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O

Oscuro

Guest
Père Lachaise. XX arrondissement. Il dottor Faust varcò l’Entrée Monumentale e, affrettandosi, raggiunse, in compagnia del suo aiutante, don Juan, il Bureau de la Conservation, sulla Avenue Casimir Perier; da lì, furtivamente, con la fronte gocciolante di sudore, pala nella manca e vanga nella dritta, cercò, con gli occhi, tutti i nomi e scorse, affannosamente, tutte le tombe: James de Rothschild, Camille Pissarro, Robert Jacob, David Sintzheim… Heloïse et Abelard! Eccola, finalmente! Gridò, esultante.
Il dottor Faust e il suo aiutante, iniziarono a scavare. La vanga. La pala. La pala. La vanga. Terra. Sabbia. Terra. Ossa. Sì, ossa, fino alle ossa dell’Amore: due lunghi femori di Abelard e il teschio rotondo di Heloïse. La passione. Ricordi Abelard? La mano correva più spesso al seno che ai libri. Heloïse, ricordi tuo figlio Astrolabio? Il rapitore di stelle… Forza smisurata ed invincibile è l’Amore, la forza di Esiodo e Parmenide, che rende il tutto un unico “Sfero”.
Il dottor Faust, non aveva tempo da perdere. Non aveva tempo da sprecare, ascoltando gli incanti di stupide risposte. Raccolse le disgraziate ossa in un sacco di juta e raggiunse, irrequieto, in men che non si dica, il suo millenario laboratorio. Il Sincrotrone lo accolse ridendo. Una bocca di ferro spalancata. Denti digrignanti. Stridore affamato. Affamato di energia. Energia. Forza e nerbo dei magneti superconduttori. Mega elettronvolt. Di più! Giga elettronvolt. Di più! Tera elettronvolt. Di più! Di più! Fu allora che il dottor Faust, pensò all’energia più potente dell’Universo: l’Amore. Potrà pur, l’Amore, ammaestrare la vile materia! Potrà pur, l’Amore, giungere là, in quelle terre inviolate, proibite alle forze dell’elettrostatica, ai campi elettrici oscillanti, ai più possenti vettori elettromagnetici.
Don Juan, se ne stava in un angolo. Rideva. Polvere d’ossa! Urlava a squarciagola. Polvere d’Amore! Rispondeva, di rimando, il dottor Faust, pesandone esattamente cento milligrammi con un vecchio bilancino da farmacista; poi, digitò il codice. Il Sincrotrone, improvvisamente, iniziò a pulsare. Un orrido Golem d’acciaio, a cui, come nel Sefer Yezirah, infondere la vita. Vita, sì, ma priva d’anima. Saggezza delle Sefirot! Sapienza di Avraham! Urlò il dottor Faust.
Un acceleratore circolare della lunghezza di settanta chilometri e due anelli di accumulazione. Due fasci di particelle accelerati e poi fatti schiantare, frontalmente, in violente e ripetute collisioni. Elettroni e particelle Tau, protoni e fotoni, alla ricerca della verità, alla ricerca di un lampo di luce sulla struttura fondamentale della materia.
Il dottor Faust iniettò quei cento milligrammi di polvere d’Amore in quella voragine bestiale. Polvere d’Amore. Amore d’antiche ossa. Immediatamente, Fermioni e Bosoni esplosero come candele romane, accecanti ragni nel buio esofago del Golem. Subito dopo, in tonalità di “La maggiore” e con ritmo sincopato, Gluoni, Neutrini e Quark, iniziarono la danza di Shiva, la danza della Creazione. Comparvero, imprigionati in una nera ragnatela di raggi cosmici, Gesù Cristo inchiodato alla croce; Socrate con Santippe; Alessandro, senza spada, alle prese con il nodo Gordiano; Pitagora, impiccato alla radice di due; Maometto, circondato dalle tre dee, e Aristotele, turbato e vagabondo, nel mondo iperuranico platonico. Annunciati da un potente sconquasso, emersero, da una nube radioattiva, Ermes Trismegistus con una copia del “Traité de l'homme”, Dante con Carlo di Valois, Shakespeare con il “poeta rivale”, Paracelso con la tavola di Mendeleev, Giabir ibn Hayyan avvolto da una nube di zolfo e mercurio, e Omero, di cui non si poteva che scorgere l’ombra. Bach con il Duca Wilhelm Ernst, Mozart con Salieri, e Beethoven con una staffa, un’incudine e un martello, sfrecciarono nel lungo tubo dell’acceleratore, travolti da un raggio di particelle alfa e beta in un boato oceanico. A seguito di una violenta esplosione quantistica, si mostrarono scultori e pittori, poeti e scienziati, piante, fiori, animali… In una zona remota e buia di uno degli anelli di accumulazione, si appalesò, incastonato all’interno di un fulgente frattale folgorante, l’Aleph, il luogo dove si trovano, senza confondersi, tutti i luoghi della terra, visti da tutti gli angoli possibili; infine, l’Inferno, il Paradiso e il Purgatorio, esplosero in un unico divampante sfolgorio di raggi gamma.
Polvere d'Amore! Polvere d'Amore! Gridò, improvvisamente, il dottor Faust.
Basta! Vecchio stupido! Sono solo ossa! Del lurido carbonato di calcio! Sbraitò, sbavando dalla bocca, don Juan.
Ancora tremante, il dottor Faust pesò altri cento milligrammi d’Amore universale e li iniettò nel Golem. Improvvisamente, un urlo disumano trafisse, pugnalandola, l’aria. Subito dopo, apparvero il dragone, Angra Mayniu e la dea Kali. Le Bestie. Nel cuore della materia. Nell’ampio spazio che separa il nucleo atomico di protoni e neutroni, dalle orbite degli elettroni rotanti, comparve il falso profeta, l’Anticristo, l’uomo iniquo di san Paolo. Apparve Giuda, impiccato ad un Cercis Siliquastrum. Sconvolto, allucinato e confuso, il dottor Faust, barcollando, afferrò il teschio di Heloïse. In un istante, don Juan, intuì quel che il vecchio scienziato voleva fare e tentò di fermarlo. Vecchio pazzo! – Urlò, l’infedele aiutante - Sconvolgerai le leggi dell’Universo! Violerai le carni dell’Agnello!
Il dottor Faust, posseduto da una forza misteriosa, riuscì a divincolarsi e, afferrata una sbarra di ferro, colpì don Juan alla testa, facendolo cadere, tramortito, sul pavimento sudicio del laboratorio. L’intero teschio di Heloïse, attraversò, infine, le fauci del Sincrotrone. Il dottor Faust cadde a terra, stremato. Un gelido silenzio, calò sul mondo.
Quattro Cavalieri, montando quattro spaventosi cavalli al galoppo, percorsero i lunghi anelli di accumulazione del Sincrotrone. Quattro cavalli antichi e possenti. Uno rosso, uno bianco, uno nero e uno verdastro. Guerra, disordine civile, carestia e morte; procedevano trascinando, legato a delle lunghe corde insanguinate, il corpo martoriato e violentato della verità ultima. Un corpo, con il volto coperto da un velo.
L’ultima parola.
L’Alfa e l’Omega del tutto.
L’inizio e la fine di ogni cosa.
Con le poche forze che ancora l’animavano, il dottor Faust allungò la mano verso quella carne straziata e sanguinante, afferrò il velo che ne copriva il volto e lo gettò lontano.
Finalmente, il dottor Faust, vide.
Vide, Se stesso.
Subito dopo, il vecchio alchimista, cadde a terra senza vita, inghiottito, così, dall’abisso senza significato della materia inanimata.
Emet e Met. Verità e Morte.
Ogni cosa era compiuta.
 
