in salute e in malattia

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Persa/Ritrovata

Utente di lunga data
La lettera del giorno Martedì, 3 Luglio 2007
I ricatti morali (quelli veri) - Alla dott.ssa Schelotto

Gentile Dottoressa,
La seguo nel forum e leggo i suoi libri. Le devo un grazie per la sua alta professionalita' e sensibilita'. Per questa ragione, sono a chiederle un parere per quanto sta accadendo nella mia vita direttamente ed indirettamente.
Non mi sento una di "ed io tra di voi" .L' ho conosciuto , gia' in fase di separazione, con una situazione famigliare davvero incredibile e insostenibile. Non mi soffermo sui particolari per assicurarle che purtroppo (per lui) e' tutto vero quanto mi racconta . La moglie e'una persona che soffre di depressione da
tanti anni, e nel passato con anche problemi di salute risolti ma che l'hanno resa ancora piu'fragile. Pur consapevole che la loro crisi matrimoniale oramai cronica (per sua stessa ammissione)quindi irrecuperabile non accetta la separazione . Purtroppo e' veramente difficile per lui, portare avanti la scelta di lasciare la casa coniugale, con la consapevolezza della gravita' e del peggioramento della malattia della moglie. Personalmente provo molta pena per lei, ma anche tanto dispiacere per lui e per me. Sento che non c'e' via di uscita.
E allora mi domando e le domando, gentile Dottoressa, come si puo' trattenere tra le mura di casa una persona con la quale non si condivide piu' nulla con il ricatto morale (mi passi il termine forte) di una malattia cosi' importante, che ad oggi e' controllata con farmaci a dosi elevate. Le aggiungo che la signora e' stata in terapia psicologica per anni, ma a quanto pare non ha voglia o non ce la fa a reagire.
Nel frattempo, cerco di dare a lui un po' di quella tranquillita' e trasmettergli la mia gioia di vivere. Quando siamo insieme, sta bene, stiamo bene. E vorrei essere la sua compagna alla luce del sole, ma mi rendo conto che e' un desiderio quasi irrealizzabile. Ed ecco che a volte mi fermo un attimo a pensare pensare ..... e se fuggissi?
Sono dispiaciuta per lui, per lei, per i loro figli ed anche per me.
Ma come posso abbandonarlo proprio ora che ha bisogno di me? Non mi sento la sua amante, non mi sento la sua compagna, ma neppure un'amica o forse un po'di tutto.
Ho riflettuto cara dottoressa, ed ho pensato di stabilire un termine dentro di me...! Se nulla cambiera' piano piano mi dovro' staccare e scegliere una nuova vita, con o senza di lui.

La ringrazio in anticipo se potra' rispondermi.

Elisa




Elisa


Risposta
Provi a vedere le cose da un altro punto di vista: finchè il suo amato riuscirà ad avere parentesi di vita e di tranquillità fuori casa senza far la fatica di domandarsi cosa vuol fare della sua vita, non farà sforzi per cambiare la situazione. In altri termini lui non si stacca proprio perchè trova in lei quello che gli manca e dunque non dovrà fare la fatica di mettersi in discussione. Insomma provi a verificare la possibilità che in questa storia lei sia un puntello, il pezzo di cartone che si mette sotto la gamba di un tavolino per non farlo traballare...Le faccio molti auguri.
 

Persa/Ritrovata

Utente di lunga data
La lettera è solo uno spunto.
La formula del matrimonio recita tra l'altro "...in salute e in malattia..."
Forse realmente si dovrebbe evitare di farsi promesse.
Se culturalmente si è giunti a considerare lo stare insieme sempre e comunque condizionato non dal "finché morte non vi separi..." ma da "fintanto che si sta bene insieme, senza impegno"
Ma mi domando se la scrivente fosse lei a soffrire di una grave malattia (credo che depressione o tumore o scerosi multipla siano sempre malattie) si aspetterebbe di essere lasciata perché troppo gravoso per il marito che rivendica il diritto ad avere la gioia di vivere...



