Di noi tre

Stato
Discussione chiusa ad ulteriori risposte.

misia

Utente
L'ennesimo sfogo. Chissà quanti ne avrete letti.
Almeno vi risparmio la finta richiesta di consigli, tanto ognuno poi agisce solo ed esclusivamente di testa propria. Scrivo per necessità. E anche per essere sgridata, forse. Le poche persone con cui ho parlato di questa storia, non riescono a farlo, forse per affetto, forse per mancanza di coraggio, forse perchè un po' faccio loro pena.

Comunque.

Ho un compagno da 13 anni e conviviamo da 10. Ci siamo messi insieme a 22 anni, dopo una profonda amicizia nata a scuola, cresciuta nel tempo e arricchita da un interesse fisico reciproco molto intimo, anche se mai travolgente.
Prima dell'inizio del nostro rapporto, lui era prima di tutto il mio confidente, con cui mi sfogavo delle sofferenze causate dal mio "grande amore", l'altro. Un suo amico, un nostro amico, parte del nostro gruppo e anche lui ex compagno di scuola.
Ne ero perdutamente innamorata, brividi ad ogni tocco, montagne russe di emozioni e tutto il corollario. Non siamo mai stati insieme: l'altro conosceva bene i miei sentimenti, mi trattava da amica per la maggior parte del tempo, ma poi si finiva a letto insieme ogni fine settimana, nonostante avesse una donna di cui si dichiarava innamorato. Tre anni di altalena e ho deciso di troncare, esausta. Me ne sono andata all'estero per un po', per recuperare autostima e guardare la situazione da una certa distanza. Quello che ora è il mio compagno ed io, ci siamo avvicinati. Ho capito che era lui la persona con cui mi sentivo davvero a mio agio, quello con cui avrei potuto costruire qualcosa, la persona a cui tenevo di più al mondo, che AMAVO, oltre l'innamoramento. E dopo fiumi di parole, abbiamo finalmente deciso di lasciarci andare. Siamo stati molto felici, io sono stata molto felice. Specialmente all'inizio, quando riuscivamo ancora ad essere sbarazzini e leggeri nella nostra relazione, sicuri delle basi solide di amicizia. Nessuno dei due è fissato con la fedeltà, ci siamo sempre garantiti la possibilità di sgarrare, consapevoli del fatto che una vita a due non può e non deve essere una gabbia.
Nonostante questo, per 8 anni non ho avuto interesse nel tradirlo.
Poi, 5 anni fa, senza alcun preavviso, l'altro torna a farmi rabbrividire: in una situazione tra amici, trova l'occasione per allontanarsi con me e tenta di baciarmi. Scappo, letteralmente. Iniziamo però a sentirci telematicamente (l'altro vive all'estero, ci vediamo 2-3 volte l'anno in occasione delle sue visite a famiglia e amici), mi confessa di non avere mai smesso di volermi, desiderarmi. Mi lascio coinvolgere, mi convinco che si tratta solo di sesso, della solita devastante chimica che ci ha sempre uniti, dopo qualche mese finiamo a letto, sesso pazzesco e un altro mese di mail infuocate. Poi sparisce nel nulla. Non si fa più sentire per mesi, senza spiegazioni se non un "ti voglio bene, ti spiegherò". Io la prendo male, mi arrabbio e tronco ogni rapporto. Riappare, mi implora di vederci, finiamo di nuovo a letto, ma gli dico che è l'ultima volta: voglio andare avanti con la mia vita, voglio un figlio dal mio compagno, finiamola finchè siamo in tempo.
Mi faccio forza e smetto di sentirlo, provo anche a smettere di pensarci. Nel frattempo il figlio non arriva, dopo 4 mesi, 8 mesi, un anno. Niente. Facciamo analisi e apparentemente non ci sono motivi per un'infertilità, siamo "sine causa". Vi risparmio la sofferenza di coppia e individuale, le difficoltà, la depressione nera, i litigi, i sensi di colpa, l'incapacità di programmare la vita, gli attacchi di panico, l'ansia perenne. Facciamo anche dei tentativi con la procreazione assistita, ma io non reggo, troppa ansia, troppe medicine, troppa pressione. Se un figlio non arriva in quattro anni, forse non è destino?
In mezzo a tutto questo dolore, l'altro riappare. Ricomincio a scrivergli, come se fosse un'oasi in un deserto di sofferenza e immobilità. Per 3 anni ci scriviamo mail sempre più infuocate, ma ci vediamo solo in compagnia. Mai soli.
Lui rifugge le possibilità di incontro.
Poi, ultimamente, mi confessa di essere geloso del mio compagno, mi confessa di amarmi, volermi, che la relazione con la sua attuale donna non è niente in confronto a quello che prova per me, dice di fantasticare su una vita insieme, da coppia. La cosa mi sconvolge, quasi non lo riconosco più. Confesso a lui (e soprattutto a me stessa) di essere innamorata, sì, purtroppo ancora innamorata di lui. Gli chiedo di vederci, lui torna in Italia per pochissimi giorni, ma non riesce a trovare il tempo, di incontrarmi, dice. Prima o poi ci sarà l'occasione, dice. Prima o poi.

Io, nel frattempo, vivo divisa in due: il mio compagno da una parte, che adoro e con cui sto bene da sempre, ma che non riesce più a darmi tutto quello che vorrei, l'altro dall'altra parte che invece mi fa vivere di emozioni e finte promesse.
So benissimo che non posso andare avanti così. La parte razionale di me dice che devo troncare con l'altro, prima di qualsiasi altra decisione, ma ne sarò capace?
Ecco, sono pronta a sentire che orribile persona sono anche da voci diverse dalla mia coscienza.
 

Homer

Utente con ittero
L'ennesimo sfogo. Chissà quanti ne avrete letti.
Almeno vi risparmio la finta richiesta di consigli, tanto ognuno poi agisce solo ed esclusivamente di testa propria. Scrivo per necessità. E anche per essere sgridata, forse. Le poche persone con cui ho parlato di questa storia, non riescono a farlo, forse per affetto, forse per mancanza di coraggio, forse perchè un po' faccio loro pena.

