Aggiornamento cognato/a

Foglia

utente viva e vegeta
Quindi il tutto si traduce in uno scarico di responsabilità dei papà? Cioè il giudice da la casa alla mamma perché il papà non la vuole? Succede davvero questo nel mondo reale? Qui mi piacerebbe sentire il parere dei più avvocati che abbiamo nel forum.
Nel nostro sistema legislativo ATTUALE (e lo sottolineo perché il diritto, contrariamente a quanto possa venire percepito, non è inserito in un sistema "statico") la casa coniugale viene assegnata con riguardo agli interessi della prole (e in questo 3D ricadiamo in questa ipotesi).

Cosa significa? Può significare tante cose che possono (come anche sovente no) trovare ingresso in un processo.
Anzitutto, un fattore meramente temporale. Molto spesso la madre è quella che, per tradizione, cultura (e un certo grado di discriminazione, anche ;) , ma eviterò questa china :) ) si trova ad essere il genitore più coinvolto nei bisogni e nelle esigenze dei figli. Statisticamente, è la madre che li accompagna più spesso a fare sport, statisticamente è quella maggiormente "sul pezzo" nel seguire i loro percorsi scolastici, ed è quella che anche sotto il profilo delle cure cd. "primarie" c'è di più. Può dedicare un maggior tempo, risorse, ed energie ai figli (e questo aspetto incide anche in ambito lavorativo, talvolta direi che incide parecchio, ANCHE sul presupposto che è la donna che partorisce, che ha una gravidanza, che si congeda dal lavoro, eccetera, eccetera, eccetera).
Poi, l'interesse dei minori va parametrato (rectius sovente andrebbe) per così dire anche ad altri livelli, differenti cioè dalle cd. "cure primarie", che riguardano (questo comunque ad un livello più approfondito, eh ;) ) in senso più lato la capacità genitoriale di avere sempre in testa la prole quale priorità (lo dico in parole poverissime, giusto per far capire il concetto). Esempio concreto, nella determinazione dell'idoneità genitoriale, viene tenuta in considerazione anche la capacità del genitore separando di garantire l'accesso, all'altro genitore. Poiché oggi, a differenza di ieri :), il principio cardine su cui ruotano tutte queste considerazioni è quello della cd. "bigenitorialità" (apro e chiudo parentesi perché ci sarebbe da scrivere un sacco anche in punto! 😂 ).

Un tempo (mica troppo lontano) tutti questi aspetti erano più spesso sussunti sotto il profilo del coniuge economicamente più debole, ma oggi il diritto va in altra direzione. Direzione che non necessariamente si stacca dal cd. "favor" per il coniuge più debole (economicamente parlando), però giunge al risultato partendo un pò dal "perché", n buona sostanza, lo sia ;)
E dove il perché riguarda una suddivisione di tempo, risorse e compagnia cantante in favore della prole, in prima battuta l'assegnazione della casa coniugale va in conseguenza alla attribuzione della qualità di "genitore prevalentemente assegnatario" :)
Dopo - e in via eventuale - si può aprire per il Tribunale un diverso discorso basato su altri livelli. Ma non è detto che si debba, si possa, o si voglia aprire.

In parole poverissime.
 

MariLea

Utente di lunga data
Purtroppo succede.
È che spesso scegliamo male la persona con cui fare figli. 😢
La vita è sempre piena di sorprese,
anche se hai pianificato tutto al meglio, c'è il fattore fortuna o sfortuna che fa capolino di tanto in tanto...

La mia esperienza familiare è che dopo tanto concedere alla mamma per amor di pace e serenità del piccolo... dopo un anno l'ha dato al padre perchè non se la sentiva più di tenerlo... 🍾
 

Pincopallista

Utente di lunga data
Nel nostro sistema legislativo ATTUALE (e lo sottolineo perché il diritto, contrariamente a quanto possa venire percepito, non è inserito in un sistema "statico") la casa coniugale viene assegnata con riguardo agli interessi della prole (e in questo 3D ricadiamo in questa ipotesi).