 

Bruja

Utente di lunga data
Persa

Tempo fa capitò una cosa del genere nel vecchio tradimento.... un fidanzato era ricattato dalla depressione e dalle manie (minacciate) suicide della ragazza.... non sto a raccontarti nella ma io gli dissi solo che lei non sarebbe cambiata finchè lui fosse stato la sua stampella!
Oggi lui si è trasferito, vive la sua vita e lei si è fatta una ragione che spesso certo adagiarsi è la boa a cui ci si aggrappa per non fare neppure la fatica di vedere se si tocca con i piedi! Stare male a volte è un modo di vivere ricattatorio della voglia di evasione dell'altro. Non sò come sia la storia della signora citata dalla Schelotto, ma quella famosa ragazza smise di autocompiangersi e gli psicofarmaci perchè erano causa e non cura del disegno per accerchiare il ragazzo! Non sarà certo così in questo esempio, ma a volte l'inerzia funziona solo come aggravante e non come risolvente di una situazione che appare come una trappola psicologica per tutti.
Bruja

p.s. A volte più che mancanza di pietà altrui c'è una incapacità di staccare dalla propria sofferenza chi consuma la propria vita legato ad un carro che cammina solo spingendolo.
Pietosa e caritatevole certo, ma anche questa è una forma di parassitismo.
 

Lettrice

Utente di lunga data
L' ho conosciuto , gia' in fase di separazione, con una situazione famigliare davvero incredibile e insostenibile. Non mi soffermo sui particolari per assicurarle che purtroppo (per lui) e' tutto vero quanto mi racconta . La moglie e'una persona che soffre di depressione da
tanti anni, e nel passato con anche problemi di salute risolti ma che l'hanno resa ancora piu'fragile. Pur consapevole che la loro crisi matrimoniale oramai cronica (per sua stessa ammissione)quindi irrecuperabile non accetta la separazione .
Sto pensando a cosa dire... magari ritorno dopo
 

Lettrice

Utente di lunga data
Tenpo fa capitò una cosa del genere nel vecchio tradimento.... un fidanzato era ricattato dalla depressione e dalle manie (minacciate) suicide della ragazza.... non sto a raccontarti nella ma io gli dissi solo che lei non sarebbe cambiata finchè lui fosse stato la sua stampella!
Oggi lui si è trasferito, vive la sua vita e lei si è fatta una ragione che spesso certo adagiarsi è la boa a cui ci si aggrappa per non fare neppure la fatica di vedere se si tocca con i piedi! Stare male a volte è un modo di vivere ricattatorio della voglia di evasione dell'altro. Non sò come sia la storia della signora citata dalla Schelotto, ma quella famosa ragazza smise di autocompiangersi e gli psicofarmaci perchè erano causa e non cura del disegno per accerchiare il ragazzo! Non sarà certo così in questo esempio, ma a volte l'inerzia funziona solo come aggravante e non come risolvente di una situazione che appare come una trappola psicologica per tutti.
Bruja
Forse ho capito male... ma mi sembra che nella risposta la stampella sia "lei/l'altra"...
 

