I mutamenti e i disagi delle varie età

Brunetta

Utente di lunga data
la Repubblica.it 2004/ 10/ 18
La vita bassa a quindici anni
Insegnare a scuola mette in contatto con le verità del giorno: è come raccogliere uova appena fatte, ancora calde, magari con il guscio un po' sporco. Gli storici interrogano i secoli, ma in una classe di una qualsiasi periferia italiana si ascolta il battere dei secondi. Ebbene, oggi una ragazza di quindici anni, un' allieva che non aveva mai rivelato una particolare brillantezza, ha fatto una riflessione che mi ha lasciato a bocca aperta. Eravamo negli ultimi dieci minuti di lezione, quelli che spesso si spendono in chiacchiere con gli alunni. La ragazza raccontava di volersi comprare un paio di mutande di Dolce e Gabbana, con quei nomi stampati sull' elastico che deve occhieggiare bene in vista fuori dai pantaloni a vita bassa. Io le obiettavo che lungo la Tuscolana, alle sei di pomeriggio, passeggiano decine e decine di ragazze vestite così. Non è un po' triste ripetere le scelte di tutti, rinunciare ad avere una personalità, arrendersi a una moda pensata da altri? E da bravo professore un po' pedante le citavo una frase di Jung: «Una vita che non si individua è una vita sprecata. «Insomma, facevo la mia solita parte di insegnante che depreca la cultura di massa e invita ogni studente a cercare la propria strada, perché tutti abbiamo una strada da compiere. A questo punto lei mi ha esposto il suo ragionamento, chiaro e scioccante: «Professore, ma non ha capito che oggi solo pochissimi possono permettersi di avere una personalità? I cantanti, i calciatori, le attrici, la gente che sta in televisione, loro esistono veramente e fanno quello che vogliono, ma tutti gli altri non sono niente e non saranno mai niente. Io l' ho capito fin da quando ero piccola così. La nostra sarà una vita inutile. Mi fanno ridere le mie amiche che discutono se nella loro comitiva è meglio quel ragazzo moro o quell' altro biondo. Non cambia niente, sono due nullità identiche. Noi possiamo solo comprarci delle mutande uguali a quelle di tutti gli altri, non abbiamo nessuna speranza di distinguerci. Noi siamo la massa informe. «Tanta disperata lucidità mi ha messo i brividi addosso. Ho protestato, ho ribattuto che non è assolutamente così, che ogni persona, anche se non diventa famosa, può realizzarsi, fare bene il suo lavoro e ottenere soddisfazioni, amare, avere figli, migliorare il mondo in cui vive. Ho protestato, mettendo in gioco tutta la mia vivacità dialettica, le parole più convincenti, gli esempi più calzanti, ma capivo che non riuscivo a convincerla. Peggio: capivo che non riuscivo a convincere nemmeno me stesso. Capivo che quella ragazzina aveva espresso un pensiero brutale, orrendo, insopportabile, ma che fotografava in pieno ciò che sta accadendo nella mente dei giovani, nel nostro mondo. A quindici anni ci si può già sentire falliti, parte di un continente sommerso che mai vedrà la luce, puri consumatori di merci perché non c' è alcuna possibilità di essere protagonisti almeno della propria vita. Un tempo l' ammirazione per le persone famose, per chi era stato capace di esprimere - nella musica o nella letteratura, nello sport o nella politica - un valore più alto, più generale, spingeva i giovani all' emulazione, li invitava a uscire dall' inerzia e dalla prudenza mediocre dei padri. Grazie ai grandi si cercava di essere meno piccoli. Oggi domina un' altra logica: chi è dentro è dentro e chi è fuori è fuori per sempre. Chi fortunatamente ce l' ha fatta avrà una vita vera, tutti gli altri sono condannati a essere spettatori e a razzolare nel nulla. Si invidiano i vip solo perché si sono sollevati dal fango, poco importa quello che hanno realizzato, le opere che lasceranno. In periferia ho conosciuto ragazzi che tenevano nel portafoglio la pagina del giornale con le foto di alcuni loro amici, responsabili di una rapina a mano armata a una banca. Quei tipi comunque erano diventati celebri, e magari la televisione li avrebbe pure intervistati in carcere, un giorno. Questa è la sottocultura che è stata diffusa nelle infinite zone depresse del nostro paese, un crimine contro l' umanità più debole ideato e attuato negli ultimi vent' anni. Pochi individui hanno una storia, un destino, un volto, e sono gli ospiti televisivi: tutti gli altri già a quindici anni avranno solo mutande firmate da mostrare su e giù per la Tuscolana e un cuore pieno di desolazione e di impotenza. MARCO LODOLI
 

Pincopallista

Utente di lunga data
Troppo lungo, alla quinta riga già dormivo.
Non c’è un bisogno in commercio?
 

