I mutamenti e i disagi delle varie età

bravagiulia75

Utente di lunga data
Se lavori in due si
Spero che mio figlio non ambisca a mantenere la famiglia ma soprattutto che trovi una donna indipendente
Concordo in pieno!
Se si lavora in 2 anche con stipendi non altissimi si vive!!!!!ovvio non ti puoi permettere l attico a porta Venezia!
E ovviamente la donna deve lavorare....
Solo per poter dire...sono indipendente...
E lo dico io che ho uno stipendio da fame🤣🤣🤣😬😬😬😬😬
Ma almeno quello di mio marito è decente...
 

danny

Utente di lunga data
Concordo in pieno!
Se si lavora in 2 anche con stipendi non altissimi si vive!!!!!ovvio non ti puoi permettere l attico a porta Venezia!
E ovviamente la donna deve lavorare....
Solo per poter dire...sono indipendente...
E lo dico io che ho uno stipendio da fame🤣🤣🤣😬😬😬😬😬
Ma almeno quello di mio marito è decente...
Ma manco nel mio comune...
Pensa che mio zio a Porta Venezia ci viveva, con lo stipendio da impiegato e la moglie casalinga.
Una bella casa grande, due bagni.
Quando si pensionò andarono a vivere in un'altra regione.
 

Brunetta

Utente di lunga data
No.
Prevedo che saranno pagati sempre meno in massima parte quelli dipendenti, attingendo al novero degli immigrati per abbassare i costi.
Resisteranno i diplomati nei servizi, nella ristorazione, dove la presenza umana resta ancora importante etc.
Le cassiere del super, ti faccio un esempio, sono destinate a sparire, come stanno sparendo i casellanti delle autostrade, i controllori nelle metropolitane etc.
Dove è possibile la presenza umana sarà sostituita da sistemi tecnologici.
Saranno sempre meno accessibili per i non laureati i settori del terziario, che richiederà sempre maggiori competenze specifiche.
Con l'adozione dello smartworking non sarà sufficiente saper compilare un foglio excel, cosa che fa benissimo chiunque nel mondo.
Però non è che si debba andare avanti in una discussione per analogia.
È buona norma aprirne un'altra.
Altrimenti si parte parlando di una cosa e si finisce con un’altra, magari anche contraddittoria.
Tu hai descritto (con parecchie inesattezze) un tempo passato (cinquant’anni fa circa, perché prima funzionava diversamente) in cui (con la maggior parte delle attività lavorativa onerose dal punto di vista fisico) si andava in pensione prima rispetto a oggi è ci si poteva dedicare alla famiglia. Ma la famiglia si fa non certo in età da pensione.
Poi sei passato a un mondo del lavoro attuale, totalmente cambiato, in cui si è via via ridotta l’importanza dell’impegno fisico ed è aumentato l’impegno intellettuale. Questo l’hai tradotto con la necessità di una laurea.
Ma non è vero che la maggior parte delle attività richiedano la laurea.
 

bravagiulia75

Utente di lunga data
Tutti ormai devono lavorare in due. Era per dire quanto gli stipendi di oggi danno minori possibilità di un tempo.
Indubbiamente però....faceva tanto anche prima avere la madre che lavorava ..tante mie amiche che avevano solo il padre lavoratore ogni volta che c era da fare gite o qualsiasi cosa con la scuola dicevano sempre che dovevano valutare....
Ecco io sono cresciuta in una famiglia con i genitori operai....(e va bene mia mamma lavorava come un mulo...straordinari sempre) però io e mia sorella siamo cresciute senza difficoltà!
E onestamente il dubbio di stare a casa a farmi mantenere da mio marito...non mi è mai passato dall' anticamera del cervello!!
 