Cosa significa? Può significare tante cose che possono (come anche sovente no) trovare ingresso in un processo.
Anzitutto, un fattore meramente temporale. Molto spesso la madre è quella che, per tradizione, cultura (e un certo grado di discriminazione, anche ;) , ma eviterò questa china :) ) si trova ad essere il genitore più coinvolto nei bisogni e nelle esigenze dei figli. Statisticamente, è la madre che li accompagna più spesso a fare sport, statisticamente è quella maggiormente "sul pezzo" nel seguire i loro percorsi scolastici, ed è quella che anche sotto il profilo delle cure cd. "primarie" c'è di più. Può dedicare un maggior tempo, risorse, ed energie ai figli (e questo aspetto incide anche in ambito lavorativo, talvolta direi che incide parecchio, ANCHE sul presupposto che è la donna che partorisce, che ha una gravidanza, che si congeda dal lavoro, eccetera, eccetera, eccetera).
Poi, l'interesse dei minori va parametrato (rectius sovente andrebbe) per così dire anche ad altri livelli, differenti cioè dalle cd. "cure primarie", che riguardano (questo comunque ad un livello più approfondito, eh ;) ) in senso più lato la capacità genitoriale di avere sempre in testa la prole quale priorità (lo dico in parole poverissime, giusto per far capire il concetto). Esempio concreto, nella determinazione dell'idoneità genitoriale, viene tenuta in considerazione anche la capacità del genitore separando di garantire l'accesso, all'altro genitore. Poiché oggi, a differenza di ieri :), il principio cardine su cui ruotano tutte queste considerazioni è quello della cd. "bigenitorialità" (apro e chiudo parentesi perché ci sarebbe da scrivere un sacco anche in punto! 😂 ).

Un tempo (mica troppo lontano) tutti questi aspetti erano più spesso sussunti sotto il profilo del coniuge economicamente più debole, ma oggi il diritto va in altra direzione. Direzione che non necessariamente si stacca dal cd. "favor" per il coniuge più debole (economicamente parlando), però giunge al risultato partendo un pò dal "perché", n buona sostanza, lo sia ;)
E dove il perché riguarda una suddivisione di tempo, risorse e compagnia cantante in favore della prole, in prima battuta l'assegnazione della casa coniugale va in conseguenza alla attribuzione della qualità di "genitore prevalentemente assegnatario" :)
Dopo - e in via eventuale - si può aprire per il Tribunale un diverso discorso basato su altri livelli. Ma non è detto che si debba, si possa, o si voglia aprire.

In parole poverissime.
Grazie, sei stata chiarissima.
Ma quindi si decide a chi va la casa con i figli dentro in base a una statistica o si guarda anche il caso specifico.
Per ipotesi, in casa mia io e mia moglie ci siamo divisi i compiti al 50%, io gestisco scuola, colloqui, medici, compiti e sport di numero 1 e numero 2, lei di numero 3 e numero 4.
Abbiamo deciso di fare così perché riteniamo che alla base di buoni processi ci debba essere un’ottima Organizzazione basata in primis sulla solidarietà.
Il nostro concetto di famiglia si fonda soprattutto sulla solidarietà organizzata, e non invece sul tutti fanno tutto e volemose bene, ove poi ricade tutto sulla madre.
In questo contesto come deciderebbe il giudice? Sempre su base statistica? Io non troverei giusto per il bene della prole assegnare la casa della famiglia solo a lei o solo a me, perché in questo contesto la prole stessa ne risentirebbe. Chi dei due esce proprio perché fuori, non potrebbe più garantire le stesse prestazioni che fa da dentro. In questo contesto il giudice dovrebbe obbligare i genitori a vivere nella stessa casa per garantire gli stessi servizi del prima.
 

Lara3

Utente di lunga data
La vita è sempre piena di sorprese,
anche se hai pianificato tutto al meglio, c'è il fattore fortuna o sfortuna che fa capolino di tanto in tanto...