Comunque.

Ho un compagno da 13 anni e conviviamo da 10. Ci siamo messi insieme a 22 anni, dopo una profonda amicizia nata a scuola, cresciuta nel tempo e arricchita da un interesse fisico reciproco molto intimo, anche se mai travolgente.
Prima dell'inizio del nostro rapporto, lui era prima di tutto il mio confidente, con cui mi sfogavo delle sofferenze causate dal mio "grande amore", l'altro. Un suo amico, un nostro amico, parte del nostro gruppo e anche lui ex compagno di scuola.
Ne ero perdutamente innamorata, brividi ad ogni tocco, montagne russe di emozioni e tutto il corollario. Non siamo mai stati insieme: l'altro conosceva bene i miei sentimenti, mi trattava da amica per la maggior parte del tempo, ma poi si finiva a letto insieme ogni fine settimana, nonostante avesse una donna di cui si dichiarava innamorato. Tre anni di altalena e ho deciso di troncare, esausta. Me ne sono andata all'estero per un po', per recuperare autostima e guardare la situazione da una certa distanza. Quello che ora è il mio compagno ed io, ci siamo avvicinati. Ho capito che era lui la persona con cui mi sentivo davvero a mio agio, quello con cui avrei potuto costruire qualcosa, la persona a cui tenevo di più al mondo, che AMAVO, oltre l'innamoramento. E dopo fiumi di parole, abbiamo finalmente deciso di lasciarci andare. Siamo stati molto felici, io sono stata molto felice. Specialmente all'inizio, quando riuscivamo ancora ad essere sbarazzini e leggeri nella nostra relazione, sicuri delle basi solide di amicizia. Nessuno dei due è fissato con la fedeltà, ci siamo sempre garantiti la possibilità di sgarrare, consapevoli del fatto che una vita a due non può e non deve essere una gabbia.
Nonostante questo, per 8 anni non ho avuto interesse nel tradirlo.
Poi, 5 anni fa, senza alcun preavviso, l'altro torna a farmi rabbrividire: in una situazione tra amici, trova l'occasione per allontanarsi con me e tenta di baciarmi. Scappo, letteralmente. Iniziamo però a sentirci telematicamente (l'altro vive all'estero, ci vediamo 2-3 volte l'anno in occasione delle sue visite a famiglia e amici), mi confessa di non avere mai smesso di volermi, desiderarmi. Mi lascio coinvolgere, mi convinco che si tratta solo di sesso, della solita devastante chimica che ci ha sempre uniti, dopo qualche mese finiamo a letto, sesso pazzesco e un altro mese di mail infuocate. Poi sparisce nel nulla. Non si fa più sentire per mesi, senza spiegazioni se non un "ti voglio bene, ti spiegherò". Io la prendo male, mi arrabbio e tronco ogni rapporto. Riappare, mi implora di vederci, finiamo di nuovo a letto, ma gli dico che è l'ultima volta: voglio andare avanti con la mia vita, voglio un figlio dal mio compagno, finiamola finchè siamo in tempo.
Mi faccio forza e smetto di sentirlo, provo anche a smettere di pensarci. Nel frattempo il figlio non arriva, dopo 4 mesi, 8 mesi, un anno. Niente. Facciamo analisi e apparentemente non ci sono motivi per un'infertilità, siamo "sine causa". Vi risparmio la sofferenza di coppia e individuale, le difficoltà, la depressione nera, i litigi, i sensi di colpa, l'incapacità di programmare la vita, gli attacchi di panico, l'ansia perenne. Facciamo anche dei tentativi con la procreazione assistita, ma io non reggo, troppa ansia, troppe medicine, troppa pressione. Se un figlio non arriva in quattro anni, forse non è destino?
In mezzo a tutto questo dolore, l'altro riappare. Ricomincio a scrivergli, come se fosse un'oasi in un deserto di sofferenza e immobilità. Per 3 anni ci scriviamo mail sempre più infuocate, ma ci vediamo solo in compagnia. Mai soli.
Lui rifugge le possibilità di incontro.
Poi, ultimamente, mi confessa di essere geloso del mio compagno, mi confessa di amarmi, volermi, che la relazione con la sua attuale donna non è niente in confronto a quello che prova per me, dice di fantasticare su una vita insieme, da coppia. La cosa mi sconvolge, quasi non lo riconosco più. Confesso a lui (e soprattutto a me stessa) di essere innamorata, sì, purtroppo ancora innamorata di lui. Gli chiedo di vederci, lui torna in Italia per pochissimi giorni, ma non riesce a trovare il tempo, di incontrarmi, dice. Prima o poi ci sarà l'occasione, dice. Prima o poi.

Io, nel frattempo, vivo divisa in due: il mio compagno da una parte, che adoro e con cui sto bene da sempre, ma che non riesce più a darmi tutto quello che vorrei, l'altro dall'altra parte che invece mi fa vivere di emozioni e finte promesse.
So benissimo che non posso andare avanti così. La parte razionale di me dice che devo troncare con l'altro, prima di qualsiasi altra decisione, ma ne sarò capace?
Ecco, sono pronta a sentire che orribile persona sono anche da voci diverse dalla mia coscienza.

Sul primo neretto, per quanto mi riguarda stendiamo un velo pietoso, mi dovete spiegare che cazzo programmate a fare una vita di coppia se poi nella stessa vi sentite imprigionati, è strana la mente umana.


Sul secondo neretto lascia perdere.....:facepalm::facepalm:
 

Ultimo

Escluso
L'ennesimo sfogo. Chissà quanti ne avrete letti.
Almeno vi risparmio la finta richiesta di consigli, tanto ognuno poi agisce solo ed esclusivamente di testa propria. Scrivo per necessità. E anche per essere sgridata, forse. Le poche persone con cui ho parlato di questa storia, non riescono a farlo, forse per affetto, forse per mancanza di coraggio, forse perchè un po' faccio loro pena.

Comunque.

