Come Vivian Mayer

Brunetta

Utente di lunga data
Non voglio parlare di fotografia, ma nemmeno di letteratura...
Avete mai pensato di scrivere?
Leggendo “il vincente“ ho pensato a quanto lui stia narrandosi una possibile avventura, un amore, una vita alternativa che noi vediamo bene che è irrealizzabile.
Però tutti abbiamo desideri, aspirazioni, sogni, fantasie, avete mai pensato di narrarle?
Se si prende in mano la penna o si comincia a digitare con l’idea di scrivere un’opera pubblicabile, non solo ci si sete inadeguati, ma si pensa che bisognerebbe cambiare troppe cose per non mettere particolari segreti o rendere riconoscibili gli altri.
Invece scrivere ho scoperto recentemente che è un atto molto liberatorio e che serve anche a vedere a una distanza leggibile, per miopi e presbiti della propria vita, certi vissuti con nitidezza.
Del resto tutti coloro che scrivono qui lo fanno.

Ah cosa c’entra Vivian Mayer? Beh anche lei cercava di mettere a fuoco la sua vita e il suo contesto, senza l’ambizione di essere capita. Anche se poi oggi ci sembra straordinaria.
 

Vera

Moderator
Staff Forum
Io scrivo molto. L'ho sempre fatto.
Quando sono arrabbiata, triste o pensierosa mi metto a riordinare i cassetti, a pulire il frigo, a danzare fino allo sfinimento. E scrivo.
Mi capita di farlo anche su un tovagliolo di carta, al bar.
Sento proprio il bisogno di mettere nero su bianco i miei pensieri. Qualche volta sono andata a rileggerli, a distanza di tempo. Mi piace perdermi per poi ritrovarmi, magari diversa o sempre la stessa.
È una cosa mia, non li ho mai mostrati a nessuno.
Due, tre volte ho scritto qualcosa qui, sul forum. È stata, per me, una grande prova. Volevo vedere che effetto mi avrebbe fatto sapendo che qualcuno avrebbe letto i miei pensieri.
È stato difficile, nonostante voi non mi conosciate, ma allo stesso tempo, oserei dire, piacevole.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Io scrivo molto. L'ho sempre fatto.
Quando sono arrabbiata, triste o pensierosa mi metto a riordinare i cassetti, a pulire il frigo, a danzare fino allo sfinimento. E scrivo.
Mi capita di farlo anche su un tovagliolo di carta, al bar.
Sento proprio il bisogno di mettere nero su bianco i miei pensieri. Qualche volta sono andata a rileggerli, a distanza di tempo. Mi piace perdermi per poi ritrovarmi, magari diversa o sempre la stessa.
È una cosa mia, non li ho mai mostrati a nessuno.
Due, tre volte ho scritto qualcosa qui, sul forum. È stata, per me, una grande prova. Volevo vedere che effetto mi avrebbe fatto sapendo che qualcuno avrebbe letto i miei pensieri.
È stato difficile, nonostante voi non mi conosciate, ma allo stesso tempo, oserei dire, piacevole.
Infatti penso che sia una cosa importante, ma non diffusa o quanto meno non rivelata.
Molti anni fa qui si era costruita una storia collettiva. Ma non avevo partecipato, mi sembrava fastidioso il fatto di dover continuare qualcosa iniziato da altri e vedere poi continuare la mia parte.
 

Marjanna

Utente di lunga data
Io scrivo molto. L'ho sempre fatto.
Quando sono arrabbiata, triste o pensierosa mi metto a riordinare i cassetti, a pulire il frigo, a danzare fino allo sfinimento. E scrivo.
Mi capita di farlo anche su un tovagliolo di carta, al bar.
Sento proprio il bisogno di mettere nero su bianco i miei pensieri. Qualche volta sono andata a rileggerli, a distanza di tempo. Mi piace perdermi per poi ritrovarmi, magari diversa o sempre la stessa.
Bellissimo! :D
Per quel poco che ho letto a me piace il tuo modo di scrivere.
Anche in quello che hai appena scritto, riesci a far vedere, a portare in una visione diversa dalla propria.
 
Ultima modifica:

Brunetta

Utente di lunga data
Bellissimo! :D
Per quel poco che ho letto a me piace il tuo modo di scrivere.
Anche in quello che hai appena scritto, riesci a far vedere, a portare in una visione diversa dalla propria.
Però vedi che tu sei passata a un giudizio estetico?
È il giudizio estetico, quasi sempre autocritico, che porta a non scrivere e ci priva di comprendere qual è la nostra narrazione.
 

