idiocracy

Brunetta

Utente di lunga data
Benché ogni giorno ci capiti di essere sorpresi e sconcertati dalla stupidità altrui (la nostra invece la troviamo arguta) io non credo che vi sia questa decadenza.
.Tutti i prodotti culturali di massa sono estremamente più complessi di quelli di un tempo.
Certamente alcuni troppo compiaciuti della complessità formale al punto da farci chiedere perché tanta fatica per raccontare nulla di speciale, penso a Tenet, meglio Memento.
Ma certamente sarebbe stato impensabile trent’anni o quarant’anni fa pensare di produrre delle serie televisive come le attuali in cui l'ordine cronologico viene stravolto.
Eppure sono prodotti di massa.
 

Brunetta

Utente di lunga data
È una opinione dalla sua posizione di osservazione.
Dipende anche da cosa si considera rilevante al fine di questa valutazione.
Io facevo un discorso diverso.
Ma anche a livello scolastico vogliamo paragonare lo studio degli eventi storici considerando cause prossime e cause remote e la visione attuale multifattoriale certamente più complessa?
 

spleen

utente ?
È una opinione dalla sua posizione di osservazione.
Dipende anche da cosa si considera rilevante al fine di questa valutazione.
Io facevo un discorso diverso.
Ma anche a livello scolastico vogliamo paragonare lo studio degli eventi storici considerando cause prossime e cause remote e la visione attuale multifattoriale certamente più complessa?
Sono d'accordo che preparazione e competenza ( nonchè il concetto stesso di intelligenza ) abbiano una concezione variabile nel tempo.
Tuttavia ho come l'impressione che oggi manchi spesso la fondamentale capacità di sintesi e di collocazione.
In tempi non sospetti un intellettuale del calibro di Eco stigmatizzava la società futura come quella nella quale l'ostacolo maggiormente rilevante per la conoscenza sarebbe stato l'incapacità di distinguere nel mare di informazioni quelle veramente rilevanti. Se guardi in tv una trasmissione come l'eredità ti rendi conto in effetti come laureati siano all' oscuro di elementi storici basilari, come collochino la guerra di Libia nel 1960, come seppelliscano Mussolini nel1974 e via dicendo.
E' accettabile?
Ma secondo me questo è niente, perchè il messaggio più devastante lo danno i media, il gioco in sè.
E' accettabile che una informazione storica basilare come l'anno della scoperta del Nuovo Mondo abbia le stessa rilevanza-importanza di chi vinse il festival di Sanremo nel 1983?
E non lo vediamo forse questo scadimento nella pretesa dell' uno vale uno? Nell' umiliazione continua della competenza? della preparazione? Della conoscenza acquisita col sudore, col ragionamento, con la preparazione?
La caduta delle capacità per me è come la punta di un iceberg.
Non di certo l'unico male.
 
Ultima modifica:

alberto15

Utente di lunga data
Sono d'accordo che preparazione e competenza ( nonchè il concetto stesso di intelligenza ) abbiano una concezione variabile nel tempo.
Tuttavia ho come l'impressione che oggi manchi spesso la fondamentale capacità di sintesi e di collocazione.
In tempi non sospetti un intellettuale del calibro di Eco stigmatizzava la società futura come quella nella quale l'ostacolo maggiormente rilevante per la conoscenza sarebbe stato l'incapacità di distinguere nel mare di informazioni quelle veramente rilevanti. Se guardi in tv una trasmissione come l'eredità ti rendi conto in effetti come laureati siano all' oscuro di elementi storici basilari, come collochino la guerra di Libia nel 1960, come seppelliscano Mussolini nel1974 e via dicendo.
E' accettabile?
Ma secondo me questo è niente, perchè il messaggio più devastante lo danno i media, il gioco in sè.
E' accettabile che una informazione storica basilare come l'anno della scoperta del Nuovo Mondo abbia le stessa rilevanza-importanza di chi vinse il festival di Sanremo nel 1983?
E non lo vediamo forse questo scadimento nella pretesa dell' uno vale uno? Nell' umiliazione continua della competenza? della preparazione? Della conoscenza acquisita col sudore, col ragionamento, con la preparazione?
La caduta delle capacità per me è come la punta di un iceberg.
Non di certo l'unico male.
Eco aveva ragione. Ho scoperto recentemente il libro su Mike Bongiorno e ho scoperto che ha scritto cose che pensavo dagli anni 70 dai tempi della Longari e di Inardi
 

