Persa/Ritrovata
Utente di lunga data
Sbagliare in amore come in "My Fair Lady"
FANTASIA SFRENATA 1949
Ci deve essere qualcosa di perverso nella mente umana che induce uomini e donne di tutte le età a innamorarsi, almeno una volta nella vita, della persona sbagliata. Per lo più si giustificano dicendosi che in realtà lui/lei è la persona giusta, solo che non se ne rende conto ma col mio aiuto, se ne accorgerà e vivremo felici. Mi cercherà se io sparirò per fargli sentire la mia assenza, soffrirà se per un momento io volgerò altrove la mia attenzione. Appena si verificherà il suo ravvedimento, tutti gli altri spariranno per lasciarci soli, innamorati e felici. Primo piano, bacio, dissolvenza, fine.
Manco per niente. Lui/lei ti lascia dopo un breve idillio, o magari neppure inizia una storia, passa il tempo, tu invochi il vecchio schema, ma guarda caso a te non succede. Esci di casa e speri di trovarlo/a ad aspettarti in macchina, dietro vetri appannati dal freddo e dalle lacrime di pentimento. Ti prefiguri situazioni da film: chiarita la situazione, dopo scene di solitaria confusione mentale o liti furiose in cui ci si dice di tutto, si fugge senza voltarsi indietro, gli occhi colmi di dolore ma anche di decisione a tener duro. Non tanto lontano, si fugge, e in un luogo indovinabile, in modo che l'altro ti possa raggiungere e congiungere le sue labbra con le tue. Che bello! Succedeva in tutti i suoi film preferiti, a partire da My Fair Lady, quello che le aveva aperto il cuore alla speranza. My Fair Lady non era il Pigmalione fino alla fine, era meglio. Perché era tanto bello che Eliza, alla fine, tornasse dal professor Higgins a portargli le pantofole, invece di sposare Freddy. Solo che lei aveva 16 anni, quando si era infatuata di quella storia, e a 30 aveva avuto l'illuminazione che il suo professor Higgins mai avrebbe capito di «non sapere più stare senza lei, senza quegli occhi dentro i miei...». Lei sarebbe sparita e lui sarebbe stato libero e felice in altro modo. Nessuno ne avrebbe più saputo niente. Aveva messo i piedi per terra, era atterrata dolcemente e felicemente tra le braccia di un meraviglioso ragazzo scelto anche «con la testa e non col cuore» (e qui aveva aiutato la teoria del maestro di scherma di Scaramouche), senza peraltro perdere, nei lunghi anni a seguire, il piacere di guardare al cinema storie a lieto fine. Osservando con apprensione le vite sentimentali dei figli che, pericolosamente, tendevano a credere che la vita fosse un film...
Risposta
Quante ore, giornate, vite sprecate nell'attesa che qualcun altro «si rendesse conto»: di chi eravamo e di cosa avremmo potuto essere per lui (per lei). Quante strategie, finte ritirate e martellamenti veri nella speranza che in quella sua trappola a forma di cuore scattasse la molla giusta e noi gli (le) apparissimo finalmente desiderabili e quasi irraggiungibili. Quasi, mi raccomando. Ecco, stamattina si alzerà e si accorgerà che la sua vita non ha più senso. Perché poi è sempre questo il trauma di ogni amante respinto: venire a patti con l'affronto rappresentato dal fatto che la persona amata possa vestirsi, mangiare, respirare, parlare, ascoltare una canzone senza avere bisogno di noi, mentre noi non riusciamo a fare nessuna, ma proprio nessuna, di quelle cose senza pensare a lei.
Ti rammarichi perché certi «lieto fine» un po' improbabili a te non sono mai successi. Se ti può consolare, non succedono nemmeno agli altri. Ormai nemmeno al cinema, che è molto cambiato dai tempi di My Fair Lady e smania di sembrare più realistico della realtà. Se si rifacesse il film di Cukor, stavolta non solo il professor Higgins «non si renderebbe conto» di amare Eliza-Audrey Hepburn, la fioraia da lui trasformata in signora dell'alta società, ma sarebbe lei a denunciarlo per maltrattamenti psicologici e circonvenzione di incapace. Temo avesse ragione George Bernard Shaw (autore del Pigmalione che ispirò musical e film) nel non voler sposare quei due: soddisfatto il desiderio del pubblico di vedere coronata da successo una storia impossibile, quale lieto fine poteva rappresentare il matrimonio fra due persone così diverse per cultura, educazione e indole, incapaci di trovare una comunicazione equilibrata? Avranno divorziato già durante i titoli di coda. Molti anni dopo, per rendere credibile la storia fra un milionario e una prostituta, gli sceneggiatori di Pretty woman si dovettero inventare almeno un bilanciamento caratteriale. Richard Gere ha tutto ma si disprezza, Julia Roberts non ha nulla ma si ama. Nell'ultima scena Gere «si rende conto» di quel che sta perdendo e torna sui suoi passi perché, così come lui ha mostrato a lei la strada stretta del buon gusto, lei ha insegnato a lui il rispetto per se stessi. Uno è stato il pigmalione dell'altro: che la favola proceda.
Poiché, come vedi, il lieto fine piace da pazzi anche a me, permettimi di suggerirtene uno. A furia di sognare avventure romantiche, potresti non «esserti resa conto» di averne vissuta una tu, che per il semplice fatto di essersi realizzata ha smarrito ai tuoi occhi il suo fascino. Sto parlando del tuo matrimonio. Sei sicura che una storia con la persona giusta, seppure con poco batticuore, non sia egualmente, e forse ancor di più, una storia di cuore? A 20 anni una simile ipotesi ti sarebbe suonata come un insulto all'Ammmore. Ma ora?