A

anonimaa

Guest
Père Lachaise. XX arrondissement. Il dottor Faust varcò l’Entrée Monumentale e, affrettandosi, raggiunse, in compagnia del suo aiutante, don Juan, il Bureau de la Conservation, sulla Avenue Casimir Perier; da lì, furtivamente, con la fronte gocciolante di sudore, pala nella manca e vanga nella dritta, cercò, con gli occhi, tutti i nomi e scorse, affannosamente, tutte le tombe: James de Rothschild, Camille Pissarro, Robert Jacob, David Sintzheim… Heloïse et Abelard! Eccola, finalmente! Gridò, esultante.
Il dottor Faust e il suo aiutante, iniziarono a scavare. La vanga. La pala. La pala. La vanga. Terra. Sabbia. Terra. Ossa. Sì, ossa, fino alle ossa dell’Amore: due lunghi femori di Abelard e il teschio rotondo di Heloïse. La passione. Ricordi Abelard? La mano correva più spesso al seno che ai libri. Heloïse, ricordi tuo figlio Astrolabio? Il rapitore di stelle… Forza smisurata ed invincibile è l’Amore, la forza di Esiodo e Parmenide, che rende il tutto un unico “Sfero”.
Il dottor Faust, non aveva tempo da perdere. Non aveva tempo da sprecare, ascoltando gli incanti di stupide risposte. Raccolse le disgraziate ossa in un sacco di juta e raggiunse, irrequieto, in men che non si dica, il suo millenario laboratorio. Il Sincrotrone lo accolse ridendo. Una bocca di ferro spalancata. Denti digrignanti. Stridore affamato. Affamato di energia. Energia. Forza e nerbo dei magneti superconduttori. Mega elettronvolt. Di più! Giga elettronvolt. Di più! Tera elettronvolt. Di più! Di più! Fu allora che il dottor Faust, pensò all’energia più potente dell’Universo: l’Amore. Potrà pur, l’Amore, ammaestrare la vile materia! Potrà pur, l’Amore, giungere là, in quelle terre inviolate, proibite alle forze dell’elettrostatica, ai campi elettrici oscillanti, ai più possenti vettori elettromagnetici.
Don Juan, se ne stava in un angolo. Rideva. Polvere d’ossa! Urlava a squarciagola. Polvere d’Amore! Rispondeva, di rimando, il dottor Faust, pesandone esattamente cento milligrammi con un vecchio bilancino da farmacista; poi, digitò il codice. Il Sincrotrone, improvvisamente, iniziò a pulsare. Un orrido Golem d’acciaio, a cui, come nel Sefer Yezirah, infondere la vita. Vita, sì, ma priva d’anima. Saggezza delle Sefirot! Sapienza di Avraham! Urlò il dottor Faust.
Un acceleratore circolare della lunghezza di settanta chilometri e due anelli di accumulazione. Due fasci di particelle accelerati e poi fatti schiantare, frontalmente, in violente e ripetute collisioni. Elettroni e particelle Tau, protoni e fotoni, alla ricerca della verità, alla ricerca di un lampo di luce sulla struttura fondamentale della materia.
Il dottor Faust iniettò quei cento milligrammi di polvere d’Amore in quella voragine bestiale. Polvere d’Amore. Amore d’antiche ossa. Immediatamente, Fermioni e Bosoni esplosero come candele romane, accecanti ragni nel buio esofago del Golem. Subito dopo, in tonalità di “La maggiore” e con ritmo sincopato, Gluoni, Neutrini e Quark, iniziarono la danza di Shiva, la danza della Creazione. Comparvero, imprigionati in una nera ragnatela di raggi cosmici, Gesù Cristo inchiodato alla croce; Socrate con Santippe; Alessandro, senza spada, alle prese con il nodo Gordiano; Pitagora, impiccato alla radice di due; Maometto, circondato dalle tre dee, e Aristotele, turbato e vagabondo, nel mondo iperuranico platonico. Annunciati da un potente sconquasso, emersero, da