Persa/Ritrovata

Utente di lunga data
altra questione

Tenpo fa capitò una cosa del genere nel vecchio tradimento.... un fidanzato era ricattato dalla depressione e dalle manie (minacciate) suicide della ragazza.... non sto a raccontarti nella ma io gli dissi solo che lei non sarebbe cambiata finchè lui fosse stato la sua stampella!
Oggi lui si è trasferito, vive la sua vita e lei si è fatta una ragione che spesso certo adagiarsi è la boa a cui ci si aggrappa per non fare neppure la fatica di vedere se si tocca con i piedi! Stare male a volte è un modo di vivere ricattatorio della voglia di evasione dell'altro. Non sò come sia la storia della signora citata dalla Schelotto, ma quella famosa ragazza smise di autocompiangersi e gli psicofarmaci perchè erano causa e non cura del disegno per accerchiare il ragazzo! Non sarà certo così in questo esempio, ma a volte l'inerzia funziona solo come aggravante e non come risolvente di una situazione che appare come una trappola psicologica per tutti.
Bruja
La scrivente, direttamente interessata, parla di ricatto morale, ma da quanto racconta non si evince nulla di tuttociò.
Qui non si parla di una persona che tiene legata un'altra, ma di una moglie che dopo anni matrimonio e figli si ammala.
Ed era uno questione culturale che volevo focalizzare.
Mister Rochester di Jane Eire non si immaginava di dover abbandonare la moglie folle (lì il problema era più quello della paura e vergogna della follia). Tutti vediamo giornalmente mogli assistere mariti anziani ormai cadenti, su sedia a rotelle o devastati dalla demenza senile.
Ma se un'amante ritiene il suo uomo ricattato moralmente perché la moglie è ammalata forse dobbiamo chiederci se la solidarietà debba essere considerata un sacrificio non dovuto mai non solo socialmente, ma anche all'interno dei rapporti affettivi.
 

Bruja

Utente di lunga data
Vero

Forse ho capito male... ma mi sembra che nella risposta la stampella sia "lei/l'altra"...
Hai capito benissimo.... il mio esempio voleva dimostrare che queste situazioni, comunque si presentino sono devastanti per gli uni e irrisolventi per gli altri..... Il ragazzo in questione a volte cercava di guardarsi attorno e lei lo minacciava con un "tentativo" di suicidio ricattatorio!!!
Lo sai che io sono incarognita in queste situazioni, i suicidi veri riescono, gli altri sono richieste di aiuto e, nella peggiore delle ippotesi, ricatti esistenziali!
Bruja
 

Lettrice

Utente di lunga data
Hai capito benissimo.... il mio esempio voleva dimostrare che queste situazioni, comunque si presentino sono devastanti per gli uni e irrisolventi per gli altri..... Il ragazzo in questione a volte cercava di guardarsi attorno e lei lo minacciava con un "tentativo" di suicidio ricattatorio!!!
Lo sai che io sono incarognita in queste situazioni, i suicidi veri riescono, gli altri sono richieste di aiuto e, nella peggiore delle ippotesi, ricatti esistenziali!
Bruja

Possibilissimo... non sarebbe la prima volta che si legge di questo tipo di ricatti!!!
Ma questa stampellizzazione generale mi va un po' perplessa: lei si regge a lui, lui si regge all'altra...MHA!
 

Bruja

Utente di lunga data
Persa

La scrivente, direttamente interessata, parla di ricatto morale, ma da quanto racconta non si evince nulla di tuttociò.
Qui non si parla di una persona che tiene legata un'altra, ma di una moglie che dopo anni matrimonio e figli si ammala..
Ma se un'amante ritiene il suo uomo ricattato moralmente perché la moglie è ammalata forse dobbiamo chiederci se la solidarietà debba essere considerata un sacrificio non dovuto mai non solo socialmente, ma anche all'interno dei rapporti affettivi.

