Favorire i giovani ma a che prezzo?

brenin

Utente
Staff Forum
art. di Dacia Maraini | 09 novembre 2020 Corsera

Nella furia divisiva che stiamo vivendo, c’è chi prova a dividere, non solo i realisti dai negazionisti, i pensionati dai non pensionati, chi ha un posto fisso da chi non ce l‘ha, ma anche i giovani dai vecchi. Una furia davvero inquietante. Ma c’è un equivoco che divide chi interpreta questa differenza come una necessità a cui gli anziani dovrebbero inchinarsi generosamente: il sacrificio di cui parla Chiara Saraceno, e chi invece la ritiene una necessità dovuta al fatto che gli anziani sono fuori dal processo produttivo e quindi inutili allo sviluppo della società. Se non produci sei morto. Visione a dir poco miope perché la produzione non è solo economica, ma di cultura, di sapienza, di cura, di amore, di memoria. È quello che non capisce chi è preso da una interpretazione feticistica del Pil. Mi viene in mente la leggenda giapponese di Narayama: in un piccolo paese incastrato in mezzo alle montagne, c’è un villaggio povero, ma talmente povero che solo chi lavora nei campi può sopravvivere. Per questa ragione, con molto garbo, gli anziani vengono presi sulle spalle dai figli o dai nipoti e portati nel mezzo dei boschi più alti e più fitti dove circolano solo le belve feroci e lasciati lì a morire. Una donna, che ha superato i settanta e non produce ricchezza, perché il suo lavoro in casa non è considerato produttivo, sebbene sgobbi tutto il giorno con braccia ancora robuste accendendo il fuoco, prendendo l’acqua alla fonte, cucinando e pulendo la casa, si vede guardata male dalla comunità del villaggio. E il figlio viene ostracizzato per l’ostinazione nel tenere in casa una madre che per età avrebbe dovuto essere trasferita nei boschi. Il figlio non sa che fare perché ama sua madre e sa quanto sia ancora capace di faticare. La madre amorosa, vedendo la sofferenza del figlio, decide di invecchiarsi e prende a non mangiare, poi si spezza i denti con una pietra, si fa i capelli bianchi con la cenere. Insomma si riduce in uno stato tale che il figlio sarà costretto ad accompagnarla nei boschi.
Ecco un esempio di sacrificio famigliare per il bene della comunità. Ma la leggenda non condanna la madre o il figlio, solo mette in evidenza la crudeltà di un popolo che per fare vivere i più giovani è costretto a fare fuori i più anziani. Da quel momento però la ferocia sarà la cifra della coabitazione e tutti si troveranno contro tutti. Il male è compiuto.

Articolo che fa riflettere....
 

Lara3

Utente di lunga data
art. di Dacia Maraini | 09 novembre 2020 Corsera

Nella furia divisiva che stiamo vivendo, c’è chi prova a dividere, non solo i realisti dai negazionisti, i pensionati dai non pensionati, chi ha un posto fisso da chi non ce l‘ha, ma anche i giovani dai vecchi. Una furia davvero inquietante. Ma c’è un equivoco che divide chi interpreta questa differenza come una necessità a cui gli anziani dovrebbero inchinarsi generosamente: il sacrificio di cui parla Chiara Saraceno, e chi invece la ritiene una necessità dovuta al fatto che gli anziani sono fuori dal processo produttivo e quindi inutili allo sviluppo della società. Se non produci sei morto. Visione a dir poco miope perché la produzione non è solo economica, ma di cultura, di sapienza, di cura, di amore, di memoria. È quello che non capisce chi è preso da una interpretazione feticistica del Pil. Mi viene in mente la leggenda giapponese di Narayama: in un piccolo paese incastrato in mezzo alle montagne, c’è un villaggio povero, ma talmente povero che solo chi lavora nei campi può sopravvivere. Per questa ragione, con molto garbo, gli anziani vengono presi sulle spalle dai figli o dai nipoti e portati nel mezzo dei boschi più alti e più fitti dove circolano solo le belve feroci e lasciati lì a morire. Una donna, che ha superato i settanta e non produce ricchezza, perché il suo lavoro in casa non è considerato produttivo, sebbene sgobbi tutto il giorno con braccia ancora robuste accendendo il fuoco, prendendo l’acqua alla fonte, cucinando e pulendo la casa, si vede guardata male dalla comunità del villaggio. E il figlio viene ostracizzato per l’ostinazione nel tenere in casa una madre che per età avrebbe dovuto essere trasferita nei boschi. Il figlio non sa che fare perché ama sua madre e sa quanto sia ancora capace di faticare. La madre amorosa, vedendo la sofferenza del figlio, decide di invecchiarsi e prende a non mangiare, poi si spezza i denti con una pietra, si fa i capelli bianchi con la cenere. Insomma si riduce in uno stato tale che il figlio sarà costretto ad accompagnarla nei boschi.
Ecco un esempio di sacrificio famigliare per il bene della comunità. Ma la leggenda non condanna la madre o il figlio, solo mette in evidenza la crudeltà di un popolo che per fare vivere i più giovani è costretto a fare fuori i più anziani. Da quel momento però la ferocia sarà la cifra della coabitazione e tutti si troveranno contro tutti. Il male è compiuto.