Brunetta

Utente di lunga data
Sono d'accordo che preparazione e competenza ( nonchè il concetto stesso di intelligenza ) abbiano una concezione variabile nel tempo.
Tuttavia ho come l'impressione che oggi manchi spesso la fondamentale capacità di sintesi e di collocazione.
In tempi non sospetti un intellettuale del calibro di Eco stigmatizzava la società futura come quella nella quale l'ostacolo maggiormente rilevante per la conoscenza sarebbe stato l'incapacità di distinguere nel mare di informazioni quelle veramente rilevanti. Se guardi in tv una trasmissione come l'eredità ti rendi conto in effetti come laureati siano all' oscuro di elementi storici basilari, come collochino la guerra di Libia nel 1960, come seppelliscano Mussolini nel1974 e via dicendo.
E' accettabile?
Ma secondo me questo è niente, perchè il messaggio più devastante lo danno i media, il gioco in sè.
E' accettabile che una informazione storica basilare come l'anno della scoperta del Nuovo Mondo abbia le stessa rilevanza-importanza di chi vinse il festival di Sanremo nel 1983?
E non lo vediamo forse questo scadimento nella pretesa dell' uno vale uno? Nell' umiliazione continua della competenza? della preparazione? Della conoscenza acquisita col sudore, col ragionamento, con la preparazione?
La caduta delle capacità per me è come la punta di un iceberg.
Non di certo l'unico male.
Infatti non ha senso rimpiangere la scuola di una volta perché è necessario dare competenze diverse.
E credo che sia proprio l’ansia della scuola (ovviamente non tutte) sotto la pressione culturale a fornire tutte le nozioni che possa creare confusione.
Non so se chiedere quando Massimo Ranieri ha vinto il festival di Sanremo sia dare all’evento la stessa importanza della Scoperta dell’America e non so nemmeno se sia una competenza storica o matematica capire che un contemporaneo non può aver vinto il festival nel 1948 (tra l’altro quando non era nato e il Festival non c’era).
La collocazione degli eventi non è una mera questione di date, ma di utilizzo di capacità di richiamare alla mente molte nozioni collocate in quadri di civiltà.
Poi non si può paragonare la preparazione di chi era una misera élite è quella di chi è il risultato di una formazione di massa. Significherebbe sopravvalutare il potere della scuola e sottovalutare il ruolo della famiglia.
Purtroppo vivere in una famiglia in cui la cultura è importante, si legge, si vedono documentari, si visitano musei e la valutazione degli eventi di cronaca non è semplificata conta ancora.
 

Brunetta

Utente di lunga data
 

spleen

utente ?
Io non ho mai avuto dubbi sul fatto che la cultura di una nazione sia la somma di tutte le culture presenti, come dice Pasolini.
Ma questo non significa che il peso delle varie culture sia assimilabile od equivalente.
Noi siamo quello che siamo perchè il fatto della scoperta delle Americhe ha segnato la nostra esistenza in modo infinitamente più incisivo di chi vinse il festival di Sanremo nel 1983.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Io non ho mai avuto dubbi sul fatto che la cultura di una nazione sia la somma di tutte le culture presenti, come dice Pasolini.
Ma questo non significa che il peso delle varie culture sia assimilabile od equivalente.
Noi siamo quello che siamo perchè il fatto della scoperta delle Americhe ha segnato la nostra esistenza in modo infinitamente più incisivo di chi vinse il festival di Sanremo nel 1983.
Ma non si sta stabilendo una gerarchia tra gli eventi in un quiz show.
Domande apparentemente sconcertanti ci sono anche nelle prove di ingresso delle università.
E non indicano un appiattimento, ma l’intenzione di valutare la vivacità intellettuale che fa conoscere tutti gli aspetti del prese.
È cultura anche Sanremo.
Non è certe canzoni non siano indicatrici dei tempi.
 