Martes

Utente di lunga data
È il giudizio estetico, quasi sempre autocritico, che porta a non scrivere e ci priva di comprendere qual è la nostra narrazione.
E pure l'ambiente, nonché il proprio io messo alla berlina e snaturato per questioni di pubblico.
Da ragazza scrivevo per passione, per rifugiarmi in un mondo tutto mio e per scavare dentro di me attraverso situazioni immaginarie, ma ho perso del tutto l'interesse e la motivazione a farlo quando, "scoperta" tramite un parente da un editore locale, mi è stata proposta la cosa a livello "professionale" (si fa per dire, data la fama e le potenzialità della casa editrice). Non era più "terapeutico" e non era più una cosa mia.
Oltre che l'ambiente era un puttanaio non indifferente e un ricettacolo di invidie degne di miglior causa
 

Marjanna

Utente di lunga data
Però vedi che tu sei passata a un giudizio estetico?
È il giudizio estetico, quasi sempre autocritico, che porta a non scrivere e ci priva di comprendere qual è la nostra narrazione.
Bè mi sono limitata a questo perchè non sono un editore. Diciamo che ci ho visto una fotografia, e le foto che amo mi trasmettono anche una narrazione.
Questa non è una fotografia per te, ad esempio?
Sotto il cappello di paglia
il cui intreccio filtrava il sole
sulla tua fronte
gettavano sguardi occhi scuri
come more selvatiche
infantilmente penetranti
silenziosamente volevi proteggere
la scura pioggia di lentiggini
del tuo viso
ma talvolta dimenticavi te stessa
e ridevi.

Harry Martinson

Non ho capito il resto che scrivi. Comprendere qual'è la nostra narrazione?
 

Brunetta

Utente di lunga data
Bè mi sono limitata a questo perchè non sono un editore. Diciamo che ci ho visto una fotografia, e le foto che amo mi trasmettono anche una narrazione.
Questa non è una fotografia per te, ad esempio?
Sotto il cappello di paglia
il cui intreccio filtrava il sole
sulla tua fronte
gettavano sguardi occhi scuri
come more selvatiche
infantilmente penetranti
silenziosamente volevi proteggere
la scura pioggia di lentiggini
del tuo viso
ma talvolta dimenticavi te stessa
e ridevi.

Harry Martinson

Non ho capito il resto che scrivi. Comprendere qual'è la nostra narrazione?
Vedo che non mi sono spiegata.
Infatti non parlavo assolutamente di bello scrivere, anzi ritengo che la possibilità della lettura di altri e ancor più veder balenare la possibilità di pubblicare tolgono la spontaneità di narrarsi.
Cosa intendo?
Intendo che i personaggi o la vicenda rappresentano come ci vediamo o come ci vorremmo vedere più di quanto quando crediamo di raccontare i fatti
 
Ultima modifica:

Martes

Utente di lunga data
non parlavo assolutamente di bello scrivere, anzi ritengo la possibilità della lettura di altri e ancor più veder balenare la possibilità di pubblicare tolgono la spontaneità di narrarsi.
Condivido al 100%.
Per me è stato esattamente così
 

Brunetta

Utente di lunga data
Condivido al 100%.
Per me è stato esattamente così
Però si può fare in due modi. Uno è scrivere in terza persona, come se si fosse il narratore/spettatore, un altro è rovesciare i ruoli e, se donna, raccontarsi come uomo o raccontare il punto di vista dell’altro e viceversa.
 

Martes

Utente di lunga data
Però si può fare in due modi. Uno è scrivere in terza persona, come se si fosse il narratore/spettatore, un altro è rovesciare i ruoli e, se donna, raccontarsi come uomo o raccontare il punto di vista dell’altro e viceversa.
Ma sai, se cambia il fine, se la cosa non è più tua, può scemare l'interesse per la narrazione quali che siano i modi. Almeno per me è stato così. E non narravo in prima persona. Ma probabilmente per chi ha meno problemi verso l'esterno (io ammetto di averne parecchi) quelle da te proposte possono essere opzioni valide
 

Marjanna

Utente di lunga data
Vedo che non mi sono spiegata.
Infatti non parlavo assolutamente di bello scrivere, anzi ritengo che la possibilità della lettura di altri e ancor più veder balenare la possibilità di pubblicare tolgono la spontaneità di narrarsi.
Cosa intendo?
Intendo che i personaggi o la vicenda rappresentano come ci vediamo o come ci vorremmo vedere più di quanto quando crediamo di raccontare i fatti
Continuo a non capire. Mi hai detto che ho dato un giudizio estetico.
Se preferisci potevo scrivere "arriva". Se non era così neppure commentavo.