Articolo che fa riflettere....
L’egoismo dei singoli fa nascere queste assurdità, le guerre fra i poveri.
Tutti indistintamente giovani e vecchi dovrebbero fare la loro parte; Lombardia è zona rossa ed i parchi invasi dalla gente.
Idiozia allo stato puro.
Finché ci sarà gente come quella dei « Coviddi non ce n’è « , e dall’altra parte gente che non conosce Carlo Urbani e quello che ci ha insegnato...allora ci si affida alla gente tipo « coviddi non ce n’è « ed il risultato si vede.
Una pandemia invece di unire ( nel senso metaforico) fa nascere discorsi assurdi tipo quelli sopra i 65... peccato che molti sopra i 65 non sono pensionati, non per scelta, ma per forza di cose.
Peccato che molti sopra i 65 accudiscono nipoti che gli asili nido non possono accogliere.
E comunque il COVID non risparmia neanche i giovani.
I giovani ( certi, mica tutti) risolverebbero il problema mettendo in isolamento gli anziani.
E nel frattempo tranquilli della scelta fatta vanno in giro. Anzi , visto che qualcuno dice loro che la colpa è degli immigrati che girano liberi o sulle navi di lusso a loro spese, mentre loro sono stati rinchiusi, giusto per non essere di meno si godono le vacanze ( con o senza bonus vacanze, mi sono persa ) come se niente fosse. Anzi con tanto di discoteca giusto per non essere di meno dell’immigrato ospitato sulla nave di crociera.
E così si va avanti.
La guerra dei poveri.
Per debellare il virus servono 100% persone responsabili e mature. Anche 1% di menefreghisti favoriscono l’aumento dei contagi.
 

brenin

Utente
Staff Forum
L’egoismo dei singoli fa nascere queste assurdità, le guerre fra i poveri.
Tutti indistintamente giovani e vecchi dovrebbero fare la loro parte; Lombardia è zona rossa ed i parchi invasi dalla gente.
Idiozia allo stato puro.
Finché ci sarà gente come quella dei « Coviddi non ce n’è « , e dall’altra parte gente che non conosce Carlo Urbani e quello che ci ha insegnato...allora ci si affida alla gente tipo « coviddi non ce n’è « ed il risultato si vede.
Una pandemia invece di unire ( nel senso metaforico) fa nascere discorsi assurdi tipo quelli sopra i 65... peccato che molti sopra i 65 non sono pensionati, non per scelta, ma per forza di cose.
Peccato che molti sopra i 65 accudiscono nipoti che gli asili nido non possono accogliere.
E comunque il COVID non risparmia neanche i giovani.
I giovani ( certi, mica tutti) risolverebbero il problema mettendo in isolamento gli anziani.
E nel frattempo tranquilli della scelta fatta vanno in giro. Anzi , visto che qualcuno dice loro che la colpa è degli immigrati che girano liberi o sulle navi di lusso a loro spese, mentre loro sono stati rinchiusi, giusto per non essere di meno si godono le vacanze ( con o senza bonus vacanze, mi sono persa ) come se niente fosse. Anzi con tanto di discoteca giusto per non essere di meno dell’immigrato ospitato sulla nave di crociera.
E così si va avanti.
La guerra dei poveri.
Per debellare il virus servono 100% persone responsabili e mature. Anche 1% di menefreghisti favoriscono l’aumento dei contagi.
Ogni comportamento a rischio, in adolescenza, è un modo per mettere alla prova se stessi. Mentre l’infanzia è l’età dell’onnipotenza, con la maturità ci si confronta con un corpo che cambia e che si avverte non più invincibile. Tutti i riti iniziatici sono una sfida con questa consapevolezza. Chiedere all’improvviso a un adolescente di oggi – cresciuto nell’individualismo e nel culto del sé – di aprirsi all’altro è fantascienza: è un percorso che bisogna iniziare da piccoli, e che non è sostenuto da una società che esalta - talvolta - oltre ogni limite la popolarità.
Si pùò dedurre che stiamo pagando tutte le conseguenze di un'emergenza educativa degli ultimi decenni che ha portato ad una precocizzazione e adultizzazione del bambino, a cui si è fatto seguire una infantilizzazione dell’adolescente, con tutte le conseguenze del caso.
Mi ha colpito un servizio del tg che mostrava l'affollato lungomare di Napoli ( zona Maschio Angioino ) nel week end: alla cronista che chiedeva a due ragazze ( dai 25 ai 28 anni circa , abbigliamento griffato, decisamente - presumo - benestanti ) perchè passeggiassero su un lungomare pieno di gente e con la mascherine abbassate, una di loro rispose " ci hanno tolto tutto, non ci rimane che questo ". Ogni ulteriore commento è superfluo.
 

