con cappello a falde in testa e sigaretta in mano, alla Humphrey Bogart, nel mezzo del periodo refrattario post orgasmo.

Così come inizia a leggermi un pezzo di testo, così io inzio ad avere un leggerissmo dubbio sullo scopo di quell'incontro. Del colossale errore di valutazione fatto.
Più lei legge e più il sangue fluisce verso la periferia regalandomi, oltre ad un colorito più sano, un senso di sconforto e delusione.

Ormai è chiaro. ho vissuto una illusione.
Sarà pur vero che l'attesa del piacere è essa stessa un piacere ma, sicuramente, c'è più piacere, se ti prendi pure il piacere finale :)

Cosa mi abbia letto in quel frangente proprio non lo so. Non che non ricordi.
Proprio non so cosa sia successo intorno a me in quei 15 minuti che sono passati dall'apertura della porta fino alla 2a/3a pagina da lei letta.

Aggiungo che nella sfortuna, devo comunque ritenermi fortunato.
Se solo mi avesse invitato a sedermi e si fosse allontanata subito dopo con una qualsiasi scusa, vi lascio immaginare...
Mi sarei come minimo tolto i pantaloni sicuro di un suo ritorno svestita.
Sai che figura con lei ed eventualmente con i miei genitori....

Circa 5-7 anni fa, complice una serata estiva con tanti amici di vecchia data, ci ritroviamo.
Abbiamo sempre continuato a stare in flebile contatto.
Raramente di persona ma tanti altri motivi hanno sempre tenuto vivo il canale di comunicazione fra di noi.
Lei era ormai in pensione o stava per andarci a breve. Non ricordo

Si parlava in terrazza, da soli, su tante cose.
Sempre bello parlarci. Stimolante come persona. Mai banale.
Come allora sempre affamata di sapere (inizia a farmi domande sul mio settore perchè vuole capire...)

Il discorso cade sugli studenti, sulla passione che hanno gli insegnanti.
Le riconosco la sua di passione. Non per galanteria ma perchè veramente la ritengo tale.
Le porto ad esempio quanto fece per me e di come, negli anni, ho capito la reale qualità del suo aiuto.
Lei sorrise. Compiaciuta.

Non resisto.
Di punto in bianco le confesso della cotta che avevo per lei.
Sentivo un impulso irrazionale che mi spingeva a dirglielo. Come se fosse la chiusura di un qualcosa che, a distanza di anni, ritenevo ancora non arrivato al capolinea.

Tralascio ovviamente di condividere le illusioni di quel giorno. Imbarazzante.
Mi limito, educatamente, a farle notare come sia facile distrarre un ragazzo con un davanzale del genere.
Lei, senza batter ciglio, mi interrompe e conferma di aver capito da subito della mia cotta.
Impossibile non notarla.
Impossibile quantificare le volte che ti ho beccato con lo sguardo nella scollatura.
Impossibile contare le volte che ti ho visto a pensare ad altro.

Ci mettiamo a ridere. Le domando, di nuovo, a bruciapelo come avrebbe reagito se avessi vinto la timidezza di allora.
"Forse 5 dita stampate sulla faccia non te le avrebbe tolte nessuno....ma non è sicuro. Non lo so."

Mi fermo a pensare alla sua risposta. Lei nel frattempo rientra dentro e mi porta gentilmente altro da bere.
Continuiamo a discutere fino a quando il marito la reclama perchè devono parlare con altri amici del loro primo nipotino nato da qualche settimana.
Era diventata nonna.
 

Lara3

Utente di lunga data
per qualcuno può essere un raccontino scritto pure maluccio.
per altri può essere noioso dopo 4 righe.
per me è un ricordo che all'improvviso è saltato fuori come quando vai in soffitta a prendere l'albero di Natale e, scavando nel baule per trovare le decorazioni, esce fuori il diario di quando eri adolescente.

Apparentemente senza valido motivo, la mia mente ha fatto un salto indietro nel tempo a quando, 17enne, mi ritrovai in italiano dei voti non pessimi ma nemmeno definibili buoni che decretarono per me, il famigerato e tanto temuto recupero estivo precauzionale.

