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Eriu

Utente
Ciao, ho 28 anni e sento il bisogno di raccontare la mia storia. 7 anni fa ho conosciuto in erasmus il mio attuale compagno, che é straniero. La storia è iniziata un pò a rilento, un pò per il contesto e un pò perché io scappavo da una situazione tremenda durante la quale avevo subito violenza sessuale da un uomo più grande di me e sposato. Il mio compagno già da allora presissimo, io all'inizio con forti dubbi, ma decido comunque di provarci. Il primo anno ci vediamo tre o quattro volte, per poi arrivare a una volta al mese nei successivi anni. Lui cerca lavoro, spero che consideri l'Italia, ma niente. Trova lavoro nel suo paese e iniziano di nuovo i viaggi, dispendiosissimi per me in quanto i miei non mi aiutano affatto. Io da subito mi sono sentita quasi obbligata a stare con lui, mi aveva già presentato la famiglia la ptima volta che ero andata, tra cui un fratello disabile che si è affezionato moltissimo a me. I primi due/tre anni passano anche abbastanza bene, poi la distanza diventa insormontabile. Spiego i miei dubbi ma lui mi prega di resistere, e io resisto. Mi sembra di vivere una doppia vita a tutti gli effetti: una vita in Italia, con la mia cultura, i miei amici, la mia famiglia, e una - una volta al mese quando va bene - nel suo paese, con la sua cultura, i suoi amici e la sua famiglia.
Ora il problema: mi è capitato di baciare un altro ragazzo e andare a letto con un altro. Nessun sentimento, soltanto necessità di un contatto fisico. In particolare col secondo ragazzo, che è un amico pur avendolo visto a distanza d'anni, é stata più una necessità di aver qualcuno con cui parlare in un periodo particolarmente difficile, in cui famiglia e amici non c'erano, e nemmeno il mio compagno. Vi dico la verità: al momento non ho sentito senso di colpa, e questo mi rende ancora peggiore. Le cose si sono concluse da sole. Dopo mesi e mesi, il mio compagno finalmente arriva in Italia perché cerca lavoro qua e viviamo insieme. Io, improvvisamente, sento tutti i sensi di colpa appena lui vive con me. Ovviamente per correttezza gli dico cosa é successo. Lui rimane deluso, ma devo dire che non ci ha messo molto a perdonarmi e anzi, non ha voluto sapere i dettagli. Mi chiede solo se mi sono infatuata di qualcuno e io ovviamente dico no, anche perché è assolutamente vero. Per lui è tutto ok, per me la vita è un inferno: non riesco a levarmi dalla testa le cose che ho fatto e vi assicuro che non passa secondo da 5 mesi a questa parte che io non ci pensi. Ho iniziato ad andare dalla psicologa, ma non mi sta aiutando. Ho attacchi di panico e oltretutto mia madre si è ammalata di tumore, e penso che in fondo sia una punizione a quello che ho fatto io. Non so se per il mio compagno sia meglio che sia libero, ho paura di poterlo rifare e che sia qualcosa nella mia natura, forse dovrei stare da sola per non far male a nessuno. Ormai sono una persona compromessa e non importa quante cose buone abbia fatto. Ogni gesto che lui fa per me (anche semplicemente fare il caffè al mattino) mi fa sentire malissimo. Mi vergogno quando parlo coi miei genitori e con le altre persone. Invidio le altre coppie che non si sono comportate male e temo che anche tra dieci anni mi sentirò così. Se penso a un eventuale matrimonio con lui mi vengono i brividi, perché temo che un giorno realizzi cosa ho fatto e mi cacci a pedate. Non so veramente cosa fare. Qualcuno è passato da questa situazione? Esiste un modo per redimersi come persona, oppure ho condannato la mia relazione e la mia vita?
 

perplesso

Administrator
Staff Forum
abbi pazienza, ma con una madre malata ed un fidanzato che ha capito la situazione meglio di te, ti stai a preoccupare davvero per una scopata solitaria?
 