La mia esperienza familiare è che dopo tanto concedere alla mamma per amor di pace e serenità del piccolo... dopo un anno l'ha dato al padre perchè non se la sentiva più di tenerlo... 🍾
Non ho capito cosa volevi dire riguardo la tua situazione. Se ti va di dire ovviamente…intendi la casa ?
 

Foglia

utente viva e vegeta
Grazie, sei stata chiarissima.
Ma quindi si decide a chi va la casa con i figli dentro in base a una statistica o si guarda anche il caso specifico.
Per ipotesi, in casa mia io e mia moglie ci siamo divisi i compiti al 50%, io gestisco scuola, colloqui, medici, compiti e sport di numero 1 e numero 2, lei di numero 3 e numero 4.
Abbiamo deciso di fare così perché riteniamo che alla base di buoni processi ci debba essere un’ottima Organizzazione basata in primis sulla solidarietà.
Il nostro concetto di famiglia si fonda soprattutto sulla solidarietà organizzata, e non invece sul tutti fanno tutto e volemose bene, ove poi ricade tutto sulla madre.
In questo contesto come deciderebbe il giudice? Sempre su base statistica? Io non troverei giusto per il bene della prole assegnare la casa della famiglia solo a lei o solo a me, perché in questo contesto la prole stessa ne risentirebbe. Chi dei due esce proprio perché fuori, non potrebbe più garantire le stesse prestazioni che fa da dentro. In questo contesto il giudice dovrebbe obbligare i genitori a vivere nella stessa casa per garantire gli stessi servizi del prima.

😂

Rido perché penso che, con quattro figli, diventi pressoché impossibile separarsi :)

Seria: leggendo le tue righe mi è venuto in mente.... uno dei pochi film di cui ricordo (sia pur vagamente) la trama (purtroppo, credo anche per quel che capitò a me, ora non riesco a seguirne uno dall'inizio alla fine :) ):

Kramer contro Kramer - Wikipedia

Allora, quel che ti posso dire (e piglialo con le pinze, perché il diritto di famiglia non è il mio settore: @Arcistufo , se del caso integra e correggi tu! :) ) è che ovviamente, in primo luogo, i bambini/ragazzini, mi pare al di sopra dei 12 anni (sto andando "a braccio", mi pare di ricordare quella età) possono eventualmente essere sentiti dal Giudice, ed esprimere una preferenza.

In giurisprudenza, ne han provate tante, di strade. Una di queste strade (capitata se non vado errata a Milano, ma sto sempre andando a memoria) è stata tradotta in una sentenza (poi riformata in CdA, o cassata, non ricordo bene :) ) che prevedeva che i coniugi separati stessero con i figli nella casa coniugale.... tipo 15 giorni al mese ciascuno.
Cosa implica questo? :)
Che nei restanti 15 giorni ciascuno di essi avesse un'altra sistemazione per sé. Non più quindi due case da una casa, ma tre case :)
E insomma.... una soluzione simile significa una maggior suddivisione ancora delle risorse finanziarie ;). Ma non solo.

Significa anche avere due genitori in grado, per 15 giorni al mese, di vivere in una sorta di albergo. Che (almeno per come sono fatta io) nessuno dei due potrebbe definire "casa": e quanto questo possa andare ad impattare sulla intimità che si crea a casa propria (e non importa quale sia la casa, ma è casa propria) nel periodo di compresenza con i figli, sarebbe argomento assai importante, e comunque discutibile (auspicabilmente, almeno per me) più su un piano teorico, che pratico. Non so se capisci quello che intendo dire.

E' un sistema imperfetto, quello di questo mondo, è un sistema che va per tentativi, ed è pure un sistema che molto spesso porta l'autorità giudiziaria ad operare correttivi su una strada provata al principio. Si prova, si tenta, si sperimenta anche in Tribunale, per dirla in altri termini.