Più che analizzare i ruoli vanno analizzati i punti di rapporto esistenziale, la Schelotto come vedi non ha commentato la malattia della moglie... ma l'appoggio che lui ha fatto dell'amante, lui tiene l'amante come poggiaspalla mettemdole davanti la situazione irrisolvibile della moglie, la Schelotto ovviamente guarda la qualità di vita individuale e consiglia l'amante di togliersi di mezzo per dimostrare a lui che senza "la stampella" fiorse il suo eroico resistere potrebbe prendere altre strade... o magari essere più pressante verso la moglie. Non sappiamo se la malattia sia irreversibile o se lo sia la non voglia di guarire.... e comunque se una persona versa in un simile stato sono altre le soluzioni da prendere.
Insomma Lui ha dei doveri assunti in vario modo, l'amante è solo un punto di riferimento per sopportare meglio quella situazione, ma lei ha diritto ad una vita vera e completa e la Schelotto è stata chiara in questo senso.
Quello che temo, anche se non è questo l'esempio, ma quello che ho portato io, è che spesso l'affetto diventa una forma di ricatto per poggiarci le proprie insicurezze e possessività... e nel caso di quel ragazzo era assolutamente lampante!
Due esempi, due modi di vivere un problema psicologico, meglio psichiatrico.
Ma la solidarietà, la devozione, l'affetto e l'assistenza non possono diventare ricatti esistenziali, e spesso lo diventano per l'inerza di chi trova più semplice stare in uno stato vegetativo che reagire ...... ho avuto due esempi simili fra le mie conoscenze ed è stato incredibile vedere la "strategia" sottile con cui questi malati tenevano in scacco i familiari!
Che poi una persona si ammali presto o tardi.... mi pare che il problema sia la malattia non il tempo e soprattutto, superata quella organica, quella psicologica non è quasi mai controllabile fino in fondo, specie se c'è il dubbio che manchi la volontà di guarire.
Non sto esprimendo un giodizio su quella specifica situazione ma sulle infinite che si incontrano nel corso della vita.
A volte non solo non ci si lascia per "dovere sociale" ma addirittura ci si fa l'amante perchè consoli dalla situazione inesistente di coppia che si vive nell'ambiente domestico.
Quanto al dovere di assistenza e di solidarietà, nessuni li nega, ma non è così vero che lo si fa per amore.... c'è spesso l'obbligo e la solidarietà, non dimentichiamo che l'istinto di sopravvivenza contempla anche la qualità del vivere.
Certi sacrifici si fanno, ma se si è sinceri con sè stessi, spesso pesano, specie se dall'altra parte non c'è alcuna voglia di impegnarsi nel risolvere. Ripeto ho un esempio perfetto fra i miei amici.....una donna che vive di psicofarmaci ma che li ha cominciati in proprio per stimolarsi e sedarsi alla bisogna, come fanno tante persone. Ora vive di quelli ed il marito ha l'obbligo morale di seguirla es assisterla.... lei è una donna normale, ma a volte fa scenate assurde in pubblici, dice cose indecenti e si comporta come una tiranna...
Forse il solo vero errore della nostra protagonista della mail alla Schelotto è stato di mettersi con una persona che aveva un ruolo di stampella esistenziale e che ha usato lei stessa per controstampella.
Ma visto che lei non ha obblighi, giustamente la Schelotto dicendole di defilarsi cerca di risolvere il problema della ragazza e di mettere lui a confronto con la sua "solidarietà domestica"!!!
Bruja
 

Bruja

Utente di lunga data
Letty

Possibilissimo... non sarebbe la prima volta che si legge di questo tipo di ricatti!!!
Ma questa stampellizzazione generale mi va un po' perplessa: lei si regge a lui, lui si regge all'altra...MHA!

Appunto ...mah.... è un reggersi incrociato che ha come causa primaria una malattia! Non è così che si risolvono questi problemi!
Bruja
 

dererumnatura

Utente di lunga data
La lettera è solo uno spunto.
La formula del matrimonio recita tra l'altro "...in salute e in malattia..."
Forse realmente si dovrebbe evitare di farsi promesse.
Se culturalmente si è giunti a considerare lo stare insieme sempre e comunque condizionato non dal "finché morte non vi separi..." ma da "fintanto che si sta bene insieme, senza impegno"
Ma mi domando se la scrivente fosse lei a soffrire di una grave malattia (credo che depressione o tumore o scerosi multipla siano sempre malattie) si aspetterebbe di essere lasciata perché troppo gravoso per il marito che rivendica il diritto ad avere la gioia di vivere...




forse il punto di vista negli anni è cambiato perchè abbiamo acquisito tutti più indipendenza...prime fra tutte le donne.ormai siamo in grado di pensare a noi stessi. viviamo spesso da soli.ce la cavoiamo nelle situazioni più disparate anche senza l'aiuto della famiglia di origine.

io sono una sostenitrice accanita del pensiero : stiamo insieme solo fino a quando stiamo bene insieme.
e il motivo è che non vorrei mai stare con un altro solo perchè ho bisogno del suo sostegno.o del suo aiuto.ciò non vuol dire non sostenersi nel momento del bisogno o della malattia.affatto.ma solo se c'è amore da parte di entrambi, affetto, comprensione e condivisione.insomma deve essere pienamente sentito e parte del cammino intrapreso insieme consensualmente.d'altra parte se si ama l'aiutare e il sostenere l'altro non è nemmeno un sacrificio.
se invece diventa un obbligo perchè uno dei due non è più innamorato o non sta più da tempo bene insieme all'altro..e no...vai...che mi trovo una badante...anzi un badante è meglio!
 