Jacaranda

Utente di lunga data
Ciao, ho 28 anni e sento il bisogno di raccontare la mia storia. 7 anni fa ho conosciuto in erasmus il mio attuale compagno, che é straniero. La storia è iniziata un pò a rilento, un pò per il contesto e un pò perché io scappavo da una situazione tremenda durante la quale avevo subito violenza sessuale da un uomo più grande di me e sposato. Il mio compagno già da allora presissimo, io all'inizio con forti dubbi, ma decido comunque di provarci. Il primo anno ci vediamo tre o quattro volte, per poi arrivare a una volta al mese nei successivi anni. Lui cerca lavoro, spero che consideri l'Italia, ma niente. Trova lavoro nel suo paese e iniziano di nuovo i viaggi, dispendiosissimi per me in quanto i miei non mi aiutano affatto. Io da subito mi sono sentita quasi obbligata a stare con lui, mi aveva già presentato la famiglia la ptima volta che ero andata, tra cui un fratello disabile che si è affezionato moltissimo a me. I primi due/tre anni passano anche abbastanza bene, poi la distanza diventa insormontabile. Spiego i miei dubbi ma lui mi prega di resistere, e io resisto. Mi sembra di vivere una doppia vita a tutti gli effetti: una vita in Italia, con la mia cultura, i miei amici, la mia famiglia, e una - una volta al mese quando va bene - nel suo paese, con la sua cultura, i suoi amici e la sua famiglia.
Ora il problema: mi è capitato di baciare un altro ragazzo e andare a letto con un altro. Nessun sentimento, soltanto necessità di un contatto fisico. In particolare col secondo ragazzo, che è un amico pur avendolo visto a distanza d'anni, é stata più una necessità di aver qualcuno con cui parlare in un periodo particolarmente difficile, in cui famiglia e amici non c'erano, e nemmeno il mio compagno. Vi dico la verità: al momento non ho sentito senso di colpa, e questo mi rende ancora peggiore. Le cose si sono concluse da sole. Dopo mesi e mesi, il mio compagno finalmente arriva in Italia perché cerca lavoro qua e viviamo insieme. Io, improvvisamente, sento tutti i sensi di colpa appena lui vive con me. Ovviamente per correttezza gli dico cosa é successo. Lui rimane deluso, ma devo dire che non ci ha messo molto a perdonarmi e anzi, non ha voluto sapere i dettagli. Mi chiede solo se mi sono infatuata di qualcuno e io ovviamente dico no, anche perché è assolutamente vero. Per lui è tutto ok, per me la vita è un inferno: non riesco a levarmi dalla testa le cose che ho fatto e vi assicuro che non passa secondo da 5 mesi a questa parte che io non ci pensi. Ho iniziato ad andare dalla psicologa, ma non mi sta aiutando. Ho attacchi di panico e oltretutto mia madre si è ammalata di tumore, e penso che in fondo sia una punizione a quello che ho fatto io. Non so se per il mio compagno sia meglio che sia libero, ho paura di poterlo rifare e che sia qualcosa nella mia natura, forse dovrei stare da sola per non far male a nessuno. Ormai sono una persona compromessa e non importa quante cose buone abbia fatto. Ogni gesto che lui fa per me (anche semplicemente fare il caffè al mattino) mi fa sentire malissimo. Mi vergogno quando parlo coi miei genitori e con le altre persone. Invidio le altre coppie che non si sono comportate male e temo che anche tra dieci anni mi sentirò così. Se penso a un eventuale matrimonio con lui mi vengono i brividi, perché temo che un giorno realizzi cosa ho fatto e mi cacci a pedate. Non so veramente cosa fare. Qualcuno è passato da questa situazione? Esiste un modo per redimersi come persona, oppure ho condannato la mia relazione e la mia vita?
Domanda : sei sicura di non cercare inconsciamente una via di fuga dalla relazione che ora col suo arrivo in italia è diventata più stabile .?
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i sensi di colpa sono iniziati proprio nel momento in cui avete iniziato a dare concretezza al rapporto
 