danny

Utente di lunga data
Mia figlia è chiusa in casa da un po.
Amava andare al liceo ma da un po' è tornata alla didattica on line.
Ama vestirsi bene ma dove, ormai?
Ama andare per musei o girare per il centro di Milano a vedere le zone più belle.
Ma non può.
Non può vedere il ragazzo.
Non può incontrarsi con gli amici.
Non può cantare in un duetto, non può andare nello studio.
Non può andare in palestra.
Un giorno mi ha detto che comunque I suoi 14 anni, che sta per compiere, non torneranno più.
E la gente sta sempre a guardare alla finestra e a puntare il dito contro chi non ce la fa più a vivere una vita che è comunque anormale.
Non è facile per nessuno, anche se so che per tanti è anche peggio.
Inutile discutere su chi debba sacrificarsi, giovani , vecchi, perchè ci siamo tutti dentro a questa situazione. E nessuno sa per quanto.
 

brenin

Utente
Staff Forum
Mia figlia è chiusa in casa da un po.
Amava andare al liceo ma da un po' è tornata alla didattica on line.
Ama vestirsi bene ma dove, ormai?
Ama andare per musei o girare per il centro di Milano a vedere le zone più belle.
Ma non può.
Non può vedere il ragazzo.
Non può incontrarsi con gli amici.
Non può cantare in un duetto, non può andare nello studio.
Non può andare in palestra.
Un giorno mi ha detto che comunque I suoi 14 anni, che sta per compiere, non torneranno più.
E la gente sta sempre a guardare alla finestra e a puntare il dito contro chi non ce la fa più a vivere una vita che è comunque anormale.
Non è facile per nessuno, anche se so che per tanti è anche peggio.
Inutile discutere su chi debba sacrificarsi, giovani , vecchi, perchè ci siamo tutti dentro a questa situazione. E nessuno sa per quanto.
Non volermene,ma non concordo su molte cose che hai scritto. Non entro nel merito di cosa pensa o prova tua figlia, ritengo siano cose personali tra genitori e figli e pertanto mi astengo da qualsiasi commento.
sul neretto.... il problema non è affatto chi si debba sacrificare, ma perchè si debba sacrificare qualcuno....
https://video.lastampa.it/socialnew...ero-mascherine-social-indignati/123863/123986

Sul concetto di vita anormale ci sarebbe da discuterne ( su cosa si intende per anormale innanzitutto , se riferito agli adolescenti o a persone adulte in situazioni disperate )).
 

Lostris

Utente Ludica
Mia figlia è chiusa in casa da un po.
Amava andare al liceo ma da un po' è tornata alla didattica on line.
Ama vestirsi bene ma dove, ormai?
Ama andare per musei o girare per il centro di Milano a vedere le zone più belle.
Ma non può.
Non può vedere il ragazzo.
Non può incontrarsi con gli amici.
Non può cantare in un duetto, non può andare nello studio.
Non può andare in palestra.
Un giorno mi ha detto che comunque I suoi 14 anni, che sta per compiere, non torneranno più.
E la gente sta sempre a guardare alla finestra e a puntare il dito contro chi non ce la fa più a vivere una vita che è comunque anormale.
Non è facile per nessuno, anche se so che per tanti è anche peggio.
Inutile discutere su chi debba sacrificarsi, giovani , vecchi, perchè ci siamo tutti dentro a questa situazione. E nessuno sa per quanto.
Non torneranno più gli anni di nessuno, se è per questo.

Anche a me dispiacciono molte cose, anche per i miei figli, ma non è tragico e, soprattutto, contestualizzo.

La trovo una opportunità per tutti di non dare nulla per scontato, o preteso.
Lo è stata a marzo, ma evidentemente è una lezione non appresa.

Mi preoccupano molto di più le ripercussioni economiche, quelle serie.
E a livello di istruzione, anche.

Non mi impensierisce certo che mio figlio non possa andare in piscina o teatro, o la sua (e di tutti) socialità monca e mutata.
 

Lara3

Utente di lunga data
Mia figlia è chiusa in casa da un po.
Amava andare al liceo ma da un po' è tornata alla didattica on line.
Ama vestirsi bene ma dove, ormai?
Ama andare per musei o girare per il centro di Milano a vedere le zone più belle.
Ma non può.
Non può vedere il ragazzo.
Non può incontrarsi con gli amici.
Non può cantare in un duetto, non può andare nello studio.
Non può andare in palestra.
Un giorno mi ha detto che comunque I suoi 14 anni, che sta per compiere, non torneranno più.
E la gente sta sempre a guardare alla finestra e a puntare il dito contro chi non ce la fa più a vivere una vita che è comunque anormale.
Non è facile per nessuno, anche se so che per tanti è anche peggio.
Inutile discutere su chi debba sacrificarsi, giovani , vecchi, perchè ci siamo tutti dentro a questa situazione. E nessuno sa per quanto.
Tocca ai genitori spiegare e frenare la voglia di uscire degli adolescenti.
Se c’era la guerra mica stavamo a discutere esco non esco.
E’ una situazione d’emergenza, si può paragonare alla guerra con la differenza che in pandemia il comportamento di ciascuno influisce molto sulla sorte degli altri.
Anche io faccio fatica a spiegare ad un adolescente perché non deve uscire ( qui si può, ma è fortemente consigliato di non entrare in contatto con persone degli altri nuclei famigliari). È difficile spiegare perché lui non deve uscire quando sta vedendo qualcun’altro che esce.
 