Ricordo chiaramente che per questi voti ritenuti preoccupanti (forse un 6 striminzito), mi fu imposto di lavorarci sopra. Di migliorare.
Ormai l'aratro del destino, almeno limitatamente alle vacanze estive, aveva nettamente tracciato il solco nel mio campo.

I miei genitori si misero in moto per cercare questo fantomatico aio a cui affidare il figlio.
Io continuavo ad immaginarlo come un boia. Già mi vedevo con qualche represso supplente che sfogava la sua mancata assegnazione di ruolo, vessandomi, mortificandomi e facendomi notare quanto fossi incapace ad ogni lezione.

Nella ricerca, come ruolo di consulente, fu ingaggiata anche un' amica di famiglia, nemmeno 40enne, insegnante, che, con un colpo di scena, invece di suggerire il nome di qualche collega, si propose essa stessa di farsene carico.
L'amicizia era forte e radicata e lei era gia impegnata, per lo stesso motivo, con un suo nipote mio coetaneo quindi, lo sforzo addizionale, semmai fosse stato necessario, sarebbe stato minimo.

Donna di straordinaria cultura, emancipata e battagliera. Burrosa e prosperosa. Già di suo. Molto.
Figuriamoci poi se ci aggiungi l'effetto amplificatore prodotto dagli ormoni di un 16-17enne.
Iniziai a guardare l'aspetto positivo della cosa.
Se pure mi dovesse trattare male come il supplente, almeno mi rifaccio gli occhi con tutto quel ben di Dio.

Iniziano le lezioni. I suoi genitori sono in vacanza quindi, per stare tranquilli, si opta per casa sua.
Io, lei ed il terzo incomodo (il nipote) iniziamo le lezioni.
Le prime settimane di Luglio le passiamo leggendo libri, storie, anche articoli di giornale.
Ad ogni lettura, segue il nostro lavoro singolo fatto di un piccolo scritto dove si era liberi di commentare qualsiasi cosa di quanto letto.

Se si era o meno in accordo con l'autore dell'articolo, se si riteneva di voler dare un altro finale ad un libro,..
Potevamo anche liberamente portare noi in qualsiasi momento un piccolo libro, articolo od altro e su quello basare la lezione.
Insomma non un banale riassuntino di quello letto ma un vero e proprio stimolo alla riflessione, comprensione del testo ed elaborazione di un proprio pensiero.

Ovviamente, pur piacendomi il suo approccio stimolante, questo l'ho capito dopo..molto dopo :)

Un giorno, mentre si discute sull'ennesimo argomento, mi sento chiaramente toccare più volte con il piede da sotto al tavolo.
Il classico piedino di cui straripavano i film boccacceschi degli anni 70.
Con le poche briciole di realismo in mio possesso, cercai di collocare i tocchi alla pura casualità ed a fine giornata, me ne ero quasi convinto fino a quando non mi disse:

"Domani vieni un ora prima che da soli facciamo altre cose"

Non avevo la possibilità di guardarmi allo specchio ma, avendola, sono convinto che i miei circa 6 litri di sangue, fino a quel momento equamente distribuiti lungo tutto il corpo, siano stati concentrati salomonicamente, oltre all'ovvio posto nel basso ventre, anche in faccia dandomi un rossore da far invidia ad un pomodoro sotto il sole di ferragosto.

La notte nn ho quasi dormito pensando a tutto quello che avremmo fatto.
Devo aver ripassato mentalmente tutto lo scibile porno allora a mia disposizione (piu o meno quello che so tuttora...)
Ho pensato tante di quelle cose che a confronto Riccardo Schicchi mi spicciava casa passando la cera sul pavimento.

Il giorno dopo, sono arrivato fuori la sua porta, ho bussato ed ho avuto la prima conferma.
Ho un cuore in ottimo stato. Perfetto.
Con il numero di battiti che credo di aver raggiunto mentre sentivo i suoi passi verso la porta, anche la più piccola ed insignificante patologia cardiaca, sarebbe stata per me fatale.