una nube radioattiva, Ermes Trismegistus con una copia del “Traité de l'homme”, Dante con Carlo di Valois, Shakespeare con il “poeta rivale”, Paracelso con la tavola di Mendeleev, Giabir ibn Hayyan avvolto da una nube di zolfo e mercurio, e Omero, di cui non si poteva che scorgere l’ombra. Bach con il Duca Wilhelm Ernst, Mozart con Salieri, e Beethoven con una staffa, un’incudine e un martello, sfrecciarono nel lungo tubo dell’acceleratore, travolti da un raggio di particelle alfa e beta in un boato oceanico. A seguito di una violenta esplosione quantistica, si mostrarono scultori e pittori, poeti e scienziati, piante, fiori, animali… In una zona remota e buia di uno degli anelli di accumulazione, si appalesò, incastonato all’interno di un fulgente frattale folgorante, l’Aleph, il luogo dove si trovano, senza confondersi, tutti i luoghi della terra, visti da tutti gli angoli possibili; infine, l’Inferno, il Paradiso e il Purgatorio, esplosero in un unico divampante sfolgorio di raggi gamma.
Polvere d'Amore! Polvere d'Amore! Gridò, improvvisamente, il dottor Faust.
Basta! Vecchio stupido! Sono solo ossa! Del lurido carbonato di calcio! Sbraitò, sbavando dalla bocca, don Juan.
Ancora tremante, il dottor Faust pesò altri cento milligrammi d’Amore universale e li iniettò nel Golem. Improvvisamente, un urlo disumano trafisse, pugnalandola, l’aria. Subito dopo, apparvero il dragone, Angra Mayniu e la dea Kali. Le Bestie. Nel cuore della materia. Nell’ampio spazio che separa il nucleo atomico di protoni e neutroni, dalle orbite degli elettroni rotanti, comparve il falso profeta, l’Anticristo, l’uomo iniquo di san Paolo. Apparve Giuda, impiccato ad un Cercis Siliquastrum. Sconvolto, allucinato e confuso, il dottor Faust, barcollando, afferrò il teschio di Heloïse. In un istante, don Juan, intuì quel che il vecchio scienziato voleva fare e tentò di fermarlo. Vecchio pazzo! – Urlò, l’infedele aiutante - Sconvolgerai le leggi dell’Universo! Violerai le carni dell’Agnello!
Il dottor Faust, posseduto da una forza misteriosa, riuscì a divincolarsi e, afferrata una sbarra di ferro, colpì don Juan alla testa, facendolo cadere, tramortito, sul pavimento sudicio del laboratorio. L’intero teschio di Heloïse, attraversò, infine, le fauci del Sincrotrone. Il dottor Faust cadde a terra, stremato. Un gelido silenzio, calò sul mondo.
Quattro Cavalieri, montando quattro spaventosi cavalli al galoppo, percorsero i lunghi anelli di accumulazione del Sincrotrone. Quattro cavalli antichi e possenti. Uno rosso, uno bianco, uno nero e uno verdastro. Guerra, disordine civile, carestia e morte; procedevano trascinando, legato a delle lunghe corde insanguinate, il corpo martoriato e violentato della verità ultima. Un corpo, con il volto coperto da un velo.
L’ultima parola.
L’Alfa e l’Omega del tutto.
L’inizio e la fine di ogni cosa.
Con le poche forze che ancora l’animavano, il dottor Faust allungò la mano verso quella carne straziata e sanguinante, afferrò il velo che ne copriva il volto e lo gettò lontano.
Finalmente, il dottor Faust, vide.
Vide, Se stesso.
Subito dopo, il vecchio alchimista, cadde a terra senza vita, inghiottito, così, dall’abisso senza significato della materia inanimata.
Emet e Met. Verità e Morte.
Ogni cosa era compiuta.
oscuro mi dispiace deluderti ma a me piace tantissimo! perchè ce lhai con chen? si può sapere che ti ha fatto?
 