Lostris

Utente Ludica
Ciao, ho 28 anni e sento il bisogno di raccontare la mia storia. 7 anni fa ho conosciuto in erasmus il mio attuale compagno, che é straniero. La storia è iniziata un pò a rilento, un pò per il contesto e un pò perché io scappavo da una situazione tremenda durante la quale avevo subito violenza sessuale da un uomo più grande di me e sposato. Il mio compagno già da allora presissimo, io all'inizio con forti dubbi, ma decido comunque di provarci. Il primo anno ci vediamo tre o quattro volte, per poi arrivare a una volta al mese nei successivi anni. Lui cerca lavoro, spero che consideri l'Italia, ma niente. Trova lavoro nel suo paese e iniziano di nuovo i viaggi, dispendiosissimi per me in quanto i miei non mi aiutano affatto. Io da subito mi sono sentita quasi obbligata a stare con lui, mi aveva già presentato la famiglia la ptima volta che ero andata, tra cui un fratello disabile che si è affezionato moltissimo a me. I primi due/tre anni passano anche abbastanza bene, poi la distanza diventa insormontabile. Spiego i miei dubbi ma lui mi prega di resistere, e io resisto. Mi sembra di vivere una doppia vita a tutti gli effetti: una vita in Italia, con la mia cultura, i miei amici, la mia famiglia, e una - una volta al mese quando va bene - nel suo paese, con la sua cultura, i suoi amici e la sua famiglia.
Ora il problema: mi è capitato di baciare un altro ragazzo e andare a letto con un altro. Nessun sentimento, soltanto necessità di un contatto fisico. In particolare col secondo ragazzo, che è un amico pur avendolo visto a distanza d'anni, é stata più una necessità di aver qualcuno con cui parlare in un periodo particolarmente difficile, in cui famiglia e amici non c'erano, e nemmeno il mio compagno. Vi dico la verità: al momento non ho sentito senso di colpa, e questo mi rende ancora peggiore. Le cose si sono concluse da sole. Dopo mesi e mesi, il mio compagno finalmente arriva in Italia perché cerca lavoro qua e viviamo insieme. Io, improvvisamente, sento tutti i sensi di colpa appena lui vive con me. Ovviamente per correttezza gli dico cosa é successo. Lui rimane deluso, ma devo dire che non ci ha messo molto a perdonarmi e anzi, non ha voluto sapere i dettagli. Mi chiede solo se mi sono infatuata di qualcuno e io ovviamente dico no, anche perché è assolutamente vero. Per lui è tutto ok, per me la vita è un inferno: non riesco a levarmi dalla testa le cose che ho fatto e vi assicuro che non passa secondo da 5 mesi a questa parte che io non ci pensi. Ho iniziato ad andare dalla psicologa, ma non mi sta aiutando. Ho attacchi di panico e oltretutto mia madre si è ammalata di tumore, e penso che in fondo sia una punizione a quello che ho fatto io. Non so se per il mio compagno sia meglio che sia libero, ho paura di poterlo rifare e che sia qualcosa nella mia natura, forse dovrei stare da sola per non far male a nessuno. Ormai sono una persona compromessa e non importa quante cose buone abbia fatto. Ogni gesto che lui fa per me (anche semplicemente fare il caffè al mattino) mi fa sentire malissimo. Mi vergogno quando parlo coi miei genitori e con le altre persone. Invidio le altre coppie che non si sono comportate male e temo che anche tra dieci anni mi sentirò così. Se penso a un eventuale matrimonio con lui mi vengono i brividi, perché temo che un giorno realizzi cosa ho fatto e mi cacci a pedate. Non so veramente cosa fare. Qualcuno è passato da questa situazione? Esiste un modo per redimersi come persona, oppure ho condannato la mia relazione e la mia vita?
Non penso che tu ti senta in colpa per ciò che hai fatto, ma perché non ami il tuo compagno e ti sei lasciata avvolgere dalle spire di una relazione più per inerzia che per convinzione.

Sembra che ti senti in trappola, trasmetti angoscia.. e ora cominci pure a risentirne fisicamente.

Fai un favore a entrambi e liberati da questo rapporto. Ti sembrerà dura ma prendi in mano la tua vita.. così non puoi certo andare avanti.

In questo momento devi stare bene.

Anche solo farsi passare per l’anticamera del cervello che il tumore di tua madre sia una punizione per il tuo comportamento non è normale..
 

Brunetta

Utente di lunga data
1) figurati se con la scarsa frequentazione che avete avuto lui ti è stato fedele! Infatti non ha battuto ciglio
2) penso, come altre, che tu speravi che la confessione avrebbe portato alla rottura. La sua comprensione ti ha mandata nel panico
3) digli che non te la senti e vedrai come ti sentirai subito meglio.
 

feather

Utente tardo
Ne parli come avessi ammazzato uno. Se non ha battuto ciglio lui..
Fa un respiro profondo e rilassati.
Glielo hai detto, sei stata onesta. Che è molto più di quanto la gran parte della gente possa dire. Ora lascia perdere quello che è stato e pensa al presente e al futuro. Il tuo.
Consideralo per quello che è, un capitolo chiuso.