Mi apre con un vestitino estivo, tutto scollato. Ci stava più seno fuori che dentro.
Ero sicuramente cianotico in volto. I 6 litri, ormai, tutti laggiù.
Ci chiudiamo la porta alle spalle avviandoci verso la stanza con me titubante.
Non sapevo se allungare le mani o aspettare la sua iniziativa che da li a breve, brevissimo, sarebbe arrivata. Ne ero strasicuro.
Mi porge la sedia e mi fa cenno, come al solito, di accomodarmi.
Io mentalmente penso a quale delle posizioni vuole fare su una sedia. Ma si siede di fronte e non addosso. Mah.
Ok, pensavo io, ora inzia a dire che fa caldo, se può mettersi più comoda.
Però apre un libricino che aveva li sul tavolo. Strano. Sarà il kamasutra?

Io continuo a ripassare le posizioni dalla seconda in poi. La prima la consideravo andata. Persa.
Stavo così su di giri ed avevo così tanto fantasticato su di lei che se soltanto mi avesse toccato con un unghia mi avrebbe trovato dopo 3 secondi con cappello a falde in testa e sigaretta in mano, alla Humphrey Bogart, nel mezzo del periodo refrattario post orgasmo.

Così come inizia a leggermi un pezzo di testo, così io inzio ad avere un leggerissmo dubbio sullo scopo di quell'incontro. Del colossale errore di valutazione fatto.
Più lei legge e più il sangue fluisce verso la periferia regalandomi, oltre ad un colorito più sano, un senso di sconforto e delusione.

Ormai è chiaro. ho vissuto una illusione.
Sarà pur vero che l'attesa del piacere è essa stessa un piacere ma, sicuramente, c'è più piacere, se ti prendi pure il piacere finale :)

Cosa mi abbia letto in quel frangente proprio non lo so. Non che non ricordi.
Proprio non so cosa sia successo intorno a me in quei 15 minuti che sono passati dall'apertura della porta fino alla 2a/3a pagina da lei letta.

Aggiungo che nella sfortuna, devo comunque ritenermi fortunato.
Se solo mi avesse invitato a sedermi e si fosse allontanata subito dopo con una qualsiasi scusa, vi lascio immaginare...
Mi sarei come minimo tolto i pantaloni sicuro di un suo ritorno svestita.
Sai che figura con lei ed eventualmente con i miei genitori....

Circa 5-7 anni fa, complice una serata estiva con tanti amici di vecchia data, ci ritroviamo.
Abbiamo sempre continuato a stare in flebile contatto.
Raramente di persona ma tanti altri motivi hanno sempre tenuto vivo il canale di comunicazione fra di noi.
Lei era ormai in pensione o stava per andarci a breve. Non ricordo

Si parlava in terrazza, da soli, su tante cose.
Sempre bello parlarci. Stimolante come persona. Mai banale.
Come allora sempre affamata di sapere (inizia a farmi domande sul mio settore perchè vuole capire...)

Il discorso cade sugli studenti, sulla passione che hanno gli insegnanti.
Le riconosco la sua di passione. Non per galanteria ma perchè veramente la ritengo tale.
Le porto ad esempio quanto fece per me e di come, negli anni, ho capito la reale qualità del suo aiuto.
Lei sorrise. Compiaciuta.

Non resisto.
Di punto in bianco le confesso della cotta che avevo per lei.
Sentivo un impulso irrazionale che mi spingeva a dirglielo. Come se fosse la chiusura di un qualcosa che, a distanza di anni, ritenevo ancora non arrivato al capolinea.

Tralascio ovviamente di condividere le illusioni di quel giorno. Imbarazzante.
Mi limito, educatamente, a farle notare come sia facile distrarre un ragazzo con un davanzale del genere.
Lei, senza batter ciglio, mi interrompe e conferma di aver capito da subito della mia cotta.
Impossibile non notarla.
Impossibile quantificare le volte che ti ho beccato con lo sguardo nella scollatura.
Impossibile contare le volte che ti ho visto a pensare ad altro.

