Ciao a tutti, vi leggo da molto ormai, da quando ho iniziato a pensare che prima o poi sarebbe successo....
sono un ragazzo di 27 anni, da 7 fidanzato con una ragazza di due anni più piccola per cui al tempo avevo perso la testa: il suo aspetto, il suo amore incondizionato, il suo cercarmi quasi morbosamente, ecc.... fecero sì di farmi sentire importante come nessuno fece mai, indispensabile e me ne innamorai.
Una relazione impegnativa: abitiamo ad un 100 di km di distanza e in buona parte delll'anno i km diventano un 140 causa studi di lei, succede quindi che ci si veda praticamente solo nei fine settimana o durante le festività o le poche vacanze che riusciamo a fare. Io lavoro invece stabilmente dove abito.
Caratteri troppo simili i nostri forse: mai una litigata di quelle come si deve, solo paure nel darsi anche solo delle mezze risposte che avrebbero potuto ferire l'altro/a.
3 anni fa conosco su internet una ragazza la quale anche lei mi esprime le sue perplessità circa la sua storia. Ci sentiamo affini, ci confidiamo e ci consoliamo, cerchiamo per due anni e mezzo di non vederci sapendo che sarebbe moralmente sbagliato e sapendo anche quello che sarebbe potuto succedere. A Febbraio decidiamo di vederci per un semplice caffè in un bar per evitare appunto situazioni critiche: le sensazioni sono forti, capisco comunque non sarebbe la ragazza per me, ma fisicamente soprattutto e come persona la apprezzo molto (vive da sola, lavora all'estero, attivamente impegnata in politica. E' brutto a dirsi, ma insomma l'opposto della mia ragazza). Lei tornata a casa mi confessa di essersi definitivamente innamorata di me.
La mia storia prosegue nel frattempo fra alti e bassi fino ad arrivare al mese scorso quando "l'altra" una sera mi invita a casa sua dicendomi che è da sola e mi aspetta. Decido di andare prefissandomi che nulla di più sarebbe successo rispetto allo scorso incontro in luogo pubblico. Mento a me stesso... Vado e succede qualcosa tra me e lei.
Torno a casa, ma sensi di colpa zero. Continuo ad oggi la storia con la mia ragazza, con meno stimoli rispetto ai primi anni e poco entusiasmo: i fine settimana tra treni, viaggi in auto, suoceri alle calcagna, e le sue paronoie per non avere ancora finito gli studi, mi fanno arrivare al Venerdì sera già scarico ancora prima di iniziare.
Ho tirato avanti la situazione fino a questo punto perchè comunque credo/credevo nel nostro rapporto e immaginavo a un domani sotto uno stesso tetto, ma che ahime per almeno due anni ancora credo si dovrà rimandare (causa suoi studi).
Sono una persona profondamente riflessiva, razionale e poco propenso a manifestare le sue emozioni. Sento di star iniziando a scaricarmi dentro, come vi dicevo nessun senso di colpa e la consapevolezza di essere sempre l'albero maestro della mia ragazza che continua ad amarmi come il primo giorno di quell'amore puro e innocente che mi aveva fatto innamorare di lei.
Curioso di sentire la vostra a riguardo vi ringrazio per le parole buone o brutte che siano che vorrete spendere in merito.
sono un ragazzo di 27 anni, da 7 fidanzato con una ragazza di due anni più piccola per cui al tempo avevo perso la testa: il suo aspetto, il suo amore incondizionato, il suo cercarmi quasi morbosamente, ecc.... fecero sì di farmi sentire importante come nessuno fece mai, indispensabile e me ne innamorai.
Una relazione impegnativa: abitiamo ad un 100 di km di distanza e in buona parte delll'anno i km diventano un 140 causa studi di lei, succede quindi che ci si veda praticamente solo nei fine settimana o durante le festività o le poche vacanze che riusciamo a fare. Io lavoro invece stabilmente dove abito.
Caratteri troppo simili i nostri forse: mai una litigata di quelle come si deve, solo paure nel darsi anche solo delle mezze risposte che avrebbero potuto ferire l'altro/a.
3 anni fa conosco su internet una ragazza la quale anche lei mi esprime le sue perplessità circa la sua storia. Ci sentiamo affini, ci confidiamo e ci consoliamo, cerchiamo per due anni e mezzo di non vederci sapendo che sarebbe moralmente sbagliato e sapendo anche quello che sarebbe potuto succedere. A Febbraio decidiamo di vederci per un semplice caffè in un bar per evitare appunto situazioni critiche: le sensazioni sono forti, capisco comunque non sarebbe la ragazza per me, ma fisicamente soprattutto e come persona la apprezzo molto (vive da sola, lavora all'estero, attivamente impegnata in politica. E' brutto a dirsi, ma insomma l'opposto della mia ragazza). Lei tornata a casa mi confessa di essersi definitivamente innamorata di me.
La mia storia prosegue nel frattempo fra alti e bassi fino ad arrivare al mese scorso quando "l'altra" una sera mi invita a casa sua dicendomi che è da sola e mi aspetta. Decido di andare prefissandomi che nulla di più sarebbe successo rispetto allo scorso incontro in luogo pubblico. Mento a me stesso... Vado e succede qualcosa tra me e lei.
Torno a casa, ma sensi di colpa zero. Continuo ad oggi la storia con la mia ragazza, con meno stimoli rispetto ai primi anni e poco entusiasmo: i fine settimana tra treni, viaggi in auto, suoceri alle calcagna, e le sue paronoie per non avere ancora finito gli studi, mi fanno arrivare al Venerdì sera già scarico ancora prima di iniziare.
Ho tirato avanti la situazione fino a questo punto perchè comunque credo/credevo nel nostro rapporto e immaginavo a un domani sotto uno stesso tetto, ma che ahime per almeno due anni ancora credo si dovrà rimandare (causa suoi studi).
Sono una persona profondamente riflessiva, razionale e poco propenso a manifestare le sue emozioni. Sento di star iniziando a scaricarmi dentro, come vi dicevo nessun senso di colpa e la consapevolezza di essere sempre l'albero maestro della mia ragazza che continua ad amarmi come il primo giorno di quell'amore puro e innocente che mi aveva fatto innamorare di lei.
Curioso di sentire la vostra a riguardo vi ringrazio per le parole buone o brutte che siano che vorrete spendere in merito.