Basta un sms per insinuare il tarlo del tradimento?

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Con riferimento al neretto: ma allora sei umana, una donna in carne e ossa !!!!! :eek::eek::D:D:up:
:rotfl::rotfl::carneval:

Sì, e in una situazione come questa escono alcune tendenze da iena. :D

Mi sto rendendo conto di una cosa che mi lascia abbastanza stupita di me, anche se a ben pensarci è anche abbastanza naturale.

Sono molto rigida rispetto ai come. (già sono rigidella di mio...sui come la cosa è piuttosto pronunciata).

Ho tradito spesso. E fra l'altro in relazioni che rispetto ad un matrimonio avevano una collocazione ben diversa.
Tranne che da ragazzina ina ina, ho sempre fatto attenzione a fare in modo che le cose restassero separate.
Per me ovviamente innanzitutto. MA anche per l'altro.

Se si decide di non parlare, si è deciso di non parlare.
Che decidere di non parlare è decidere "questa parte della mia vita, non la ritengo appartenente allo spazio di coppia, è mia".
Presa questa decisione però, unilateralmente, allora la si porta in fondo.

Sia tacendo fino alla morte sia decidendo ad un certo punto di condividere cosa ha portato lì.
La mia posizione fra l'altro era che se anche avessi parlato, avrei parlato non tanto dell'amante, quanto delle condizioni che mi avevan portato a procurarmi un amante. O più.

Perchè quelle sarebbero state il fulcro della questione.

Con il mio ex compagno, situazione più simile ad un matrimonio, il come è andato in questo modo.
E quando ho deciso di parlargli, ho parlato non dell'amante, ma delle condizioni per l'appunto.
E quelle ho problematizzato.

Perchè quelle erano la questione.

Ma ho anche fatto in modo che il mio amante e il mio ex non avessero l'opportunità di incontrarsi.
Altro che telefonate serali per accordarsi.

Quindi, parto dal presupposto che se sono riuscita io a comportarmi in questo modo, lo possa fare chiunque.
E' un come su cui non mi smuoverei di mezzo mm.

E non tanto per il tradimento in sè, quanto per la valutazione della capacità dell'altro di assumersi le sue decisioni fino in fondo e senza tante cazzate.

E se non lo sa fare per qualche scopata, mi chiedo come lo possa fare per altre situazioni ben più impegnative che la vita propone.

Quindi, se avessi il minimo sospetto io lo verificherei.
In questa situazione, come sottolineavi tu, la questione dell'amante è relativa.
Nel senso che il lui in questione aveva atteggiamenti che come compagna io non riuscirei a tollerare più di tanto senza un discorso comune aperto e chiaro a riguardo.

Quindi questo dubbio, sarebbe importante non tanto per il dubbio in sè, quanto per essere la famosa goccia.

E rimarrei zitta zitta e approfondirei la situazione. Prima di qualunque mossa.

Una volta chiara la situazione valuterei il da farsi, e lo valuterei, nel caso oltre a tutto il resto ci fosse pure una amante, in modo da togliergli anche le mutande.

A me basterebbe già la balla della zia per farmi chiudere la bocca e la disponibilità e iniziare a muovermi nel mio pieno e totale interesse.

In particolare tenendo conto del fatto che lei in questa situazione non ha indipendenza economica, e la prospettiva dei figli, in questa situazione, diventerebbe per lei un ulteriore impedimento ad essere autonoma.

E questo aspetto sarebbe il primo su cui mi interrogherei.

Che relazione è una relazione che mi mette in condizione di non investire su me stessa?

E che uomo è un uomo che non problematizza con me questo aspetto?

Perchè facciamo che facciamo figli insieme. Come donna resto inchiodata al palo per un tot.
Tu caro il mio uomo sei consapevole che fatta questa scelta poi non rompi i coglioni se il carico ricade tutto su di te per SCELTA CONDIVISA?

E questo significa che non solo mantieni me e i figli, ma fai pure in modo che io sia indipendente. Per le eventuali evenienze.

Non è più l'ottocento.

In giro vedo parecchie situazioni in cui lei e lui, presi dall'ammore fanno figli, lei resta al palo e poi lui le fa pure le pulci facendo pesare un potere economico strappato accantonando il fatto che fare i figli, in situazione economica incerta è stata una decisione comune.

Vedo anche situazioni rovesciate eh. Sia chiaro che il concetto non è "povera donna sacrificata".
Il concetto è "se si è coppia, allora le cose si fanno in modo da strutturare i vari poteri all'interno della coppia nel modo più dignitoso e paritario possibile. Non facendo che ad un certo punto vengano scaricati sulle une o altre spalle usando il potere economico come grimaldello".

Mi sto spiegando?
 

void

Utente di lunga data
:rotfl::rotfl::carneval:

Sì, e in una situazione come questa escono alcune tendenze da iena. :D

Mi sto rendendo conto di una cosa che mi lascia abbastanza stupita di me, anche se a ben pensarci è anche abbastanza naturale.

Sono molto rigida rispetto ai come. (già sono rigidella di mio...sui come la cosa è piuttosto pronunciata).