Brunetta

Utente di lunga data
Tutti ormai devono lavorare in due. Era per dire quanto gli stipendi di oggi danno minori possibilità di un tempo.
Ma non è vero!
Ti sei messo in testa una cosa che non è reale!
Quante giacche aveva tuo nonno e quante ne hai tu?
Un telefono, magari duplex, costava come tutti i telefonini di una famiglia e i loro consumi?
Ho preso due elementi.
Ma ce ne sono centinaia.
 

danny

Utente di lunga data
Però non è che si debba andare avanti in una discussione per analogia.
È buona norma aprirne un'altra.
Altrimenti si parte parlando di una cosa e si finisce con un’altra, magari anche contraddittoria.
Tu hai descritto (con parecchie inesattezze) un tempo passato (cinquant’anni fa circa, perché prima funzionava diversamente) in cui (con la maggior parte delle attività lavorativa onerose dal punto di vista fisico) si andava in pensione prima rispetto a oggi è ci si poteva dedicare alla famiglia. Ma la famiglia si fa non certo in età da pensione.
Poi sei passato a un mondo del lavoro attuale, totalmente cambiato, in cui si è via via ridotta l’importanza dell’impegno fisico ed è aumentato l’impegno intellettuale. Questo l’hai tradotto con la necessità di una laurea.
Ma non è vero che la maggior parte delle attività richiedano la laurea.
La laurea è una delle ragioni di ritardo nell'ingresso nel mondo del lavoro.
Sul mercato del lavoro c'è l'Istat
 

bravagiulia75

Utente di lunga data
Ma manco nel mio comune...
Pensa che mio zio a Porta Venezia ci viveva, con lo stipendio da impiegato e la moglie casalinga.
Una bella casa grande, due bagni.
Quando si pensionò andarono a vivere in un'altra regione.
Dai...ascolta ce la fai a pagarti il mutuo...se ci riesce il mio collega che ha il medesimo mio stipendio da fame...ha acquistato con mutuo totale un appartamentino a Milano...una traversa di via Padova...vive solo...non può certo scialacquare i soldi ma riesce....
E ti garantisco che lui ha tutta la mia stima!
Perché farcela con quattro soldi.... è veramente difficile
 

danny

Utente di lunga data
Ma non è vero!
Ti sei messo in testa una cosa che non è reale!
Quante giacche aveva tuo nonno e quante ne hai tu?
Un telefono, magari duplex, costava come tutti i telefonini di una famiglia e i loro consumi?
Ho preso due elementi.
Ma ce ne sono centinaia.
Mio nonno?
Mio nonno aveva l'auto nuova, l'orologio d'oro Omega che ho ereditato, adorava giacca, cravatta ed era sempre vestito bene, mia nonna aveva la pelliccia, la tivù, la radio, libri, dischi. Tutto.
Vacanze di due mesi per mia madre e moglie, ogni anno.
Lui restava a lavorare.
Il telefono era duplex come tutti, certo.
Ma gli stipendi ti consentivano ben altro.
Ovviamente il costo della casa era minimo o abbattuto in quartieri decenti.
E questo fa la differenza.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Mio nonno?
Mio nonno aveva l'auto nuova, l'orologio d'oro Omega che ho ereditato, adorava giacca, cravatta ed era sempre vestito bene, mia nonna aveva la pelliccia, la tivù, la radio, libri, dischi. Tutto.
Vacanze di due mesi per mia madre e moglie, ogni anno.
Lui restava a lavorare.
Il telefono era duplex come tutti, certo.
Ma gli stipendi ti consentivano ben altro.
Ovviamente il costo della casa era minimo o abbattuto in quartieri decenti.
E questo fa la differenza.
Forse perché risparmiavano stando in case popolari.
 

danny

Utente di lunga data
Forse perché risparmiavano stando in case popolari.
Certo, ma c'erano ed erano belle.
Non erano il degrado di oggi.
La ricchezza di una popolazione la misuri dalle possibilità che le offri.
E le case popolari dignitose se non belle erano un'opportunità enorme di crescita per tutti.
Se oggi fossero offerte belle case popolari alle famiglie monoreddito non sarebbe meglio di qualsiasi altro tipo di sovvenzione?
Io ho visto crescere persone, anche gli immigrati messi più male, grazie a questo, negli anni.
E quelle dove abitavo io quando furono costruite erano migliori di tante case residenziali esistenti.
A me sono sempre piaciute.
Da me le stanze per immigrati viaggiano a 400/500 euro al mese...
Stanze in casacce.
Uno stipendio medio da operaio 1000.
Ovvio che non ce la fai.
PS Le mie giacche sono quasi tutte comprate usate...
 