Persa/Ritrovata

Utente di lunga data
giusto

forse il punto di vista negli anni è cambiato perchè abbiamo acquisito tutti più indipendenza...prime fra tutte le donne.ormai siamo in grado di pensare a noi stessi. viviamo spesso da soli.ce la cavoiamo nelle situazioni più disparate anche senza l'aiuto della famiglia di origine.

io sono una sostenitrice accanita del pensiero : stiamo insieme solo fino a quando stiamo bene insieme.
e il motivo è che non vorrei mai stare con un altro solo perchè ho bisogno del suo sostegno.o del suo aiuto.ciò non vuol dire non sostenersi nel momento del bisogno o della malattia.affatto.ma solo se c'è amore da parte di entrambi, affetto, comprensione e condivisione.insomma deve essere pienamente sentito e parte del cammino intrapreso insieme consensualmente.d'altra parte se si ama l'aiutare e il sostenere l'altro non è nemmeno un sacrificio.
se invece diventa un obbligo perchè uno dei due non è più innamorato o non sta più da tempo bene insieme all'altro..e no...vai...che mi trovo una badante...anzi un badante è meglio!
Ma mi è venuto il dubbio che non ci sia la disponibilità a incamminarsi con questa consapevolezza, ma che si stia sempre con un piede fuori o, come diceva oggi Letty, già sulla scialuppa di salvataggio pronti ad abbandonare la nave in caso non di collisione con un iceberg, ma alla minima avaria.
 

dererumnatura

Utente di lunga data
Ma mi è venuto il dubbio che non ci sia la disponibilità a incamminarsi con questa consapevolezza, ma che si stia sempre con un piede fuori o, come diceva oggi Letty, già sulla scialuppa di salvataggio pronti ad abbandonare la nave in caso non di collisione con un iceberg, ma alla minima avaria.
dimenticavo infatti di dire che oltre che più indipendenti....siamo anche più egoisti..
 

Persa/Ritrovata

Utente di lunga data

dererumnatura

Utente di lunga data
Il guaio è quando siamo noi ...in avaria...
sai..proprio ieri sera mi sono vista con una amica.

e' sposata da qualche anno..ma non riesce ad avere bimbi..e questo per lei è davvero un cruccio.

ha fatto tutti gli esami e lei è ok..ora tocca al marito.

mentre ne parlavamo lei mi diceva che si augura ovviamente che vada tutto bene e che anche il marito sia ok...e che nel dubbio..fra i due avrebbe preferito essere lei quella impossibilitata ad avere dei bambini, perchè non sa come potrebbe reagire lui alla notizia..non vorrebbe vederlo star male o sentirsi responsabile.

in quel momento ho pensato proprio: questa donna vuole dei figli con tutto il suo cuore.se non potesse averli perchè il marito è sterile, lei comunque per il fatto di aver scelto lui e di stargli accanto dovrà anche lei rinunciare ad averne...se non è dimostrazione di amore e condivisione questa.....insomma...ci ho riflettuto seriamente e la cosa mi ha toccato ed ho trovato connessione col tuo discorso...'in salute e in malattia, nel bene e nel male' a costo di rinunciare ad una cosa così grande.
 

dererumnatura

Utente di lunga data
Il guaio è quando siamo noi ...in avaria...
sai..proprio ieri sera mi sono vista con una amica.

e' sposata da qualche anno..ma non riesce ad avere bimbi..e questo per lei è davvero un cruccio.