Ho tradito spesso. E fra l'altro in relazioni che rispetto ad un matrimonio avevano una collocazione ben diversa.
Tranne che da ragazzina ina ina, ho sempre fatto attenzione a fare in modo che le cose restassero separate.
Per me ovviamente innanzitutto. MA anche per l'altro.

Se si decide di non parlare, si è deciso di non parlare.
Che decidere di non parlare è decidere "questa parte della mia vita, non la ritengo appartenente allo spazio di coppia, è mia".
Presa questa decisione però, unilateralmente, allora la si porta in fondo.

Sia tacendo fino alla morte sia decidendo ad un certo punto di condividere cosa ha portato lì.
La mia posizione fra l'altro era che se anche avessi parlato, avrei parlato non tanto dell'amante, quanto delle condizioni che mi avevan portato a procurarmi un amante. O più.

Perchè quelle sarebbero state il fulcro della questione.

Con il mio ex compagno, situazione più simile ad un matrimonio, il come è andato in questo modo.
E quando ho deciso di parlargli, ho parlato non dell'amante, ma delle condizioni per l'appunto.
E quelle ho problematizzato.

Perchè quelle erano la questione.

Ma ho anche fatto in modo che il mio amante e il mio ex non avessero l'opportunità di incontrarsi.
Altro che telefonate serali per accordarsi.

Quindi, parto dal presupposto che se sono riuscita io a comportarmi in questo modo, lo possa fare chiunque.
E' un come su cui non mi smuoverei di mezzo mm.

E non tanto per il tradimento in sè, quanto per la valutazione della capacità dell'altro di assumersi le sue decisioni fino in fondo e senza tante cazzate.

E se non lo sa fare per qualche scopata, mi chiedo come lo possa fare per altre situazioni ben più impegnative che la vita propone.

Quindi, se avessi il minimo sospetto io lo verificherei.
In questa situazione, come sottolineavi tu, la questione dell'amante è relativa.
Nel senso che il lui in questione aveva atteggiamenti che come compagna io non riuscirei a tollerare più di tanto senza un discorso comune aperto e chiaro a riguardo.

Quindi questo dubbio, sarebbe importante non tanto per il dubbio in sè, quanto per essere la famosa goccia.

E rimarrei zitta zitta e approfondirei la situazione. Prima di qualunque mossa.

Una volta chiara la situazione valuterei il da farsi, e lo valuterei, nel caso oltre a tutto il resto ci fosse pure una amante, in modo da togliergli anche le mutande.

A me basterebbe già la balla della zia per farmi chiudere la bocca e la disponibilità e iniziare a muovermi nel mio pieno e totale interesse.

In particolare tenendo conto del fatto che lei in questa situazione non ha indipendenza economica, e la prospettiva dei figli, in questa situazione, diventerebbe per lei un ulteriore impedimento ad essere autonoma.

E questo aspetto sarebbe il primo su cui mi interrogherei.

Che relazione è una relazione che mi mette in condizione di non investire su me stessa?

E che uomo è un uomo che non problematizza con me questo aspetto?

Perchè facciamo che facciamo figli insieme. Come donna resto inchiodata al palo per un tot.
Tu caro il mio uomo sei consapevole che fatta questa scelta poi non rompi i coglioni se il carico ricade tutto su di te per SCELTA CONDIVISA?

E questo significa che non solo mantieni me e i figli, ma fai pure in modo che io sia indipendente. Per le eventuali evenienze.

Non è più l'ottocento.

In giro vedo parecchie situazioni in cui lei e lui, presi dall'ammore fanno figli, lei resta al palo e poi lui le fa pure le pulci facendo pesare un potere economico strappato accantonando il fatto che fare i figli, in situazione economica incerta è stata una decisione comune.

Vedo anche situazioni rovesciate eh. Sia chiaro che il concetto non è "povera donna sacrificata".
Il concetto è "se si è coppia, allora le cose si fanno in modo da strutturare i vari poteri all'interno della coppia nel modo più dignitoso e paritario possibile. Non facendo che ad un certo punto vengano scaricati sulle une o altre spalle usando il potere economico come grimaldello".

Mi sto spiegando?
Si, ti sei spiegata benissimo. E sei andata molto sul pratico.
Spesso il tradimento in se stesso, l'atto sessuale intendo, e' considerato come la cosa peggiore all'interno di quella che e' una "crisi" nei rapporti fra due persone. In realta' (e non voglio scatenare polemiche) secondo me non e' cosi'.
Ci sono aspetti della crisi che sono quasi peggio, quali quelli che tu hai elencato. In particolare l'indifferenza verso l'altro, il rifiuto fisico, il privare l'altro della possibilita' di investire su se stesso, di crescere.

E appunto questo che intendevo nel mio post, considerato il quadro generale della situazione di Ms. Razionalita', per come esposto, non vale la pena focalizzarsi sull'amante. Forse neanche di indagare. Magari invece riflettere su cosa ci si aspetta dall'altro e cosa si sta ricevendo e agire sulla base di quello.

Poi, per riuscire a mettere in atto la strategia che suggerisci tu, ci vuole freddezza e, appunto, razionalita'.
 