Ma concordo che questi abnormi e ingiustificati sensi di colpa è probabile mascherino qualcosa d'altro.
 

Eriu

Utente
Vi ringrazio per le risposte, siete stati fin troppo gentili. Sono più o meno le stesse cose che ha detto la psicologa. Io però voglio darci una possibilità perché il sentimento, grande o piccolo che sia, c'è e finalmente ora lo vivo concretamente e quotidianamente. Certo, i problemi ci sono, c'erano anche prima. Ma prima, vedendosi al massimo 40ore, non li tiravo fuori, altrimenti avrei rovinato l'unico giorno insieme. Il più grande problema è il sesso: prima per forza si cose era appunto una volta al mese (se andava bene), ora che viviamo insieme è 2/3 volte al mese. Gliene ho parlato e dice che lui sa che da 5 anni a questa parte il sesso per me è un problema, ha farfugliato un discorso in cui io non mi tengo abbastanza, che ovviamente mi ha ferito (vi assicuro che non sono una modella ma nemmeno un bidone dell'umido). Il problema è che mi ha fatto "vergognare" di questa mia voglia di farlo, e quindi adesso la vedo come una cosa negativa... io voglio provarle tutte prima di mollare. Ho già altri rimpianti (vedi tradimento). Non ne voglio altri. La mia domanda era: sono una persona cattiva? Chi tradisce una volta lo fa per sempre?
 

Martes

Utente di lunga data
Ciao, ho 28 anni e sento il bisogno di raccontare la mia storia. 7 anni fa ho conosciuto in erasmus il mio attuale compagno, che é straniero. La storia è iniziata un pò a rilento, un pò per il contesto e un pò perché io scappavo da una situazione tremenda durante la quale avevo subito violenza sessuale da un uomo più grande di me e sposato. Il mio compagno già da allora presissimo, io all'inizio con forti dubbi, ma decido comunque di provarci. Il primo anno ci vediamo tre o quattro volte, per poi arrivare a una volta al mese nei successivi anni. Lui cerca lavoro, spero che consideri l'Italia, ma niente. Trova lavoro nel suo paese e iniziano di nuovo i viaggi, dispendiosissimi per me in quanto i miei non mi aiutano affatto. Io da subito mi sono sentita quasi obbligata a stare con lui, mi aveva già presentato la famiglia la ptima volta che ero andata, tra cui un fratello disabile che si è affezionato moltissimo a me. I primi due/tre anni passano anche abbastanza bene, poi la distanza diventa insormontabile. Spiego i miei dubbi ma lui mi prega di resistere, e io resisto. Mi sembra di vivere una doppia vita a tutti gli effetti: una vita in Italia, con la mia cultura, i miei amici, la mia famiglia, e una - una volta al mese quando va bene - nel suo paese, con la sua cultura, i suoi amici e la sua famiglia.
Ora il problema: mi è capitato di baciare un altro ragazzo e andare a letto con un altro. Nessun sentimento, soltanto necessità di un contatto fisico. In particolare col secondo ragazzo, che è un amico pur avendolo visto a distanza d'anni, é stata più una necessità di aver qualcuno con cui parlare in un periodo particolarmente difficile, in cui famiglia e amici non c'erano, e nemmeno il mio compagno. Vi dico la verità: al momento non ho sentito senso di colpa, e questo mi rende ancora peggiore. Le cose si sono concluse da sole. Dopo mesi e mesi, il mio compagno finalmente arriva in Italia perché cerca lavoro qua e viviamo insieme. Io, improvvisamente, sento tutti i sensi di colpa appena lui vive con me. Ovviamente per correttezza gli dico cosa é successo. Lui rimane deluso, ma devo dire che non ci ha messo molto a perdonarmi e anzi, non ha voluto sapere i dettagli. Mi chiede solo se mi sono infatuata di qualcuno e io ovviamente dico no, anche perché è assolutamente vero. Per lui è tutto ok, per me la vita è un inferno: non riesco a levarmi dalla testa le cose che ho fatto e vi assicuro che non passa secondo da 5 mesi a questa parte che io non ci pensi. Ho iniziato ad andare dalla psicologa, ma non mi sta aiutando. Ho attacchi di panico e oltretutto mia madre si è ammalata di tumore, e penso che in fondo sia una punizione a quello che ho fatto io. Non so se per il mio compagno sia meglio che sia libero, ho paura di poterlo rifare e che sia qualcosa nella mia natura, forse dovrei stare da sola per non far male a nessuno. Ormai sono una persona compromessa e non importa quante cose buone abbia fatto. Ogni gesto che lui fa per me (anche semplicemente fare il caffè al mattino) mi fa sentire malissimo. Mi vergogno quando parlo coi miei genitori e con le altre persone. Invidio le altre coppie che non si sono comportate male e temo che anche tra dieci anni mi sentirò così. Se penso a un eventuale matrimonio con lui mi vengono i brividi, perché temo che un giorno realizzi cosa ho fatto e mi cacci a pedate. Non so veramente cosa fare. Qualcuno è passato da questa situazione? Esiste un modo per redimersi come persona, oppure ho condannato la mia relazione e la mia vita?
Benvenuta 😊