Brunetta

Utente di lunga data
Si bigino.
maleddetto correttore.
ma chi l’ha inventato?
In sintesi. Lo scrittore prende a pretesto una osservazione, reale o immaginaria, di una studentessa per dire che nella cultura attuale (nel 2004) esiste una massa che si sente insignificante e ininfluente e che alcuni esponenti della massa sono rassegnate pensano che possano solo uniformarsi.
Vedi la canzone dei Baustelle nella sezione musica.
 

Foglia

utente viva e vegeta
In sintesi. Lo scrittore prende a pretesto una osservazione, reale o immaginaria, di una studentessa per dire che nella cultura attuale (nel 2004) esiste una massa che si sente insignificante e ininfluente e che alcuni esponenti della massa sono rassegnate pensano che possano solo uniformarsi.
Vedi la canzone dei Baustelle nella sezione musica.
Per me ancora più semplice 😊
Siamo in transito, e siamo qui per migliorarci ;)
 

Brunetta

Utente di lunga data
Per me ancora più semplice 😊
Siamo in transito, e siamo qui per migliorarci ;)
Però la massa non crede alla possibilità di migliorarsi, ma solo di emergere in qualsiasi modo.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Credo che però a tutti sia data l'opportunità di capirlo ;)
Ma io credo al valore di ogni vita e non per principio, vedo una originalità in ogni individualità.
Però quella era una critica culturale e sociale che dice altro.
Credo che Lodoli sia stato ispirato, più che da una studentessa, dal gioco di parole sulla vita bassa dei jeans e la vita bassa dei suoi studenti. Ma gli adolescenti spesso tendono a uniformarsi.
 

bettypage

Utente acrobata
Per questioni lavorative sto avendo a che fare con ragazzi dal 1' al 5' anno di superiori, essendo divenute aziende anche queste devono attrarre iscrizioni e tra le varie strategie c'è la diversità di indirizzi. Insomma sto avendo a che fare con ragazzi di ogni età ed estrazione sociale e sai cosa riscontro? Una certa rassegnazione in chi frequenta indirizzi tecnici e una superbia ed arroganza in chi frequenta il liceo, non sono che il prodotto delle famiglie. Da un lato famiglie pressoché assenti per necessità che responsabilizzano alla vita, dall'altra viziati supponenti che giudicano i professori, con genitori che gli fanno i compiti e spalleggiano. Sto evidentemente semplificando ma ti garantisco che è un bello spaccato di cosa vedo in giro, anche fuori dalla scuola. Sono sempre più convinta che la società sia composta da individui che possono fare la differenza.
 

Pincopallista

Utente di lunga data
In sintesi. Lo scrittore prende a pretesto una osservazione, reale o immaginaria, di una studentessa per dire che nella cultura attuale (nel 2004) esiste una massa che si sente insignificante e ininfluente e che alcuni esponenti della massa sono rassegnate pensano che possano solo uniformarsi.
Vedi la canzone dei Baustelle nella sezione musica.
Osti ha ragione.
Io mi sento così!
 

Brunetta

Utente di lunga data
Per questioni lavorative sto avendo a che fare con ragazzi dal 1' al 5' anno di superiori, essendo divenute aziende anche queste devono attrarre iscrizioni e tra le varie strategie c'è la diversità di indirizzi. Insomma sto avendo a che fare con ragazzi di ogni età ed estrazione sociale e sai cosa riscontro? Una certa rassegnazione in chi frequenta indirizzi tecnici e una superbia ed arroganza in chi frequenta il liceo, non sono che il prodotto delle famiglie. Da un lato famiglie pressoché assenti per necessità che responsabilizzano alla vita, dall'altra viziati supponenti che giudicano i professori, con genitori che gli fanno i compiti e spalleggiano. Sto evidentemente semplificando ma ti garantisco che è un bello spaccato di cosa vedo in giro, anche fuori dalla scuola. Sono sempre più convinta che la società sia composta da individui che possono fare la differenza.
Io credo che si veda ciò che gli altri mostrano.
Ovvero ci sono e ci sono sempre state persone intelligenti e che si impegnano e altre no. Ma tra i giovani non si capisce niente. I ragazzi fanno apparire in presenza dei coetanei ciò che è funzionale alle dinamiche del gruppo. Quindi ci sono quelli che fanno i bulli o i presuntuosi o i depressi, ma questo non li definisce.
 