spleen

utente ?
Ma non si sta stabilendo una gerarchia tra gli eventi in un quiz show.
Domande apparentemente sconcertanti ci sono anche nelle prove di ingresso delle università.
E non indicano un appiattimento, ma l’intenzione di valutare la vivacità intellettuale che fa conoscere tutti gli aspetti del prese.
È cultura anche Sanremo.
Non è certe canzoni non siano indicatrici dei tempi.
Al festival di Sanremo del 1983 vinse Tiziana Rivale. Ne hai mai più sentito parlare? Vasco Con - Vita spericolata arrivò al 25° posto.
Quello che passa in TV non ha spesso attinenza con la realtà dei valori e delle cose.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Al festival di Sanremo del 1983 vinse Tiziana Rivale. Ne hai mai più sentito parlare? Vasco Con - Vita spericolata arrivò al 25° posto.
Quello che passa in TV non ha spesso attinenza con la realtà dei valori e delle cose.
Sarà quel sarà 😁
Ma io parlo non di chi vince ma di specchio dei tempi.
E infatti c’era anche Vasco.
Avevo aperto un thread su Sanremo proprio per esplorare questi aspetti.
Qui l’argomento è un altro, mi pare di aver capito, ovvero la decadenza intellettuale o culturale.
Io credo che ci infastidiscano le opinioni diverse dalla nostra e per queste ci venga l’interesse di indagare se ci sia un fondamento valido.
Il più delle volte però il mio pensiero deriva da una presa di posizione (razionale o no) e, solo in seguito a questa, posso magari cercare di documentarmi per poterla sostenere in una discussione.
Poi è indubbio che ci sia una enorme quantità di persone che ha una posizione per ragioni psicologiche, per esperienze personali, per schieramento fideistico. Ma credo che ci siano per ogni posizione.
MA era forse diverso un tempo?
 

spleen

utente ?
Sarà quel sarà 😁
Ma io parlo non di chi vince ma di specchio dei tempi.
E infatti c’era anche Vasco.
Avevo aperto un thread su Sanremo proprio per esplorare questi aspetti.
Qui l’argomento è un altro, mi pare di aver capito, ovvero la decadenza intellettuale o culturale.
Io credo che ci infastidiscano le opinioni diverse dalla nostra e per queste ci venga l’interesse di indagare se ci sia un fondamento valido.
Il più delle volte però il mio pensiero deriva da una presa di posizione (razionale o no) e, solo in seguito a questa, posso magari cercare di documentarmi per poterla sostenere in una discussione.
Poi è indubbio che ci sia una enorme quantità di persone che ha una posizione per ragioni psicologiche, per esperienze personali, per schieramento fideistico. Ma credo che ci siano per ogni posizione.
MA era forse diverso un tempo?
Il fatto che ci sia una decadenza cognitiva è certo, nel senso che sembra essere una faccenda di utilizzo dell' hardware che abbiamo in testa. Può dipendere come sostiene qualcuno dall' utilizzo dei telefonini, può dipendere dal fatto che alle nuove generazioni viene chiesto di sforzarsi sempre di meno per ottenere dei risultati.
Culturale forse anche. :cool:
 

Brunetta

Utente di lunga data
Il fatto che ci sia una decadenza cognitiva è certo, nel senso che sembra essere una faccenda di utilizzo dell' hardware che abbiamo in testa. Può dipendere come sostiene qualcuno dall' utilizzo dei telefonini, può dipendere dal fatto che alle nuove generazioni viene chiesto di sforzarsi sempre di meno per ottenere dei risultati.
Culturale forse anche. :cool:
Però non è che i giornali italiani riportino sempre in modo corretto le notizie.
Non so rispetto a questa. Ho un contatto fb che è una giornalista e scrittrice, vive a Washington. Ha chiarito l’assurdità delle notizie pubblicate in Italia su diversi fatti simili.
Tra le altre cose ho capito un po’ il sistema universitario americano che è completamente diverso dal nostro è che mi ha fatto capire il perché nei film venga rappresentata tanta motivazione per entrare in certe università.
 