Io non so inventare personaggi, ammiro chi scrive e riesce ad inventare personaggi (non è mai totale invenzione), metterli in relazione tra loro e creare una trama. Per rispondere alla tua domanda: tutti abbiamo desideri, aspirazioni, sogni, fantasie, avete mai pensato di narrarle? No. Non riesco a scrivere l'astratto.
 

spleen

utente ?
Non voglio parlare di fotografia, ma nemmeno di letteratura...
Avete mai pensato di scrivere?
Leggendo “il vincente“ ho pensato a quanto lui stia narrandosi una possibile avventura, un amore, una vita alternativa che noi vediamo bene che è irrealizzabile.
Però tutti abbiamo desideri, aspirazioni, sogni, fantasie, avete mai pensato di narrarle?
Se si prende in mano la penna o si comincia a digitare con l’idea di scrivere un’opera pubblicabile, non solo ci si sete inadeguati, ma si pensa che bisognerebbe cambiare troppe cose per non mettere particolari segreti o rendere riconoscibili gli altri.
Invece scrivere ho scoperto recentemente che è un atto molto liberatorio e che serve anche a vedere a una distanza leggibile, per miopi e presbiti della propria vita, certi vissuti con nitidezza.
Del resto tutti coloro che scrivono qui lo fanno.

Ah cosa c’entra Vivian Mayer? Beh anche lei cercava di mettere a fuoco la sua vita e il suo contesto, senza l’ambizione di essere capita. Anche se poi oggi ci sembra straordinaria.
Ho sempre pensato sia più importante leggere cercando di capire, che non scrivere.
Ho sempre pensato ci debbano essere delle motivazioni, delle forti motivazioni, sia per scrivere, sia per fotografare ed è per questo che per molti anni ho fatto foto, perchè sentivo l'esigenza inderogabile di fissare qualcosa della mia vita. Poi queste motivazioni sono venute meno, si sono assopite, e non ho più ripreso in mano la fotocamera, perchè non ho niente da dire, per ora.
La domanda cruciale è sempre il perchè si fanno queste cose. Per se stessi o per essere riconosciuti dagli altri? E cosa significa in sostanza farlo per se stessi?
 
Ultima modifica:

Brunetta

Utente di lunga data
Ma sai, se cambia il fine, se la cosa non è più tua, può scemare l'interesse per la narrazione quali che siano i modi. Almeno per me è stato così. E non narravo in prima persona. Ma probabilmente per chi ha meno problemi verso l'esterno (io ammetto di averne parecchi) quelle da te proposte possono essere opzioni valide
Mi ha sorpreso quanto è stato divertente e quanta libertà ho trovato

Continuo a non capire. Mi hai detto che ho dato un giudizio estetico.
Se preferisci potevo scrivere "arriva". Se non era così neppure commentavo.

Io non so inventare personaggi, ammiro chi scrive e riesce ad inventare personaggi (non è mai totale invenzione), metterli in relazione tra loro e creare una trama. Per rispondere alla tua domanda: tutti abbiamo desideri, aspirazioni, sogni, fantasie, avete mai pensato di narrarle? No. Non riesco a scrivere l'astratto.
Scrivi benissimo e molto pensando al reale.
Basterebbe che lo facessi cambiando la voce narrante per trovare una via espressiva.
Arriva o non arriva, così come la qualità dello scritto è sempre in rapporto al lettore. Io dicevo una cosa in rapporto a sé.
Una volte, per ridere, ho scritto qui una cosa dal punto di vista di un altro utente. Era stato divertente e mi era risultato più simpatico.

Ho sempre pensato sia più importante leggere cercando di capire, che non scrivere.
Ho sempre pensato ci debbano essere delle motivazioni, delle forti motivazioni, sia per scrivere, sia per fotografare ed è per questo che per molti anni ho fatto foto, perchè sentivo l'esigenza inderogabile di fissare qualcosa della mia vita. Poi queste motivazioni sono venute meno, si sono assopite, e non ho più ripreso in mano la fotocamera, perchè non ho niente da dire, per ora.
La domanda cruciale è sempre il perchè si fanno queste cose. Per se stessi o per essere riconosciuti dagli altri? E cosa significa in sostanza farlo per se stessi?
Per se stessi. Poi se si mostra ad altri si ha la delusione di vedere che gli altri non colgono il cuore dello scritto. Ma è servito a noi.
È come nel film Blow up, parlando di fotografia, poi si scopre che la cosa importante sembrava sullo sfondo.
Lo stesso è per lo scritto.
Si racconta una storia e là si ambienta. Lo si fa convinti che sia la vicenda importante, poi ci si accorge di essersi raccontati attraverso l’ambiente.
Se vi va faccio delle proposte