Foglia

utente viva e vegeta
Ma io credo al valore di ogni vita e non per principio, vedo una originalità in ogni individualità.
Però quella era una critica culturale e sociale che dice altro.
Credo che Lodoli sia stato ispirato, più che da una studentessa, dal gioco di parole sulla vita bassa dei jeans e la vita bassa dei suoi studenti. Ma gli adolescenti spesso tendono a uniformarsi.

Io credo che la ragazza (reale o immaginaria che sia ;) ) abbia lanciato al prof. una sorta di "provocazione". Se ripenso alla me dei 15 anni, mi ritrovo a pensare che a quel tempo "contavano" altre cose rispetto ad oggi, non di meno emergevano interrogativi sul senso della vita che si traducevano in speranze, propositi, intenzioni. Immaginazioni :)
Crescendo alcune di quelle cose sono andate in frantumi, altre sono state molto diverse da come me le sarei immaginate, e si scopre una realtà spesso più "dura". E' un'età in cui si sente il desiderio di emancipazione, di ribellione. Di rivolta. Di rivoluzione. E credo che a volte certe "provocazioni" siano in realtà "interrogativi". Che hanno spiazzato Lodoli. Già una ragazzina che viene a farti uno spaccato della realtà così.... se vogliamo "brutale", in realtà sta chiedendo se esiste qualcosa "oltre", l'uniformarsi a una moda (che ci sta, eh, a quella età).

Ebbene, io credo che crescendo ognuno certe consapevolezze le acquisisca da sé, e che ognuno poi abbia davanti (semplifico eh :) ) un bivio che - a prescindere dalla cultura di oggi, in cui siamo "affogati" - ci porti a fare delle scelte di vita. Non so se mi sto capendo da sola. Lui, come prof., ha fatto "la sua parte". Ha detto che c'è altro dai pantaloni a vita bassa con le mutande griffate in vista. E lei, la ragazzina, ha fatto la sua, interrogando il professore, in un momento a ciò destinato ;). Le riflessioni (del prof), molto amare, che sono scaturite da questo scambio, però mi sembrano una condanna senza speranza alla società odierna, dove (cito testualmente) "pochi individui hanno una storia, un destino, un volto, e sono gli ospiti televisivi: tutti gli altri già a quindici anni avranno solo mutande firmate da mostrare su e giù per la Tuscolana e un cuore pieno di desolazione e di impotenza". Ma non spiega (almeno a me quella spiegazione non arriva) che al di là della disillusione, della rassegnazione (che non vedo però nei quindicenni, in cui al limite ravviso immaturità e per l'appunto un interrogativo - che riassumo con l'espressione "e mò, smentiscimi :) " della ragazzina al professore ....), delle mutande fuori dai jeans, ciascuno ha - come ha sempre avuto nella storia da che è nato l'uomo - la possibilità di costruire una "scala".... di ciò che conta, e di ciò che no. Attraverso la propria individuale esperienza. Altrimenti, si finisce per fare di tutta l'erba un fascio ;)
Che - poi - la società non aiuti, non favorisca tutto questo - forse avrebbe potuto essere un utile spunto di discussione con gli allievi. Tieni però conto che le cose che si capiscono meglio sono quelle ottenute oltrepassando "la burrasca" :), anche qui non so come dire. Non è una applicazione di valori tout court, ma una scoperta di valori attuata proprio in un contesto che li vorrebbe negare.
Io alle volte "mi danno" per certe cose se vogliamo banali, terra terra, rimediabili, ovviabili, secondarie. Roba per cui, con una certa consapevolezza, alla fine poi rido :)
 