Fedifrago

Utente di lunga data
Père Lachaise. XX arrondissement. Il dottor Faust varcò l’Entrée Monumentale e, affrettandosi, raggiunse, in compagnia del suo aiutante, don Juan, il Bureau de la Conservation, sulla Avenue Casimir Perier; da lì, furtivamente, con la fronte gocciolante di sudore, pala nella manca e vanga nella dritta, cercò, con gli occhi, tutti i nomi e scorse, affannosamente, tutte le tombe: James de Rothschild, Camille Pissarro, Robert Jacob, David Sintzheim… Heloïse et Abelard! Eccola, finalmente! Gridò, esultante.
Il dottor Faust e il suo aiutante, iniziarono a scavare. La vanga. La pala. La pala. La vanga. Terra. Sabbia. Terra. Ossa. Sì, ossa, fino alle ossa dell’Amore: due lunghi femori di Abelard e il teschio rotondo di Heloïse. La passione. Ricordi Abelard? La mano correva più spesso al seno che ai libri. Heloïse, ricordi tuo figlio Astrolabio? Il rapitore di stelle… Forza smisurata ed invincibile è l’Amore, la forza di Esiodo e Parmenide, che rende il tutto un unico “Sfero”.
Il dottor Faust, non aveva tempo da perdere. Non aveva tempo da sprecare, ascoltando gli incanti di stupide risposte. Raccolse le disgraziate ossa in un sacco di juta e raggiunse, irrequieto, in men che non si dica, il suo millenario laboratorio. Il Sincrotrone lo accolse ridendo. Una bocca di ferro spalancata. Denti digrignanti. Stridore affamato. Affamato di energia. Energia. Forza e nerbo dei magneti superconduttori. Mega elettronvolt. Di più! Giga elettronvolt. Di più! Tera elettronvolt. Di più! Di più! Fu allora che il dottor Faust, pensò all’energia più potente dell’Universo: l’Amore. Potrà pur, l’Amore, ammaestrare la vile materia! Potrà pur, l’Amore, giungere là, in quelle terre inviolate, proibite alle forze dell’elettrostatica, ai campi elettrici oscillanti, ai più possenti vettori elettromagnetici.
Don Juan, se ne stava in un angolo. Rideva. Polvere d’ossa! Urlava a squarciagola. Polvere d’Amore! Rispondeva, di rimando, il dottor Faust, pesandone esattamente cento milligrammi con un vecchio bilancino da farmacista; poi, digitò il codice. Il Sincrotrone, improvvisamente, iniziò a pulsare. Un orrido Golem d’acciaio, a cui, come nel Sefer Yezirah, infondere la vita. Vita, sì, ma priva d’anima. Saggezza delle Sefirot! Sapienza di Avraham! Urlò il dottor Faust.
Un acceleratore circolare della lunghezza di settanta chilometri e due anelli di accumulazione. Due fasci di particelle accelerati e poi fatti schiantare, frontalmente, in violente e ripetute collisioni. Elettroni e particelle Tau, protoni e fotoni, alla ricerca della verità, alla ricerca di un lampo di luce sulla struttura fondamentale della materia.
Il dottor Faust iniettò quei cento milligrammi di polvere d’Amore in quella voragine bestiale. Polvere d’Amore. Amore d’antiche ossa. Immediatamente, Fermioni e Bosoni esplosero come candele romane, accecanti ragni nel buio esofago del Golem. Subito dopo, in tonalità di “La maggiore” e con ritmo sincopato, Gluoni, Neutrini e Quark, iniziarono la danza di Shiva, la danza della Creazione. Comparvero, imprigionati in una nera ragnatela di raggi cosmici, Gesù Cristo inchiodato alla croce; Socrate con Santippe; Alessandro, senza spada, alle prese con il nodo Gordiano; Pitagora, impiccato alla radice di due; Maometto, circondato dalle tre dee, e Aristotele, turbato e vagabondo, nel mondo iperuranico platonico. Annunciati da un potente sconquasso, emersero, da una nube