In tutta questa storia ciò che trovo imperdonabile (per te stessa, ma anche per lui) è che tu ti sia sentita "obbligata" nella relazione per essere stata presentata alla famiglia e per il fratello disabile che si era affezionato...

In forza di cosa è accaduto?

Tutto il resto per me passa in secondo, terzo, quarto, ultimo piano...
 

Foglia

utente viva e vegeta
Ciao, ho 28 anni e sento il bisogno di raccontare la mia storia. 7 anni fa ho conosciuto in erasmus il mio attuale compagno, che é straniero. La storia è iniziata un pò a rilento, un pò per il contesto e un pò perché io scappavo da una situazione tremenda durante la quale avevo subito violenza sessuale da un uomo più grande di me e sposato. Il mio compagno già da allora presissimo, io all'inizio con forti dubbi, ma decido comunque di provarci. Il primo anno ci vediamo tre o quattro volte, per poi arrivare a una volta al mese nei successivi anni. Lui cerca lavoro, spero che consideri l'Italia, ma niente. Trova lavoro nel suo paese e iniziano di nuovo i viaggi, dispendiosissimi per me in quanto i miei non mi aiutano affatto. Io da subito mi sono sentita quasi obbligata a stare con lui, mi aveva già presentato la famiglia la ptima volta che ero andata, tra cui un fratello disabile che si è affezionato moltissimo a me. I primi due/tre anni passano anche abbastanza bene, poi la distanza diventa insormontabile. Spiego i miei dubbi ma lui mi prega di resistere, e io resisto. Mi sembra di vivere una doppia vita a tutti gli effetti: una vita in Italia, con la mia cultura, i miei amici, la mia famiglia, e una - una volta al mese quando va bene - nel suo paese, con la sua cultura, i suoi amici e la sua famiglia.
Ora il problema: mi è capitato di baciare un altro ragazzo e andare a letto con un altro. Nessun sentimento, soltanto necessità di un contatto fisico. In particolare col secondo ragazzo, che è un amico pur avendolo visto a distanza d'anni, é stata più una necessità di aver qualcuno con cui parlare in un periodo particolarmente difficile, in cui famiglia e amici non c'erano, e nemmeno il mio compagno. Vi dico la verità: al momento non ho sentito senso di colpa, e questo mi rende ancora peggiore. Le cose si sono concluse da sole. Dopo mesi e mesi, il mio compagno finalmente arriva in Italia perché cerca lavoro qua e viviamo insieme. Io, improvvisamente, sento tutti i sensi di colpa appena lui vive con me. Ovviamente per correttezza gli dico cosa é successo. Lui rimane deluso, ma devo dire che non ci ha messo molto a perdonarmi e anzi, non ha voluto sapere i dettagli. Mi chiede solo se mi sono infatuata di qualcuno e io ovviamente dico no, anche perché è assolutamente vero. Per lui è tutto ok, per me la vita è un inferno: non riesco a levarmi dalla testa le cose che ho fatto e vi assicuro che non passa secondo da 5 mesi a questa parte che io non ci pensi. Ho iniziato ad andare dalla psicologa, ma non mi sta aiutando. Ho attacchi di panico e oltretutto mia madre si è ammalata di tumore, e penso che in fondo sia una punizione a quello che ho fatto io. Non so se per il mio compagno sia meglio che sia libero, ho paura di poterlo rifare e che sia qualcosa nella mia natura, forse dovrei stare da sola per non far male a nessuno. Ormai sono una persona compromessa e non importa quante cose buone abbia fatto. Ogni gesto che lui fa per me (anche semplicemente fare il caffè al mattino) mi fa sentire malissimo. Mi vergogno quando parlo coi miei genitori e con le altre persone. Invidio le altre coppie che non si sono comportate male e temo che anche tra dieci anni mi sentirò così. Se penso a un eventuale matrimonio con lui mi vengono i brividi, perché temo che un giorno realizzi cosa ho fatto e mi cacci a pedate. Non so veramente cosa fare. Qualcuno è passato da questa situazione? Esiste un modo per redimersi come persona, oppure ho condannato la mia relazione e la mia vita?
Ciao :)
Quando parli della malattia di tua mamma come di una conseguenza quasi "ereditaria" delle tue azioni, ho l'immagine della tua famiglia che non ha mai condiviso il rapporto con questo ragazzo. E' così?. Succede talvolta di voler "avere ragione", di incaponirsi in una relazione giusto per poter dimostrare "il contrario" di come la pensano le persone che nel bene e nel male ci sono importanti. Non è che il destino ti ha punita. E' che se malgrado tu lo abbia detto al tuo ragazzo, ora che e' qui.... Il pensiero va a contrapporre la lontananza di prima alla opportunità di un continuo, forse è il caso di capire quanto è il caso di proseguire. Parli di te e del tuo ragazzo con toni molto tiepidi... Quasi che il suo arrivo sia motivo di convivenza... E magari la convivenza tra un po' sia motivo di matrimonio o di progetto. Con affetto, ma con poca curiosità, ed è poco che lo vivi. Capisco il brutto momento che stai vivendo per la malattia di tua mamma: credo che nei momenti difficili avere qualcuno accanto che si desidera sia un punto di forza, non qualcosa che ti fa salire l'ansia...
 

