La lotta per l'ambiente

spleen

utente ?
Io parlo di responsabilità.

non di colpe.
Non ripeto il discorso sulla differenza fra le due cose perchè mi faccio nausea da sola ormai.

E siccome parlo di responsabilità parlo anche di ripartizione delle responsabilità.

ricordo una casa in affitto in cui sono stata. Da poveri. (e anche insana, con la muffa che mi colava lungo le pareti)
vicino a me una famiglia povera.
Puntualmente ogni 6 mesi ci toccava prendere i ferri del mestiere e andare a sgorgare il tubo che portava alle fognature.
Perchè?

Perchè buttavano pannolini, assorbenti e compagnia cantante nello scarico.
allora.

Qui non è questione di povertà o ricchezza.
Se, neanche a spiegarlo, capisci che le tue azioni hanno ripercussioni il problema non è che sei povere.
Il problema è che te ne fotti.

non è neanche un problema di intelligenza. Mica erano stupidi.
Semplicemente se ne fottevano perchè la via più comoda era buttare gli assorbenti giù per lo scarico.

Per quanto mi riguarda gli avrei fatto spurgare a mani nude il tubo. Che forse a mettere le mani nella merda un filo di interesse gli sarebbe salito.
Mi hanno detto che ero cattiva. :)

Detto questo, se sei ricco, hai responsabilità correlate al tuo stato. Per come la vedo io.
Posso permettermi il fotovoltaico? Lo metto.
Posso usare un'auto elettrica? O a metano? Lo faccio.

Primo perchè ne traggo vantaggio io, secondo perchè dal mio vantaggio ne trae vantaggio anche chi non è abbiente come me. Ma è secondario. sono la prima ad avere vantaggi.

Se non ragiono così, ricco o povero, ragiono come quelli che buttano gli assorbenti giù per lo scaricosolo ed esclusivamente perchè il culo è troppo pesante per muoverlo.
Secondo me ciascun essere umano ha due tipi distinti di responsabilità che purtroppo oggi come oggi si tendono a confondere e non sempre in modo colposo.

Il primo tipo di responsabilità è collettivo, riguarda i comportamenti sociali ed è strettamente legata ai valori comuni del “gruppo”. E’ del tutto chiaro che se viviamo in una compagine dove prevale l’individualismo più sfrenato sia difficile pensare di mettere in atto o incentivare comportamenti solidali. La nostra società occidentale ha una grande responsabilità in quanto la globalizzazione è avvenuta sotto la sua egida ed i suoi parimenti, le contraddizioni ed i problemi che la affliggono sono diventati di scala globale, ma su scala globale ha diffuso anche il suo atteggiamento razionalista, il che non sempre è male.

Il secondo tipo di responsabilità è invece individuale e attiene ai comportamenti e alle scelte del singolo individuo. Nella nostra società esiste la possibilità a qualsiasi livello sociale di maturare una consapevolezza sui problemi economici, politici, sociali ed ecologici che viviamo. (che è un po’ il tema di questo 3d).

La somma di tutte le responsabilità individuali costituisce quella sociale, l’errore che si fa è quello di giustificare i nostri o gli altrui comportamenti individuali sulla base di quelli sociali.

E’ illuminante l’ esempio che hai fatto sulle fogne intasate, è illuminante perché l’ ostacolo a comportarsi diremmo, civilmente, non è un ostacolo di capacità di comprensione, la cultura è sufficiente nella stragrande maggioranza dei casi a far comprendere, diventa semplicemente un fatto di scelte individuali ed è, a ben vedere, –assolutamente- trasversale alle classi sociali, potremmo fare mille esempi.

Il punto è che non è possibile farsi scudo delle scelte sociali o delle scelte altrui per giustificare le proprie. Il mondo brucia?- Colpa degli altri che hanno avvelenato il clima. Il mondo ha fame? Colpa degli americani. Il mondo ha sete? Colpa delle compagnie petrolifere. Il mondo giace nell’ ignoranza? Colpa della congiuntura globale. Piove? Colpa naturalmente del governo ladro. E’ un continuo delegare colpe che possono pure essere vere, ma è un atteggiamento che di solito serve per trasferire le responsabilità altrove.

E non solo, questo ci serve anche per altri atteggiamenti che adottiamo, il primo è infischiarcene di quello che succede agli altri, come fossimo tutti isole indipendenti e lontane, come, per dirla alla Dostoevskij, ci fosse qualcosa al mondo che non ci riguarda. Il fatto è che siamo una unica specie, una tra le tante e non esistono divinità tra di noi, tutto è interconnesso e nessuno è al sicuro in assoluto. La storia ha masticato e sputato personaggi del calibro di Alessandro Magno, Augusto e Napoleone. Noi siamo nella natura, parte di essa, non i custodi o i padroni, come giustamente dici.

Il secondo è remare contro, fare dolosamente qualcosa per sentirci risarciti delle nostre frustrazioni, degli insuccessi delle nostre aspirazioni, dei nostri piccoli fallimenti, perché noi volevamo tanto andare a vivere a Paradise city perché ce lo meritavamo ma per un destino beffardo e crudele siamo finiti a lottare insieme ai diavoli ad Inferno city. E la colpa naturalmente è di come gira il mondo, per cui che il mondo si fotta.

Oppure, terzo, facciamo finta di nulla e dilatiamo all’ infinito il nostro senso estetizzante della vita, per cui la forma diventa il vero contenuto e contenitore di tutto, che è un altro sistema di negare e seppellire ogni responsabilità in quello che accade.

Credo che a volte manchi il coraggio della concretezza ed il coraggio forse di accettare che il mondo non è perfetto, ma non è nemmeno uno sfascio assoluto, manca la consapevolezza del valore delle nostre scelte individuali che in qualsiasi frangente ci appartengono, ci identificano e sono il vero valore aggiunto alla nostra vita e alla nostra persona.

A me onestamente del comportamento dei ricchi o dei poveri del mondo importa poco, a me interessa il mio di comportamento ed il pianificarlo inserendolo nel mio sistema di valori, non in quello di un mondo che so imperfetto beffardo, crudele (e a volte bellissimo). Attendere che il mondo sia perfetto per fare qualcosa o che si realizzi una congiuntura irrinunciabile, puzza tanto di scusa, sa tanto di giustificazione inutile.

Non ho allegato nessun link per sostenere questa o quella qualsivoglia tesi, le settimane scorse avevo letto un articolo su repubblica che spiegava come il mondo non andasse poi tanto male, ci sono parimenti una marea di articoli che ci vogliono senza speranza. In rete si trova tutto ed il contrario di tutto, i problemi comunque sono noti. Ma a cosa serve a noi personalmente dibattere alla noia su questo o su quello se non traiamo prima una lezione pratica di vita ed uno stimolo filosofico per esercitare la nostra responsabilità individuale?

Per usare un esempio ormai abusato è la faccenda dell’affondamento del Titanic, dove c’era gente che si dava da fare più o meno utilmente, gente che stava seduta ad aspettare qualcosa o qualcuno che la salvasse e gente che ballava ben sapendo che dopo poco sarebbe morta. Sta a noi scegliere chi vogliamo cercare di essere. Cercare, perché come il mondo nemmeno nessuno di noi è perfetto, ma è tutto quello che abbiamo, ed è anche moltissimo.

Mi scuso per essermi dilungato, spero di non essermi capito da solo.:)
 
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