Se il tuo lui è sposato

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Old belle

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Analisi lucida , realista ed impietosa (proprio nel senso della parola).
Nonostante questo e pur essendomi riconosciuta in modo imbarazzante in moltissimo dell'articolo (la storia del "ti amo" a me lui l'ha detta solo e quando mi ero per la prima -e unica-volta decisa a mollarlo, gli sms senza risposta a conferma che è lui a decidere, le palle sui rapporti sessuali con la moglie....insomma tutto:balloon
continuo a credere che l'amante decida di farlo coscientemente e sia la sola ed unica responsabile del suo stato di dolore, forzata solitudine e non amore.

La cosa che mi ha stupita leggendolo è che ho realizzato che dopo un'esperienza del genere, già vissuta, subita e dolorosamente patita non è affatto detto che non ci si ricaschi.
Questo si, mi lascia un po' interdetta.
E mi chiedo allora se in fondo, non ci siano donne (e mi ci metto senza ipocrisia dentro) che decidano per
oscuri motivi psicologici, di pensare di meritare solo questo o di non essere proprio in grado di gestire un altro tipo di relazione.


Sono molto d'accordo con te, e trovo nell'ammissione della possibile ricaduta molta intelligenza. Per quanto riguarda i motivi psicologici, io credo che è un volere di liberta assoluta. In questo modo si è libere, e allo stesso tempo si ha qualcuno... che poi tutto si ritorce contro è un altro discorso.
 

Persa/Ritrovata

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Old UnBrucoSullaRosa

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....E pensare che l'unico pregio che credevo avesse mio marito, era quello di essere una persona onesta ed affidabile...
 

Persa/Ritrovata

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Old Asudem

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Sono molto d'accordo con te, e trovo nell'ammissione della possibile ricaduta molta intelligenza. Per quanto riguarda i motivi psicologici, io credo che è un volere di liberta assoluta. In questo modo si è libere, e allo stesso tempo si ha qualcuno... che poi tutto si ritorce contro è un altro discorso.
io sono arrivata a pensare che si voglia l'uomo di un altro perchè si pensi di non meritarsene uno tutto "proprio"..
poi ,per quanto mi riguarda, gioca moltissimo l'indipendenza e l' enorme difficoltà ad adeguarsi alle "regole e alle rotture" di una convivenza.
 
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Old belle

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Certo che l'amore esiste e che bisogna cercare qualcuno che ci ami per cià che siamo (e aggiungerei, qualcuno che amiamo per cià che è) ma non sono d'accordo sul "per amore facciamo tutto". Per amore dei nostri figli. Un amore adulto non ci fa fare tutto. Ci accompagna.
Torna un discorso avuto in separata sede.
Veniamo amate se siamo disposte ad essere amate... Holly di Colazione da Tiffany docet.
 
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Old belle

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io sono arrivata a pensare che si voglia l'uomo di un altro perchè si pensi di non meritarsene uno tutto "proprio"..
poi ,per quanto mi riguarda, gioca moltissimo l'indipendenza e l' enorme difficoltà ad adeguarsi alle "regole e alle rotture" di una convivenza.

Non lo so... io sono ancora in quella fase dove penso che abbiamo la presunzione di poterci prendere un uomo ( lo spiegava la Norwood in Donne che amano troppo ) come vittoria del complesso edipico. E in piena contrapposizione sono anche dell'idea che alla fin fine uno tutto nostro non lo vogliamo.
 

tinkerbell

Utente di lunga data
Che vuol dire "meritarsi" un uomo proprio? a me è successo di rimanere invischiata in una cosa che mi ha coinvolta totalmente e non mi h dto spazio di volere altro che quelal cosa da cui mi sentivo sentimentalmente/sessualmente/amicalmente appagata.mi mancava la quotidianità e il costruire le piccole cose di ogni giorno e le avrei volute fare con lui ma questo non l'ho fatto perchè penso di non meritarmi una vita normale... che vuol dire pensare di non meritarsi........uno si sente inadeguato? brutto? sporco? peloso? incapace?
 
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Old Asudem

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Non lo so... io sono ancora in quella fase dove penso che abbiamo la presunzione di poterci prendere un uomo ( lo spiegava la Norwood in Donne che amano troppo ) come vittoria del complesso edipico. E in piena contrapposizione sono anche dell'idea che alla fin fine uno tutto nostro non lo vogliamo.
hai letto Donne che corrono con i lupi?
 