radioattiva, Ermes Trismegistus con una copia del “Traité de l'homme”, Dante con Carlo di Valois, Shakespeare con il “poeta rivale”, Paracelso con la tavola di Mendeleev, Giabir ibn Hayyan avvolto da una nube di zolfo e mercurio, e Omero, di cui non si poteva che scorgere l’ombra. Bach con il Duca Wilhelm Ernst, Mozart con Salieri, e Beethoven con una staffa, un’incudine e un martello, sfrecciarono nel lungo tubo dell’acceleratore, travolti da un raggio di particelle alfa e beta in un boato oceanico. A seguito di una violenta esplosione quantistica, si mostrarono scultori e pittori, poeti e scienziati, piante, fiori, animali… In una zona remota e buia di uno degli anelli di accumulazione, si appalesò, incastonato all’interno di un fulgente frattale folgorante, l’Aleph, il luogo dove si trovano, senza confondersi, tutti i luoghi della terra, visti da tutti gli angoli possibili; infine, l’Inferno, il Paradiso e il Purgatorio, esplosero in un unico divampante sfolgorio di raggi gamma.
Polvere d'Amore! Polvere d'Amore! Gridò, improvvisamente, il dottor Faust.
Basta! Vecchio stupido! Sono solo ossa! Del lurido carbonato di calcio! Sbraitò, sbavando dalla bocca, don Juan.
Ancora tremante, il dottor Faust pesò altri cento milligrammi d’Amore universale e li iniettò nel Golem. Improvvisamente, un urlo disumano trafisse, pugnalandola, l’aria. Subito dopo, apparvero il dragone, Angra Mayniu e la dea Kali. Le Bestie. Nel cuore della materia. Nell’ampio spazio che separa il nucleo atomico di protoni e neutroni, dalle orbite degli elettroni rotanti, comparve il falso profeta, l’Anticristo, l’uomo iniquo di san Paolo. Apparve Giuda, impiccato ad un Cercis Siliquastrum. Sconvolto, allucinato e confuso, il dottor Faust, barcollando, afferrò il teschio di Heloïse. In un istante, don Juan, intuì quel che il vecchio scienziato voleva fare e tentò di fermarlo. Vecchio pazzo! – Urlò, l’infedele aiutante - Sconvolgerai le leggi dell’Universo! Violerai le carni dell’Agnello!
Il dottor Faust, posseduto da una forza misteriosa, riuscì a divincolarsi e, afferrata una sbarra di ferro, colpì don Juan alla testa, facendolo cadere, tramortito, sul pavimento sudicio del laboratorio. L’intero teschio di Heloïse, attraversò, infine, le fauci del Sincrotrone. Il dottor Faust cadde a terra, stremato. Un gelido silenzio, calò sul mondo.
Quattro Cavalieri, montando quattro spaventosi cavalli al galoppo, percorsero i lunghi anelli di accumulazione del Sincrotrone. Quattro cavalli antichi e possenti. Uno rosso, uno bianco, uno nero e uno verdastro. Guerra, disordine civile, carestia e morte; procedevano trascinando, legato a delle lunghe corde insanguinate, il corpo martoriato e violentato della verità ultima. Un corpo, con il volto coperto da un velo.
L’ultima parola.
L’Alfa e l’Omega del tutto.
L’inizio e la fine di ogni cosa.
Con le poche forze che ancora l’animavano, il dottor Faust allungò la mano verso quella carne straziata e sanguinante, afferrò il velo che ne copriva il volto e lo gettò lontano.
Finalmente, il dottor Faust, vide.
Vide, Se stesso.
Subito dopo, il vecchio alchimista, cadde a terra senza vita, inghiottito, così, dall’abisso senza significato della materia inanimata.
Emet e Met. Verità e Morte.
Ogni cosa era compiuta.
Analizzando solo lo scritto, personalmente lo trovo un pò troppo "costruito", forzato, poco scorrevole, con la ricerca dell'elemento "eroico" a tutti i costi, un pò stucchevole.