alberto15

Utente di lunga data
Però non è che i giornali italiani riportino sempre in modo corretto le notizie
Tra le altre cose ho capito un po’ il sistema universitario americano che è completamente diverso dal nostro è che mi ha fatto capire il perché nei film venga rappresentata tanta motivazione per entrare in certe università.
Avoja, la parte peggiore dell'Italia e' l'informazione.
 

spleen

utente ?
Però non è che i giornali italiani riportino sempre in modo corretto le notizie.
Non so rispetto a questa. Ho un contatto fb che è una giornalista e scrittrice, vive a Washington. Ha chiarito l’assurdità delle notizie pubblicate in Italia su diversi fatti simili.
Tra le altre cose ho capito un po’ il sistema universitario americano che è completamente diverso dal nostro è che mi ha fatto capire il perché nei film venga rappresentata tanta motivazione per entrare in certe università.
Cambia poco.
Non credo che una mente come Chomsky senta il bisogno di firmare la petizione dei 250 senza evidenze in proposito.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Cambia poco.
Non credo che una mente come Chomsky senta il bisogno di firmare la petizione dei 250 senza evidenze in proposito.
Ma siamo noi che crediamo che si rivolga a una cosa diversa.
Lo crediamo perché tendiamo a immaginare che in una cultura diversa parole simili corrispondano a situazioni uguali alle nostre.
Nei giornali ormai gli introiti non derivano più dalle vendite, ma dai contatti online che devono essere il numero più alto possibile. Vi sono aspiranti giornalisti, non certo preparati e supervisionati, ma sfruttati, incaricati di trovare contenuti appetibili e di presentarli in modo stuzzicante. Persino testate un tempo affidabili pubblicano articoli tradotti da Google.
Ad esempio un paio di mesi fa fu data la notizia che nella scuola primaria, di non ricordo più quale città statunitense, era stato tolto un insegnamento o contenuto per noi fondamentale. Ma il sistema di istruzione americano non solo è prevalentemente privato, ma totalmente dipendente dalla utenza. Per cui, ad esempio, esistono numerosissime scuole che insegnano il creazionismo, cosa da noi impensabile anche nella più retriva scuola privata.
Ho già raccontato del mio stupore al Museo di Storia Naturale di New York trovando all’ingresso una sala dedicata a spiegare ai visitatori, con il supporto di video degli esponenti religiosi di ogni confessione, che la teoria della evoluzione non negava l’esistenza di Dio.
Da noi sarebbe impensabile.
Allo stesso modo io ero rimasta stupefatta per la decisione di Netflix di mettere disclaimer (avvisi?) a Via col vento o ad alcuni cartoni animati. Ma noi abbiamo un sistema giudiziario diverso, basato sulla legge scritta, mentre il loro è basato sui precedenti (cosa che abbiamo visto in centinaia di film) e sulla libertà dei giudici (derivante anche dal sistema elettivo dei procuratori e dalla richiesta di produttività del sistema giudiziario) per cui per qualsiasi prodotto vi è specificato ogni possibilità di uso improprio. Pensiamo ai sacchetti di plastica su cui anche noi troviamo scritto che non è un gioco o alle istruzioni del tritatutto che avvisano che non bisogna metterci le dita. A me hanno sempre fatto ridere. Ma chi fa giocare un bambino a mettersi il sacchetto in testa e vedere quando smette di respirare? Ma chi non capisce che infilare le dita in un tritatutto non è una grande idea? Ma le aziende produttrici vogliono evitare la denuncia. Perché basta che UN giudice decida che l’azienda produttrice è responsabile e si creerebbe un precedente.
Per cui vi sono i disclaimer per evitare che UNO spettatore dica di aver subito un trauma psicologico e UN giudice gli dia ragione e stabilisca un risarcimento e la produzione dei film e i distributori possano essere rovinati.
Questa situazione però può creare problemi alla espressione artistica.
Sono americani.
Ora noi siamo sempre più colonizzati culturalmente, ma non totalmente e tendiamo a vedere le cose in modo parziale.
Questo brevemente 😂😂😂😂
 