ha fatto tutti gli esami e lei è ok..ora tocca al marito.

mentre ne parlavamo lei mi diceva che si augura ovviamente che vada tutto bene e che anche il marito sia ok...e che nel dubbio..fra i due preferirebbe essere lei quella impossibilitata ad avere dei bambini, perchè non sa come potrebbe reagire lui alla notizia..non vorrebbe vederlo star male o sentirsi responsabile.

in quel momento ho pensato proprio: questa donna vuole dei figli con tutto il suo cuore.se non potesse averli perchè il marito è sterile, lei comunque per il fatto di aver scelto lui e di stargli accanto dovrà anche lei rinunciare ad averne...se non è dimostrazione di amore e condivisione questa.....insomma...ci ho riflettuto seriamente e la cosa mi ha toccato ed ho trovato connessione col tuo discorso...'in salute e in malattia, nel bene e nel male' a costo di rinunciare ad una cosa così grande.
 

Nobody

Utente di lunga data
Forse quella frase, quella promessa che tutti gli sposi pronunciano non è più attuale. Andrebbe rivista la formula. Tutto quello che moralmente, socialmente, eticamente, religiosamente implicavano quelle parole ogni giorno che passa perde di significato.
Non voglio però dire che siamo più egoisti o più superficiali di 50 anni fa...semplicemente, il valore della famiglia come corpo immutabile, come argine a qualunque disgrazia, ora non c'è più.
Evidentemente siamo in una fase di trasformazione globale del mondo...e questa fase non può necessariamente non toccare anche i rapporti personali e tutta la loro etica.
Se si guardano le linee di tendenza, è possibile che il matrimonio stia per diventare un istituzione obsoleta. Magari tra 100 anni, rideranno al pensiero che due persone pretendevano di legarsi per la vita con una formula e un contratto come questo...chissà.
 

Persa/Ritrovata

Utente di lunga data
combiamenti

Forse quella frase, quella promessa che tutti gli sposi pronunciano non è più attuale. Andrebbe rivista la formula. Tutto quello che moralmente, socialmente, eticamente, religiosamente implicavano quelle parole ogni giorno che passa perde di significato.
Non voglio però dire che siamo più egoisti o più superficiali di 50 anni fa...semplicemente, il valore della famiglia come corpo immutabile, come argine a qualunque disgrazia, ora non c'è più.
Evidentemente siamo in una fase di trasformazione globale del mondo...e questa fase non può necessariamente non toccare anche i rapporti personali e tutta la loro etica.
Se si guardano le linee di tendenza, è possibile che il matrimonio stia per diventare un istituzione obsoleta. Magari tra 100 anni, rideranno al pensiero che due persone pretendevano di legarsi per la vita con una formula e un contratto come questo...chissà.
E' chiaro che i cambiamenti storico-sociali non assegnano più alla famiglia, e in particolare alla donna, tutti compiti, spesso gravosi, che le erano riservati un tempo, basti pensare alla cura dei figli o degli anziani.
Ma riguardo al matrimonio o allo stare insieme dettato da un sentimento non credo che dovrebbe essere cambiato molto al riguardo. Basta sentire cosa dicono coloro che rivendicano alle convivenze i diritti della persona e mettono ai primi posti l'assistenza ospedaliera o la pensione di reversibilità che presuppone un accompagnamento fino alla morte.
In ogni caso anche lo Stato non è più in grado di garantire quel welfare che assicurerebbe l'assistenza ottimale a tutti.
Ma anche se lo Stato potesse e volesse intervenire, qui non si parla di assistenza medico-infermieristica, ma di vicinanza affettiva.
Come in altro post è sembrato disgustoso che un compagno cercasse l'amante mentre la moglie ha partorito tanto più dovrebbe sembrarlo se la moglie fosse malata.
La malattia psicologica non è diversa da un'altra (se non si tratta di una nevrosi che venga rafforzata dalla vicinanza, ma questa sarebbe competenza di uno psichiatra).
Il fatto è che se ipotizziamo di ammalarci noi gravemente pensiamo di poter far conto su persone che ci saranno affettivamente vicine. E a chi dovremmo pensare se non al coniuge?!
 