Se proprio devo rispondere alla tua domanda, oltre a ricordare che i figli dopo una certa età possono essere sentiti, i parametri in gioco possono essere vari. Dalla idoneità genitoriale (intesa nel senso più profondo del termine, ma comunque RICHIESTA, come elemento da mettersi sotto esame, dalle parti, a meno di situazioni in cui vi si proceda d'ufficio) al criterio economico (è interesse dei figli avere un genitore che non è in grado di fornire loro una adeguata sistemazione atta anche ad ospitarli?). Via via fino al criterio meramente temporale, dove magari al "potrei" si sostituisce il "già faccio".... qualcosa in più. E poi sicuramente, come già detto, la capacità economica dei due genitori. Intesa però non nella prospettiva del genitore più debole (da tutelarsi in quanto tale con l'assegnazione della casa) ma, come detto, degli interessi della prole (a stare con genitori il più possibile sereni).
 

Pincopallista

Utente di lunga data
Foglia pagalo in natura….tanto oramai hai ripreso quindi sei già allenata. 😂
 

Foglia

utente viva e vegeta
Foglia pagalo in natura….tanto oramai hai ripreso quindi sei già allenata. 😂
Ma chi, l'Arci? 😂

Caso mai il tutto va al cognato di @Profumina 😂, per quanto mi riguarda, mannaggia a me che non vi ho provveduto con quello che fu il mio CTP, mi vergogno persino a dire quanto spesi 🙄.
Ma si trattava di andare a fondo (in maniera peraltro assai dolorosa) della mia storia. Avrei preferito non farlo così, ma vi fui costretta.

Chi mi ha assistito in giudizio, data la colleganza :), mi ha chiesto davvero il minimo :) , e avevamo quale controparte mica baumicio ;)
 

MariLea

Utente di lunga data
Non ho capito cosa volevi dire riguardo la tua situazione. Se ti va di dire ovviamente…intendi la casa ?
Non è la mia situazione, ma di un famigliare (come per profumina)
intendevo la collocazione del minore che è la cosa più importante per la sua formazione.
 

andrea53

Utente di lunga data
E ci rimettono i figli.
mah, non è detto che a veder cacciare il loro padre in quanto sostituito con uno "zio più giovane" ci guadagnino qualcosa, eh... Magari il nuovo pensionante potrebbe essere indotto a corrispondere un "affitto", visto che beneficia di un immobile altrui.
 

Foglia

utente viva e vegeta
Posso chiederti perché sei felice? :)

Mi spiego, a me è passato un brivido di tristezza, leggendo, e poi guardando quella bottiglia di champagne :)

Che significa "dare" un figlio al padre? :)
E guarda che, durante (e anche dopo) la separazione, a me sono volati "commenti" dello stesso tenore eh (del tipo, dai miei genitori "tanto lo hai a metà", "povero pacco" e similari).

Un figlio non "si dà", un figlio lo si dovrebbe avere (per intero eh) in due. E, se non è così, è perché c'è un problema per il quale non vedo da festeggiare. E' un impegno (per cui per prima non nego di avere bisogno, e di apprezzare anche, i momenti in cui lui è dal padre), ma non è (non è solo) un peso da smaltire al più forzuto dei due, non so come dire.

Dalle tue parole quel che emerge è una sola parola: ESCLUSIONE. Come se non fosse possibile, comunque, essere entrambi genitori, per come uno può, e per come uno DEVE, anche esserlo. Mi rendo conto che nessuna legge può obbligare un padre (o una madre) a fare il genitore, o per lo meno a provarci, ma l'esclusione (il non avere un genitore) è elemento positivo per il figlio solo in casi per così dire "estremi", e mi auguro che non sia il tuo caso (nè credo lo possa essere, altrimenti dubito che il padre lo avrebbe lasciato con una madre degenere "per il suo bene", e per quieto vivere).

