Arcistufo
Papero Talvolta Posseduto
In un luogo di confronto la concorrenza esiste eccome, appena qualcuno perde di vista il senso del confronto e comincia a voler primeggiare. Su questo posso pure essere d’accordo con te.Sei fuori strada, come sempre più spesso accade..
Se c'è concorrenza (e fa pure schifo) la foto c'entra eccome
Alla fine neghi quello che hai appena ammesso , e forse senza nemmeno accorgertene
Il punto sta altrove. In un luogo di confronto non esiste concorrenza, e nemmeno coppe, ognuno porta quello che ha, senza ansie di essere megglio o peggio di...
Oppure non siamo in un luogo di confronto ma in un luogo di competizione.. (che fa schifo)
Il problema è che qui stiamo parlando d’altro.
Qui non si tratta di alzare coppe, fare classifiche o stabilire chi ce l’ha più lungo nel cortile del forum. Qui si tratta di pulire il terreno dello scontro dalla quantità industriale di fregnacce che la gente ci butta sopra per non arrivare mai al nocciolo. Giustificazioni, facce pulite, moraline, piagnistei, medaglie da martire, “io però sono fatto così”, “io però ho sofferto”, “io però ho dei valori”. Tutta roba che serve a una cosa sola: sentirsi meglio senza spostare un cazzo.
Ogni volta che dico a qualcuno di smettere di raccontarsi cazzate e guardare cosa gli serve davvero per uscire dai propri casini interiori, puntuale arriva la risposta: “eh, ma tu stai facendo la gara”.
No.
Non sto facendo la gara. Sto chiedendo rispetto per il tempo dell’interlocutore.
Perché io non sto qui a farmi triturare i coglioni da gente che si piange addosso per pagine e pagine, mentre prova pure a vendersi come migliore di quello che è. Se vieni in un posto di confronto e porti materiale vero, bene. Se vieni a lucidare la tua statuetta morale, allora prima o poi qualcuno te la tira giù dallo scaffale.
Ed è anche il motivo per cui mi stanno sul cazzo le dinamiche parallele: gente che scrive qui, poi si incontra fuori, poi torna qui a recitare una parte sapendo benissimo che alcuni leggono con un sottotesto e altri no. Perché è ovvio che un discorso fatto davanti a persone che si conoscono ha un peso diverso rispetto a un discorso fatto in anonimato. Cambiano i destinatari, cambia la postura, cambia la convenienza.
E infatti sì, sono felicissimo di ricordare ogni tanto che questo resta un palcoscenico. Non una sacrestia, non un confessionale, non il lettino dell’analista. Un palcoscenico.
Si scrive per buttare fuori, certo. Ma si scrive anche per un pubblico. Altrimenti non ti metteresti a limare, rendere leggibile, costruire la frase, scegliere il colpo. Scriveresti sul blocco note del telefono e buonanotte.
La catarsi greca la lasciamo a teatri un filo più blasonati di tradimento.net.