Nobody

Utente di lunga data
E' chiaro che i cambiamenti storico-sociali non assegnano più alla famiglia, e in particolare alla donna, tutti compiti, spesso gravosi, che le erano riservati un tempo, basti pensare alla cura dei figli o degli anziani.
Ma riguardo al matrimonio o allo stare insieme dettato da un sentimento non credo che dovrebbe essere cambiato molto al riguardo. Basta sentire cosa dicono coloro che rivendicano alle convivenze i diritti della persona e mettono ai primi posti l'assistenza ospedaliera o la pensione di reversibilità che presuppone un accompagnamento fino alla morte.
In ogni caso anche lo Stato non è più in grado di garantire quel welfare che assicurerebbe l'assistenza ottimale a tutti.
Ma anche se lo Stato potesse e volesse intervenire, qui non si parla di assistenza medico-infermieristica, ma di vicinanza affettiva.
Come in altro post è sembrato disgustoso che un compagno cercasse l'amante mentre la moglie ha partorito tanto più dovrebbe sembrarlo se la moglie fosse malata.
La malattia psicologica non è diversa da un'altra (se non si tratta di una nevrosi che venga rafforzata dalla vicinanza, ma questa sarebbe competenza di uno psichiatra).
Il fatto è che se ipotizziamo di ammalarci noi gravemente pensiamo di poter far conto su persone che ci saranno affettivamente vicine. E a chi dovremmo pensare se non al coniuge?!
Concordo con la tua ultima frase. Ma spesso però non avviene. E' un dato di fatto.
Per quel che riguarda il comportamento umano, non mi meraviglia più nulla...anni fa un collega raccontò tranquillamente che la notte che la moglie partorì, lui se ne andò a puttane

Così disse, mentre lo guardavamo a occhi di fuori...per sfogare la tensione e l'astinenza prolungata...ora, se c'è gente che arriva a certe cose (e le racconta pure.....), figurati mandare un sms all'amante...una bazzecola
 

dererumnatura

Utente di lunga data
E' chiaro che i cambiamenti storico-sociali non assegnano più alla famiglia, e in particolare alla donna, tutti compiti, spesso gravosi, che le erano riservati un tempo, basti pensare alla cura dei figli o degli anziani.
Ma riguardo al matrimonio o allo stare insieme dettato da un sentimento non credo che dovrebbe essere cambiato molto al riguardo. Basta sentire cosa dicono coloro che rivendicano alle convivenze i diritti della persona e mettono ai primi posti l'assistenza ospedaliera o la pensione di reversibilità che presuppone un accompagnamento fino alla morte.
In ogni caso anche lo Stato non è più in grado di garantire quel welfare che assicurerebbe l'assistenza ottimale a tutti.
Ma anche se lo Stato potesse e volesse intervenire, qui non si parla di assistenza medico-infermieristica, ma di vicinanza affettiva.
Come in altro post è sembrato disgustoso che un compagno cercasse l'amante mentre la moglie ha partorito tanto più dovrebbe sembrarlo se la moglie fosse malata.
La malattia psicologica non è diversa da un'altra (se non si tratta di una nevrosi che venga rafforzata dalla vicinanza, ma questa sarebbe competenza di uno psichiatra).
Il fatto è che se ipotizziamo di ammalarci noi gravemente pensiamo di poter far conto su persone che ci saranno affettivamente vicine. E a chi dovremmo pensare se non al coniuge?!
Persa...vuoi sapere come la penso? Dovremmo pensare ad un infermiere.
Non scherzo.Non mi va di pensare nella maniera più assoluta al coniuge come alla persona che mi starà vicina in malattia e in 'vecchiaia'.
E' proprio il punto di vista che non mi piace!Se ci sarà accanto a me il mio compagno tanto meglio ma non voglio proprio pensare a lui come il mio aiuto nella difficoltà...
 
Stato
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