perplesso

Administrator
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Vi ringrazio per le risposte, siete stati fin troppo gentili. Sono più o meno le stesse cose che ha detto la psicologa. Io però voglio darci una possibilità perché il sentimento, grande o piccolo che sia, c'è e finalmente ora lo vivo concretamente e quotidianamente. Certo, i problemi ci sono, c'erano anche prima. Ma prima, vedendosi al massimo 40ore, non li tiravo fuori, altrimenti avrei rovinato l'unico giorno insieme. Il più grande problema è il sesso: prima per forza si cose era appunto una volta al mese (se andava bene), ora che viviamo insieme è 2/3 volte al mese. Gliene ho parlato e dice che lui sa che da 5 anni a questa parte il sesso per me è un problema, ha farfugliato un discorso in cui io non mi tengo abbastanza, che ovviamente mi ha ferito (vi assicuro che non sono una modella ma nemmeno un bidone dell'umido). Il problema è che mi ha fatto "vergognare" di questa mia voglia di farlo, e quindi adesso la vedo come una cosa negativa... io voglio provarle tutte prima di mollare. Ho già altri rimpianti (vedi tradimento). Non ne voglio altri. La mia domanda era: sono una persona cattiva? Chi tradisce una volta lo fa per sempre?
a 28 anni, se lo fai 3 volte al mese con un fidanzato convivente, sono sorpreso che non ti sei ancora fatta tutta una squadra di basket comprese le riserve
 

Ginevra65

Moderator
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Vi ringrazio per le risposte, siete stati fin troppo gentili. Sono più o meno le stesse cose che ha detto la psicologa. Io però voglio darci una possibilità perché il sentimento, grande o piccolo che sia, c'è e finalmente ora lo vivo concretamente e quotidianamente. Certo, i problemi ci sono, c'erano anche prima. Ma prima, vedendosi al massimo 40ore, non li tiravo fuori, altrimenti avrei rovinato l'unico giorno insieme. Il più grande problema è il sesso: prima per forza si cose era appunto una volta al mese (se andava bene), ora che viviamo insieme è 2/3 volte al mese. Gliene ho parlato e dice che lui sa che da 5 anni a questa parte il sesso per me è un problema, ha farfugliato un discorso in cui io non mi tengo abbastanza, che ovviamente mi ha ferito (vi assicuro che non sono una modella ma nemmeno un bidone dell'umido). Il problema è che mi ha fatto "vergognare" di questa mia voglia di farlo, e quindi adesso la vedo come una cosa negativa... io voglio provarle tutte prima di mollare. Ho già altri rimpianti (vedi tradimento). Non ne voglio altri. La mia domanda era: sono una persona cattiva? Chi tradisce una volta lo fa per sempre?
no per entrambe le domande
 