Brunetta

Utente di lunga data
Certo, ma c'erano ed erano belle.
Non erano il degrado di oggi.
La ricchezza di una popolazione la misuri dalle possibilità che le offri.
E le case popolari dignitose se non belle erano un'opportunità enorme di crescita per tutti.
Se oggi fossero offerte belle case popolari alle famiglie monoreddito non sarebbe meglio di qualsiasi altro tipo di sovvenzione?
Io ho visto crescere persone, anche gli immigrati messi più male, grazie a questo, negli anni.
E quelle dove abitavo io quando furono costruite erano migliori di tante case residenziali esistenti.
A me sono sempre piaciute.
Da me le stanze per immigrati viaggiano a 400/500 euro al mese...
Stanze in casacce.
Uno stipendio medio da operaio 1000.
Ovvio che non ce la fai.
PS Le mie giacche sono quasi tutte comprate usate...
Ma le case popolari attuali sono quelle costruite almeno sessant’anni fa. E l‘ente e poi l’ALER hanno scelto per indirizzo politico di abbandonare la manutenzione e di dismettere il patrimonio. Questo è un discorso diverso e riguarda più l‘aver individuato nella edilizia privata, nel suo finanziamento bancario e relativa speculazione una fonte di arricchimento e potere.
Resta che l’apparente benessere derivava da non impiegare risorse famigliari per l’alloggio.
Comunque non tutti avevano accesso alle case popolari che richiedevano requisiti precisi e anche nel mercato libero, che tanto libero non era (fatto salvo fingere di ignorare i subaffitti) prevedeva l’affitto bloccato.
Ma ugualmente il tenore di vita era ben diverso dall’attuale per tutti, anche per le pensioncine di Viserbella.
 

perplesso

Administrator
Staff Forum
In un altro thread si è parlato di disagio degli adolescenti. Noto che oggi molti maschi tendono a isolarsi, mentre le ragazze mostrano un'attenzione al proprio corpo che a volte sfocia nella patologia.
Se devo andare indietro nel tempo, noto che nella fascia dai 14 ai 18 anni l'individuo un tempo definiva il suo essere adulto, spesso già entrando e misurandosi col mondo del lavoro e aprendosi in prospettiva a quello della famiglia. Ora questa ingresso è spostato verso i 30, se non 35, e a un adolescente il divenire adulto anagraficamente non è più sancito da trasformazioni importanti della propria vita. A 20 anni molti mantengono ancora lo stesso stile di vita di quando ne avevano 14: non hanno reddito e vivono con i genitori. A 25, pure. In pratica l'adolescenza è divenuto un periodo di tempo lunghissimo. Inevitabile che, perse di vista le prospettive, nascano timori, ansie, paure di perdita del controllo. Abbiamo tutti più o meno bisogno di una meta, di un luogo verso cui tendere, ma anche di di certezze. L'adolescente la vede lontana nel tempo, indefinita, irreale.
I 50 anni. Un tempo era l'età in cui si andava in pensione e si diventava nonni.
Oggi... Si è semplicemente non più giovani, e quindi esclusi dal mondo giovanile, e neanche vecchi, ma in fin dei conti si fa la stessa vita dei 30enni, dei 40enni...
Si hanno talvolta figli, ma questi ovviamente faticano a divenire indipendenti e quasi mai sono in condizioni da poter dare dei nipoti o di uscire dalla famiglia, si lavora, andando avanti sicuramente fino si 70 anni etc. e si scrive su un forum di tradimenti :ROFLMAO: . In qualche decennio è venuta a mancare la definizione stessa di età, la variabilità, che era anche indice della capacità e della volontà di costruire qualcosa in uno spazio di tempo definito, che non è invece variato.
Il mondo visto da un adolescente è un vasto magma di incertezze. Divertente, forse, più di un tempo, in un certo qual modo. Come il paese dei balocchi, è sempre attraente, ma insidioso.
Ovviamente in linea generale, lo sappiamo tutti che ognuno di noi non è così...
meglio berci su
 