Ma de gustibus....
 
O

Old chensamurai

Guest
Père Lachaise. XX arrondissement. Il dottor Faust varcò l’Entrée Monumentale e, affrettandosi, raggiunse, in compagnia del suo aiutante, don Juan, il Bureau de la Conservation, sulla Avenue Casimir Perier; da lì, furtivamente, con la fronte gocciolante di sudore, pala nella manca e vanga nella dritta, cercò, con gli occhi, tutti i nomi e scorse, affannosamente, tutte le tombe: James de Rothschild, Camille Pissarro, Robert Jacob, David Sintzheim… Heloïse et Abelard! Eccola, finalmente! Gridò, esultante.
Il dottor Faust e il suo aiutante, iniziarono a scavare. La vanga. La pala. La pala. La vanga. Terra. Sabbia. Terra. Ossa. Sì, ossa, fino alle ossa dell’Amore: due lunghi femori di Abelard e il teschio rotondo di Heloïse. La passione. Ricordi Abelard? La mano correva più spesso al seno che ai libri. Heloïse, ricordi tuo figlio Astrolabio? Il rapitore di stelle… Forza smisurata ed invincibile è l’Amore, la forza di Esiodo e Parmenide, che rende il tutto un unico “Sfero”.
Il dottor Faust, non aveva tempo da perdere. Non aveva tempo da sprecare, ascoltando gli incanti di stupide risposte. Raccolse le disgraziate ossa in un sacco di juta e raggiunse, irrequieto, in men che non si dica, il suo millenario laboratorio. Il Sincrotrone lo accolse ridendo. Una bocca di ferro spalancata. Denti digrignanti. Stridore affamato. Affamato di energia. Energia. Forza e nerbo dei magneti superconduttori. Mega elettronvolt. Di più! Giga elettronvolt. Di più! Tera elettronvolt. Di più! Di più! Fu allora che il dottor Faust, pensò all’energia più potente dell’Universo: l’Amore. Potrà pur, l’Amore, ammaestrare la vile materia! Potrà pur, l’Amore, giungere là, in quelle terre inviolate, proibite alle forze dell’elettrostatica, ai campi elettrici oscillanti, ai più possenti vettori elettromagnetici.
Don Juan, se ne stava in un angolo. Rideva. Polvere d’ossa! Urlava a squarciagola. Polvere d’Amore! Rispondeva, di rimando, il dottor Faust, pesandone esattamente cento milligrammi con un vecchio bilancino da farmacista; poi, digitò il codice. Il Sincrotrone, improvvisamente, iniziò a pulsare. Un orrido Golem d’acciaio, a cui, come nel Sefer Yezirah, infondere la vita. Vita, sì, ma priva d’anima. Saggezza delle Sefirot! Sapienza di Avraham! Urlò il dottor Faust.
Un acceleratore circolare della lunghezza di settanta chilometri e due anelli di accumulazione. Due fasci di particelle accelerati e poi fatti schiantare, frontalmente, in violente e ripetute collisioni. Elettroni e particelle Tau, protoni e fotoni, alla ricerca della verità, alla ricerca di un lampo di luce sulla struttura fondamentale della materia.
Il dottor Faust iniettò quei cento milligrammi di polvere d’Amore in quella voragine bestiale. Polvere d’Amore. Amore d’antiche ossa. Immediatamente, Fermioni e Bosoni esplosero come candele romane, accecanti ragni nel buio esofago del Golem. Subito dopo, in tonalità di “La maggiore” e con ritmo sincopato, Gluoni, Neutrini e Quark, iniziarono la danza di Shiva, la danza della Creazione. Comparvero, imprigionati in una nera ragnatela di raggi cosmici, Gesù Cristo inchiodato alla croce; Socrate con Santippe; Alessandro, senza spada, alle prese con il nodo Gordiano; Pitagora, impiccato alla radice di due; Maometto, circondato dalle tre dee, e Aristotele, turbato e vagabondo, nel mondo iperuranico platonico. Annunciati da un potente sconquasso, emersero, da una nube radioattiva, Ermes