Gestire le emozioni

Stato
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Stati d'animo

Oggi pomeriggio mi sono dedicato ad alcuni capolavori bachiani.
Ho anche capito come mai in questi ultimi tempi avessi un rapporto quasi di insofferenza e odio con le tastiere. La paura fottuta di non provare più "quelle emozioni". Quando si studia un pezzo, non ci sono emozioni, è di estrema importanza capire quali movimenti siano acconci alla bisogna, tutto lo studio concorre al risultato finale che è l'esecuzione. Indovinare il climax di un pezzo fa più o meno un'esecuzione interessante o noiosa.
Oggi pensavo a farfalla e mi risuonava nella testa questa roba qua: nessuno come il mitico Glenn sapeva portarti dentro certi stati d'animo. Ascoltare per credere: Glenn ti ipnotizza...

http://www.youtube.com/watch?v=clDtiewclmg&feature=related
 
Tutta la musica di Bach non parla mai di emozioni o sentimenti ma di stati d'animo:

http://www.youtube.com/watch?v=pf4UNJqv_-A&feature=related

La moglie di Bach, diceva che quando lui componeva certe cose si estraneava dal mondo e diventava di un pallore mortale, diceva che in certi momenti lui era solo con Dio.
 

Micia

Utente di lunga data
Berlioz Hector

Fra l'amore e la musica c'è questa differenza:

l'amore non può dare l'idea della musica, la musica può dare l'idea dell'amore​
 

Mari'

Utente di lunga data
Berlioz Hector

Fra l'amore e la musica c'è questa differenza:

l'amore non può dare l'idea della musica, la musica può dare l'idea dell'amore​

:up:



La musica è l'arte di pensare attraverso i suoni.
(Jules Combarieau)
 

Persa/Ritrovata

Utente di lunga data
Un'emozione importante da imparare a gestire e dalla quale invece proteggiamo sempre i nostri figli è la frustrazione. Io tento spesso di insegnare a mio figlio a sopportarla ed elaborarla, magari allorché si genera per una privazione od un obbligo legato alla vit afamigliare (così, tanto per cominciare) mentre invece mia moglie continua a contrastarmi (con effetti devastanti) non riuscendo o non volendo capire che se "è un bambino, non può capire" dovrà ben imparare prima o poi, e meglio in un ambiente controllato che poi fuori, alla mercè dell'indifferenza e dell'arroganza altrui.
Le emozioni vanno vissute, le sofferenze provate, le gioie godute, e tutte queste esperienze, che sono sempre così potenti in gioventù, devono fare da bagaglio per comprendere meglio e vivere meglio altri tipi di emozioni che vengono in età più avanzata.
Se ci si blinda nei confronti delle emozioni più elementari ci si troverà schiacciati ed impotenti di fronte alla vita di tutti i giorni. Insegnare vuol dire spesso provocare sofferenza, per quanto misurata, e questo perchè non esiste nulla che un individuo possa imparare semplicemente attraverso l'informazione. Non è sufficiente sapere una cosa, bisogna farla entrare sottopelle, bisogna provarla su di sè.
E' il principio del vaccino, in senso buono: si riceve l'infezione da giovani, si patisce magari un febbrone da cavallo ma con mammà al proprio fianco e poi si è tranquilli. Certo, come nella giusta polemica sui vaccini, non si può "iniettare" troppe emozioni in una volta, altrimenti si bruciano le capacità di reazione del giovane. Unico distinguo: nel caso delle malattie, non si prova più nulla, nel caso delle emozioni si impara a gestirle ed eventualmente a goderne.
Concordo.
Credo che si cerchi di evitare le frustrazioni ai figli perché sono i genitori a viverle come proprie.
 

Persa/Ritrovata

Utente di lunga data
Io faccio parte della generazione dei trentenni, quelli cresciuti a puntate di Beverly Hills e così via. Devo però sottolineare questo: è vero che i giovani come me spesso pensano che ogni situazione sia risolvibile con facilità, ma siamo anche legati ad una sorta di "pudicizia" nel tirar fuori i nostri sentimenti reali, tendiamo un pò a chiuderci e a tener dentro gioia e dolore (con risvolti positivi o negativi, dipende).
Ciò che, invece, mi preoccupa sono le nuove generazioni, che conosco perchè ho contatti quotidiani con loro, tra nipoti ed alunni: i ragazzi tra i 10 e i 14 anni circa sono di una fragilità terribile, che a me spaventa. Basta un piccolo trauma, una sofferenza anche non eccessiva, una situazione appena frustrante per abbatterli. Subito diventa un "problema". Ed hanno bisogno di punti di riferimento, di affetto costante, di non sentirsi soli. E quelle ore passate alla playstation per distrarsi da cosa non si sa, una necessità di alleggerirsi di un carico che NON hanno. Perchè sono così? mi chiedo. A scuola si fa molto poco in questo senso, il tutto è lasciato alle capacità comunicative degli insegnanti e alla loro preparazione psico-pedagogica (che ci dobbiamo costruire da soli).
Io credo che ci sia stato un crescendo di faciloneria in senso culturale e che questo abbia portato i trentenni a chiudersi (perché quando le cose ci toccano ci dà fastidio sentirsi dare ascolto per 3 minuti e poi veder passar oltre) e i più piccoli e fragili a estraniarsi e stordirsi i modi diversi.
Ma mi pare che anche gli adulti tendano a stordirsi in vari modi.
 

Persa/Ritrovata

Utente di lunga data
coloro che le controllano credono di raggiungere la perfezione...vedi quante nevrosi trovi quando vai a grattare un po' piu' a fondo.
Riporto qui dal thread di farfalla perché mi pare una cosa interessante.
Io ho scritto più volte che trovo affascinante in un uomo il controllo.
Chiarisco che non intendo con controllo la repressione delle emozioni, ma proprio il controllo ovvero la loro gestione. Ovvero trovo segno di maturità saper riconoscere le emozioni, goderle, ma controllarne l'espressioni.
Tra le emozioni vi sono emozioni negative, come la rabbia, che non deve manifestarsi attraverso la violenza, ma neppure attraverso il rancore che porta alla vendetta. Non di meno credo che vadano manifestate, ma con controllo.

Se si vede la televisione (espressione della cultra contemporanea) c'è un'esibizione delle manifastazioni esterne delle emozioni senza saperle comprendere e denominare.
"Cosa ha provato?" "Una grande emozione" sono domanda e risposta intercambiabili per qualsiasi evento.
 
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