Lara3

Utente di lunga data
Non volermene,ma non concordo su molte cose che hai scritto. Non entro nel merito di cosa pensa o prova tua figlia, ritengo siano cose personali tra genitori e figli e pertanto mi astengo da qualsiasi commento.
sul neretto.... il problema non è affatto chi si debba sacrificare, ma perchè si debba sacrificare qualcuno....
https://video.lastampa.it/socialnew...ero-mascherine-social-indignati/123863/123986

Sul concetto di vita anormale ci sarebbe da discuterne ( su cosa si intende per anormale innanzitutto , se riferito agli adolescenti o a persone adulte in situazioni disperate )).
Mamma mia .... questo video. Ma come si fa a dar retta ad una così ???
Ma personaggi così come fate a farli diventare “famosi”?
 

void

Utente di lunga data
Una considerazione che non vuole difendere un particolare posizione nella eterna lotta fra pragmatismo e umanita':
Siete sulla riva di un fiume, il vostro partner e vostro figlio sono in difficoltà ed annaspano nell'acqua alta in balia della corrente. Trovate una corda, una sola, a chi la lanciate x primo?
 

Skorpio

Utente di lunga data
Mia figlia è chiusa in casa da un po.
Amava andare al liceo ma da un po' è tornata alla didattica on line.
Ama vestirsi bene ma dove, ormai?
Ama andare per musei o girare per il centro di Milano a vedere le zone più belle.
Ma non può.
Non può vedere il ragazzo.
Non può incontrarsi con gli amici.
Non può cantare in un duetto, non può andare nello studio.
Non può andare in palestra.
Un giorno mi ha detto che comunque I suoi 14 anni, che sta per compiere, non torneranno più.
E la gente sta sempre a guardare alla finestra e a puntare il dito contro chi non ce la fa più a vivere una vita che è comunque anormale.
Non è facile per nessuno, anche se so che per tanti è anche peggio.
Inutile discutere su chi debba sacrificarsi, giovani , vecchi, perchè ci siamo tutti dentro a questa situazione. E nessuno sa per quanto.
Ma Danny.. Anche il mio va per i 14, ma se osa fiatare gli dico che alla sua età studiavo e lavoravo, altro che piscine e palestre

Poghe seghe, questi non sono sacrifici, ma biscarate
 

Lostris

Utente Ludica
Una considerazione che non vuole difendere un particolare posizione nella eterna lotta fra pragmatismo e umanita':
Siete sulla riva di un fiume, il vostro partner e vostro figlio sono in difficoltà ed annaspano nell'acqua alta in balia della corrente. Trovate una corda, una sola, a chi la lanciate x primo?
Non capisco che c’entra.
 

danny

Utente di lunga data
art. di Dacia Maraini | 09 novembre 2020 Corsera

Nella furia divisiva che stiamo vivendo, c’è chi prova a dividere, non solo i realisti dai negazionisti, i pensionati dai non pensionati, chi ha un posto fisso da chi non ce l‘ha, ma anche i giovani dai vecchi. Una furia davvero inquietante. Ma c’è un equivoco che divide chi interpreta questa differenza come una necessità a cui gli anziani dovrebbero inchinarsi generosamente: il sacrificio di cui parla Chiara Saraceno, e chi invece la ritiene una necessità dovuta al fatto che gli anziani sono fuori dal processo produttivo e quindi inutili allo sviluppo della società. Se non produci sei morto. Visione a dir poco miope perché la produzione non è solo economica, ma di cultura, di sapienza, di cura, di amore, di memoria. È quello che non capisce chi è preso da una interpretazione feticistica del Pil. Mi viene in mente la leggenda giapponese di Narayama: in un piccolo paese incastrato in mezzo alle montagne, c’è un villaggio povero, ma talmente povero che solo chi lavora nei campi può sopravvivere. Per questa ragione, con molto garbo, gli anziani vengono presi sulle spalle dai figli o dai nipoti e portati nel mezzo dei boschi più alti e più fitti dove circolano solo le belve feroci e lasciati lì a morire. Una donna, che ha superato i settanta e non produce ricchezza, perché il suo lavoro in casa non è considerato produttivo, sebbene sgobbi tutto il giorno con braccia ancora robuste accendendo il fuoco, prendendo l’acqua alla fonte, cucinando e pulendo la casa, si vede guardata male dalla comunità del villaggio. E il figlio viene ostracizzato per l’ostinazione nel tenere in casa una madre che per età avrebbe dovuto essere trasferita nei boschi. Il figlio non sa che fare perché ama sua madre e sa quanto sia ancora capace di faticare. La madre amorosa, vedendo la sofferenza del figlio, decide di invecchiarsi e prende a non mangiare, poi si spezza i denti con una pietra, si fa i capelli bianchi con la cenere. Insomma si riduce in uno stato tale che il figlio sarà costretto ad accompagnarla nei boschi.
Ecco un esempio di sacrificio famigliare per il bene della comunità. Ma la leggenda non condanna la madre o il figlio, solo mette in evidenza la crudeltà di un popolo che per fare vivere i più giovani è costretto a fare fuori i più anziani. Da quel momento però la ferocia sarà la cifra della coabitazione e tutti si troveranno contro tutti. Il male è compiuto.