Skorpio

Utente di lunga data
Tu hai una idea di coppia un po’ societaria.
.
Si, penso di sì

E penso anche che i casini nascono quando non c'è chiarezza sull'oggetto sociale

Dirò di più.. quando l'oggetto sociale è sottinteso o fa riferimento a modelli generici
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Si, ti sei spiegata benissimo. E sei andata molto sul pratico.
Spesso il tradimento in se stesso, l'atto sessuale intendo, e' considerato come la cosa peggiore all'interno di quella che e' una "crisi" nei rapporti fra due persone. In realta' (e non voglio scatenare polemiche) secondo me non e' cosi'.
Ci sono aspetti della crisi che sono quasi peggio, quali quelli che tu hai elencato. In particolare l'indifferenza verso l'altro, il rifiuto fisico, il privare l'altro della possibilita' di investire su se stesso, di crescere.

E appunto questo che intendevo nel mio post, considerato il quadro generale della situazione di Ms. Razionalita', per come esposto, non vale la pena focalizzarsi sull'amante. Forse neanche di indagare. Magari invece riflettere su cosa ci si aspetta dall'altro e cosa si sta ricevendo e agire sulla base di quello.

Poi, per riuscire a mettere in atto la strategia che suggerisci tu, ci vuole freddezza e, appunto, razionalita'.
Sono contenta di essermi spiegata :)

Tendo ad andare sul pratico, sì.
Perchè è con la pratica che si vive, a mio parere.
E i sentimenti senza la pratica scompaiono naturalmente.
Credo che il mondo reale sia diverso dal mondo delle idee. Possono intersecarsi, ma è un'arte fare che si intersechino...penso sia l'arte del FARE coppia.

L'equilibrio dinamico fra sostanza (essere) e forma (fare).
Che dal mio punto di vista è fondamentale per arrivare in punto di morte dignitosamente con se stessi.

In coppia è una cosa che io sono convinta riguardi l'impegno di entrambi.
E si traduca anche e soprattutto nella cura.
E in quella "guardia" reciproca di cui accennavo.

Penso che sempre più raramente si verifichino situazioni in cui uno priva l'altro della possibilità di realizzarsi. Con impedimenti concreti intendo. Credo sia diffuso il dirsi "voglio che tu ti realizzi, che tu sia felice (altra grande svendita degli ultimi anni, la felicità).

Ma poi penso che ,nei fatti, il sostegno affinchè davvero e concretamente ci siano le condizioni per la realizzazione e il miglioramento di entrambi i componenti della coppia, non solo all'interno della coppia e della famiglia non sia poi così diffuso.

E' ancora scontato che sia la donna ad occuparsi dei figli. Per entrambi i generi. Per dire.
Questo comporta tutta una serie di conseguenze che poi presentano il conto.
Senza andare troppo lontano anche all'interno della gestione del potere di coppia che è anche economico. (far finta che l'amore riempia questo aspetto per me è un qualcosa di inconcepibile).

E' ancora diffusa anche la donna che "tarpa" per certi versi il compagno anzichè stimolarlo a essere e fare nel mondo.

Come se l'essere coppia significasse solo (ed è qui che io non condivido) creare un mondo comune. Interno.
E invece io credo che la coppia debba anche essere motore affinchè entrambi vadano nel mondo arricchiti dalla coppia e rinforzati dalla coppia.

Se no che senso ha stare in due?

Io sto da sola, se lo stare in coppia mi indebolisce invece che rinforzarmi, nel mondo.
Che non si può passare la vita rinchiusi nella coppia a cercare protezione dal mondo (questo è uno dei motivi per cui mi è stato impossibile proseguire la mia vecchia relazione. Non volevo più essere responsabile di una persona che nella coppia si "nascondeva" dal mondo, alla ricerca di rassicurazione e in evitamento del vivere e anche del combattere per vivere il meglio possibile).

Io penso invece che stabilite le condizioni di partenza si progetti insieme come una decisione comune non vada ad impattare solo su un componente, in una falsa suddivisione dei compiti.

Io nelle mie coppie, da questo punto di vista sono sempre stata autonoma.
Non ho mai avuto vicino un uomo di cui avevo bisogno a livello materiale.
E non mi ci metterei con un uomo se a livello materiale io non fossi in grado di bastare a me stessa.

Unirsi, forse la vedo alla vecchia, è mettere insieme le risorse e arricchirsi entrambi.
Spiritualmente, emotivamente e anche concretamente.

Una relazione che impoverisce, a me sembra storta.
Oggi come oggi.

E crea fra l'altro dinamiche di potere che spesso e volentieri sfuggono dal controllo.

Credo che tutti questi aspetti debbano essere discussi e condivisi.
Alla base.

In tutto questo, il tradimento fisico, per me è davvero una parentesi.
Se mi tradisci fisicamente, perchè io non ci arrivo a bastarti...non sono contenta, penso mi sentirei per certi versi umiliata e mortificata, delusa. Ma potrei comprendere.

Se però quegli aspetti che per me sono cura, mancano ed in più mi tradisci, ed in più mi tradisci goffamente e maldestramente, ti faccio a fettine.

E a quel punto, diventerei molto fredda e razionale. E impietosa.
Nessun dialogo prima di aver raddrizzato la mia indipendenza concreta.
E poi, da lì allora dialoghiamo.