Persa/Ritrovata

Utente di lunga data
Che vuol dire "meritarsi" un uomo proprio? a me è successo di rimanere invischiata in una cosa che mi ha coinvolta totalmente e non mi h dto spazio di volere altro che quelal cosa da cui mi sentivo sentimentalmente/sessualmente/amicalmente appagata.mi mancava la quotidianità e il costruire le piccole cose di ogni giorno e le avrei volute fare con lui ma questo non l'ho fatto perchè penso di non meritarmi una vita normale... che vuol dire pensare di non meritarsi........uno si sente inadeguato? brutto? sporco? peloso? incapace?
Ci si innamora di chi viene scelto dal nostro inconscio.
 
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Old Asudem

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Che vuol dire "meritarsi" un uomo proprio? a me è successo di rimanere invischiata in una cosa che mi ha coinvolta totalmente e non mi h dto spazio di volere altro che quelal cosa da cui mi sentivo sentimentalmente/sessualmente/amicalmente appagata.mi mancava la quotidianità e il costruire le piccole cose di ogni giorno e le avrei volute fare con lui ma questo non l'ho fatto perchè penso di non meritarmi una vita normale... che vuol dire pensare di non meritarsi........uno si sente inadeguato? brutto? sporco? peloso? incapace?
per quanto mi riguarda, dei lutti/abbandoni importanti nell'infanzia mi hanno fatto per anni sentire in colpa e pensare che non fossi riuscita io a tenere vicino a me le persone che amo.
Credo che questo mi abbia pesantemente influenzata in maniera malata nella scelta degli uomini e nella consapevolezza che non li meritassi
 
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Old belle

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Che vuol dire "meritarsi" un uomo proprio? a me è successo di rimanere invischiata in una cosa che mi ha coinvolta totalmente e non mi h dto spazio di volere altro che quelal cosa da cui mi sentivo sentimentalmente/sessualmente/amicalmente appagata.mi mancava la quotidianità e il costruire le piccole cose di ogni giorno e le avrei volute fare con lui ma questo non l'ho fatto perchè penso di non meritarmi una vita normale... che vuol dire pensare di non meritarsi........uno si sente inadeguato? brutto? sporco? peloso? incapace?
anche...!
Perchè non hai detto NO subito? Credo che stia tutto li...
 
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Old Asudem

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te lo consiglio di cuore .
A te e a tutte le donne qui dentro ma anche agli uomini.