Articolo che fa riflettere....
Nella civiltà contadina gli anziani, privi di reddito e inabili al lavoro, erano semplicemente assistiti e mantenuti dalla famiglia.
Normalmente e con molte più difficoltà logistiche a causa del tempo lavorativo trascorso fuori casa è quanto la maggior parte di noi fa ancora.
I vecchi sono i genitori, i nonni, gli affetti, le persone più care.
Non volermene,ma non concordo su molte cose che hai scritto. Non entro nel merito di cosa pensa o prova tua figlia, ritengo siano cose personali tra genitori e figli e pertanto mi astengo da qualsiasi commento.
sul neretto.... il problema non è affatto chi si debba sacrificare, ma perchè si debba sacrificare qualcuno....
https://video.lastampa.it/socialnew...ero-mascherine-social-indignati/123863/123986

Sul concetto di vita anormale ci sarebbe da discuterne ( su cosa si intende per anormale innanzitutto , se riferito agli adolescenti o a persone adulte in situazioni disperate )).
Ma al sud secondo te hanno vissuto l'esperienza della Lombardia o della bergamasca con gli stessi tempi nostri?
Riportare la frase nel titolo di una persona che evidentemente non ha ancora avuto alcuna esperienza in merito è già un approccio orientato a portare l'argomento a un solo schema. .
Posso dirti allora che i tedeschi quest'estate erano stupiti delle mascherine obbligatorie sul traghetto e delle nostre per loro eccessive precauzioni.
Ognuno di noi ha vissuto diversamente questa situazione e ognuno ha una sua evoluzione e una sua esperienza e i suoi problemi.
Posso dirti che mia figlia vede le foto delle sue amiche sulle storie che sono in giro e che esattamente come a marzo e aprile non c'è un cazzo di controllo da nessuna parte e ognuno fa quello che vuole secondo coscienza. Io non punto il dito contro nessuno: non conosco le situazioni personali e quelle che conosco suscitano in me molta pietà. Se un'amica ha un padre spacciatore qual è il problema? Che lei esca di casa o ci resti?
Noi abbiamo sempre fatto quello che ci era permesso di fare ed evitato ciò che ci era proibito.
Lo facciamo senza bisogno di qualcuno che mi spieghi perché, lo facciamo per la stessa ragione per cui io mi considerei un pessimo amante, ovvero per rispetto delle regole.
E mi sono anche un po' rotto il cazzo dei discorsi moralistici, delle persone che ricordano tutti i morti etc. Porca puttana ho perso 3 persone, lavoro a casa da 8 mesi, ho mezzo ufficio col Covid, oggi la notizia di uno con la polmonite, non esco più e la mia vita è sui social e i 4 passi attorno a casa col cane.
Non è che sia felice ma so che ad altri che conosco va anche peggio.
Spero solo duri poco e non sia il nostro futuro come spesso ci viene detto.
E non c'è bisogno di spiegare perché.

Tocca ai genitori spiegare e frenare la voglia di uscire degli adolescenti.
Se c’era la guerra mica stavamo a discutere esco non esco.
E’ una situazione d’emergenza, si può paragonare alla guerra con la differenza che in pandemia il comportamento di ciascuno influisce molto sulla sorte degli altri.
Anche io faccio fatica a spiegare ad un adolescente perché non deve uscire ( qui si può, ma è fortemente consigliato di non entrare in contatto con persone degli altri nuclei famigliari). È difficile spiegare perché lui non deve uscire quando sta vedendo qualcun’altro che esce.
Io non faccio fatica perché mia figlia lo sa.

Non torneranno più gli anni di nessuno, se è per questo.

Anche a me dispiacciono molte cose, anche per i miei figli, ma non è tragico e, soprattutto, contestualizzo.

La trovo una opportunità per tutti di non dare nulla per scontato, o preteso.
Lo è stata a marzo, ma evidentemente è una lezione non appresa.

Mi preoccupano molto di più le ripercussioni economiche, quelle serie.
E a livello di istruzione, anche.

Non mi impensierisce certo che mio figlio non possa andare in piscina o teatro, o la sua (e di tutti) socialità monca e mutata.
Finora, a livello di istruzione, i suoi voti viaggiano come sempre sopra l'8.
Non mi preoccupo perché è sempre stata tra i migliori della classe e continua ad esserlo ora, al Liceo.
A livello di occupazione ed economico non dico nulla. È una mia preoccupazione da un bel po'. Non navighiamo nell'oro, ma cerchiamo di mantenere le attività ove possibile per non far fallire altre persone.
È evidente trattandosi di un'adolescente e non più di un bambino che possano emergere altre questioni in una particolare fase della vita.

Mamma mia .... questo video. Ma come si fa a dar retta ad una così ???
Ma personaggi così come fate a farli diventare “famosi”?
Perché è trash.

Una considerazione che non vuole difendere un particolare posizione nella eterna lotta fra pragmatismo e umanita':
Siete sulla riva di un fiume, il vostro partner e vostro figlio sono in difficoltà ed annaspano nell'acqua alta in balia della corrente. Trovate una corda, una sola, a chi la lanciate x primo?
Siamo su un forum di tradimenti... Dai!