lorella89

Utente di lunga data
Vi ringrazio per le risposte, siete stati fin troppo gentili. Sono più o meno le stesse cose che ha detto la psicologa. Io però voglio darci una possibilità perché il sentimento, grande o piccolo che sia, c'è e finalmente ora lo vivo concretamente e quotidianamente. Certo, i problemi ci sono, c'erano anche prima. Ma prima, vedendosi al massimo 40ore, non li tiravo fuori, altrimenti avrei rovinato l'unico giorno insieme. Il più grande problema è il sesso: prima per forza si cose era appunto una volta al mese (se andava bene), ora che viviamo insieme è 2/3 volte al mese. Gliene ho parlato e dice che lui sa che da 5 anni a questa parte il sesso per me è un problema, ha farfugliato un discorso in cui io non mi tengo abbastanza, che ovviamente mi ha ferito (vi assicuro che non sono una modella ma nemmeno un bidone dell'umido). Il problema è che mi ha fatto "vergognare" di questa mia voglia di farlo, e quindi adesso la vedo come una cosa negativa... io voglio provarle tutte prima di mollare. Ho già altri rimpianti (vedi tradimento). Non ne voglio altri. La mia domanda era: sono una persona cattiva? Chi tradisce una volta lo fa per sempre?
Ci sono passata pure io. Ti rinfaccia cose assurde per coprire sue mancanze: mollalo.....
 

Vera

Moderator
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Vi ringrazio per le risposte, siete stati fin troppo gentili. Sono più o meno le stesse cose che ha detto la psicologa. Io però voglio darci una possibilità perché il sentimento, grande o piccolo che sia, c'è e finalmente ora lo vivo concretamente e quotidianamente. Certo, i problemi ci sono, c'erano anche prima. Ma prima, vedendosi al massimo 40ore, non li tiravo fuori, altrimenti avrei rovinato l'unico giorno insieme. Il più grande problema è il sesso: prima per forza si cose era appunto una volta al mese (se andava bene), ora che viviamo insieme è 2/3 volte al mese. Gliene ho parlato e dice che lui sa che da 5 anni a questa parte il sesso per me è un problema, ha farfugliato un discorso in cui io non mi tengo abbastanza, che ovviamente mi ha ferito (vi assicuro che non sono una modella ma nemmeno un bidone dell'umido). Il problema è che mi ha fatto "vergognare" di questa mia voglia di farlo, e quindi adesso la vedo come una cosa negativa... io voglio provarle tutte prima di mollare. Ho già altri rimpianti (vedi tradimento). Non ne voglio altri. La mia domanda era: sono una persona cattiva? Chi tradisce una volta lo fa per sempre?
I sensi di colpa non fanno mai bene. Alla fine rovinano quello che di bello può esserci. Io comunque, fossi in te, andrei più a fondo. Non è da sottovalutare il suo farfugliare alla tua richiesta di intimità. Ho come l'impressione che lui stia trovando scuse, tra l'altro, addossando a te tutte le colpe.
 

Brunetta

Utente di lunga data
a 28 anni, se lo fai 3 volte al mese con un fidanzato convivente, sono sorpreso che non ti sei ancora fatta tutta una squadra di basket comprese le riserve
Ma davvero eh!
A 28 anni una volta al giorno è il minimo.
Tra cinque anni non lo farete proprio più.
E poi lui ha il fegato di dire che è perché non sei abbastanza figa?
MOLLALO!
Ma te lo sei scelto con il lanternino? Guarda che gli stronzi ci sono anche in Italia.
 

Eriu

Utente
Ma infatti ci sono rimasta un attimino male, e lui l'ha capito. Probabilmente è vero che anche io non faccio molte avance, però dopo tot rifiuti mi fa male anche tentare. Mi sento una merda.
 

Brunetta

Utente di lunga data
@Eriu a 28 anni ti fai dire che ti scopa tre volte al mese perché non ti tieni? A VENTOTTO anni, quando sei una meraviglia anche messa da punkabbestia?!
Sei matta? Mandalo a stendere!
 

Eriu

Utente
No però ragazzi lui non è uno s☆☆☆☆, cioè abbiamo vissuto momenti bellissimi e mi fa sentire bene. Non è tutto negativo, altrimenti l'avrei già capito...
 
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