Ho un compagno da 13 anni e conviviamo da 10. Ci siamo messi insieme a 22 anni, dopo una profonda amicizia nata a scuola, cresciuta nel tempo e arricchita da un interesse fisico reciproco molto intimo, anche se mai travolgente.
Prima dell'inizio del nostro rapporto, lui era prima di tutto il mio confidente, con cui mi sfogavo delle sofferenze causate dal mio "grande amore", l'altro. Un suo amico, un nostro amico, parte del nostro gruppo e anche lui ex compagno di scuola.
Ne ero perdutamente innamorata, brividi ad ogni tocco, montagne russe di emozioni e tutto il corollario. Non siamo mai stati insieme: l'altro conosceva bene i miei sentimenti, mi trattava da amica per la maggior parte del tempo, ma poi si finiva a letto insieme ogni fine settimana, nonostante avesse una donna di cui si dichiarava innamorato. Tre anni di altalena e ho deciso di troncare, esausta. Me ne sono andata all'estero per un po', per recuperare autostima e guardare la situazione da una certa distanza. Quello che ora è il mio compagno ed io, ci siamo avvicinati. Ho capito che era lui la persona con cui mi sentivo davvero a mio agio, quello con cui avrei potuto costruire qualcosa, la persona a cui tenevo di più al mondo, che AMAVO, oltre l'innamoramento. E dopo fiumi di parole, abbiamo finalmente deciso di lasciarci andare. Siamo stati molto felici, io sono stata molto felice. Specialmente all'inizio, quando riuscivamo ancora ad essere sbarazzini e leggeri nella nostra relazione, sicuri delle basi solide di amicizia. Nessuno dei due è fissato con la fedeltà, ci siamo sempre garantiti la possibilità di sgarrare, consapevoli del fatto che una vita a due non può e non deve essere una gabbia.
Nonostante questo, per 8 anni non ho avuto interesse nel tradirlo.
Poi, 5 anni fa, senza alcun preavviso, l'altro torna a farmi rabbrividire: in una situazione tra amici, trova l'occasione per allontanarsi con me e tenta di baciarmi. Scappo, letteralmente. Iniziamo però a sentirci telematicamente (l'altro vive all'estero, ci vediamo 2-3 volte l'anno in occasione delle sue visite a famiglia e amici), mi confessa di non avere mai smesso di volermi, desiderarmi. Mi lascio coinvolgere, mi convinco che si tratta solo di sesso, della solita devastante chimica che ci ha sempre uniti, dopo qualche mese finiamo a letto, sesso pazzesco e un altro mese di mail infuocate. Poi sparisce nel nulla. Non si fa più sentire per mesi, senza spiegazioni se non un "ti voglio bene, ti spiegherò". Io la prendo male, mi arrabbio e tronco ogni rapporto. Riappare, mi implora di vederci, finiamo di nuovo a letto, ma gli dico che è l'ultima volta: voglio andare avanti con la mia vita, voglio un figlio dal mio compagno, finiamola finchè siamo in tempo.
Mi faccio forza e smetto di sentirlo, provo anche a smettere di pensarci. Nel frattempo il figlio non arriva, dopo 4 mesi, 8 mesi, un anno. Niente. Facciamo analisi e apparentemente non ci sono motivi per un'infertilità, siamo "sine causa". Vi risparmio la sofferenza di coppia e individuale, le difficoltà, la depressione nera, i litigi, i sensi di colpa, l'incapacità di programmare la vita, gli attacchi di panico, l'ansia perenne. Facciamo anche dei tentativi con la procreazione assistita, ma io non reggo, troppa ansia, troppe medicine, troppa pressione. Se un figlio non arriva in quattro anni, forse non è destino?
In mezzo a tutto questo dolore, l'altro riappare. Ricomincio a scrivergli, come se fosse un'oasi in un deserto di sofferenza e immobilità. Per 3 anni ci scriviamo mail sempre più infuocate, ma ci vediamo solo in compagnia. Mai soli.
Lui rifugge le possibilità di incontro.
Poi, ultimamente, mi confessa di essere geloso del mio compagno, mi confessa di amarmi, volermi, che la relazione con la sua attuale donna non è niente in confronto a quello che prova per me, dice di fantasticare su una vita insieme, da coppia. La cosa mi sconvolge, quasi non lo riconosco più. Confesso a lui (e soprattutto a me stessa) di essere innamorata, sì, purtroppo ancora innamorata di lui. Gli chiedo di vederci, lui torna in Italia per pochissimi giorni, ma non riesce a trovare il tempo, di incontrarmi, dice. Prima o poi ci sarà l'occasione, dice. Prima o poi.

Io, nel frattempo, vivo divisa in due: il mio compagno da una parte, che adoro e con cui sto bene da sempre, ma che non riesce più a darmi tutto quello che vorrei, l'altro dall'altra parte che invece mi fa vivere di emozioni e finte promesse.
So benissimo che non posso andare avanti così. La parte razionale di me dice che devo troncare con l'altro, prima di qualsiasi altra decisione, ma ne sarò capace?
Ecco, sono pronta a sentire che orribile persona sono anche da voci diverse dalla mia coscienza.

Finite di nuovo a letto e cominci a sentire il desiderio di avere un figlio dal tuo compagno?

Non riuscite ad avere figli e, ricominciano emozioni e finte promesse?

Sei pronta a sentire un parere? PASSO.
 

Dalida

Utente di lunga data
L'ennesimo sfogo. Chissà quanti ne avrete letti.
Almeno vi risparmio la finta richiesta di consigli, tanto ognuno poi agisce solo ed esclusivamente di testa propria. Scrivo per necessità. E anche per essere sgridata, forse. Le poche persone con cui ho parlato di questa storia, non riescono a farlo, forse per affetto, forse per mancanza di coraggio, forse perchè un po' faccio loro pena.

Comunque.