spleen

utente ?
Ma siamo noi che crediamo che si rivolga a una cosa diversa.
Lo crediamo perché tendiamo a immaginare che in una cultura diversa parole simili corrispondano a situazioni uguali alle nostre.
Nei giornali ormai gli introiti non derivano più dalle vendite, ma dai contatti online che devono essere il numero più alto possibile. Vi sono aspiranti giornalisti, non certo preparati e supervisionati, ma sfruttati, incaricati di trovare contenuti appetibili e di presentarli in modo stuzzicante. Persino testate un tempo affidabili pubblicano articoli tradotti da Google.
Ad esempio un paio di mesi fa fu data la notizia che nella scuola primaria, di non ricordo più quale città statunitense, era stato tolto un insegnamento o contenuto per noi fondamentale. Ma il sistema di istruzione americano non solo è prevalentemente privato, ma totalmente dipendente dalla utenza. Per cui, ad esempio, esistono numerosissime scuole che insegnano il creazionismo, cosa da noi impensabile anche nella più retriva scuola privata.
Ho già raccontato del mio stupore al Museo di Storia Naturale di New York trovando all’ingresso una sala dedicata a spiegare ai visitatori, con il supporto di video degli esponenti religiosi di ogni confessione, che la teoria della evoluzione non negava l’esistenza di Dio.
Da noi sarebbe impensabile.
Allo stesso modo io ero rimasta stupefatta per la decisione di Netflix di mettere disclaimer (avvisi?) a Via col vento o ad alcuni cartoni animati. Ma noi abbiamo un sistema giudiziario diverso, basato sulla legge scritta, mentre il loro è basato sui precedenti (cosa che abbiamo visto in centinaia di film) e sulla libertà dei giudici (derivante anche dal sistema elettivo dei procuratori e dalla richiesta di produttività del sistema giudiziario) per cui per qualsiasi prodotto vi è specificato ogni possibilità di uso improprio. Pensiamo ai sacchetti di plastica su cui anche noi troviamo scritto che non è un gioco o alle istruzioni del tritatutto che avvisano che non bisogna metterci le dita. A me hanno sempre fatto ridere. Ma chi fa giocare un bambino a mettersi il sacchetto in testa e vedere quando smette di respirare? Ma chi non capisce che infilare le dita in un tritatutto non è una grande idea? Ma le aziende produttrici vogliono evitare la denuncia. Perché basta che UN giudice decida che l’azienda produttrice è responsabile e si creerebbe un precedente.
Per cui vi sono i disclaimer per evitare che UNO spettatore dica di aver subito un trauma psicologico e UN giudice gli dia ragione e stabilisca un risarcimento e la produzione dei film e i distributori possano essere rovinati.
Questa situazione però può creare problemi alla espressione artistica.
Sono americani.
Ora noi siamo sempre più colonizzati culturalmente, ma non totalmente e tendiamo a vedere le cose in modo parziale.
Questo brevemente 😂😂😂😂
Sono sicuro che sia come dici tu, da quel che capisco e so, condivido. Però io ho postato di una notizia che riguardava Oxford, in Inghilterra, non gli USA.

In ogni caso, per tornare a bomba, ho proprio l’impressione che il p.correct sia un rilancio al ribasso. Lo aveva già capito Robert Hughes con la sua – Cultura del piagnisteo – Già solo leggendo la quarta di copertina, guarda caso si parla di scadimento culturale e di USA

Articolo di repubblica stamattina: Amanda Gorman – No a etichette culturali sociali e sessuali, un inno all’inclusione.

Però quando si tratta di dare la caccia grossa al generico maschio, bianco, adulto,non gay, le sanno benissimo dare le etichette.

Come quell’altro pseudo giornalista dell’articolo di ieri: Date al maschio bianco il giusto processo… Il giusto processo de che? Chi si dovrebbe processare e per cosa? Una bella categoria creata di fresco, dentro un bel stereotipo ad hoc? Ma siamo seri?

Ma nessuno di sti pseudo intellettuali da strapazzo si sente sfiorato dal ridicolo, prova un vago senso di disagio di fronte alle stupidaggini che spara? A scuola nessuno ha insegnato loro la differenza tra identità culturale e stereotipi?