Con me sarei altrettanto impietosa.
Perchè mi chiederei come sia potuto succedermi di cadere tanto nella coppia da dimenticarmi di me.
Della mia sussistenza e della mia libertà.

E a questo riguardo mi chiederei con chi mi accompagno.
Un uomo che non avesse cura di me anche in questo senso, dal farmi appunti alla fisicità fino all'investire nelle mie competenze sociali e relazionali mi chiederei perchè mi ci sono accompagnata.
Quali bisogni cercavo?

Io, di mio, non ho mai avuto una relazione, una, in cui non mi sono presa cura di questi aspetti.
Anche quando erano relazioni estemporanee.
Il mio sguardo, e non posso farne a meno, si dirige verso il sostenere e lo spingere l'altro ad essere il miglior se stesso possibile, in coppia e anche fuori dalla coppia.
Anche correndo il rischio che questo possa tradursi in un perderci.

Ma non vorrei un tenersi rinunciando alla propria vita. (anche da parte dell'altro eh. Sarebbe una scelta non condivisibile, per me, una persona che per stare con me rinuncia alla piena espressione di sè. Non la vorrei una responsabilità di quel genere).

E' una.
E render grazia alla vita, per me significa viverla al meglio. Sfruttando tutte le potenzialità di cui si dotati per grazia ricevuta.

Intorno è pieno di gente che avrebbe voluto ma, per genetica, condizione sociale etc etc, non ha potuto.
Il mio modo per riconoscere la mia fortuna, è farla fruttare. Non sprecarla. E voglio vicino chi la vede come me. :)
 
Ultima modifica:

Cuore2018

Utente di lunga data
Il cellulare è un dispositivo personale

Io presumo di chiamare te

È una cafonata rispondere a un cellulare di proprietà privata, (altrui) e la cafonata di buttare giù è solo un adeguamento alla cafonata di chi risponde

I tempi in cui si condivideva tutto (illudendosi) sono molto belli, ma a 15 anni, forse 16, gli innamoratini del liceo

È vanno benissimo, viva gli innamorati del liceo

Poi si dovrebbe crescere

Quanto al tennis.. io avrei giocato

Per pietà verso quel biscaro mandato a sostituire chi doveva giocare con me

E sarebbe stata la prima è l'ultima volta

Si può pure telefonare e dire: non posso, ti mando il mio compagno va bene?

Io posso anche dirti di no

I cellulari servono anche x avvertire, non solo per chiamare l'amante a tarda sera (?)
La libertà è questa, e mi pare un concetto base.. se non c'è percezione di questo, la libertà è poco più di uno slogan vuoto
Non sono del tutto d'accordo. Il fatto che il cellulare sia un dispositivo personale è vero, ma qui non siamo tra amici o colleghi, siamo tra coniugi che vivono insieme e, si dá per scontato, condividono le proprie conoscenze, anche solo a titolo informativo.

Partiamo dal presupposto che se uno è impegnato, piuttosto che perdere la chiamata l'altro può anche rispondere. Non si sta parlando di controllare messaggi personali o email, ma di rispondere a una semplice chiamata.

In casa mia i cellulari a volte ce li scambiamo pure, fermo restando che in genere nessuno va a curiosare sui messaggi degli altri (figli compresi).
E se qualcuno risponde al mio posto quando sono impossibilitata a farlo, mi fa solo che un piacere.
 

Ginevra65

Moderatrice del cazzo
Staff Forum
Non sono del tutto d'accordo. Il fatto che il cellulare sia un dispositivo personale è vero, ma qui non siamo tra amici o colleghi, siamo tra coniugi che vivono insieme e, si dá per scontato, condividono le proprie conoscenze, anche solo a titolo informativo.

Partiamo dal presupposto che se uno è impegnato, piuttosto che perdere la chiamata l'altro può anche rispondere. Non si sta parlando di controllare messaggi personali o email, ma di rispondere a una semplice chiamata.

In casa mia i cellulari a volte ce li scambiamo pure, fermo restando che in genere nessuno va a curiosare sui messaggi degli altri (figli compresi).
E se qualcuno risponde al mio posto quando sono impossibilitata a farlo, mi fa solo che un piacere.
ip non rispondo mai al cellulare degli altri, salvo mi venga chiesto.
Per evitare di rispondere a qualcuno che l'altro non ha nessuna intenzione di sentire.
 

Cuore2018

Utente di lunga data
ip non rispondo mai al cellulare degli altri, salvo mi venga chiesto.
Per evitare di rispondere a qualcuno che l'altro non ha nessuna intenzione di sentire.
Io neanche, in genere mi pesa anche rispondere al mio di cellulare, a meno che a chiamare non siano marito o figli. Figuriamoci quelli degli altri.

Ma se rispondono al posto mio mi fanno un grande piacere.
 

Skorpio

Utente di lunga data
Non sono del tutto d'accordo. Il fatto che il cellulare sia un dispositivo personale è vero, ma qui non siamo tra amici o colleghi, siamo tra coniugi che vivono insieme e, si dá per scontato, condividono le proprie conoscenze, anche solo a titolo informativo.

