Il meglio e il peggio di sé

Skorpio

Utente di lunga data
Quante volte si usa dire: "ho (ha) dato il peggio di me (o di se)

Ma quale consideriamo il nostro "meglio" e il nostro "peggio"?

E la nostra è una considerazione di tipo "sociale" ? (in mezzo agli altri questo si fa (il meglio) e questo no (il peggio)

Oppure è una considerazione che riesce a evitare il teatro sociale e a soffermarsi esclusivamente sul piano personale?
 

Fiammetta

Amazzone! Embe'. Sticazzi
Staff Forum
Di solito uso riferirmi "ho dato il peggio di me" quando ho agito creando un danno a me stessa.
 

Martes

Utente di lunga data
Quante volte si usa dire: "ho (ha) dato il peggio di me (o di se)

Ma quale consideriamo il nostro "meglio" e il nostro "peggio"?

E la nostra è una considerazione di tipo "sociale" ? (in mezzo agli altri questo si fa (il meglio) e questo no (il peggio)

Oppure è una considerazione che riesce a evitare il teatro sociale e a soffermarsi esclusivamente sul piano personale?
Considerando entrambi i punti di vista (personale e sociale), si può dare il meglio e il peggio contemporaneamente.

Prendendo spunto dal personale attingendo a fatti realmente accaduti, se ad esempio, io che non sono credente e considero i riti religiosi usanze da medioevo, vado al rosario di un parente perché altrimenti altri parenti si offenderebbero, per me sto dando il peggio, ma per l'esterno è il meglio perché è così che si fa.

Se invece dico ai colleghi che non andrò alla cena di lavoro perché li vedo già a sufficienza durante la settimana e preferisco passare il tempo libero in altro modo, per loro probabilmente sto dando il peggio, che è invece il meglio per me.

Dipende dal punto di vista di chi ti poni.

E, nell'agire, da chi vuoi accontentare.
 

Skorpio

Utente di lunga data
vado al rosario di un parente perché altrimenti altri parenti si offenderebbero, per me sto dando il peggio, ma per l'esterno è il meglio perché è così che si fa.
Sono molto d'accordo con questa visione, che per estensione porta a considerare il "meglio" di se ciò che si fa con il desiderio, ed il "peggio" di se, ciò che si fa per adempiere a un "dovere" non assunto liberamente, e senza nessun piacere
 

Martes

Utente di lunga data
Sono molto d'accordo con questa visione, che per estensione porta a considerare il "meglio" di se ciò che si fa con il desiderio, ed il "peggio" di se, ciò che si fa per adempiere a un "dovere" non assunto liberamente, e senza nessun piacere
Sì... e non solo: il "peggio" di sé è anche collegato al rimando di una brutta immagine di sé. Per restare nell'esempio, se sono al rosario per un senso del dovere che mi fa avere i coglioni girati e un sentimento di insofferenza verso la situazione, non è che mi sento poi così bene con me stessa
 

Brunetta

Utente di lunga data
Per me si dà il peggio di sé facendo o cercando di fare soffrire gli altri.
 

Marjanna

Utente di lunga data
Sono molto d'accordo con questa visione, che per estensione porta a considerare il "meglio" di se ciò che si fa con il desiderio, ed il "peggio" di se, ciò che si fa per adempiere a un "dovere" non assunto liberamente, e senza nessun piacere
Leggendo la frase che hai scritto "ho dato il peggio di me" non mi viene da fare tutto sto riferimento all'esterno, a cosa gli altri considerano bene o male, ai desideri, ect. ma mi baso su di me e sulle mie potenzialità. Se dico che ho dato il peggio, vuol dire che ho un riferimento mio di meglio, e parliamo sempre di me. Non è che dico qualcosa di falso o sto recitando per comodo e poi c'è un'altra parte vera.
Se faccio una gara e non rendo valuto io che ho dato il peggio, posso anche saperne i motivi a volte (la sera prima ho mangiato 30 pizze coperte di acciughe e aglio), o posso non saperli, ma ho visto un me migliore.

Se dico ad un altro "ha dato il peggio di se" faccio sempre riferimento ad un potenziale. Potrei dirlo di uno sportivo che seguo da anni. Detto fra persone che hanno rapporti formali trovo sia un'affermazione supponente (in bene o in male non conosci il potenziale).

Il meglio è quando sentiamo che stiamo estendendo un nostro potenziale, però la frase "ho dato il meglio di me" si usa a giustificare un non raggiungimento di qualcosa. Ha dato il meglio di se, ce l'ha messa tutta, ma non ha raggiunto il traguardo per primo. Più di così non poteva fare.
 

Skorpio

Utente di lunga data
Leggendo la frase che hai scritto "ho dato il peggio di me" non mi viene da fare tutto sto riferimento all'esterno, a cosa gli altri considerano bene o male, ai desideri, ect. ma mi baso su di me e sulle mie potenzialità. Se dico che ho dato il peggio, vuol dire che ho un riferimento mio di meglio, e parliamo sempre di me. Non è che dico qualcosa di falso o sto recitando per comodo e poi c'è un'altra parte vera.
Se faccio una gara e non rendo valuto io che ho dato il peggio, posso anche saperne i motivi a volte (la sera prima ho mangiato 30 pizze coperte di acciughe e aglio), o posso non saperli, ma ho visto un me migliore.

Se dico ad un altro "ha dato il peggio di se" faccio sempre riferimento ad un potenziale. Potrei dirlo di uno sportivo che seguo da anni. Detto fra persone che hanno rapporti formali trovo sia un'affermazione supponente (in bene o in male non conosci il potenziale).

Il meglio è quando sentiamo che stiamo estendendo un nostro potenziale, però la frase "ho dato il meglio di me" si usa a giustificare un non raggiungimento di qualcosa. Ha dato il meglio di se, ce l'ha messa tutta, ma non ha raggiunto il traguardo per primo. Più di così non poteva fare.
Ho capito ciò che intendi , però mi sembra una ottica molto prestazionale.

Quindi il meglio e il peggio sono solo un minimo e un massimo prestazionale , mantenendo sostanzialmente inalterato il modo della "prestazione"

Mi viene decisamente in mente la scopata e il senso con cui a volte se ne parla (ho dato il meglio di me, l'ho scopata 3 ore di fila senza tregua - ho dato il peggio di me, l'ho scopata solo 20 minuti)

Il meglio e il peggio di noi quindi secondo te sono semplicemente un range prestazionale?
 

Marjanna

Utente di lunga data
Ho capito ciò che intendi , però mi sembra una ottica molto prestazionale.

Quindi il meglio e il peggio sono solo un minimo e un massimo prestazionale , mantenendo sostanzialmente inalterato il modo della "prestazione"

Mi viene decisamente in mente la scopata e il senso con cui a volte se ne parla (ho dato il meglio di me, l'ho scopata 3 ore di fila senza tregua - ho dato il peggio di me, l'ho scopata solo 20 minuti)

Il meglio e il peggio di noi quindi secondo te sono semplicemente un range prestazionale?
Non mi riferivo al peggio o meglio di se in senso assoluto, ma in relazione alla frase che hai messo in apertura ho (ha) dato il peggio di me (o di se).
 
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