Il caso Djokovic

Nocciola

Super Moderatore
Staff Forum
Assurdo che non giochi
 

Skorpio

Utente di lunga data
"E' normale che la gente qui in Australia si arrabbi per la vicenda, hanno sofferto molto per lockdown durissimi... Molti non sono tornati a casa... Per me una cosa è chiara: se sei vaccinato, puoi giocare agli Australian Open e in ogni altro posto. Il mondo ha sofferto abbastanza per non seguire le regole", "Io credo a quello che dicono le persone competenti in ambito scientifico. Se dicono che dobbiamo vaccinarci, dobbiamo vaccinarci. Io la penso così".
(Rafa Nadal)
 

oriente70

Utente di lunga data
Ha fatto bene 😎. Ma che fine ha fatto la libertà? Che male fa uno che non si vaccina, saranno cazzi suoi 🙄.
Comunque un vaccinato infetta tanto quanto un vaccinato 😎. Basta vedere i dati in Israele 😎...
 

Skorpio

Utente di lunga data
Ha fatto bene 😎. Ma che fine ha fatto la libertà? Che male fa uno che non si vaccina, saranno cazzi suoi 🙄.
Comunque un vaccinato infetta tanto quanto un vaccinato 😎. Basta vedere i dati in Israele 😎...
Siamo in Australia per fortuna.. nel senso che stavolta non si possono incolpare i nostri politici ;)

Ma al di là degli aspetti legati alla libertà (anche il governo australiano è parimenti libero di non volerlo nel suo territorio) la questione mi ricorda un po quei certificati presentati alla visita di leva da parte di chi, raccomandato, si voleva schivare il militare :ROFLMAO:

Insomma.. c'è chi può e chi non può
E lui può :cool:
 

omicron

Utente pigro
Djokovic vince causa, ordinato rilascio
7.42
La Corte Federale dell'Australia ha annullato la decisione del Commonwealth di cancellare il visto di Novak Djokovic. Il serbo deve essere rilasciato entro 30 minuti, ha ordinato il giudice.
Il Governo è stato anche condannato a pagare le spese legali. Al tennista serbo è stato restituito il passaporto e potrà partecipare agli Australian Open, al via lunedì 17.
 

Skorpio

Utente di lunga data
Ieri leggevo un articolo che mi è piaciuto molto


Qui l'articolo per intero

Novak Djokovic è un uomo e un atleta con una storia straordinaria. Questo l'ha reso attraente: "Da quando sono famoso sembro molto più bello", disse in un programma televisivo americano. Conosce (e pratica) il sacrificio e la fede. Ci aggiunge il dono dell'ironia.

L'unica volta in cui lo incontrai, a Londra, nel 2012, essendo l'anno delle Olimpiadi subito dopo Wimbledon, gli chiesi quale dei due tornei avrebbe preferito vincere. Mi aspettavo rispondesse: tutt'e due. Invece: "Il momento più bello sarà comunque la paura tra l'uno e l'altro". Così parla chi flirta con il disastro, chi ha evitato una rovina, ma cerca una ragione per ritrovarla. Il fascino irresistibile dell'autodistruzione. Una bomba a orologeria all'unisono con il cuore.

Rintocco dopo rintocco è arrivata l'ora in cui Djokovic può finalmente dedicarsi a un'opera di character suicide, suicidio del proprio personaggio pubblico, senza attendere che qualcuno venga a farlo fuori (character assassination). Legittimo, liberatorio, a suo modo grandioso. Almeno quanto sproporzionato e in parte ridicolo.


Rinchiuso in una stanza d'hotel per rifugiati aspetta un giudizio erigendosi a paladino più che vittima e, in caso gli sia contrario, a martire più che sconfitto. Si è infilato una maglietta superiore alla sua taglia, attribuito un ruolo più grande di lui, in una partita che non dovrebbe esistere. Il padre l'ha accostato a Spartaco e a Gesù, ma non è questo il tempo di palleggiare con le iperboli. Già si sentono paragoni infami tra libretti verdi e stelle gialle, ci manca avvicinare Novak Djokovic a Rosa Parks.

Non è il "rivoltoso sconosciuto", l'uomo con due borse fermo davanti ai carri armati in piazza Tienammen. È un tennista famoso che sta prendendosi gioco delle regole. La sua sola attenuante è la loro mancanza di chiarezza.

La certezza del diritto è un requisito fondamentale per la sua applicazione e in questo momento non ha patria. Le autorità del calcio italiano hanno stabilito la "quarantena soft", la "quarantena ammorbidita", poi tre calciatori in quarantena hanno dribblato l'una e l'altra e sono scesi in campo. Le autorità del tennis australiano non sono state più nitide. Applicano con rigore ottuso norme non trasparenti e pazienza se valesse soltanto per tornei sportivi.

Ma Djokovic come ha giocato la sua partita? È un paradosso diffuso quello per cui: "Che importanza ha se combatto per la causa sbagliata, dato che sono in buona fede? E che importanza ha se sono in malafede, dato che combatto per la causa giusta?". Il rischio è che il campione serbo stia sostenendo in malafede una causa che alla legge e alla maggioranza appare sbagliata.

Partendo dall'ultimo sviluppo, ha affermato di aver diritto all'esenzione dall'obbligo vaccinale e quindi al libero ingresso nel Paese dove si disputa il torneo, perché aveva contratto il Covid a metà dicembre. Un uomo che vive in diretta social non l'aveva però mai annunciato, a differenza della prima occasione in cui era stato contagiato. In compenso, esistono molte immagini di sue apparizioni pubbliche in quelle date e nei giorni in cui avrebbe dovuto essere isolato (come si trova ora, per contrappasso). O ha violato una norma a casa sua o un'altra in una trasferta illegittima, non c'è una terza possibilità. Salvo sostenere, come i fedifraghi più inossidabili: "Guarda come mi assomiglia il tizio in quella foto a Belgrado!". Ma una pandemia non è una commedia cinematografica.

Il primo impulso del sorriso per i bracci al silicone, i certificati farlocchi, il complottismo da telegrafo senza fili si spegne nell'amarezza degli esiti che ci toccano. A tutti quanti, direttamente o indirettamente.

È troppo pretendere che i campioni sportivi siano dei modelli di vita. Se ci riescono, grazie. Sennò, pecchino a casa loro. Maradona ha fatto danni principalmente a se stesso. Nel suicidio del suo personaggio Djokovic rischia di diventare come il guru di una setta che conduce i seguaci a una fine contrabbandata per nuovo e luminoso inizio. Avere avuto un enorme talento significa già aver ricevuto un dono, è essere di per sé speciali. Non occorre che il mondo intorno elevi questa condizione al quadrato riservando ulteriori privilegi. Per legge di natura anche i geni possono sbagliare e di certo invecchiano, dimenticano, muoiono invocando la mamma o la divinità che avevano sempre negato.

Per legge umana la convivenza è affidata alle norme che, pur nella confusione, ci diamo attraverso le persone che incarichiamo di farlo. C'è un giudice a Sydney. Se domani (lunedì 10 gennaio) dovesse dare ragione a Djokovic l'accetteremo. E questa è la regola del gioco.
 

ologramma

Utente di lunga data
i soldi muovo questo e altro
 

ologramma

Utente di lunga data
contro i paraculi e falsi, come lo ha chiamato Scanzi..... Il Montesano della Serbia,
Ecco perchè si devono prendere decisioni drastiche
 
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