Penso che siamo sostanzialmente la somma di tre cose: siamo primati, animali sociali e abbiamo una etologia che non può essere disattesa, una eredita genetica che ci distingue e definisce e siamo un archivio culturale, (non -solo- quello, come farebbe comodo a qualcuno, ma –anche- quello). Negare questo è negare il processo che ci ha portati ad oggi, quello che adesso è sotto attacco, quello che adesso si vuole decostruire per una ipotetica “nuova umanità”.

Decostruiamo tutto. Decostruiamo la nostra identità sociale, decostruiamo l’idea di famiglia, decostruiamo la nostra identificazione sessuale, decostruiamo la nostra identità storica. Facciamo finta di non capire cosa sia la genetica e fottiamocene della nostra etologia. Decostruiamo tutto.

Così non resterà niente.

E saremo così, signore e signori, pardon signor* e signor*, inclusi nel fantastasmagorico mondo dell’inclusione, dell’ inclusione dentro il nulla, dentro il vuoto pneumatico, però avvolto in un bel cappottino Prada giallo, che insieme al nero ultimamente fa grande tendenza, pardon, trendy.

Anzi no, resterà l’unica identità che ci è concessa, quella di consumatori. Così serviremo il sistema produttivo, le grandi aziende che hanno sostituito gli stati. Si serviranno di noi finche saremo diventati anche noi oggetti e soggetti di consumo, poi, via, rottamare. Una gran bella svolta progressista no?

Includiamoci l’un l’altro nelle nostre non-identità, così vivremo (forse) sereni, tranquilli dentro solo quello che il potere economico ci concede. Anzi, rilanciamo, cancelliamo anche i nostri nomi, inutile retaggio di un passato del quale non abbiamo capito il senso.

E così cari signori, diamo il via al processo alla Storia, senza saper collocare in contesto, via la testa a Cristoforo Colombo, via la statua di quello schiavista di Washington, e via pure la Divina Commedia di quello sporco razzista di Dante, che si è permesso di collocare Maometto all’ inferno.

Ma includere non significa prima di tutto saper identificare, con la massima precisione possibile e non significa forse in modo speculare accettarsi, collocarsi reciprocamente? Non significa forse analizzare la complessità?

Il fallimento che stiamo vivendo, ogni giorno, del politicamente corretto è che –sostituisce- stereotipi, senza eliminarli perché non si intende fare nessuno sforzo di comprensione e collocazione, che sarebbe l’unica occasione di vera crescita collettiva.

Comunque falliranno in questa deriva pseudo culturale, falliranno perché sono diventati lo stereotipo di se stessi.

Falliranno semplicemente perché la ricerca nel definirci con sempre maggiore precisione -è – la vita stessa. Falliranno perché quello di identificare se stesso è il bisogno più pregnante di un essere umano.

Ecco, cavolo ho scritto di getto anch'io troppo, spero il pistolotto si capisca...
 
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Brunetta

Utente di lunga data
Sono sicuro che sia come dici tu, da quel che capisco e so, condivido. Però io ho postato di una notizia che riguardava Oxford, in Inghilterra, non gli USA.

In ogni caso, per tornare a bomba, ho proprio l’impressione che il p.correct sia un rilancio al ribasso. Lo aveva già capito Robert Hughes con la sua – Cultura del piagnisteo – Già solo leggendo la quarta di copertina, guarda caso si parla di scadimento culturale e di USA

Articolo di repubblica stamattina: Amanda Gorman – No a etichette culturali sociali e sessuali, un inno all’inclusione.

Però quando si tratta di dare la caccia grossa al generico maschio, bianco, adulto,non gay, le sanno benissimo dare le etichette.

Come quell’altro pseudo giornalista dell’articolo di ieri: Date al maschio bianco il giusto processo… Il giusto processo de che? Chi si dovrebbe processare e per cosa? Una bella categoria creata di fresco, dentro un bel stereotipo ad hoc? Ma siamo seri?

Ma nessuno di sti pseudo intellettuali da strapazzo si sente sfiorato dal ridicolo, prova un vago senso di disagio di fronte alle stupidaggini che spara? A scuola nessuno ha insegnato loro la differenza tra identità culturale e stereotipi?