Ho un compagno da 13 anni e conviviamo da 10. Ci siamo messi insieme a 22 anni, dopo una profonda amicizia nata a scuola, cresciuta nel tempo e arricchita da un interesse fisico reciproco molto intimo, anche se mai travolgente.
Prima dell'inizio del nostro rapporto, lui era prima di tutto il mio confidente, con cui mi sfogavo delle sofferenze causate dal mio "grande amore", l'altro. Un suo amico, un nostro amico, parte del nostro gruppo e anche lui ex compagno di scuola.
Ne ero perdutamente innamorata, brividi ad ogni tocco, montagne russe di emozioni e tutto il corollario. Non siamo mai stati insieme: l'altro conosceva bene i miei sentimenti, mi trattava da amica per la maggior parte del tempo, ma poi si finiva a letto insieme ogni fine settimana, nonostante avesse una donna di cui si dichiarava innamorato. Tre anni di altalena e ho deciso di troncare, esausta. Me ne sono andata all'estero per un po', per recuperare autostima e guardare la situazione da una certa distanza. Quello che ora è il mio compagno ed io, ci siamo avvicinati. Ho capito che era lui la persona con cui mi sentivo davvero a mio agio, quello con cui avrei potuto costruire qualcosa, la persona a cui tenevo di più al mondo, che AMAVO, oltre l'innamoramento. E dopo fiumi di parole, abbiamo finalmente deciso di lasciarci andare. Siamo stati molto felici, io sono stata molto felice. Specialmente all'inizio, quando riuscivamo ancora ad essere sbarazzini e leggeri nella nostra relazione, sicuri delle basi solide di amicizia. Nessuno dei due è fissato con la fedeltà, ci siamo sempre garantiti la possibilità di sgarrare, consapevoli del fatto che una vita a due non può e non deve essere una gabbia.
Nonostante questo, per 8 anni non ho avuto interesse nel tradirlo.
Poi, 5 anni fa, senza alcun preavviso, l'altro torna a farmi rabbrividire: in una situazione tra amici, trova l'occasione per allontanarsi con me e tenta di baciarmi. Scappo, letteralmente. Iniziamo però a sentirci telematicamente (l'altro vive all'estero, ci vediamo 2-3 volte l'anno in occasione delle sue visite a famiglia e amici), mi confessa di non avere mai smesso di volermi, desiderarmi. Mi lascio coinvolgere, mi convinco che si tratta solo di sesso, della solita devastante chimica che ci ha sempre uniti, dopo qualche mese finiamo a letto, sesso pazzesco e un altro mese di mail infuocate. Poi sparisce nel nulla. Non si fa più sentire per mesi, senza spiegazioni se non un "ti voglio bene, ti spiegherò". Io la prendo male, mi arrabbio e tronco ogni rapporto. Riappare, mi implora di vederci, finiamo di nuovo a letto, ma gli dico che è l'ultima volta: voglio andare avanti con la mia vita, voglio un figlio dal mio compagno, finiamola finchè siamo in tempo.
Mi faccio forza e smetto di sentirlo, provo anche a smettere di pensarci. Nel frattempo il figlio non arriva, dopo 4 mesi, 8 mesi, un anno. Niente. Facciamo analisi e apparentemente non ci sono motivi per un'infertilità, siamo "sine causa". Vi risparmio la sofferenza di coppia e individuale, le difficoltà, la depressione nera, i litigi, i sensi di colpa, l'incapacità di programmare la vita, gli attacchi di panico, l'ansia perenne. Facciamo anche dei tentativi con la procreazione assistita, ma io non reggo, troppa ansia, troppe medicine, troppa pressione. Se un figlio non arriva in quattro anni, forse non è destino?
In mezzo a tutto questo dolore, l'altro riappare. Ricomincio a scrivergli, come se fosse un'oasi in un deserto di sofferenza e immobilità. Per 3 anni ci scriviamo mail sempre più infuocate, ma ci vediamo solo in compagnia. Mai soli.
Lui rifugge le possibilità di incontro.
Poi, ultimamente, mi confessa di essere geloso del mio compagno, mi confessa di amarmi, volermi, che la relazione con la sua attuale donna non è niente in confronto a quello che prova per me, dice di fantasticare su una vita insieme, da coppia. La cosa mi sconvolge, quasi non lo riconosco più. Confesso a lui (e soprattutto a me stessa) di essere innamorata, sì, purtroppo ancora innamorata di lui. Gli chiedo di vederci, lui torna in Italia per pochissimi giorni, ma non riesce a trovare il tempo, di incontrarmi, dice. Prima o poi ci sarà l'occasione, dice. Prima o poi.

Io, nel frattempo, vivo divisa in due: il mio compagno da una parte, che adoro e con cui sto bene da sempre, ma che non riesce più a darmi tutto quello che vorrei, l'altro dall'altra parte che invece mi fa vivere di emozioni e finte promesse.
So benissimo che non posso andare avanti così. La parte razionale di me dice che devo troncare con l'altro, prima di qualsiasi altra decisione, ma ne sarò capace?
Ecco, sono pronta a sentire che orribile persona sono anche da voci diverse dalla mia coscienza.
ciao e benvenuta.
leggendoti mi pare che il tuo compagno sia ormai una specie di amico del cuore o porto sicuro o quello che è.
la passione è tutta per l'altro, che comunque è un uomo volubile e inaffidabile.
anche tu lo sei, per molti versi, poichè subito dopo il ritorno di fiamma hai provato con la storia del figlio (mi spiace comunque per quello che hai passato).
credo che tu debba parlare con il tuo compagno per vedere se qualcosa si può salvare.
ovviamente troncherei con l'altro, con il quale non ci sarà mai niente di più di quello che hai già avuto, temo.
 

Nobody

Utente di lunga data
... e meno male che non è arrivato il figlio. Lascia perdere il farfallone amoroso, se ci riesci... e se non stai più bene col tuo compagno, trova un po' di coraggio. Parlaci, e se non c'è davvero più motivo, lascia anche lui. Nessuno merita di essere preso per il culo così.
 

Spot

utente in roaming.
L'ennesimo sfogo. Chissà quanti ne avrete letti.
Almeno vi risparmio la finta richiesta di consigli, tanto ognuno poi agisce solo ed esclusivamente di testa propria. Scrivo per necessità. E anche per essere sgridata, forse. Le poche persone con cui ho parlato di questa storia, non riescono a farlo, forse per affetto, forse per mancanza di coraggio, forse perchè un po' faccio loro pena.