Partiamo dal presupposto che se uno è impegnato, piuttosto che perdere la chiamata l'altro può anche rispondere. Non si sta parlando di controllare messaggi personali o email, ma di rispondere a una semplice chiamata.

In casa mia i cellulari a volte ce li scambiamo pure, fermo restando che in genere nessuno va a curiosare sui messaggi degli altri (figli compresi).
E se qualcuno risponde al mio posto quando sono impossibilitata a farlo, mi fa solo che un piacere.
Si.. beh.. sai, ognuno ha le sue regole..

E l'importante è trovarsi bene nel tempo con le proprie

Mio figlio in effetti usa a volte il cellulare di mia moglie con disinvoltura

Io glielo faccio notare (a mia moglie) che non va affatto bene..

Poi capita che magari legge un WhatsApp di una sua amica che il ganzo non la chiama da 3 giorni, e allora scoppia la fine del mondo a colori

Ma non è affatto colpa di mio figlio, è colpa di chi gli dà la sensazione di avere accesso a un dispositivo che è e resta personale, con comunicazioni personali, a volte tra adulti e di cose da adulti, a volte riservate

Ognuno fa le sue scelte :)

Il.mio cellulare mio figlio non lo tocca nemmeno col.pensiero

È, ove suonasse, lo lascia squillare

Chi mi cercasse, aspetta. Io non sono a disposizione dell'umanità :)
 
Ultima modifica:

Brunetta

Utente di lunga data
Si.. beh.. sai, ognuno ha le sue regole..

E l'importante è trovarsi bene nel tempo con le proprie

Mio figlio in effetti usa a volte il cellulare di mia moglie con disinvoltura

Io glielo faccio notare (a mia moglie) che non va affatto bene..

Poi capita che magari legge un WhatsApp di una sua amica che il ganzo non la chiama da 3 giorni, e allora scoppia la fine del mondo a colori

Ma non è affatto colpa di mio figlio, è colpa di chi gli dà la sensazione di avere accesso a un dispositivo che è e resta personale, con comunicazioni personali, a volte tra adulti e di cose da adulti, a volte riservate

Ognuno fa le sue scelte :)

Il.mio cellulare mio figlio non lo tocca nemmeno col.pensiero

È, ove suonasse, lo lascia squillare

Chi mi cercasse, aspetta. Io non sono a disposizione dell'umanità :)
Tu tendi a ribaltare le cose.
Un conto è la regola tua, altra cosa è andare a essere maleducato con chi è fuori dalle tue regole.
 

mistral

Utente di lunga data
Ciao :)

mi dispiace per questa faccenda.

Io non aprirei bocca con lui. Per adesso.

E condividerei invece con lui il fatto che l'idea di aver figli insieme è bellissima, ma che richiede, per essere realizzata di una strutturazione di una tua autonomia lavorativa.
E gli chiederei sostegno nel realizzare la tua autonomia.

E investirei su di me. E sul far fruttare quel che sto facendo.

Nel frattempo rimarrei in osservazione.
E raccoglierei fatti.

Non ne parlerei con nessuno.

L'unica persona con cui ne parlerei sarebbe un avvocato che mi spiegasse per bene la modalità più tutelante per me per raccogliere eventuali prove, se ce ne sono.

Ovviamente parto dal presupposto che se a chiamare fosse l'amante, lui sarebbe un cretino.
E quindi molto probabilmente non vorrei averci a che fare. Men che meno aver figli.

Se ci si fa un amante e poi si permette che un amante entri tanto nella famiglia, non si è sufficientemente affidabili.
A mio parere. Di traditrice.
Un traditore, per stronzo che possa essere, a mio parere ha la responsabilità di tutelare la famiglia o coppia che sia.
Se non lo sa fare, se non è in grado di gestire le cose in modo che restino separate, il problema non è più che tradisce, ma che è incapace di tutela.

Lui può avere tutti i motivi del mondo per tradire, ma visto che ha deciso che di quei motivi non te ne vuole parlare, allora è una sua responsabilità mantenere il silenzio fino in fondo. O romperlo lui. Non lasciando buchi che permettano ad altri di farlo per lui.

Anche perchè tu hai cercato il dialogo con lui in tantissimi modi.

Quindi di opportunità per parlare e confidarsi con te l'ha avuta in diverse occasioni.

Questo ovviamente partendo dal presupposto che quella che ha chiamato sia l'amante.
E che tu non possa tollerare il fatto che lui abbia un amante.

Potrebbe essere una chiamata qualsiasi in realtà, le coincidenze e le cose che sembrano ad un modo ma sono ad un altro ci sono.
E potrebbe essere che per te una sua amante sia spazio di dialogo e non di chiusura.

Se però il tarlo ti rode, indaga. E indaga da sola. NoN archiviare. Soddisfa i tuoi tarli.

Perchè l'altro punto è che il tarlo ti rode.
E adesso ogni sua spiegazione molto probabilmente non ti soddisferebbe e men che meno ti tranquillizzerebbe.

Però...mi vien da chiedere...come mai non sei andata a vedere cosa caspita succedeva alle 16 di quel pomeriggio?
Cosa ti ha trattenuta?

