Il campione di riferimento è quella generazione di 45/50enni di Milano che si sono laureati (materie scientifiche, in genere), che hanno dato priorità alla stabilità professionale rispetto a quella affettiva, trovandosi ad avere relazioni non progettuali oltre i 30.
Le risorse dirottate nel campo professionale (per necessità più che per scelta) quando appartenenti ad entrambi gli elementi della coppia hanno rimandato negli anni sia la progettualità delle varie coppie sia di conseguenza la volontà di avere dei figli, rendendo di fatto alla mia età le coppie sterili.
E' una débacle clamorosa. 2/3 di persone (nell'area limitrofa o dentro i bastioni, non periferica) totalmente scomparsi.
Statisticamente i figli sono arrivati nelle coppie in cui uno dei due ha rinunciato alla competitività nel mondo del lavoro, vuoi perché non laureato, vuoi perché casalinga o lavoratrice part-time o nelle coppie dotate di importanti risorse economiche da poter pagare personale per la gestione dei figli e senza problemi per la loro formazione.
In pratica, si è scelto (?) di non avere figli per risultare sufficientemente competitivi o di averne uno solo per renderlo necessariamente competitivo di fronte a risorse limitate rispetto agli investimenti necessari.
A fare più figli hanno contribuito ancora i ceti medio bassi e soprattutto bassi (in particolare stranieri) di periferia e hinterland, dove i costi fissi sono minori e dove la competitività viene alleviata dalle modeste ambizioni, sancendo però definitivamente la morte della possibilità di crescita economica per questa classe sociale.
In sintesi, per fare figli forse bisognerebbe avere una relazione progettuale e una stabilità (e una sicurezza) economica prima dei 30.