Ma Danny.. Anche il mio va per i 14, ma se osa fiatare gli dico che alla sua età studiavo e lavoravo, altro che piscine e palestre

Poghe seghe, questi non sono sacrifici, ma biscarate
Studiavi, appunto.
Tuo figlio va a scuola?
Esce di casa?
Che fa, insomma?
Dai, I ragazzi di oggi sono destinati ad avere una vita peggiore della nostra, in un mondo decisamente più competitivo e in cui noi faticheremmo ancor più di loro.
La mia vorrebbe pure lavorare, eh.
L'ultima generazione fortunata è stata quella che ha oggi più di 70 anni, ai 50enni è andata un po' più di sfiga perché faticano col lavoro e non arriveranno alla pensione, i 30enni in buona parte se hanno le capacità vanno all'estero, gli adolescenti di oggi... Probabilmente neppure quello.
 

Lostris

Utente Ludica
Rispondi, rileggi il primo post, poi sono sicuro che capisci.
Non è che non avrei una risposta, è piuttosto banale anche.

Queste finte scelte in situazioni ipotetiche tragiche (chi butti dalla torre?) non mi son mai piaciute e non le ho mai trovate esemplificative di niente.
La questione non è mai chi scegli... ma la scelta stessa in cui, poi, volente o nolente "perdono" sempre tutti.

E secondo me questo era il senso del primo post.
 

danny

Utente di lunga data
Quello che non si è capito è che si fanno i sacrifici li si devono fare tutti in uguale misura, altrimenti diventa un conflitto eterno tra tutti contro tutti.
Contrapporre gli anziani ai giovani è un'ulteriore divisione. Mettere una regione contro l'altra, un tipo di lavoro contro l'altro, persone contro altre.. È devastante nel lungo periodo.
Fai un lockdown? Assicurati regole semplici e fai in modo che le rispettino tutti, senza bisogno di sceriffi da Facebook.
Io voglio vedere controlli in giro.
Non ci sono proprio perché si vogliono evitare disordini, quindi ognuno fa quello che gli pare e tutto resta tranquillo.
Fai in modo che chi perde il proprio sostentamento economico non debba mendicare un cazzo di ristoro. Dai dignità a chi si sta sacrificando per il bene di tutti.
Rinnova sti cazzo di contratti del personale medico e di quello dei mezzi pubblici.
Tassa chi ha redditi fissi per aiutare la sanità. E provvedere a chi redditi non me ha più.
Crea una popolazione solidale, in cui ci sia rispetto per le esigenze del singolo ma anche per i decreti, in ugual misura.
Anche se non saremo mai uguali comunque, perché fare un lockdown in un appartamento da hinterland milanese non sarà mai come farlo in una villa in campagna, almeno proviamoci.
Così, dispiace, ma è un tutti contro tutti.
 

bettypage

Utente acrobata
art. di Dacia Maraini | 09 novembre 2020 Corsera

Nella furia divisiva che stiamo vivendo, c’è chi prova a dividere, non solo i realisti dai negazionisti, i pensionati dai non pensionati, chi ha un posto fisso da chi non ce l‘ha, ma anche i giovani dai vecchi. Una furia davvero inquietante. Ma c’è un equivoco che divide chi interpreta questa differenza come una necessità a cui gli anziani dovrebbero inchinarsi generosamente: il sacrificio di cui parla Chiara Saraceno, e chi invece la ritiene una necessità dovuta al fatto che gli anziani sono fuori dal processo produttivo e quindi inutili allo sviluppo della società. Se non produci sei morto. Visione a dir poco miope perché la produzione non è solo economica, ma di cultura, di sapienza, di cura, di amore, di memoria. È quello che non capisce chi è preso da una interpretazione feticistica del Pil. Mi viene in mente la leggenda giapponese di Narayama: in un piccolo paese incastrato in mezzo alle montagne, c’è un villaggio povero, ma talmente povero che solo chi lavora nei campi può sopravvivere. Per questa ragione, con molto garbo, gli anziani vengono presi sulle spalle dai figli o dai nipoti e portati nel mezzo dei boschi più alti e più fitti dove circolano solo le belve feroci e lasciati lì a morire. Una donna, che ha superato i settanta e non produce ricchezza, perché il suo lavoro in casa non è considerato produttivo, sebbene sgobbi tutto il giorno con braccia ancora robuste accendendo il fuoco, prendendo l’acqua alla fonte, cucinando e pulendo la casa, si vede guardata male dalla comunità del villaggio. E il figlio viene ostracizzato per l’ostinazione nel tenere in casa una madre che per età avrebbe dovuto essere trasferita nei boschi. Il figlio non sa che fare perché ama sua madre e sa quanto sia ancora capace di faticare. La madre amorosa, vedendo la sofferenza del figlio, decide di invecchiarsi e prende a non mangiare, poi si spezza i denti con una pietra, si fa i capelli bianchi con la cenere. Insomma si riduce in uno stato tale che il figlio sarà costretto ad accompagnarla nei boschi.
Ecco un esempio di sacrificio famigliare per il bene della comunità. Ma la leggenda non condanna la madre o il figlio, solo mette in evidenza la crudeltà di un popolo che per fare vivere i più giovani è costretto a fare fuori i più anziani. Da quel momento però la ferocia sarà la cifra della coabitazione e tutti si troveranno contro tutti. Il male è compiuto.