Personalmente però invece dell'ultima domanda che ti fai, io me ne farei un'altra:
"cosa in questi anni con questo uomo mi ha impedito di concentrarmi su me stessa, tanto quanto ha fatto lui che un lavoro certo ce l'ha, e trovarmi in una situazione di falsa libera scelta?"
(e non per colpevolizzarti ma per trovare spazio di apprendimento vantaggioso per te in questa situazione, che è anche una opportunità. Non dimenticarlo).

Io parto dalla prospettiva che ci si allei in due, ma con pari armi.
Pari armi di autonomia innanzitutto.

Io di solito sono sempre stata quella che nella coppia aveva più "armi".
Ma ho sempre spinto affinchè anche il mio partner, con me e con il mio sostegno, potenziasse le sue. E ho ritenuto di "successo", anche nel fallimento, la relazione quando è stata uno spazio di miglioramento concreto per entrambi. E di ispirazione al miglioramento.
E una delle forme di cura che secondo devono esserci in una relazione.
Una "guardia" reciproca sulle possibilità concrete di libertà.
Razionalità ha avuto la “fortuna” di ricevere un input,una soffiata senza che il marito se ne sia reso conto con certezza.
L’effetto cerca/trova,nel mio caso è partito da un indizio sfuggito molto più sfumato di questo che invece mi pare piuttosto lampante.
Da li ho osservato ,raccolto ed è scaturito l’effetto domino.
Il giorno dopo alle 16 io al posto suo sarei stata lì dietro l’angolo anche per constatare il livello di idiozia del marito nel caso in cui,nonostante ci fosse il forte sospetto che la sera prima lei avesse letto l’anteprima con relativo appuntamento,lui non lo avesse annullato.
Quello me lo avrebbe fatto classificare coglione e non la “svista” dell’amica che in quanto presumibilmente dotata di cervello proprio,non è teleguidata da lui.
Se poi lui persistesse nel voler continuare con una microcefala,auguri e figli maschi idioti come mammà e papà.
 

Cuore2018

Utente di lunga data
Si.. beh.. sai, ognuno ha le sue regole..

E l'importante è trovarsi bene nel tempo con le proprie

Mio figlio in effetti usa a volte il cellulare di mia moglie con disinvoltura

Io glielo faccio notare (a mia moglie) che non va affatto bene..

Poi capita che magari legge un WhatsApp di una sua amica che il ganzo non la chiama da 3 giorni, e allora scoppia la fine del mondo a colori

Ma non è affatto colpa di mio figlio, è colpa di chi gli dà la sensazione di avere accesso a un dispositivo che è e resta personale, con comunicazioni personali, a volte tra adulti e di cose da adulti, a volte riservate

Ognuno fa le sue scelte :)

Il.mio cellulare mio figlio non lo tocca nemmeno col.pensiero

È, ove suonasse, lo lascia squillare

Chi mi cercasse, aspetta. Io non sono a disposizione dell'umanità :)
Ti diró, i miei figli hanno il senso della privacy proprio perché hanno la sensazione di poter accedere liberamente a diverse cose. Voglio dire, non ritengo, come madre, che far diventare il mio cellulare una specie di oggetto del mistero inculchi in loro un maggior rispetto della privacy.

Semplicemente sanno che, se hanno bisogno per qualunque motivo (non hanno rete, hanno il cellulare scarico...) possono prendere il mio o quello di mio marito, ma non si leggono i messaggi personali, perché possono esserci confidenze o discorsi che riguardano altri. Accettano questa cosa in modo molto naturale, quasi fosse scontata.

Comunque sí, ognuno ha le sue regole e le sue abitudini, l'importante è che funzionino.
La cafonata la collocherei più su un livello di regole di convivenza universalmente condivise.
 

void

Utente di lunga data
Sono contenta di essermi spiegata :)

Tendo ad andare sul pratico, sì.
Perchè è con la pratica che si vive, a mio parere.
E i sentimenti senza la pratica scompaiono naturalmente.
Credo che il mondo reale sia diverso dal mondo delle idee. Possono intersecarsi, ma è un'arte fare che si intersechino...penso sia l'arte del FARE coppia.

L'equilibrio dinamico fra sostanza (essere) e forma (fare).
Che dal mio punto di vista è fondamentale per arrivare in punto di morte dignitosamente con se stessi.

In coppia è una cosa che io sono convinta riguardi l'impegno di entrambi.
E si traduca anche e soprattutto nella cura.
E in quella "guardia" reciproca di cui accennavo.

Penso che sempre più raramente si verifichino situazioni in cui uno priva l'altro della possibilità di realizzarsi. Con impedimenti concreti intendo. Credo sia diffuso il dirsi "voglio che tu ti realizzi, che tu sia felice (altra grande svendita degli ultimi anni, la felicità).

Ma poi penso che ,nei fatti, il sostegno affinchè davvero e concretamente ci siano le condizioni per la realizzazione e il miglioramento di entrambi i componenti della coppia, non solo all'interno della coppia e della famiglia non sia poi così diffuso.

E' ancora scontato che sia la donna ad occuparsi dei figli. Per entrambi i generi. Per dire.
Questo comporta tutta una serie di conseguenze che poi presentano il conto.
Senza andare troppo lontano anche all'interno della gestione del potere di coppia che è anche economico. (far finta che l'amore riempia questo aspetto per me è un qualcosa di inconcepibile).