Brunetta

Utente di lunga data
Io credo che la ragazza (reale o immaginaria che sia ;) ) abbia lanciato al prof. una sorta di "provocazione". Se ripenso alla me dei 15 anni, mi ritrovo a pensare che a quel tempo "contavano" altre cose rispetto ad oggi, non di meno emergevano interrogativi sul senso della vita che si traducevano in speranze, propositi, intenzioni. Immaginazioni :)
Crescendo alcune di quelle cose sono andate in frantumi, altre sono state molto diverse da come me le sarei immaginate, e si scopre una realtà spesso più "dura". E' un'età in cui si sente il desiderio di emancipazione, di ribellione. Di rivolta. Di rivoluzione. E credo che a volte certe "provocazioni" siano in realtà "interrogativi". Che hanno spiazzato Lodoli. Già una ragazzina che viene a farti uno spaccato della realtà così.... se vogliamo "brutale", in realtà sta chiedendo se esiste qualcosa "oltre", l'uniformarsi a una moda (che ci sta, eh, a quella età).

Ebbene, io credo che crescendo ognuno certe consapevolezze le acquisisca da sé, e che ognuno poi abbia davanti (semplifico eh :) ) un bivio che - a prescindere dalla cultura di oggi, in cui siamo "affogati" - ci porti a fare delle scelte di vita. Non so se mi sto capendo da sola. Lui, come prof., ha fatto "la sua parte". Ha detto che c'è altro dai pantaloni a vita bassa con le mutande griffate in vista. E lei, la ragazzina, ha fatto la sua, interrogando il professore, in un momento a ciò destinato ;). Le riflessioni (del prof), molto amare, che sono scaturite da questo scambio, però mi sembrano una condanna senza speranza alla società odierna, dove (cito testualmente) "pochi individui hanno una storia, un destino, un volto, e sono gli ospiti televisivi: tutti gli altri già a quindici anni avranno solo mutande firmate da mostrare su e giù per la Tuscolana e un cuore pieno di desolazione e di impotenza". Ma non spiega (almeno a me quella spiegazione non arriva) che al di là della disillusione, della rassegnazione (che non vedo però nei quindicenni, in cui al limite ravviso immaturità e per l'appunto un interrogativo - che riassumo con l'espressione "e mò, smentiscimi :) " della ragazzina al professore ....), delle mutande fuori dai jeans, ciascuno ha - come ha sempre avuto nella storia da che è nato l'uomo - la possibilità di costruire una "scala".... di ciò che conta, e di ciò che no. Attraverso la propria individuale esperienza. Altrimenti, si finisce per fare di tutta l'erba un fascio ;)
Che - poi - la società non aiuti, non favorisca tutto questo - forse avrebbe potuto essere un utile spunto di discussione con gli allievi. Tieni però conto che le cose che si capiscono meglio sono quelle ottenute oltrepassando "la burrasca" :), anche qui non so come dire. Non è una applicazione di valori tout court, ma una scoperta di valori attuata proprio in un contesto che li vorrebbe negare.
Io alle volte "mi danno" per certe cose se vogliamo banali, terra terra, rimediabili, ovviabili, secondarie. Roba per cui, con una certa consapevolezza, alla fine poi rido :)
Io credo che la studentessa sia immaginaria, ma che la riflessione di Lodoli riguardi non certi i suoi studenti dell’istituto tecnico, ma la società adulta come si rappresenta attraverso le televisioni e i valori che consapevolmente impone.
Perché per fare qualsiasi trasmissione becera ci vuole una schiera di autori ben consapevoli.
 

danny

Utente di lunga data
😳 sei tu che hai detto che la laurea è indispensabile.
Per lavorare nel terziario assolutamente.
Come operaio ovviamente no.
Nei servizi dipende.
Puoi pensare che sarà possibile fare l'insegnante in un futuro solo col diploma?
Il problema è che di stati manifatturieri ne è pieno il mondo e noi non siamo tra i più competitivi e che le stesse persone con lauree sono state declassate nel mondo del lavoro a fare lavori per cui basterebbe un diploma.
Questo non è indice di salute di un'economia.
Noi stampiamo per dire ancora con le rotolito locali, ma chi ci impedisce in un futuro di affidarci a rotolito in Turchia o in Cina?
E con lo smartworking...
Siamo tutti in concorrenza.
In una situazione del lavoro sempre più competitiva non puoi ragionare sul presente.
 
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