Ci mettiamo a ridere. Le domando, di nuovo, a bruciapelo come avrebbe reagito se avessi vinto la timidezza di allora.
"Forse 5 dita stampate sulla faccia non te le avrebbe tolte nessuno....ma non è sicuro. Non lo so."

Mi fermo a pensare alla sua risposta. Lei nel frattempo rientra dentro e mi porta gentilmente altro da bere.
Continuiamo a discutere fino a quando il marito la reclama perchè devono parlare con altri amici del loro primo nipotino nato da qualche settimana.
Era diventata nonna.
Bello 😀!
 

Vera

Moderator
Staff Forum
per qualcuno può essere un raccontino scritto pure maluccio.
per altri può essere noioso dopo 4 righe.
per me è un ricordo che all'improvviso è saltato fuori come quando vai in soffitta a prendere l'albero di Natale e, scavando nel baule per trovare le decorazioni, esce fuori il diario di quando eri adolescente.

Apparentemente senza valido motivo, la mia mente ha fatto un salto indietro nel tempo a quando, 17enne, mi ritrovai in italiano dei voti non pessimi ma nemmeno definibili buoni che decretarono per me, il famigerato e tanto temuto recupero estivo precauzionale.

Ricordo chiaramente che per questi voti ritenuti preoccupanti (forse un 6 striminzito), mi fu imposto di lavorarci sopra. Di migliorare.
Ormai l'aratro del destino, almeno limitatamente alle vacanze estive, aveva nettamente tracciato il solco nel mio campo.

I miei genitori si misero in moto per cercare questo fantomatico aio a cui affidare il figlio.
Io continuavo ad immaginarlo come un boia. Già mi vedevo con qualche represso supplente che sfogava la sua mancata assegnazione di ruolo, vessandomi, mortificandomi e facendomi notare quanto fossi incapace ad ogni lezione.

Nella ricerca, come ruolo di consulente, fu ingaggiata anche un' amica di famiglia, nemmeno 40enne, insegnante, che, con un colpo di scena, invece di suggerire il nome di qualche collega, si propose essa stessa di farsene carico.
L'amicizia era forte e radicata e lei era gia impegnata, per lo stesso motivo, con un suo nipote mio coetaneo quindi, lo sforzo addizionale, semmai fosse stato necessario, sarebbe stato minimo.

Donna di straordinaria cultura, emancipata e battagliera. Burrosa e prosperosa. Già di suo. Molto.
Figuriamoci poi se ci aggiungi l'effetto amplificatore prodotto dagli ormoni di un 16-17enne.
Iniziai a guardare l'aspetto positivo della cosa.
Se pure mi dovesse trattare male come il supplente, almeno mi rifaccio gli occhi con tutto quel ben di Dio.

Iniziano le lezioni. I suoi genitori sono in vacanza quindi, per stare tranquilli, si opta per casa sua.
Io, lei ed il terzo incomodo (il nipote) iniziamo le lezioni.
Le prime settimane di Luglio le passiamo leggendo libri, storie, anche articoli di giornale.
Ad ogni lettura, segue il nostro lavoro singolo fatto di un piccolo scritto dove si era liberi di commentare qualsiasi cosa di quanto letto.

Se si era o meno in accordo con l'autore dell'articolo, se si riteneva di voler dare un altro finale ad un libro,..
Potevamo anche liberamente portare noi in qualsiasi momento un piccolo libro, articolo od altro e su quello basare la lezione.
Insomma non un banale riassuntino di quello letto ma un vero e proprio stimolo alla riflessione, comprensione del testo ed elaborazione di un proprio pensiero.

Ovviamente, pur piacendomi il suo approccio stimolante, questo l'ho capito dopo..molto dopo :)

Un giorno, mentre si discute sull'ennesimo argomento, mi sento chiaramente toccare più volte con il piede da sotto al tavolo.
Il classico piedino di cui straripavano i film boccacceschi degli anni 70.
Con le poche briciole di realismo in mio possesso, cercai di collocare i tocchi alla pura casualità ed a fine giornata, me ne ero quasi convinto fino a quando non mi disse:

"Domani vieni un ora prima che da soli facciamo altre cose"

Non avevo la possibilità di guardarmi allo specchio ma, avendola, sono convinto che i miei circa 6 litri di sangue, fino a quel momento equamente distribuiti lungo tutto il corpo, siano stati concentrati salomonicamente, oltre all'ovvio posto nel basso ventre, anche in faccia dandomi un rossore da far invidia ad un pomodoro sotto il sole di ferragosto.