danny

Utente di lunga data
Ma le case popolari attuali sono quelle costruite almeno sessant’anni fa. E l‘ente e poi l’ALER hanno scelto per indirizzo politico di abbandonare la manutenzione e di dismettere il patrimonio. Questo è un discorso diverso e riguarda più l‘aver individuato nella edilizia privata, nel suo finanziamento bancario e relativa speculazione una fonte di arricchimento e potere.
Resta che l’apparente benessere derivava da non impiegare risorse famigliari per l’alloggio.
Comunque non tutti avevano accesso alle case popolari che richiedevano requisiti precisi e anche nel mercato libero, che tanto libero non era (fatto salvo fingere di ignorare i subaffitti) prevedeva l’affitto bloccato.
Ma ugualmente il tenore di vita era ben diverso dall’attuale per tutti, anche per le pensioncine di Viserbella.
Tu individui il tenore di vita nei consumi, io nelle prospettive.
I consumi di per sé sono difficilmente confrontabili. Il costo di un frigorifero negli anni 50 era ben diverso da quello attuale con produzione delocalizzata.
Le prospettive invece balzano all'occhio.
Ovvio che non si tratta solo di questione relativa allo stipendio o all'incasso al netto delle tasse per le attività.
Io ho conoscenti che hanno fatto milioni (in euro) con la bancarella al mercato di scarpe.
O con il negozietto di vestiti di paese. Oggi sarebbe impossibile.
Il resto della popolazione ha avuto un'importante crescita che è ormai in discesa da anni, senza che nessuno se ne curi.
Anche l'ultimo degli immigrati può avere un costoso smartphone, esistono metodi legali e non per accedervi comunque, difatti l'attenzione alla frugalità di chi guarda ai cambiamento in atto non trova riscontro nella realtà dove l'oggetto del desiderio risulta accessibile malgrado il reddito. Non è un motore.
Il resto no. E per resto intendo proprio la costruzione di prospettive di vita, libere, si intende.
Il confronto che faccio non è per nostalgia, ma per evidenziare quanto si è perso nella possibilità di scegliere.
E di quanto non ce ne freghi molto nella realtà, perché ci siamo adattati che neppure ce ne rendiamo conto.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Tu individui il tenore di vita nei consumi, io nelle prospettive.
I consumi di per sé sono difficilmente confrontabili. Il costo di un frigorifero negli anni 50 era ben diverso da quello attuale con produzione delocalizzata.
Le prospettive invece balzano all'occhio.
Ovvio che non si tratta solo di questione relativa allo stipendio o all'incasso al netto delle tasse per le attività.
Io ho conoscenti che hanno fatto milioni (in euro) con la bancarella al mercato di scarpe.
O con il negozietto di vestiti di paese. Oggi sarebbe impossibile.
Il resto della popolazione ha avuto un'importante crescita che è ormai in discesa da anni, senza che nessuno se ne curi.
Anche l'ultimo degli immigrati può avere un costoso smartphone, esistono metodi legali e non per accedervi comunque, difatti l'attenzione alla frugalità di chi guarda ai cambiamento in atto non trova riscontro nella realtà dove l'oggetto del desiderio risulta accessibile malgrado il reddito. Non è un motore.
Il resto no. E per resto intendo proprio la costruzione di prospettive di vita, libere, si intende.
Il confronto che faccio non è per nostalgia, ma per evidenziare quanto si è perso nella possibilità di scegliere.
E di quanto non ce ne freghi molto nella realtà, perché ci siamo adattati che neppure ce ne rendiamo conto.
Io? Sei tu che hai citato i consumi!
Io individualmente cerco il benessere in altre cose.
A livello di indagine sociologica vedo che anche gli esperti finalmente per lo più si limitano ad analizzare l’esistente.
In precedenza hanno fatto previsioni, relativamente al bisogno di professioni, che si sono rivelate sbagliate. È stato introdotto il numero chiuso in tante facoltà per poi trovarci con carenze gravi.
Quindi non mi azzardo perché i fattori influenti sono molteplici.
Nell'attualità mi pare che vi sia molto spazio per lavoratori senza laurea, ad esempio.
Poi che come genitori faccia ancora piacere poter dire di aver il figlio “dotür” è comprensibile.
Anche se vi sono personaggi di successo (se per successo si intende notorietà e reddito) che non sono laureati. È
 