E' ancora diffusa anche la donna che "tarpa" per certi versi il compagno anzichè stimolarlo a essere e fare nel mondo.

Come se l'essere coppia significasse solo (ed è qui che io non condivido) creare un mondo comune. Interno.
E invece io credo che la coppia debba anche essere motore affinchè entrambi vadano nel mondo arricchiti dalla coppia e rinforzati dalla coppia.

Se no che senso ha stare in due?

Io sto da sola, se lo stare in coppia mi indebolisce invece che rinforzarmi, nel mondo.
Che non si può passare la vita rinchiusi nella coppia a cercare protezione dal mondo (questo è uno dei motivi per cui mi è stato impossibile proseguire la mia vecchia relazione. Non volevo più essere responsabile di una persona che nella coppia si "nascondeva" dal mondo, alla ricerca di rassicurazione e in evitamento del vivere e anche del combattere per vivere il meglio possibile).

Io penso invece che stabilite le condizioni di partenza si progetti insieme come una decisione comune non vada ad impattare solo su un componente, in una falsa suddivisione dei compiti.

Io nelle mie coppie, da questo punto di vista sono sempre stata autonoma.
Non ho mai avuto vicino un uomo di cui avevo bisogno a livello materiale.
E non mi ci metterei con un uomo se a livello materiale io non fossi in grado di bastare a me stessa.

Unirsi, forse la vedo alla vecchia, è mettere insieme le risorse e arricchirsi entrambi.
Spiritualmente, emotivamente e anche concretamente.

Una relazione che impoverisce, a me sembra storta.
Oggi come oggi.

E crea fra l'altro dinamiche di potere che spesso e volentieri sfuggono dal controllo.

Credo che tutti questi aspetti debbano essere discussi e condivisi.
Alla base.

In tutto questo, il tradimento fisico, per me è davvero una parentesi.
Se mi tradisci fisicamente, perchè io non ci arrivo a bastarti...non sono contenta, penso mi sentirei per certi versi umiliata e mortificata, delusa. Ma potrei comprendere.

Se però quegli aspetti che per me sono cura, mancano ed in più mi tradisci, ed in più mi tradisci goffamente e maldestramente, ti faccio a fettine.

E a quel punto, diventerei molto fredda e razionale. E impietosa.
Nessun dialogo prima di aver raddrizzato la mia indipendenza concreta.
E poi, da lì allora dialoghiamo.

Con me sarei altrettanto impietosa.
Perchè mi chiederei come sia potuto succedermi di cadere tanto nella coppia da dimenticarmi di me.
Della mia sussistenza e della mia libertà.

E a questo riguardo mi chiederei con chi mi accompagno.
Un uomo che non avesse cura di me anche in questo senso, dal farmi appunti alla fisicità fino all'investire nelle mie competenze sociali e relazionali mi chiederei perchè mi ci sono accompagnata.
Quali bisogni cercavo?

Io, di mio, non ho mai avuto una relazione, una, in cui non mi sono presa cura di questi aspetti.
Anche quando erano relazioni estemporanee.
Il mio sguardo, e non posso farne a meno, si dirige verso il sostenere e lo spingere l'altro ad essere il miglior se stesso possibile, in coppia e anche fuori dalla coppia.
Anche correndo il rischio che questo possa tradursi in un perderci.

Ma non vorrei un tenersi rinunciando alla propria vita. (anche da parte dell'altro eh. Sarebbe una scelta non condivisibile, per me, una persona che per stare con me rinuncia alla piena espressione di sè. Non la vorrei una responsabilità di quel genere).

E' una.
E render grazia alla vita, per me significa viverla al meglio. Sfruttando tutte le potenzialità di cui si dotati per grazia ricevuta.

Intorno è pieno di gente che avrebbe voluto ma, per genetica, condizione sociale etc etc, non ha potuto.
Il mio modo per riconoscere la mia fortuna, è farla fruttare. Non sprecarla. E voglio vicino chi la vede come me. :)
Gran bel post. Ricco di interessanti considerazioni. :):)

Dopo lascoperta del tradimento di mia moglie, le ho chiesto se era innamorata dell’altro.
Lei mi disse che era stato solo un problema di autostima. Mi disse che la mia presenza c’era sempre stata, il supporto e la condivisione dei problemi legati alla vita quotidiana ed i figli anche. Ma era una presenza in cui avvertiva un grande vuoto, anche se ben nascosto.

Mi disse una cosa che ricordo ancora: “tu mi guardi ma il tuo sguardo mi attraversa e passa oltre”. Infatti il mio cuore era da un’altra parte e quel vuoto – che ancora oggi mi porto dentro – e’ la ragione del mio nickname.

Ero diviso e sia che guardassi a destra o a sinistra mi sembrava di fare danno. Sensi di colpa, bilaterali.
Mi sono detto,e le ho detto, che se non potevo darle ciò che non custodivo più per lei potevo però “averne cura” (mi piace molto questa tua espressione).