Comunque.

Ho un compagno da 13 anni e conviviamo da 10. Ci siamo messi insieme a 22 anni, dopo una profonda amicizia nata a scuola, cresciuta nel tempo e arricchita da un interesse fisico reciproco molto intimo, anche se mai travolgente.
Prima dell'inizio del nostro rapporto, lui era prima di tutto il mio confidente, con cui mi sfogavo delle sofferenze causate dal mio "grande amore", l'altro. Un suo amico, un nostro amico, parte del nostro gruppo e anche lui ex compagno di scuola.
Ne ero perdutamente innamorata, brividi ad ogni tocco, montagne russe di emozioni e tutto il corollario. Non siamo mai stati insieme: l'altro conosceva bene i miei sentimenti, mi trattava da amica per la maggior parte del tempo, ma poi si finiva a letto insieme ogni fine settimana, nonostante avesse una donna di cui si dichiarava innamorato. Tre anni di altalena e ho deciso di troncare, esausta. Me ne sono andata all'estero per un po', per recuperare autostima e guardare la situazione da una certa distanza. Quello che ora è il mio compagno ed io, ci siamo avvicinati. Ho capito che era lui la persona con cui mi sentivo davvero a mio agio, quello con cui avrei potuto costruire qualcosa, la persona a cui tenevo di più al mondo, che AMAVO, oltre l'innamoramento. E dopo fiumi di parole, abbiamo finalmente deciso di lasciarci andare. Siamo stati molto felici, io sono stata molto felice. Specialmente all'inizio, quando riuscivamo ancora ad essere sbarazzini e leggeri nella nostra relazione, sicuri delle basi solide di amicizia. Nessuno dei due è fissato con la fedeltà, ci siamo sempre garantiti la possibilità di sgarrare, consapevoli del fatto che una vita a due non può e non deve essere una gabbia.
Nonostante questo, per 8 anni non ho avuto interesse nel tradirlo.
Poi, 5 anni fa, senza alcun preavviso, l'altro torna a farmi rabbrividire: in una situazione tra amici, trova l'occasione per allontanarsi con me e tenta di baciarmi. Scappo, letteralmente. Iniziamo però a sentirci telematicamente (l'altro vive all'estero, ci vediamo 2-3 volte l'anno in occasione delle sue visite a famiglia e amici), mi confessa di non avere mai smesso di volermi, desiderarmi. Mi lascio coinvolgere, mi convinco che si tratta solo di sesso, della solita devastante chimica che ci ha sempre uniti, dopo qualche mese finiamo a letto, sesso pazzesco e un altro mese di mail infuocate. Poi sparisce nel nulla. Non si fa più sentire per mesi, senza spiegazioni se non un "ti voglio bene, ti spiegherò". Io la prendo male, mi arrabbio e tronco ogni rapporto. Riappare, mi implora di vederci, finiamo di nuovo a letto, ma gli dico che è l'ultima volta: voglio andare avanti con la mia vita, voglio un figlio dal mio compagno, finiamola finchè siamo in tempo.
Mi faccio forza e smetto di sentirlo, provo anche a smettere di pensarci. Nel frattempo il figlio non arriva, dopo 4 mesi, 8 mesi, un anno. Niente. Facciamo analisi e apparentemente non ci sono motivi per un'infertilità, siamo "sine causa". Vi risparmio la sofferenza di coppia e individuale, le difficoltà, la depressione nera, i litigi, i sensi di colpa, l'incapacità di programmare la vita, gli attacchi di panico, l'ansia perenne. Facciamo anche dei tentativi con la procreazione assistita, ma io non reggo, troppa ansia, troppe medicine, troppa pressione. Se un figlio non arriva in quattro anni, forse non è destino?
In mezzo a tutto questo dolore, l'altro riappare. Ricomincio a scrivergli, come se fosse un'oasi in un deserto di sofferenza e immobilità. Per 3 anni ci scriviamo mail sempre più infuocate, ma ci vediamo solo in compagnia. Mai soli.
Lui rifugge le possibilità di incontro.
Poi, ultimamente, mi confessa di essere geloso del mio compagno, mi confessa di amarmi, volermi, che la relazione con la sua attuale donna non è niente in confronto a quello che prova per me, dice di fantasticare su una vita insieme, da coppia. La cosa mi sconvolge, quasi non lo riconosco più. Confesso a lui (e soprattutto a me stessa) di essere innamorata, sì, purtroppo ancora innamorata di lui. Gli chiedo di vederci, lui torna in Italia per pochissimi giorni, ma non riesce a trovare il tempo, di incontrarmi, dice. Prima o poi ci sarà l'occasione, dice. Prima o poi.

Io, nel frattempo, vivo divisa in due: il mio compagno da una parte, che adoro e con cui sto bene da sempre, ma che non riesce più a darmi tutto quello che vorrei, l'altro dall'altra parte che invece mi fa vivere di emozioni e finte promesse.
So benissimo che non posso andare avanti così. La parte razionale di me dice che devo troncare con l'altro, prima di qualsiasi altra decisione, ma ne sarò capace?
Ecco, sono pronta a sentire che orribile persona sono anche da voci diverse dalla mia coscienza.
Il secondo neretto ha del paradosso.
Amare e volere qualcosa porta con se la fretta e l'ansia di averla. Cazzate, punto.
Cosa ti attira in questo uomo? Sei sicura che tutti quei brividi non siano semplicemente legati al suo essere da sempre sfuggente, e al fatto che in passato tu non abbia potuto averlo tutto per te?
Perchè altrimenti non capisco proprio.

Inoltre per il primo neretto: una cosa è non essere fissati con la fedeltà, una cosa è stabilire che una coppia sia contemplata l'infedeltà, e in che modo. Ma se il tuo compagno non è al corrente di nulla la tua posizione diventa piuttosto opinabile.
 

Mary The Philips

Utente di lunga data
Per me siete l'uno il tappabuchi delle insoddisfazioni dell'altra; tu insegui un sogno antico, lui vi attinge alla bisogna senza nulla concludere se non del buon sesso.