Articolo che fa riflettere....
A me viene in mente Hobbes nel De cive quando descrive gli uomini nello Stato di natura, quando individua l'aggregazione degli uomini come utilitaristica x il bene comune, senza dargli valenza etica ma come mera contrapposizione al male comune, ovvero la morte. Essendo venuto meno l'interesse comune, perché ognuno ormai è concentrato sul proprio interesse ecco scatenarsi Bellum omnium contra omnes, dove il lupo è uomo per il lupo. Io però la responsabilità la addosso a chi ha scatenato questo, a chi non ha saputo garantire uno stato di diritto. Il diritto alla sanità.
Tagli lineari senza eliminare sprechi ma solo risorse.
Assenza di piano per emergenza pandemica, l'ultimo è del 2006.
Il caso 1 è stato individuato grazie ad una dottoressa che ha trasgredito le linee guida. La verità è che il popolino ha fatto i compiti eppure sta con il culo a terra.
Dividi et impera.
In tutto questo marasma vorrei capire chi si sta arricchendo però.
 

void

Utente di lunga data
Non è che non avrei una risposta, è piuttosto banale anche.

Queste finte scelte in situazioni ipotetiche tragiche (chi butti dalla torre?) non mi son mai piaciute e non le ho mai trovate esemplificative di niente.
La questione non è mai chi scegli... ma la scelta stessa in cui, poi, volente o nolente "perdono" sempre tutti

E secondo me questo era il senso del primo post.
Non è che non avrei una risposta, è piuttosto banale anche.

Queste finte scelte in situazioni ipotetiche tragiche (chi butti dalla torre?) non mi son mai piaciute e non le ho mai trovate esemplificative di niente.
La questione non è mai chi scegli... ma la scelta stessa in cui, poi, volente o nolente "perdono" sempre tutti.

E secondo me questo era il senso del primo post.
Mah, ora sono io che non capisco; chi scegli qualifica la scelta (e chi la fa), non so cosa c'entra il perdonare tutti.
Il post iniziale è una critica forte all'approccio pragmatico di privilegiare le categorie "forti", quelle produttive, a scapito degli anziani, ormai fuori dal ciclo produttivo. Argomento che è tornato attuale in tempi di Covid perché nei paesi non latini (nord Europa) l'approccio è di privilegiare, in termini di assistenza medica, le classi produttive attuali e future rispetto agli anziani. Mia figli che vive da quelle parti per ragioni studio mi ha telefonato colpita da questo fatto che gli sembrava poco "umano" e rispettoso nei confronti di chi, come dice Dacia Maraini' è portatore di esperienza, e delle nozioni che essa derivano.
Gli ho fatto allora la domanda che ho fatto a te, (che poi è un fatto avvenuto, dove purtroppo il padre che ha tentato di salvare uno dei due figli - il più piccolo guardacaso - è affogato pure lui) e la risposta è stata quella più ovvia e scontata.
Sicuramente non la ho convinta sulla bontà dell'approccio pragmatico, ma ci ha pensato su e non lo ha trovato più così disumano.
Tutto qui, se sono andato fuori tema, beh, lo siento mucho.
 

Lostris

Utente Ludica
Mah, ora sono io che non capisco; chi scegli qualifica la scelta (e chi la fa), non so cosa c'entra il perdonare tutti.
Il post iniziale è una critica forte all'approccio pragmatico di privilegiare le categorie "forti", quelle produttive, a scapito degli anziani, ormai fuori dal ciclo produttivo. Argomento che è tornato attuale in tempi di Covid perché nei paesi non latini (nord Europa) l'approccio è di privilegiare, in termini di assistenza medica, le classi produttive attuali e future rispetto agli anziani. Mia figli che vive da quelle parti per ragioni studio mi ha telefonato colpita da questo fatto che gli sembrava poco "umano" e rispettoso nei confronti di chi, come dice Dacia Maraini' è portatore di esperienza, e delle nozioni che essa derivano.
Gli ho fatto allora la domanda che ho fatto a te, (che poi è un fatto avvenuto, dove purtroppo il padre che ha tentato di salvare uno dei due figli - il più piccolo guardacaso - è affogato pure lui) e la risposta è stata quella più ovvia e scontata.
Sicuramente non la ho convinta sulla bontà dell'approccio pragmatico, ma ci ha pensato su e non lo ha trovato più così disumano.
Tutto qui, se sono andato fuori tema, beh, lo siento mucho.
il mio “perdono” non era voce del verbo “perdonare”, ma di “perdere”.

Che è un po’ il concetto de “il male è compiuto” rispetto allo scritto iniziale.