La notte nn ho quasi dormito pensando a tutto quello che avremmo fatto.
Devo aver ripassato mentalmente tutto lo scibile porno allora a mia disposizione (piu o meno quello che so tuttora...)
Ho pensato tante di quelle cose che a confronto Riccardo Schicchi mi spicciava casa passando la cera sul pavimento.

Il giorno dopo, sono arrivato fuori la sua porta, ho bussato ed ho avuto la prima conferma.
Ho un cuore in ottimo stato. Perfetto.
Con il numero di battiti che credo di aver raggiunto mentre sentivo i suoi passi verso la porta, anche la più piccola ed insignificante patologia cardiaca, sarebbe stata per me fatale.

Mi apre con un vestitino estivo, tutto scollato. Ci stava più seno fuori che dentro.
Ero sicuramente cianotico in volto. I 6 litri, ormai, tutti laggiù.
Ci chiudiamo la porta alle spalle avviandoci verso la stanza con me titubante.
Non sapevo se allungare le mani o aspettare la sua iniziativa che da li a breve, brevissimo, sarebbe arrivata. Ne ero strasicuro.
Mi porge la sedia e mi fa cenno, come al solito, di accomodarmi.
Io mentalmente penso a quale delle posizioni vuole fare su una sedia. Ma si siede di fronte e non addosso. Mah.
Ok, pensavo io, ora inzia a dire che fa caldo, se può mettersi più comoda.
Però apre un libricino che aveva li sul tavolo. Strano. Sarà il kamasutra?

Io continuo a ripassare le posizioni dalla seconda in poi. La prima la consideravo andata. Persa.
Stavo così su di giri ed avevo così tanto fantasticato su di lei che se soltanto mi avesse toccato con un unghia mi avrebbe trovato dopo 3 secondi con cappello a falde in testa e sigaretta in mano, alla Humphrey Bogart, nel mezzo del periodo refrattario post orgasmo.

Così come inizia a leggermi un pezzo di testo, così io inzio ad avere un leggerissmo dubbio sullo scopo di quell'incontro. Del colossale errore di valutazione fatto.
Più lei legge e più il sangue fluisce verso la periferia regalandomi, oltre ad un colorito più sano, un senso di sconforto e delusione.

Ormai è chiaro. ho vissuto una illusione.
Sarà pur vero che l'attesa del piacere è essa stessa un piacere ma, sicuramente, c'è più piacere, se ti prendi pure il piacere finale :)

Cosa mi abbia letto in quel frangente proprio non lo so. Non che non ricordi.
Proprio non so cosa sia successo intorno a me in quei 15 minuti che sono passati dall'apertura della porta fino alla 2a/3a pagina da lei letta.

Aggiungo che nella sfortuna, devo comunque ritenermi fortunato.
Se solo mi avesse invitato a sedermi e si fosse allontanata subito dopo con una qualsiasi scusa, vi lascio immaginare...
Mi sarei come minimo tolto i pantaloni sicuro di un suo ritorno svestita.
Sai che figura con lei ed eventualmente con i miei genitori....

Circa 5-7 anni fa, complice una serata estiva con tanti amici di vecchia data, ci ritroviamo.
Abbiamo sempre continuato a stare in flebile contatto.
Raramente di persona ma tanti altri motivi hanno sempre tenuto vivo il canale di comunicazione fra di noi.
Lei era ormai in pensione o stava per andarci a breve. Non ricordo

Si parlava in terrazza, da soli, su tante cose.
Sempre bello parlarci. Stimolante come persona. Mai banale.
Come allora sempre affamata di sapere (inizia a farmi domande sul mio settore perchè vuole capire...)