Trismegistus con una copia del “Traité de l'homme”, Dante con Carlo di Valois, Shakespeare con il “poeta rivale”, Paracelso con la tavola di Mendeleev, Giabir ibn Hayyan avvolto da una nube di zolfo e mercurio, e Omero, di cui non si poteva che scorgere l’ombra. Bach con il Duca Wilhelm Ernst, Mozart con Salieri, e Beethoven con una staffa, un’incudine e un martello, sfrecciarono nel lungo tubo dell’acceleratore, travolti da un raggio di particelle alfa e beta in un boato oceanico. A seguito di una violenta esplosione quantistica, si mostrarono scultori e pittori, poeti e scienziati, piante, fiori, animali… In una zona remota e buia di uno degli anelli di accumulazione, si appalesò, incastonato all’interno di un fulgente frattale folgorante, l’Aleph, il luogo dove si trovano, senza confondersi, tutti i luoghi della terra, visti da tutti gli angoli possibili; infine, l’Inferno, il Paradiso e il Purgatorio, esplosero in un unico divampante sfolgorio di raggi gamma.
Polvere d'Amore! Polvere d'Amore! Gridò, improvvisamente, il dottor Faust.
Basta! Vecchio stupido! Sono solo ossa! Del lurido carbonato di calcio! Sbraitò, sbavando dalla bocca, don Juan.
Ancora tremante, il dottor Faust pesò altri cento milligrammi d’Amore universale e li iniettò nel Golem. Improvvisamente, un urlo disumano trafisse, pugnalandola, l’aria. Subito dopo, apparvero il dragone, Angra Mayniu e la dea Kali. Le Bestie. Nel cuore della materia. Nell’ampio spazio che separa il nucleo atomico di protoni e neutroni, dalle orbite degli elettroni rotanti, comparve il falso profeta, l’Anticristo, l’uomo iniquo di san Paolo. Apparve Giuda, impiccato ad un Cercis Siliquastrum. Sconvolto, allucinato e confuso, il dottor Faust, barcollando, afferrò il teschio di Heloïse. In un istante, don Juan, intuì quel che il vecchio scienziato voleva fare e tentò di fermarlo. Vecchio pazzo! – Urlò, l’infedele aiutante - Sconvolgerai le leggi dell’Universo! Violerai le carni dell’Agnello!
Il dottor Faust, posseduto da una forza misteriosa, riuscì a divincolarsi e, afferrata una sbarra di ferro, colpì don Juan alla testa, facendolo cadere, tramortito, sul pavimento sudicio del laboratorio. L’intero teschio di Heloïse, attraversò, infine, le fauci del Sincrotrone. Il dottor Faust cadde a terra, stremato. Un gelido silenzio, calò sul mondo.
Quattro Cavalieri, montando quattro spaventosi cavalli al galoppo, percorsero i lunghi anelli di accumulazione del Sincrotrone. Quattro cavalli antichi e possenti. Uno rosso, uno bianco, uno nero e uno verdastro. Guerra, disordine civile, carestia e morte; procedevano trascinando, legato a delle lunghe corde insanguinate, il corpo martoriato e violentato della verità ultima. Un corpo, con il volto coperto da un velo.
L’ultima parola.
L’Alfa e l’Omega del tutto.
L’inizio e la fine di ogni cosa.
Con le poche forze che ancora l’animavano, il dottor Faust allungò la mano verso quella carne straziata e sanguinante, afferrò il velo che ne copriva il volto e lo gettò lontano.
Finalmente, il dottor Faust, vide.
Vide, Se stesso.
Subito dopo, il vecchio alchimista, cadde a terra senza vita, inghiottito, così, dall’abisso senza significato della materia inanimata.
Emet e Met. Verità e Morte.
Ogni cosa era compiuta.
... Hi, hi, hi... Ciao, amico Oscuro!... Ma allora, per te, è proprio un'ossessione!... Hi, hi, hi... L'ho appena pubblicato e me lo ritrovo già qui!... Hi, hi, hi... Sei proprio un "matto da legare"... Hi, hi, hi...
 