Non lo dico per polemica (io stessa, all'inizio della separazione, avrei tanto voluto eliminarlo dalla faccia di questa terra, che sarebbe significato non vederlo nemmeno come padre di mio figlio), ma non ho potuto. E anzi, mi sono confrontata con una realtà che mi ha detto: "ciccia bella, se elimini un genitore, chi, alla fin della fiera, se la prende in culo"? :)

Magari ho mal interpretato le tue parole, ma questo senso di esclusione (con tanto di sollievo per parte della famiglia del bambino, te compresa) mi è arrivato tutto.
Non sono "vittorie" ;)
Vero è che spesso dietro all'affido (nei casi più gravi) o al collocamento in via esclusiva o ampiamente prevalente stanno (e i Giudici lo sanno bene) interessi che vanno al di là dell'interesse dei bambini. Dietro certe domande di affido esclusivo, o lotte per il collocamento prevalente (si riesce davvero, in casi estremi, a non mettersi d'accordo sull'ora prima o dopo del rientro eh, e non parlo di cose sentite dire, purtroppo. Parlo di cose vissute) stanno aspettative sull'immobile, e stanno quantificazioni di assegni. Perché se il figlio sta con me quattro giorni a settimana, e con te solo tre, il contributo al mantenimento che ti devo versare diminuisce :)
Poi, però, dato che appunto un figlio non è un pacco, occorre anche saper esserci :)

Spero per il tuo parente (nipote? :) Sento molto coinvolgimento comunque nelle tue parole, e anche commozione) che abbia entrambi, i genitori. A prescindere da chi se ne occupa di più :)
 

Lara3

Utente di lunga data
mah, non è detto che a veder cacciare il loro padre in quanto sostituito con uno "zio più giovane" ci guadagnino qualcosa, eh... Magari il nuovo pensionante potrebbe essere indotto a corrispondere un "affitto", visto che beneficia di un immobile altrui.
Stavo dicendo che se si arriva a vendere la casa all’asta in seguito al divorzio, oltre alle ripercussioni psicologiche più o meno evidenti per un figlio che vede la famiglia divisa, ma anche economicamente ci rimettono tutti. Vendere all’asta non è un affare.
 

andrea53

Utente di lunga data
Stavo dicendo che se si arriva a vendere la casa all’asta in seguito al divorzio, oltre alle ripercussioni psicologiche più o meno evidenti per un figlio che vede la famiglia divisa, ma anche economicamente ci rimettono tutti. Vendere all’asta non è un affare.
questo purtroppo è scontato ...
 

andrea53

Utente di lunga data
e a questo punto lo zio giovane magari se ne va......
parlo per aver visto più volte situazioni di questo tipo, sfortunatamente. Per il lavoro che facevo una volta, posso dire di aver visto tanti casi tristi, se non disperati, di madri e di padri separati e/o divorziati. Padri costretti a sistemazioni di fortuna, madri cui non arrivavano gli assegni per il mantenimento... nel mezzo i figli
 

Foglia

utente viva e vegeta
parlo per aver visto più volte situazioni di questo tipo, sfortunatamente. Per il lavoro che facevo una volta, posso dire di aver visto tanti casi tristi, se non disperati, di madri e di padri separati e/o divorziati. Padri costretti a sistemazioni di fortuna, madri cui non arrivavano gli assegni per il mantenimento... nel mezzo i figli
Sicuramente.
Però forse è il caso di non generalizzare.
Ci sono anche tante famiglie che sono tali solo sulla carta, ci sono famiglie dove l'aria la si può tagliare "a blocchi", ci sono famiglie dove esistono "straordinarie" (si fa per dire) triangolazioni, ci sono famiglie in cui l'ostilità si vive e si tocca ogni giorno.
Lo so anch'io, che vivere in una famiglia dove mamma e papà si vogliono bene e fanno fronte comune per i figli è la condizione ottimale. Ma non è nemmeno vero che una famiglia per così dire tradizionale sia il luogo dove la serenità dei figli venga garantita. Nemmeno la stabilità economica.

E il paradosso dei paradossi è che assai spesso queste famiglie vanno avanti "chiudendosi", rispetto al mondo esterno. La famiglia come una tomba :), il confronto che non esiste, l'esempio degli altri che diventa un "poveretti loro, noi sì che andiamo avanti al meglio". E tanto altro :)
 
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