Prima proposta.
Pensate a una esperienza giovanile importante, triste o allegra, e trovate un modo per raccontarla non riconoscibile.
Se era il saggio di danza da ragazzina trasformatelo nell’esordio in squadra di un calciatore o pallavolista o viceversa.
Quindi dovreste descrivere il pubblico, la vestizione, lo spogliatoio e il mettersi in gioco adeguato.
Immaginate come sarà simile l’emozione di infilare il collant o i calzettoni o le scarpette e gli scarpini...
 

spleen

utente ?
Per se stessi. Poi se si mostra ad altri si ha la delusione di vedere che gli altri non colgono il cuore dello scritto. Ma è servito a noi.
È come nel film Blow up, parlando di fotografia, poi si scopre che la cosa importante sembrava sullo sfondo.
Lo stesso è per lo scritto.
Si racconta una storia e là si ambienta. Lo si fa convinti che sia la vicenda importante, poi ci si accorge di essersi raccontati attraverso l’ambiente.
Se vi va faccio delle proposte
Sono favorevole, a leggere perlomeno. :)
 

Vera

Moderator
Staff Forum
Infatti penso che sia una cosa importante, ma non diffusa o quanto meno non rivelata.
Molti anni fa qui si era costruita una storia collettiva. Ma non avevo partecipato, mi sembrava fastidioso il fatto di dover continuare qualcosa iniziato da altri e vedere poi continuare la mia parte.
Penso, anzi, sono convinta, che anch'ionon avrei partecipato, per lo stesso motivo. E poi, anche perché, mi piace terminare quello che ho iniziato.
Bellissimo! :D
Per quel poco che ho letto a me piace il tuo modo di scrivere.
Anche in quello che hai appena scritto, riesci a far vedere, a portare in una visione diversa dalla propria.
Grazie, mi piacciono le persone che sanno guardare😊
Ho sempre pensato sia più importante leggere cercando di capire, che non scrivere.
Ho sempre pensato ci debbano essere delle motivazioni, delle forti motivazioni, sia per scrivere, sia per fotografare ed è per questo che per molti anni ho fatto foto, perchè sentivo l'esigenza inderogabile di fissare qualcosa della mia vita. Poi queste motivazioni sono venute meno, si sono assopite, e non ho più ripreso in mano la fotocamera, perchè non ho niente da dire, per ora.
La domanda cruciale è sempre il perchè si fanno queste cose. Per se stessi o per essere riconosciuti dagli altri? E cosa significa in sostanza farlo per se stessi?
Mi sono sforzata tante volte di portare con me la macchina fotografica ma finivo sempre per fare pochissimi scatti. Ho sempre ammirato chi riesce, attraverso uno scatto, ad immortalare un momento, un paesaggio...
Sono sempre stata una grande osservatrice, fin da bambina. A mio modo fotografo anch'io e lo stampo su un foglio, scrivendo. Per quanto mi riguarda, lo faccio unicamente per me stessa. E chissà, magari in futuro, per poco eletti.
Trovo difficoltà a mostrare i miei pensieri più intimi e, pensandoci, ne sono gelosa.
Per fortuna non sono tutti come me.
Se non ci fossero persone che sentono il bisogno di scrivere per gli altri, non avremmo mai la possibilità di arricchirci leggendo libri.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Prima proposta.
Pensate a una esperienza giovanile importante, triste o allegra, e trovate un modo per raccontarla non riconoscibile.
Se era il saggio di danza da ragazzina trasformatelo nell’esordio in squadra di un calciatore o pallavolista o viceversa.
Quindi dovreste descrivere il pubblico, la vestizione, lo spogliatoio e il mettersi in gioco adeguato.
Immaginate come sarà simile l’emozione di infilare il collant o i calzettoni o le scarpette e gli scarpini...
Si può cominciare riscrivendo la scena topica di un film, l’incontro di Rocky trasformato nella maturità o in un esame universitario, il ballo finale di Flash Dance trasformandolo nel provino di un calciatore come ne...
.
 

