Volendo ricorrere ad un punto di vista perfettamente oggettivo e considerando come violazione della libertá altrui unicamente il ricorso alla violenza fisica, si potrebbe sostenere che il tradimento fa male non per colpa del traditore ma del tradito.
In sostanza non è mai lecito limitare le libertá altrui, e pertanto non si può biasimare chi esercita un suo diritto, ovvero la rincorsa della felicitá attraverso il proprio piacere. Da parte sua il tradito nella sua sofferenza non fa che manifestare un diritto pretestuoso di proprietá e manifesta un sano autolesionismo, inducendo a se stesso una sofferenza che però attribuisce al traditore.
Ancora più in sintesi, esclusa la violenza fisica, non possiamo ritenere nessuno colpevole di una nostra sofferenza, se non la nostra incapacità di guardare oltre. Possiamo peró escludere dalla nostra vita coloro che ci rivelano un modus vivendi in conflitto con il nostro, non per vendetta o razzismo, ma per puro e semplice quieto vivere.
In poche parole : fa ciò che vuoi, non è un mio problema.
S*B