Clarissa Pinkola Estès, Donne che corrono coi lupi


Questo libro appassionante è consigliato alle donne, ma anche agli uomini che amano "correre con le donne che corrono coi lupi", non solo l’8 marzo.
martedì 1 marzo 2005, di Maria Gabriella Canfarelli - 32816 letture Il mito della donna selvaggia in "Donne che corrono coi lupi".
E’ voce diffusa e in parte vera che la solitudine fa paura, qualcuno asserisce alle donne soprattutto; ma altro giustamente dissente, perché "L’esercizio della solitudine intenzionale", scrive un’autrice (analista, già direttrice del Carl Gustav Jung Center di Denver, dottore in etnologia e psicologia clinica) "solitudine non è assenza di energia o di azione, (...) piuttosto un dono di provviste selvagge a noi trasmesse dall’anima".
Clarissa Pinkola Estès, con "Donne che corrono coi lupi"(Feltrinelli, 1993) indaga quella parte del femminino la cui naturalità è stata repressa al punto da staccare i contatti tra la psiche individuale e l’anima del mondo, addomesticandola, facendola divenire timorosa e non autosufficiente, priva di iniziative e ingabbiata nell’assenza dell’auto-stima. Come richiamare l’anima? "Con la meditazione, o nei ritmi del canto, della scrittura, della pittura, dell’educazione musicale, (..) visioni di grande bellezza, (...), l’immobilità, la quiete." Così l’anima esce dalla sua dimora, utilizzando l’energia mentale per realizzare uno stato di solitudine utile a ritrovare l’essenza femminile, un essere naturale che possiede "la creatività passionale e un sapere ancestrale". Attraverso un lavoro di ricerca, l’autrice ha raccolto un’ingente mole di materiale attinto dalle fiabe, dai miti, dai racconti popolari enucleando, su base psicoanalitica, una serie di archetipi.
Ci si imbatte ne "L’uomo nero nei sogni delle donne" che, insieme ad altre figure simboliche, rappresenta il predatore della psiche femminile e, anche, "sogno iniziatico universale" che spesso denuncia uno stato di reale alienazione, messaggio d’una condizione difficile da cui la sognatrice deve uscire, svegliandosi e cambiando atteggiamento, se vuole che la propria psiche sopravviva. Dunque un segnalato malessere, ciò che a livello conscio la donna non rileva perché le è stata inculcata una cieca obbedienza, e dunque spesso non sa o non ha la forza sufficiente ad accettare il fatto che la disubbidienza, il rifiuto più netto sono in molti casi salvifici. Sviluppare la difesa dagli inganni, rifiutare l’educazione alla passività considerando i fattori culturali e familiari che indeboliscono le donne è la teoria di base di questo insieme di saggi.
Ma chi è il predatore innato? Ci pare esemplare il capitolo dedicato a "Barbablù",la cui storia macabra conosciamo, ma soprattutto l’analisi intorno alla chiave che apriva la porta proibita in cui la sposa non doveva entrare, pena la morte (colpevolizzazione e castigo consequenziali alla disubbidienza).
Al contrario, "La piccola chiave è l’accesso al segreto che tutte le donne sanno e che pure non sanno", è chiave d’oro della conoscenza, e quindi della vita. "Barbablù impedisce alla giovane donna di usare quella chiave che la porterebbe alla consapevolezza", continua Pinkola Estès, ma l’aspetto più interessante dell’autoconoscenza è che "Nei misteri eleusini la chiave era nascosta sotto la lingua, a significare che il nodo (...), l’indizio, la traccia si trovano in un insieme di parole, di domande-chiave". E allora: "L’uccisione di tutte le mogli curiose da parte di Barbablù è l’uccisione del femminino creativo, (...) potenziale per sviluppare nuovi e interessanti aspetti di ogni genere. Il predatore è particolarmente aggressivo nel tendere imboscate alla natura selvaggia delle donne. (...) cerca di schernire, (...) di tagliare il collegamento della donna con le sue introspezioni, le sue aspirazioni, i suoi obiettivi". Bisogna conservare l’intuito primordiale della donna madre-interiore, l’archetipo che dà energia, seguire le dieci regole dei lupi per conoscere il territorio della vita: mangiare, riposare, vagabondare, mostrare lealtà, amare i piccoli, cavillare al chiaro di luna, accordare le orecchie, occuparsi delle ossa, fare l’amore, ululare spesso, consiglia l’autrice alla fine delle cinquecento pagine, ognuna delle quali offre realtà ed esperienze diffuse.
Profondo e originale, con le favole e i miti che ci guidano alla riscoperta della nostra essenza più profonda, questo libro appassionante è consigliato alle donne, ma anche agli uomini che amano "correre con le donne che corrono coi lupi", non solo l’8 marzo.
 

tinkerbell

Utente di lunga data
Ci si innamora di chi viene scelto dal nostro inconscio.
Per quello non ci arrivo allora.....a me è parso conscissimo piangere spesso, sospirare ancor più spesso, rinunciare a bestia e aspettare a vita..........insomma, lo sapevo che facevo........non mi aspettavo di esser stata usata per tanti anni così scientemente, a tavolino....però insomma alcun coltello alla gola...va be...tanto son talmente lontana anche solo dall'accettazione che per arrivare alla consapevolezza la strada è talmente lunga e tortuosa da potermi rilassare sul "non capisco"........
 

Persa/Ritrovata

Utente di lunga data
Per quello non ci arrivo allora.....a me è parso conscissimo piangere spesso, sospirare ancor più spesso, rinunciare a bestia e aspettare a vita..........insomma, lo sapevo che facevo........non mi aspettavo di esser stata usata per tanti anni così scientemente, a tavolino....però insomma alcun coltello alla gola...va be...tanto son talmente lontana anche solo dall'accettazione che per arrivare alla consapevolezza la strada è talmente lunga e tortuosa da potermi rilassare sul "non capisco"........
Non so se è necessario spaccarsi la testa per capirlo ..basta espellerlo dalla tua vita ...poi un giorno vedrai chiaro...
 
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Old belle

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te lo consiglio di cuore .
A te e a tutte le donne qui dentro ma anche agli uomini.