Il discorso cade sugli studenti, sulla passione che hanno gli insegnanti.
Le riconosco la sua di passione. Non per galanteria ma perchè veramente la ritengo tale.
Le porto ad esempio quanto fece per me e di come, negli anni, ho capito la reale qualità del suo aiuto.
Lei sorrise. Compiaciuta.

Non resisto.
Di punto in bianco le confesso della cotta che avevo per lei.
Sentivo un impulso irrazionale che mi spingeva a dirglielo. Come se fosse la chiusura di un qualcosa che, a distanza di anni, ritenevo ancora non arrivato al capolinea.

Tralascio ovviamente di condividere le illusioni di quel giorno. Imbarazzante.
Mi limito, educatamente, a farle notare come sia facile distrarre un ragazzo con un davanzale del genere.
Lei, senza batter ciglio, mi interrompe e conferma di aver capito da subito della mia cotta.
Impossibile non notarla.
Impossibile quantificare le volte che ti ho beccato con lo sguardo nella scollatura.
Impossibile contare le volte che ti ho visto a pensare ad altro.

Ci mettiamo a ridere. Le domando, di nuovo, a bruciapelo come avrebbe reagito se avessi vinto la timidezza di allora.
"Forse 5 dita stampate sulla faccia non te le avrebbe tolte nessuno....ma non è sicuro. Non lo so."

Mi fermo a pensare alla sua risposta. Lei nel frattempo rientra dentro e mi porta gentilmente altro da bere.
Continuiamo a discutere fino a quando il marito la reclama perchè devono parlare con altri amici del loro primo nipotino nato da qualche settimana.
Era diventata nonna.
Belle le cotte adolescenziali 😊
 

Ulisse

Utente di lunga data
Belle le cotte adolescenziali 😊
cotta è riduttivo.
Mi sono fatto un film a luci rosse.
con tanto di titoli di coda, oscar per miglior attore protagonista (io) ed impronte nel cemento sul viale delle star.
ci mancava poco che non firmassi autografi per strada
 

Vera

Moderator
Staff Forum
cotta è riduttivo.
Mi sono fatto un film a luci rosse.
con tanto di titoli di coda, oscar per miglior attore protagonista (io) ed impronte nel cemento sul viale delle star.
ci mancava poco che non firmassi autografi per strada
Eri vergine?
 

Ulisse

Utente di lunga data
eh si.
Esperienze fatte con coetanee tante ma nessun rapporto completo.
All'epoca (oddio come suona da vecchio...) un rapporto completo credo spaventavasse noi maschi quanto loro femmine.
C'era un limite che non superavamo pur avendo modo di esplorarci a vicenda.
Di conoscere come l'altro era fatto. Di capirne le reazioni.

Un limite non imposto che non veniva assoutamente percepito come un peso o una porta da scardinare a tutti i costi.
Non l'ho (e credo valga un poco per tutti quelli della mia età) vissuta come una frustrazione.
E forse, è stato pure meglio così.
Per come si era acerbi a 16 anni, probabilmente, un rapporto completo, non lo si avrebbe nemmeno apprezzato.
 

Vera

Moderator
Staff Forum
eh si.
Esperienze fatte con coetanee tante ma nessun rapporto completo.
All'epoca (oddio come suona da vecchio...) un rapporto completo credo spaventavasse noi maschi quanto loro femmine.
C'era un limite che non superavamo pur avendo modo di esplorarci a vicenda.
Di conoscere come l'altro era fatto. Di capirne le reazioni.

Un limite non imposto che non veniva assoutamente percepito come un peso o una porta da scardinare a tutti i costi.
Non l'ho (e credo valga un poco per tutti quelli della mia età) vissuta come una frustrazione.
E forse, è stato pure meglio così.
Per come si era acerbi a 16 anni, probabilmente, un rapporto completo, non lo si avrebbe nemmeno apprezzato.
Quindi era lecito farsi i film e vedersi già con l'Oscar in mano 😁
 

Brunetta

Utente di lunga data
Grazioso racconto
 
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