danny

Utente di lunga data
Io? Sei tu che hai citato i consumi!
Io individualmente cerco il benessere in altre cose.
A livello di indagine sociologica vedo che anche gli esperti finalmente per lo più si limitano ad analizzare l’esistente.
In precedenza hanno fatto previsioni, relativamente al bisogno di professioni, che si sono rivelate sbagliate. È stato introdotto il numero chiuso in tante facoltà per poi trovarci con carenze gravi.
Quindi non mi azzardo perché i fattori influenti sono molteplici.
Nell'attualità mi pare che vi sia molto spazio per lavoratori senza laurea, ad esempio.
Poi che come genitori faccia ancora piacere poter dire di aver il figlio “dotür” è comprensibile.
Anche se vi sono personaggi di successo (se per successo si intende notorietà e reddito) che non sono laureati. È
Diciamo che è piuttosto vero il contrario.
Ce n'è sempre meno adeguato per lavoratori con la laurea.
Attorno a me non vedo le fabbriche che c'erano 30 anni fa, comunque.
Molto spazio è relativo, se pensi a come tiravano certi settori industriali anni fa.
Ieri sono passato in una via adiacente alla mia.
Bellissimo porticato, una ventina di saracinesche, tutte tirate giù.
Cambi di prospettiva.
Però possiamo dire che è più facile trovare lavoro nel commercio che come geologo, questo sì.
E' ovvio che a una certa età non si sia più rivoluzionari e ci si abitui a questi cambiamenti, però se io fossi adolescente oggi la prospettiva che mi arriva mi farebbe pensare di andare ben lontano da questa Italia.
Anche come operaio. Ci sono paesi più moderni.
Credo che ormai i cambiamenti siano possibili solo a livello individuale.
 
Ultima modifica:

Pincopallista

Utente di lunga data
Altroché.
È pieno di diplomati con lavori soddisfacenti
Concordo.
Mio nipote si è diplomato come disegnatore meccanico su autocad un paio d’anni fa.
A metà della quinta aveva già il lavoro assicurato presso una nota multinazionale della zona. Multinazionale italiana, quindi con sede qui e filiali nel mondo, che ha assunto dieci diplomandi. Contratto a termine di un anno e assunzione a tempo indeterminato.
Ora lavora su tre turni e guadagna 1500 euro al mese.
Vive in casa coi genitori, si è comprato la macchina con un bel finanziamento e via che la vita va avanti.

Sua sorella, laureatasi in giurisprudenza 5 anni fa e‘ ancora precaria lavorando 15 ore al giorno in studio a 5 euro l’ora in nero.

tutto questo naturalmente avviene qui in padania.
 

bravagiulia75

Utente di lunga data
se io fossi adolescente oggi la prospettiva che mi arriva mi farebbe pensare di andare ben lontano da questa Italia.
È questo l errore!!!!
Andarsene?non si risolvono i problemi di un paese andandosene....
Ed egoisticamente lo so....io non vorrei che i miei figli lasciassero il ns Paese...
 

Brunetta

Utente di lunga data
Diciamo che è piuttosto vero il contrario.
Ce n'è sempre meno adeguato per lavoratori con la laurea.
Attorno a me non vedo le fabbriche che c'erano 30 anni fa, comunque.
Molto spazio è relativo, se pensi a come tiravano certi settori industriali anni fa.
Ieri sono passato in una via adiacente alla mia.
Bellissimo porticato, una ventina di saracinesche, tutte tirate giù.
Cambi di prospettiva.
Però possiamo dire che è più facile trovare lavoro nel commercio che come geologo, questo sì.
E' ovvio che a una certa età non si sia più rivoluzionari e ci si abitui a questi cambiamenti, però se io fossi adolescente oggi la prospettiva che mi arriva mi farebbe pensare di andare ben lontano da questa Italia.
Anche come operaio. Ci sono paesi più moderni.
Credo che ormai i cambiamenti siano possibili solo a livello individuale.
😳 sei tu che hai detto che la laurea è indispensabile.
 
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