Se l'altro avesse voluto veramente rivoluzionare la sua vita per te l'avrebbe fatto, e tu gli saresti andata dietro mollando la tua. Ma non l'ha fatto, e non sembra neanche intenzionato seriamente in quella direzione, perciò sei confusa. Ma non hai le palle per lasciare il tuo compagno comunque (perchè il cazzo di porto sicuro fa comodo a chiunque) , pur affermando che sei innamorata di un altro.

Lascia perdere il figlio, per carità; non complicare ulteriormente la vita di altre persone (il tuo compagno e il bambino).
 

Fantastica

Utente di lunga data
@misia

Io farei un discorso all'altro, del tipo senti bello mio, tu vieni a rompere cose preziose che ho edificato insieme, davvero insieme, a un uomo che mi ama davvero. Vedi di smetterla di dire stronzate che mi ami, perché è una balla che non si può sentire. C'è una bella chimica tra noi, punto. Se mi vuoi, mi prendi così e non entri nella mia vita. Se no, aria.
 

misia

Utente
Finite di nuovo a letto e cominci a sentire il desiderio di avere un figlio dal tuo compagno?

Non riuscite ad avere figli e, ricominciano emozioni e finte promesse?

Sei pronta a sentire un parere? PASSO.
Sono più che pronta, anche perchè giudici più severi di me stessa finora non ne ho trovati.

E' chiaro che ho riassunto il tutto, quindi le decisioni (tipo il figlio) nel racconto risultano più repentine e accelerate di quello che sono effettivamente state.

Risposte sparse:

- sì, in qualche modo il mio compagno è il porto sicuro. La persona che più al mondo mi fa sentire bene. Così è sempre stato. Sono altrettanto consapevole che evidentemente non mi basta, mi manca qualcosa.

- la frase sulla "gabbia" è una semplificazione. Non considero la fedeltà un dogma, motivo per cui non mi sposo. E' una cosa su cui sono sempre stata chiara e che il mio compagno comprende e condivide. E' evidente che questo non ha NULLA a che fare con la situazione che sto vivendo, nè mi giustifica in alcun modo

-il figlio che non è mai arrivato è un discorso accantonato, non sono pazza. Fidatevi, che quasi 4 anni di sofferenza alla ricerca di una gravidanza, bastano e avanzano per capire che ad un certo punto devi dire basta. O almeno mettere un punto e virgola.

La verità è che vorrei liberarmi dell'altro e recuperare il rapporto con il mio compagno, perchè ci credo, perchè 13 anni di vita insieme non si buttano via così, perchè insieme ancora sappiamo divertirci ed entrambi siamo l'appoggio dell'altra. Quello che mi terrorizza è l'incapacità di dimenticare, di levarmi dalla testa i famosi "brividi" (anche qui, semplifico). E il non sapere da dove iniziare.
 

perplesso

Administrator
Staff Forum
Sono più che pronta, anche perchè giudici più severi di me stessa finora non ne ho trovati.

E' chiaro che ho riassunto il tutto, quindi le decisioni (tipo il figlio) nel racconto risultano più repentine e accelerate di quello che sono effettivamente state.

Risposte sparse:

- sì, in qualche modo il mio compagno è il porto sicuro. La persona che più al mondo mi fa sentire bene. Così è sempre stato. Sono altrettanto consapevole che evidentemente non mi basta, mi manca qualcosa.

- la frase sulla "gabbia" è una semplificazione. Non considero la fedeltà un dogma, motivo per cui non mi sposo. E' una cosa su cui sono sempre stata chiara e che il mio compagno comprende e condivide. E' evidente che questo non ha NULLA a che fare con la situazione che sto vivendo, nè mi giustifica in alcun modo

-il figlio che non è mai arrivato è un discorso accantonato, non sono pazza. Fidatevi, che quasi 4 anni di sofferenza alla ricerca di una gravidanza, bastano e avanzano per capire che ad un certo punto devi dire basta. O almeno mettere un punto e virgola.

La verità è che vorrei liberarmi dell'altro e recuperare il rapporto con il mio compagno, perchè ci credo, perchè 13 anni di vita insieme non si buttano via così, perchè insieme ancora sappiamo divertirci ed entrambi siamo l'appoggio dell'altra. Quello che mi terrorizza è l'incapacità di dimenticare, di levarmi dalla testa i famosi "brividi" (anche qui, semplifico). E il non sapere da dove iniziare.
dal semplice attacco di manico. prova a prendere in considerazione l'ipotesi che molto molto banalmente l'altro ti fa godere di più per X motivi.

depotenziane la carica fascinatoria pensandolo solo come un bel giocattolone divertente.

se è solo questo che ti lega a lui,ovvero solo il sesso,sappi che sono cerini che si spengono da soli. prima o poi.

se invece non fosse solo il ribaltarsi a letto che ti lega a lui,allora la riflessione che devi fare sulla tua relazione ufficiale è ben più profonda.

ma prima,andiamo col rasoio di Occam e sgomberiamo il campo dalla soluzione più semplice
 

Mary The Philips

Utente di lunga data
@misia

Io farei un discorso all'altro, del tipo senti bello mio, tu vieni a rompere cose preziose che ho edificato insieme, davvero insieme, a un uomo che mi ama davvero. Vedi di smetterla di dire stronzate che mi ami, perché è una balla che non si può sentire. C'è una bella chimica tra noi, punto. Se mi vuoi, mi prendi così e non entri nella mia vita. Se no, aria.
Se non ne fosse innamorata
Confesso a lui (e soprattutto a me stessa) di essere innamorata, sì, purtroppo ancora innamorata di lui
potrebbe parlargli come suggerisci tu. Peccato che lo sia e che i bbrrrividi che lui gli concede di vivere quando gli aggrada premano più forte di ogni ragionamento a freddo.