O

Old chensamurai

Guest
Analizzando solo lo scritto, personalmente lo trovo un pò troppo "costruito", forzato, poco scorrevole, con la ricerca dell'elemento "eroico" a tutti i costi, un pò stucchevole.

Ma de gustibus....
... Mi interessano le tue considerazioni... Sebbene, amico mio, tu debba partire da un presuuposto fondamentale: è il dottor Faust... Capisci?... Questo, per quanto riguarda l'aspetto "eroico"... Romantico... Titanico... Ho provato a scrivere qualcosa di molto "allusivo"... Che potesse creare una serie di "livelli" interpretativi... Diversi... Che si richiamino l'un l'altro...
... Guarda che per capire fino in fondo il testo, devi coglierne i riferimenti...
... Comunque, ho apprezzato il tuo commento...
 
O

oscuro

Guest
L'ammetto avevo finito la carta igienica in bagno e non sapevo con cosa pulirmi hih hi hi hi.....
 
O

oscuro

Guest
Non l'ho mandato ,io ma lui a mio nome per farsi pubblicità....!!!
 
O

oscuro

Guest
Il problema è che a casa tua non avete neanche la tazza del cesso....andate dai vicini!!!!
 
S

sorry

Guest
perplessità

però ... strano che uno scrittore affermato pubblichi in anonimato un suo scritto su un sito web. conoscendo l'ambientino uno scrittore affermato non pubblicherebbe nemmeno la sua lista della spesa senza nome e cognome e cartaceo ... e qualcuno con le liste della spesa ha tirato su un libretto (v. la duras)
 
O

oscuro

Guest
Strano perchè la mia bocca è spesso impegnata per altro a casa tua!!
 
Stato
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