E comunque figurati, qui ognuno può portare qualsiasi contributo 😙
 

brenin

Utente
Staff Forum
Nella civiltà contadina gli anziani, privi di reddito e inabili al lavoro, erano semplicemente assistiti e mantenuti dalla famiglia.
Normalmente e con molte più difficoltà logistiche a causa del tempo lavorativo trascorso fuori casa è quanto la maggior parte di noi fa ancora.
I vecchi sono i genitori, i nonni, gli affetti, le persone più care.


Ma al sud secondo te hanno vissuto l'esperienza della Lombardia o della bergamasca con gli stessi tempi nostri?
Riportare la frase nel titolo di una persona che evidentemente non ha ancora avuto alcuna esperienza in merito è già un approccio orientato a portare l'argomento a un solo schema. .
Posso dirti allora che i tedeschi quest'estate erano stupiti delle mascherine obbligatorie sul traghetto e delle nostre per loro eccessive precauzioni.
Ognuno di noi ha vissuto diversamente questa situazione e ognuno ha una sua evoluzione e una sua esperienza e i suoi problemi.
Posso dirti che mia figlia vede le foto delle sue amiche sulle storie che sono in giro e che esattamente come a marzo e aprile non c'è un cazzo di controllo da nessuna parte e ognuno fa quello che vuole secondo coscienza. Io non punto il dito contro nessuno: non conosco le situazioni personali e quelle che conosco suscitano in me molta pietà. Se un'amica ha un padre spacciatore qual è il problema? Che lei esca di casa o ci resti?
Noi abbiamo sempre fatto quello che ci era permesso di fare ed evitato ciò che ci era proibito.
Lo facciamo senza bisogno di qualcuno che mi spieghi perché, lo facciamo per la stessa ragione per cui io mi considerei un pessimo amante, ovvero per rispetto delle regole.
E mi sono anche un po' rotto il cazzo dei discorsi moralistici, delle persone che ricordano tutti i morti etc. Porca puttana ho perso 3 persone, lavoro a casa da 8 mesi, ho mezzo ufficio col Covid, oggi la notizia di uno con la polmonite, non esco più e la mia vita è sui social e i 4 passi attorno a casa col cane.
Non è che sia felice ma so che ad altri che conosco va anche peggio.
Spero solo duri poco e non sia il nostro futuro come spesso ci viene detto.
E non c'è bisogno di spiegare perché.
Non so cosa dire.... vengono ricordate per quello che hanno dato,fatto ed anche per esser morti soffocati, luvidi fino all'ultimo. E' poco ?

https://video.repubblica.it/mondo/l...370873/371482?ref=RHTP-BS-I270682269-P8-S1-T1

A tante persone anziane, come la signora del video, come tutti i nostri nonni e nonne fatti morire, noi tutti dobbiamo molto. E quando non ci si rende conto di queste cose, o non si attribuisce loro la giusta importanza, il futuro del nostro paese ( soprattutto a livello di cooperativismo sociale ) non potrà che riservare ulteriori tragedie.
 

danny

Utente di lunga data
Non so cosa dire.... vengono ricordate per quello che hanno dato,fatto ed anche per esser morti soffocati, luvidi fino all'ultimo. E' poco ?

https://video.repubblica.it/mondo/l...370873/371482?ref=RHTP-BS-I270682269-P8-S1-T1

A tante persone anziane, come la signora del video, come tutti i nostri nonni e nonne fatti morire, noi tutti dobbiamo molto. E quando non ci si rende conto di queste cose, o non si attribuisce loro la giusta importanza, il futuro del nostro paese ( soprattutto a livello di cooperativismo sociale ) non potrà che riservare ulteriori tragedie.
Mia nonna morì durante l'ondata di calore nel 2003.
Ricordo l'indifferenza in ospedale.
Era uno dei tanti vecchi che se ne andarono durante quell'estate torrida. Era un numero di una piccola strage.
Non lo era per me.
Non lo era neppure la sorella di mia moglie.
Morì alla mia età, improvvisamente. Donna sportiva, sana come un pesce.
Finì in ospedale, dopo pochi giorni era buona come pezzo di ricambio.
Me la ricorda nuda, in obitorio, buttata lì, noi in attesa che l'ultima dottoressa addetta all'espianto delle cornee arrivasse per il suo compito.
Era in ritardo e gli amici premevano per poterla vedere prima di essere messa nella bara, ma a noi sembrava terribile che arrivasse quell'immagine di lei tagliata, devastata, con un lenzuolo addosso.
Dopo 4 ore, provammo a chiamare la dottoressa.
Era a casa in maternità. Si incazzò che la disturbammo al telefono, arrivò per pietà in ospedale dopo una ventina di minuti, incazzata nera, ci guardò con disprezzo, fece il suo compito e poi se ne andò sbattendo la porta. Le avevamo rotto le palle.
Mia moglie è stata operata un mese fa. Mentre era lì, in anestesia locale, i medici, dietro la protezione, parlavano di scopate. Delle relazioni tra loro e le tirocinanti. Di quello che facevano.
Ricordo mia cognata, di quando l'equipe di Veronesi le disse che non potevano curarla perché non aveva speranze di vita.
La curò un altro ospedale, pubblico, ed è ancora qua.
Direi che la realtà è sempre più spietata e cinica di quello che vorremmo.
Non mi stupisce il disastro attuale.
 
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