La verità è che vorrei liberarmi dell'altro e recuperare il rapporto con il mio compagno, perchè ci credo, perchè 13 anni di vita insieme non si buttano via così, perchè insieme ancora sappiamo divertirci ed entrambi siamo l'appoggio dell'altra. Quello che mi terrorizza è l'incapacità di dimenticare, di levarmi dalla testa i famosi "brividi" (anche qui, semplifico). E il non sapere da dove iniziare.

Vuoi liberarti dell'altro solo perchè lui non ti vuole come tu vorresti. E allora ripari nel porto sicuro chepperò, forse, non merita di essere un ripiego. Se poi si sceglie consapevolmente di vivere una vita "ripiegata" va bene uguale, basta saprlo però. Tutti e due.
 
Ultima modifica:

ivanl

Utente di lunga data
Sono più che pronta, anche perchè giudici più severi di me stessa finora non ne ho trovati.

E' chiaro che ho riassunto il tutto, quindi le decisioni (tipo il figlio) nel racconto risultano più repentine e accelerate di quello che sono effettivamente state.

Risposte sparse:

- sì, in qualche modo il mio compagno è il porto sicuro. La persona che più al mondo mi fa sentire bene. Così è sempre stato. Sono altrettanto consapevole che evidentemente non mi basta, mi manca qualcosa.

- la frase sulla "gabbia" è una semplificazione. Non considero la fedeltà un dogma, motivo per cui non mi sposo. E' una cosa su cui sono sempre stata chiara e che il mio compagno comprende e condivide. E' evidente che questo non ha NULLA a che fare con la situazione che sto vivendo, nè mi giustifica in alcun modo

-il figlio che non è mai arrivato è un discorso accantonato, non sono pazza. Fidatevi, che quasi 4 anni di sofferenza alla ricerca di una gravidanza, bastano e avanzano per capire che ad un certo punto devi dire basta. O almeno mettere un punto e virgola.

La verità è che vorrei liberarmi dell'altro e recuperare il rapporto con il mio compagno, perchè ci credo, perchè 13 anni di vita insieme non si buttano via così, perchè insieme ancora sappiamo divertirci ed entrambi siamo l'appoggio dell'altra. Quello che mi terrorizza è l'incapacità di dimenticare, di levarmi dalla testa i famosi "brividi" (anche qui, semplifico). E il non sapere da dove iniziare.
Neretto 1 e 3: fai un favore a quel poveretto del tuo compagno, lascialo. E' evidente che te le stai raccontando e di lui non ti frega un cazzo
Neretto 2: la fedelta' ha a che fare con il rispetto dell'altro a prescindere dal fatto che siate sposati o meno, per cui, ribadisco: fagli un favore, vattene. Per fortuna non avete avuto figli.
 

oscuro

Utente di lunga data
Si

L'ennesimo sfogo. Chissà quanti ne avrete letti.
Almeno vi risparmio la finta richiesta di consigli, tanto ognuno poi agisce solo ed esclusivamente di testa propria. Scrivo per necessità. E anche per essere sgridata, forse. Le poche persone con cui ho parlato di questa storia, non riescono a farlo, forse per affetto, forse per mancanza di coraggio, forse perchè un po' faccio loro pena.

Comunque.

Ho un compagno da 13 anni e conviviamo da 10. Ci siamo messi insieme a 22 anni, dopo una profonda amicizia nata a scuola, cresciuta nel tempo e arricchita da un interesse fisico reciproco molto intimo, anche se mai travolgente.
Prima dell'inizio del nostro rapporto, lui era prima di tutto il mio confidente, con cui mi sfogavo delle sofferenze causate dal mio "grande amore", l'altro. Un suo amico, un nostro amico, parte del nostro gruppo e anche lui ex compagno di scuola.
Ne ero perdutamente innamorata, brividi ad ogni tocco, montagne russe di emozioni e tutto il corollario. Non siamo mai stati insieme: l'altro conosceva bene i miei sentimenti, mi trattava da amica per la maggior parte del tempo, ma poi si finiva a letto insieme ogni fine settimana, nonostante avesse una donna di cui si dichiarava innamorato. Tre anni di altalena e ho deciso di troncare, esausta. Me ne sono andata all'estero per un po', per recuperare autostima e guardare la situazione da una certa distanza. Quello che ora è il mio compagno ed io, ci siamo avvicinati. Ho capito che era lui la persona con cui mi sentivo davvero a mio agio, quello con cui avrei potuto costruire qualcosa, la persona a cui tenevo di più al mondo, che AMAVO, oltre l'innamoramento. E dopo fiumi di parole, abbiamo finalmente deciso di lasciarci andare. Siamo stati molto felici, io sono stata molto felice. Specialmente all'inizio, quando riuscivamo ancora ad essere sbarazzini e leggeri nella nostra relazione, sicuri delle basi solide di amicizia. Nessuno dei due è fissato con la fedeltà, ci siamo sempre garantiti la possibilità di sgarrare, consapevoli del fatto che una vita a due non può e non deve essere una gabbia.
Nonostante questo, per 8 anni non ho avuto interesse nel tradirlo.
Poi, 5 anni fa, senza alcun preavviso, l'altro torna a farmi rabbrividire: in una situazione tra amici, trova l'occasione per allontanarsi con me e tenta di baciarmi. Scappo, letteralmente. Iniziamo però a sentirci telematicamente (l'altro vive all'estero, ci vediamo 2-3 volte l'anno in occasione delle sue visite a famiglia e amici), mi confessa di non avere mai smesso di volermi, desiderarmi. Mi lascio coinvolgere, mi convinco che si tratta solo di sesso, della solita devastante chimica che ci ha sempre uniti, dopo qualche mese finiamo a letto, sesso pazzesco e un altro mese di mail infuocate. Poi sparisce nel nulla. Non si fa più sentire per mesi, senza spiegazioni se non un "ti voglio bene, ti spiegherò". Io la prendo male, mi arrabbio e tronco ogni rapporto. Riappare, mi implora di vederci, finiamo di nuovo a letto, ma gli dico che è l'ultima volta: voglio andare avanti con la mia vita, voglio un figlio dal mio compagno, finiamola finchè siamo in tempo.
Mi faccio forza e smetto di sentirlo, provo anche a smettere di pensarci. Nel frattempo il figlio non arriva, dopo 4 mesi, 8 mesi, un anno. Niente. Facciamo analisi e apparentemente non ci sono motivi per un'infertilità, siamo "sine causa". Vi risparmio la sofferenza di coppia e individuale, le difficoltà, la depressione nera, i litigi, i sensi di colpa, l'incapacità di programmare la vita, gli attacchi di panico, l'ansia perenne. Facciamo anche dei tentativi con la procreazione assistita, ma io non reggo, troppa ansia, troppe medicine, troppa pressione. Se un figlio non arriva in quattro anni, forse non è destino?
In mezzo a tutto questo dolore, l'altro riappare. Ricomincio a scrivergli, come se fosse un'oasi in un deserto di sofferenza e immobilità. Per 3 anni ci scriviamo mail sempre più infuocate, ma ci vediamo solo in compagnia. Mai soli.
Lui rifugge le possibilità di incontro.
Poi, ultimamente, mi confessa di essere geloso del mio compagno, mi confessa di amarmi, volermi, che la relazione con la sua attuale donna non è niente in confronto a quello che prova per me, dice di fantasticare su una vita insieme, da coppia. La cosa mi sconvolge, quasi non lo riconosco più. Confesso a lui (e soprattutto a me stessa) di essere innamorata, sì, purtroppo ancora innamorata di lui. Gli chiedo di vederci, lui torna in Italia per pochissimi giorni, ma non riesce a trovare il tempo, di incontrarmi, dice. Prima o poi ci sarà l'occasione, dice. Prima o poi.