Clarissa Pinkola Estès, Donne che corrono coi lupi


Questo libro appassionante è consigliato alle donne, ma anche agli uomini che amano "correre con le donne che corrono coi lupi", non solo l’8 marzo.
martedì 1 marzo 2005, di Maria Gabriella Canfarelli - 32816 letture Il mito della donna selvaggia in "Donne che corrono coi lupi".
E’ voce diffusa e in parte vera che la solitudine fa paura, qualcuno asserisce alle donne soprattutto; ma altro giustamente dissente, perché "L’esercizio della solitudine intenzionale", scrive un’autrice (analista, già direttrice del Carl Gustav Jung Center di Denver, dottore in etnologia e psicologia clinica) "solitudine non è assenza di energia o di azione, (...) piuttosto un dono di provviste selvagge a noi trasmesse dall’anima".
Clarissa Pinkola Estès, con "Donne che corrono coi lupi"(Feltrinelli, 1993) indaga quella parte del femminino la cui naturalità è stata repressa al punto da staccare i contatti tra la psiche individuale e l’anima del mondo, addomesticandola, facendola divenire timorosa e non autosufficiente, priva di iniziative e ingabbiata nell’assenza dell’auto-stima. Come richiamare l’anima? "Con la meditazione, o nei ritmi del canto, della scrittura, della pittura, dell’educazione musicale, (..) visioni di grande bellezza, (...), l’immobilità, la quiete." Così l’anima esce dalla sua dimora, utilizzando l’energia mentale per realizzare uno stato di solitudine utile a ritrovare l’essenza femminile, un essere naturale che possiede "la creatività passionale e un sapere ancestrale". Attraverso un lavoro di ricerca, l’autrice ha raccolto un’ingente mole di materiale attinto dalle fiabe, dai miti, dai racconti popolari enucleando, su base psicoanalitica, una serie di archetipi.
Ci si imbatte ne "L’uomo nero nei sogni delle donne" che, insieme ad altre figure simboliche, rappresenta il predatore della psiche femminile e, anche, "sogno iniziatico universale" che spesso denuncia uno stato di reale alienazione, messaggio d’una condizione difficile da cui la sognatrice deve uscire, svegliandosi e cambiando atteggiamento, se vuole che la propria psiche sopravviva. Dunque un segnalato malessere, ciò che a livello conscio la donna non rileva perché le è stata inculcata una cieca obbedienza, e dunque spesso non sa o non ha la forza sufficiente ad accettare il fatto che la disubbidienza, il rifiuto più netto sono in molti casi salvifici. Sviluppare la difesa dagli inganni, rifiutare l’educazione alla passività considerando i fattori culturali e familiari che indeboliscono le donne è la teoria di base di questo insieme di saggi.
Ma chi è il predatore innato? Ci pare esemplare il capitolo dedicato a "Barbablù",la cui storia macabra conosciamo, ma soprattutto l’analisi intorno alla chiave che apriva la porta proibita in cui la sposa non doveva entrare, pena la morte (colpevolizzazione e castigo consequenziali alla disubbidienza).
Al contrario, "La piccola chiave è l’accesso al segreto che tutte le donne sanno e che pure non sanno", è chiave d’oro della conoscenza, e quindi della vita. "Barbablù impedisce alla giovane donna di usare quella chiave che la porterebbe alla consapevolezza", continua Pinkola Estès, ma l’aspetto più interessante dell’autoconoscenza è che "Nei misteri eleusini la chiave era nascosta sotto la lingua, a significare che il nodo (...), l’indizio, la traccia si trovano in un insieme di parole, di domande-chiave". E allora: "L’uccisione di tutte le mogli curiose da parte di Barbablù è l’uccisione del femminino creativo, (...) potenziale per sviluppare nuovi e interessanti aspetti di ogni genere. Il predatore è particolarmente aggressivo nel tendere imboscate alla natura selvaggia delle donne. (...) cerca di schernire, (...) di tagliare il collegamento della donna con le sue introspezioni, le sue aspirazioni, i suoi obiettivi". Bisogna conservare l’intuito primordiale della donna madre-interiore, l’archetipo che dà energia, seguire le dieci regole dei lupi per conoscere il territorio della vita: mangiare, riposare, vagabondare, mostrare lealtà, amare i piccoli, cavillare al chiaro di luna, accordare le orecchie, occuparsi delle ossa, fare l’amore, ululare spesso, consiglia l’autrice alla fine delle cinquecento pagine, ognuna delle quali offre realtà ed esperienze diffuse.
Profondo e originale, con le favole e i miti che ci guidano alla riscoperta della nostra essenza più profonda, questo libro appassionante è consigliato alle donne, ma anche agli uomini che amano "correre con le donne che corrono coi lupi", non solo l’8 marzo.

Grazie davvero. Lo metto nella wish list
 
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