MASSIMO GRAMELLINIhttp://www.lastampa.it/forum/forum2.asp?IDforum=463
FANTASIA SFRENATA 1949
Ci deve essere qualcosa di perverso nella mente umana che induce uomini e donne di tutte le età a innamorarsi, almeno una volta nella vita, della persona sbagliata. Per lo più si giustificano dicendosi che in realtà lui/lei è la persona giusta, solo che non se ne rende conto ma col mio aiuto, se ne accorgerà e vivremo felici. Mi cercherà se io sparirò per fargli sentire la mia assenza, soffrirà se per un momento io volgerò altrove la mia attenzione. Appena si verificherà il suo ravvedimento, tutti gli altri spariranno per lasciarci soli, innamorati e felici. Primo piano, bacio, dissolvenza, fine.
Manco per niente. Lui/lei ti lascia dopo un breve idillio, o magari neppure inizia una storia, passa il tempo, tu invochi il vecchio schema, ma guarda caso a te non succede. Esci di casa e speri di trovarlo/a ad aspettarti in macchina, dietro vetri appannati dal freddo e dalle lacrime di pentimento. Ti prefiguri situazioni da film: chiarita la situazione, dopo scene di solitaria confusione mentale o liti furiose in cui ci si dice di tutto, si fugge senza voltarsi indietro, gli occhi colmi di dolore ma anche di decisione a tener duro. Non tanto lontano, si fugge, e in un luogo indovinabile, in modo che l'altro ti possa raggiungere e congiungere le sue labbra con le tue. Che bello! Succedeva in tutti i suoi film preferiti, a partire da My Fair Lady, quello che le aveva aperto il cuore alla speranza. My Fair Lady non era il Pigmalione fino alla fine, era meglio. Perché era tanto bello che Eliza, alla fine, tornasse dal professor Higgins a portargli le pantofole, invece di sposare Freddy. Solo che lei aveva 16 anni, quando si era infatuata di quella storia, e a 30 aveva avuto l'illuminazione che il suo professor Higgins mai avrebbe capito di «non sapere più stare senza lei, senza quegli occhi dentro i miei...». Lei sarebbe sparita e lui sarebbe stato libero e felice in altro modo. Nessuno ne avrebbe più saputo niente. Aveva messo i piedi per terra, era atterrata dolcemente e felicemente tra le braccia di un meraviglioso ragazzo scelto anche «con la testa e non col cuore» (e qui aveva aiutato la teoria del maestro di scherma di Scaramouche), senza peraltro perdere, nei lunghi anni a seguire, il piacere di guardare al cinema storie a lieto fine. Osservando con apprensione le vite sentimentali dei figli che, pericolosamente, tendevano a credere che la vita fosse un film...
Risposta
Quante ore, giornate, vite sprecate nell'attesa che qualcun altro «si rendesse conto»: di chi eravamo e di cosa avremmo potuto essere per lui (per lei). Quante strategie, finte ritirate e martellamenti veri nella speranza che in quella sua trappola a forma di cuore scattasse la molla giusta e noi gli (le) apparissimo finalmente desiderabili e quasi irraggiungibili. Quasi, mi raccomando. Ecco, stamattina si alzerà e si accorgerà che la sua vita non ha più senso. Perché poi è sempre questo il trauma di ogni amante respinto: venire a patti con l'affronto rappresentato dal fatto che la persona amata possa vestirsi, mangiare, respirare, parlare, ascoltare una canzone senza avere bisogno di noi, mentre noi non riusciamo a fare nessuna, ma proprio nessuna, di quelle cose senza pensare a lei.
Ti rammarichi perché certi «lieto fine» un po' improbabili a te non sono mai successi. Se ti può consolare, non succedono nemmeno agli altri. Ormai nemmeno al cinema, che è molto cambiato dai tempi di My Fair Lady e smania di sembrare più realistico della realtà. Se si rifacesse il film di Cukor, stavolta non solo il professor Higgins «non si renderebbe conto» di amare Eliza-Audrey Hepburn, la fioraia da lui trasformata in signora dell'alta società, ma sarebbe lei a denunciarlo per maltrattamenti psicologici e circonvenzione di incapace. Temo avesse ragione George Bernard Shaw (autore del Pigmalione che ispirò musical e film) nel non voler sposare quei due: soddisfatto il desiderio del pubblico di vedere coronata da successo una storia impossibile, quale lieto fine poteva rappresentare il matrimonio fra due persone così diverse per cultura, educazione e indole, incapaci di trovare una comunicazione equilibrata? Avranno divorziato già durante i titoli di coda. Molti anni dopo, per rendere credibile la storia fra un milionario e una prostituta, gli sceneggiatori di Pretty woman si dovettero inventare almeno un bilanciamento caratteriale. Richard Gere ha tutto ma si disprezza, Julia Roberts non ha nulla ma si ama. Nell'ultima scena Gere «si rende conto» di quel che sta perdendo e torna sui suoi passi perché, così come lui ha mostrato a lei la strada stretta del buon gusto, lei ha insegnato a lui il rispetto per se stessi. Uno è stato il pigmalione dell'altro: che la favola proceda.
Poiché, come vedi, il lieto fine piace da pazzi anche a me, permettimi di suggerirtene uno. A furia di sognare avventure romantiche, potresti non «esserti resa conto» di averne vissuta una tu, che per il semplice fatto di essersi realizzata ha smarrito ai tuoi occhi il suo fascino. Sto parlando del tuo matrimonio. Sei sicura che una storia con la persona giusta, seppure con poco batticuore, non sia egualmente, e forse ancor di più, una storia di cuore? A 20 anni una simile ipotesi ti sarebbe suonata come un insulto all'Ammmore. Ma ora?
MASSIMO GRAMELLINIhttp://www.lastampa.it/forum/forum2.asp?IDforum=463