Penso che siamo sostanzialmente la somma di tre cose: siamo primati, animali sociali e abbiamo una etologia che non può essere disattesa, una eredita genetica che ci distingue e definisce e siamo un archivio culturale, (non -solo- quello, come farebbe comodo a qualcuno, ma –anche- quello). Negare questo è negare il processo che ci ha portati ad oggi, quello che adesso è sotto attacco, quello che adesso si vuole decostruire per una ipotetica “nuova umanità”.

Decostruiamo tutto. Decostruiamo la nostra identità sociale, decostruiamo l’idea di famiglia, decostruiamo la nostra identificazione sessuale, decostruiamo la nostra identità storica. Facciamo finta di non capire cosa sia la genetica e fottiamocene della nostra etologia. Decostruiamo tutto.

Così non resterà niente.

E saremo così, signore e signori, pardon signor* e signor*, inclusi nel fantastasmagorico mondo dell’inclusione, dell’ inclusione dentro il nulla, dentro il vuoto pneumatico, però avvolto in un bel cappottino Prada giallo, che insieme al nero ultimamente fa grande tendenza, pardon, trendy.

Anzi no, resterà l’unica identità che ci è concessa, quella di consumatori. Così serviremo il sistema produttivo, le grandi aziende che hanno sostituito gli stati. Si serviranno di noi finche saremo diventati anche noi oggetti e soggetti di consumo, poi, via, rottamare. Una gran bella svolta progressista no?

Includiamoci l’un l’altro nelle nostre non-identità, così vivremo (forse) sereni, tranquilli dentro solo quello che il potere economico ci concede. Anzi, rilanciamo, cancelliamo anche i nostri nomi, inutile retaggio di un passato del quale non abbiamo capito il senso e l’eredità.

E così cari signori, diamo il via al processo alla Storia, senza saper collocare in contesto, via la testa a Cristoforo Colombo, via la statua di quello schiavista di Washington, e via pure la Divina Commedia di quello sporco razzista di Dante, che si è permesso di collocare Maometto all’ inferno.

Ma includere non significa prima di tutto saper identificare, con la massima precisione possibile e non significa forse in modo speculare accettarsi, collocarsi reciprocamente? Non significa forse analizzare la complessità?

Il fallimento che stiamo vivendo, ogni giorno, del politicamente corretto è che –sostituisce- stereotipi, senza eliminarli perché non si intende fare nessuno sforzo di comprensione e collocazione, che sarebbe l’unica occasione di vera crescita collettiva.

Comunque falliranno in questa deriva pseudo culturale, falliranno perché sono diventati lo stereotipo di se stessi.

Falliranno semplicemente perché la ricerca nel definirci con sempre maggiore precisione -è – la vita stessa. Falliranno perché quello di identificare se stesso è il bisogno più pregnante di un essere umano.

Ecco, cavolo ho scritto di getto anch'io troppo, spero il pistolotto si capisca...
Per me stai ingigantendo qualcosa che è di nicchia.
Succede.
La prima volta che ho incrociato un trans o filo trans su fb non capivo neppure di cosa stesse parlando. Sosteneva che usare il termine donne per chi aveva le mestruazioni fosse escludente. Ero rimasta basita. Il trans (l’ho capito dopo) diceva che ci sono uomini con le mestruazioni, di conseguenza ci sono donne che eiaculano. Ero perplessa 🤔
Ovviamente parla di persone in transizione da donna a uomo che hanno appena iniziato a prendere ormoni, ma hanno ancora le mestruazioni. La cosa è evidentemente poco sensata perché, se ha necessità di prendere ormoni, è ben consapevole di essere nato in un corpo femminile. Allora ho chiesto un parere a un contatto fb che è una trans, tra l’altro anziana e che ha scelto di non operarsi perché all’epoca era molto rischioso.
Lei (non ho alcuna difficoltà a parlarne a femminile) mi ha detto che alcune sue amiche ci tenevano talmente a fugare dubbi che tenevano assorbenti in borsa che facevano intravvedere. Ma che ognuna di loro è ben consapevole di essere nata in un corpo maschile. Infatti ha chiesto a me dei particolari da donna per un romanzo che sta scrivendo. Lei conosce benissimo l’ambiente e tutte le ideologie che approfondiscono il tema è afferma che quelle posizioni riguardano pochissime, anche se molto attive.
Ugualmente la scrittrice giornalista mi ha spiegato la faccenda del disclaimer.
Io credo che i media tendano a moltiplicare articoli imprecisi e tendenziosi sia per ragioni meramente economiche, per ottenere contatti, e in parte per distrarre da altri eventi o provvedimenti.
Sai bene che non sono complottista, ma qui non si tratta di complottismo, ma di semplice mala informazione e tattica di distrazione.
Ma viene fatto in vari modi, anche dedicando uno spazio abnorme a eventi totalmente trascurabili come gossip di personaggi che fanno parte del mondo dello spettacolo solo perché interpretano proprio personaggi da gossip. Se guardi dieci minuti un programma della D’Urso vedrai l’enfasi che viene data a fatti che lascerebbero indifferenti anche se riguardassero i vicini.
Non vedo nessun attacco identitario, né distruzione di cultura, se non da parte di chi decide di non fare figli per vivere come eterni adolescenti. E questo è l’effetto del liberismo, non certo di un assalto alla cultura familiare da parte di una irrilevante minoranza che viene sbattuta in prima pagina come un tempo il mostro.
 