Marjanna

Utente di lunga data
Scrivi benissimo e molto pensando al reale.
Basterebbe che lo facessi cambiando la voce narrante per trovare una via espressiva.
Arriva o non arriva, così come la qualità dello scritto è sempre in rapporto al lettore. Io dicevo una cosa in rapporto a sé.
Una volte, per ridere, ho scritto qui una cosa dal punto di vista di un altro utente. Era stato divertente e mi era risultato più simpatico.
Se era il saggio di danza da ragazzina trasformatelo nell’esordio in squadra di un calciatore o pallavolista o viceversa.
Quindi dovreste descrivere il pubblico, la vestizione, lo spogliatoio e il mettersi in gioco adeguato.
Immaginate come sarà simile l’emozione di infilare il collant o i calzettoni o le scarpette e gli scarpini...
Non potrei. Tipo tu dici di parlare del saggio di danza e farlo diventare l'esordio di una squadra di un calciatore, ma è diverso il luogo, sono diversi gli strumenti, sono diversi i suoni e altro. Sono i dettagli che creano il resto.
Io qui ho scritto alcune cose dal punto di vista del tradito e del traditore, pur non essendo nessuno dei due. Però non è che me lo sono inventato così da zero, ho messo insieme tanti fili. Poi rimane qualcosa che passa per la mia mente. Però un conto è scrivere tre righe in un forum, un altro è creare un romanzo.
Agatha Christie faceva crepare i suoi personaggi con il veleno, ma conosceva i veleni, altrimenti non avrebbe potuto calarli nei suoi romanzi.
Alcuni romanzi hanno trame così intricate che non è questione di fantasia o buttare lì, il personaggio devi vederlo dentro di te, devi sapere come si muoverà, cosa penserà, come se fosse una persona che conosci, un tuo familiare o un amico di vecchia data.

A me piace leggere poesie e alcune volte mi è capitato di cercare dei siti dove persone "anonime" le pubblicano. A volte si scoprono piccoli gioielli. Noto tantissimo quando qualche giovane e anche qualche meno giovane prova a scrivere una poesia usando elementi della natura senza conoscerla, e non parlo di essere esperti di chissà quale portata, parlo di averci messo un poco il naso, e i piedi. Scrivono proprio cose totalmente errate.
 

Lostris

Utente Ludica
Prima proposta.
Pensate a una esperienza giovanile importante, triste o allegra, e trovate un modo per raccontarla non riconoscibile.
Se era il saggio di danza da ragazzina trasformatelo nell’esordio in squadra di un calciatore o pallavolista o viceversa.
Quindi dovreste descrivere il pubblico, la vestizione, lo spogliatoio e il mettersi in gioco adeguato.
Immaginate come sarà simile l’emozione di infilare il collant o i calzettoni o le scarpette e gli scarpini...
Mi sembra un esercizio difficilissimo
 

Brunetta

Utente di lunga data
Non potrei. Tipo tu dici di parlare del saggio di danza e farlo diventare l'esordio di una squadra di un calciatore, ma è diverso il luogo, sono diversi gli strumenti, sono diversi i suoni e altro. Sono i dettagli che creano il resto.
Io qui ho scritto alcune cose dal punto di vista del tradito e del traditore, pur non essendo nessuno dei due. Però non è che me lo sono inventato così da zero, ho messo insieme tanti fili. Poi rimane qualcosa che passa per la mia mente. Però un conto è scrivere tre righe in un forum, un altro è creare un romanzo.
Agatha Christie faceva crepare i suoi personaggi con il veleno, ma conosceva i veleni, altrimenti non avrebbe potuto calarli nei suoi romanzi.
Alcuni romanzi hanno trame così intricate che non è questione di fantasia o buttare lì, il personaggio devi vederlo dentro di te, devi sapere come si muoverà, cosa penserà, come se fosse una persona che conosci, un tuo familiare o un amico di vecchia data.

A me piace leggere poesie e alcune volte mi è capitato di cercare dei siti dove persone "anonime" le pubblicano. A volte si scoprono piccoli gioielli. Noto tantissimo quando qualche giovane e anche qualche meno giovane prova a scrivere una poesia usando elementi della natura senza conoscerla, e non parlo di essere esperti di chissà quale portata, parlo di averci messo un poco il naso, e i piedi. Scrivono proprio cose totalmente errate.
Ma non propongo un romanzo!
Propongo una scena o un paio di scene.
La lunghezza di un post.
È proprio la descrizione di una cosa diversa che è liberatoria.
 
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