Io, nel frattempo, vivo divisa in due: il mio compagno da una parte, che adoro e con cui sto bene da sempre, ma che non riesce più a darmi tutto quello che vorrei, l'altro dall'altra parte che invece mi fa vivere di emozioni e finte promesse.
So benissimo che non posso andare avanti così. La parte razionale di me dice che devo troncare con l'altro, prima di qualsiasi altra decisione, ma ne sarò capace?
Ecco, sono pronta a sentire che orribile persona sono anche da voci diverse dalla mia coscienza.

Io torvo aberrante la tua storia,e trovo raccapricciante la persona che sei.
Senza mezzi termini,tu sei l'esatta persona che io non vorrei mai incontrare sulla mia strada,il cancro di questa società impazzita e malata,dove tutto è possibile,dove tutto può essere,dove si costruisce tutto sul NULLA.
E allora ecco un unione basata su un 'amicizia che tu chiami amore,stai con lui,solo perché non puoi avere l'altro,ma con il tuo lui vi garantite pecorine extra...tanto è cominciata così,amici che trombavano.....CHE CAZZO DI SCHIFO:ed in questo penoso schifo ecco la ricerca di un figlio,che dovrebbe nascere in quale situazione?fra grandinate di cazzi,pecorine extra,attacchi di manico,ex che tornano e ti strusciano il furetto fra le mani,e dai tanto tutto po' essa no?
Me ne sbatto letteralmente i coglioni di tutti quelli che staranno qui a scrivere...e vabbè...pò esse...che male c'è....PER ME questa situazione è assurda.Cercare pure un figlio....che società di merda.:cool::cool::cool:
 

Stark72

Utente Bestemmiante
Neretto 1 e 3: fai un favore a quel poveretto del tuo compagno, lascialo. E' evidente che te le stai raccontando e di lui non ti frega un cazzo
Neretto 2: la fedelta' ha a che fare con il rispetto dell'altro a prescindere dal fatto che siate sposati o meno, per cui, ribadisco: fagli un favore, vattene. Per fortuna non avete avuto figli.
come se fosse un verde
 

Nicka

Capra Espiatrice
Il problema è a monte.
Ti sei messa con un amico e questo è rimasto...e i brividi sono sempre stati altrove.
Cerca di pensare bene a ogni passo che fai, perchè per quanto l'infedeltà possa essere contemplata tu hai fatto di ben peggio.
Non è una cosa capitata così per caso dopo anni...è qualcosa che va avanti da tanto, troppo tempo.
Lui non ti voleva allora e non ti vuole nemmeno oggi...e ti sei accontentata, perchè di questo si tratta.
Ti sei presa il buon amico...non è una gran bella cosa.
 

oscuro

Utente di lunga data

misia

Utente
Se non ne fosse innamorata potrebbe parlargli come suggerisci tu. Peccato che lo sia e che i bbrrrividi che lui gli concede di vivere quando gli aggrada premano più forte di ogni ragionamento a freddo.





Vuoi liberarti dell'altro solo perchè lui non ti vuole come tu vorresti. E allora ripari nel porto sicuro chepperò, forse, non merita di essere un ripiego. Se poi si sceglie consapevolmente di vivere una vita "ripiegata" va bene uguale, basta saprlo però. Tutti e due.
No, vorrei liberarmi dell'altro perchè non è la persona di cui voglio essere innamorata. Il problema è la differenza tra volontà razionale e emozione basilare, anche animale se volete.
Io non sono affatto convinta che vorrei avere una relazione vera con l'altro, quando non è nemmeno in grado di trovare il modo per dirmi in faccia quello che pensa.
E non sono una ragazzina, so benissimo che la passione svanirebbe nel giro di qualche mese.

E sì, sono una persona orribile, ma non certo per il fatto che non ritengo la monogamia obbligatoria. Per me c'è molto altro in un rapporto e ogni coppia ha un proprio equilibrio indipendente da quelle che sono le regole morali della società.

Infine, se non me ne fregasse un cazzo del mio uomo, vi assicuro che gli avrei confessato già tutto, col rischio di essere lasciata in tronco e ripudiata, pur di liberarmi del senso di colpa e dell'angoscia che mi attanaglia. Se non l'ho fatto è solo perchè non voglio assolutamente che soffra (lo so, detta dopo questa storia sembra ridicolo, ma è proprio così). E qualsiasi decisione prenderò, cercherò di proteggerlo il più possibile.
 
Stato
Discussione chiusa ad ulteriori risposte.
Top