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spleen

utente ?
Per me stai ingigantendo qualcosa che è di nicchia.
Succede.
La prima volta che ho incrociato un trans o filo trans su fb non capivo neppure di cosa stesse parlando. Sosteneva che usare il termine donne per chi aveva le mestruazioni fosse escludente. Ero rimasta basita. Il trans (l’ho capito dopo) diceva che ci sono uomini con le mestruazioni, di conseguenza ci sono donne che eiaculano. Ero perplessa 🤔
Ovviamente parla di persone in transizione da donna a uomo che hanno appena iniziato a prendere ormoni, ma hanno ancora le mestruazioni. La cosa è evidentemente poco sensata perché, se ha necessità di prendere ormoni, è ben consapevole di essere nato in un corpo femminile. Allora ho chiesto un parere a un contatto fb che è una trans, tra l’altro anziana e che ha scelto di non operarsi perché all’epoca era molto rischioso.
Lei (non ho alcuna difficoltà a parlarne a femminile) mi ha detto che alcune sue amiche ci tenevano talmente a fugare dubbi che tenevano assorbenti in borsa che facevano intravvedere. Ma che ognuna di loro è ben consapevole di essere nata in un corpo maschile. Infatti ha chiesto a me dei particolari da donna per un romanzo che sta scrivendo. Lei conosce benissimo l’ambiente e tutte le ideologie che approfondiscono il tema è afferma che quelle posizioni riguardano pochissime, anche se molto attive.
Ugualmente la scrittrice giornalista mi ha spiegato la faccenda del disclaimer.
Io credo che i media tendano a moltiplicare articoli imprecisi e tendenziosi sia per ragioni meramente economici, per ottenere contatti, e in parte per distrarre da altri eventi o provvedimenti.
Sai bene che non sono complottista, ma qui non si tratta di complottismo, ma di semplice mala informazione e tattica di distrazione.
Ma viene fatto in vari modi, anche dedicando uno spazio abnorme a eventi totalmente trascurabili come gossip di personaggi che fanno parte del mondo dello spettacolo solo perché interpretano proprio personaggi da gossip. Se guardi dieci minuti un programma della D’Urso vedrai l’enfasi che viene data a fatti che lascerebbero indifferenti anche se riguardassero i vicini.
Non vedo nessun attacco identitario, né distruzione di cultura, se non da parte di chi decide di non fare figli per vivere come eterni adolescenti. E questo è l’effetto del liberismo, non certo di un assalto alla cultura familiare da parte di una irrilevante minoranza che viene sbattuta in prima pagina come un tempo il mostro.
Mi auguro veramente tu abbia ragione, che poi, sia chiaro, io non ho niente contro qualsivoglia minoranza. Io sono perplesso di fronte a questa tendenza all'annichilimento.
(Ma penso di averlo già sufficientemente chiarito).
 
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