Oggi la vedo con occhi diversi, vedo un’altra persona, per certi aspetti sconosciuta fina ad ora. L’ho sostenuta e consigliata e supportata nelle sue iniziative professionali, ed ora la vedo più serena, soddisfatta e sicura di se stessa e anche di me, non come partner ovviamente, ma come compagno che l’ha aiutata a realizzarsi.
Di questo mi e' grata, anche se un velo di tristezza per quello che non posso più dargli non l’abbandona mai.

E questo mi ha aiutato a sopravvivere. E un giorno chissà, forse riuscire a tornare a vivere pienamente.

E proprio vero, rendere grazia alla vita, significa viverla al meglio. Sfruttando tutte le potenzialità di cui si dotati per grazia ricevuta.

E una grande potenzialità è saper trovare qualcosa di buono in ogni cambiamento che la vita ci impone, o ci propone.

Tutto quello che è successo ha cambiato anche me, anche se non sono riuscito - non ho avuto il coraggio - di andare là dove il cuore mi diceva (e mi dice) di andare.

Ma alla fine “rendo grazia alla vita” perché’ di quel “prendersi cura” ho fatto un modus vivendi, e quel velo di tristezza che pervade anche me mi permette di vedere le cose con più distacco e razionalità. Direi con disillusione.

Ho imparato adaccettare il dolore come parte inevitabile della vita, ad usarlo come fonte dienergia, ad indirizzarlo.

Forse è perquesta mia “doppia esperienza” che penso che nel tradimento (che non giustificoaffatto) ci siano aspetti più odiosi ed irrecuperabili del mero scambio difluidi organici; uno di questi è proprio quel venir meno del prendersi cura, quel condividere le cose ma non emozioni, smettere di arricchirsi l’un l’altrocome persone, guardarsi senza vedersi…..

E questi aspetti posso manifestarsi nella vita di coppia anche senza il tradimento. E possono portare all’annullamento di una persona a vantaggio dell’altra all’interno di un rapporto “normale” secondo i luoghi comuni del nostro tempo.
Ne conosco di coppie cosi’.
 
Ultima modifica:

Skorpio

Utente di lunga data
Tu tendi a ribaltare le cose.
Un conto è la regola tua, altra cosa è andare a essere maleducato con chi è fuori dalle tue regole.
Ma se la questione è la forma, ebbene sì, posso essere cafone

Io però parlo della sostanza che ci sta dietro (per me è sostanza) e che riguarda me

Se io chiamo te , al tuo portatile personale, io voglio parlare con te

È forse nemmeno voglio che qualcuno che ti è vicino sappia che ti sto chiamando, Perché potrei aver da dirti cose delicate

Che poi si sa, partono le domande (ma che voleva, ma perché ha chiamato, ma che succede, ma che ha combinato)

È un concetto base

Poi.. parlo volentieri di cavalleria educazione e altro

Ma questa è sostanza, per me.

Se chiamo te io desidero parlare con te
 

Tradito?

Utente di lunga data
beh allora il marito farebbe bene a lasciarla!

Inviato dal mio SM-A520F utilizzando Tapatalk
 

Foglia

utente viva e vegeta
Ma se la questione è la forma, ebbene sì, posso essere cafone

Io però parlo della sostanza che ci sta dietro (per me è sostanza) e che riguarda me

Se io chiamo te , al tuo portatile personale, io voglio parlare con te

È forse nemmeno voglio che qualcuno che ti è vicino sappia che ti sto chiamando, Perché potrei aver da dirti cose delicate

Che poi si sa, partono le domande (ma che voleva, ma perché ha chiamato, ma che succede, ma che ha combinato)

È un concetto base

Poi.. parlo volentieri di cavalleria educazione e altro

Ma questa è sostanza, per me.

Se chiamo te io desidero parlare con te
Premetto che anch'io avevo l'abitudine di lasciare stare il telefono di mio marito quando squillava, e idem faceva lui con il mio. A meno che non si aspettasse una telefonata e l'altro avesse autorizzato a rispondere, per qualsiasi motivo. Per cui considero pure io, di base, il cellulare come personale. Però mi e' capitato di telefonare e sentirmi rispondere da altri (coniugi o figli). L'impulso di buttare giù il telefono personalmente non mi e' mai venuto. Se lo avessero fatto con me, nelle rare volte in cui mi e' capitato di rispondere in luogo altrui, avrei quanto meno considerato la cosa bizzarra. Non nego che comunque mi avrebbe fatto galoppare la fantasia, più che altro in presenza di altra successiva telefonata. Ho capito che non vuoi parlare con me. Ma non sono mica una caccola :D. E allora i dubbi vengono....
 

Skorpio

Utente di lunga data
Premetto che anch'io avevo l'abitudine di lasciare stare il telefono di mio marito quando squillava, e idem faceva lui con il mio. A meno che non si aspettasse una telefonata e l'altro avesse autorizzato a rispondere, per qualsiasi motivo. Per cui considero pure io, di base, il cellulare come personale. Però mi e' capitato di telefonare e sentirmi rispondere da altri (coniugi o figli). L'impulso di buttare giù il telefono personalmente non mi e' mai venuto. Se lo avessero fatto con me, nelle rare volte in cui mi e' capitato di rispondere in luogo altrui, avrei quanto meno considerato la cosa bizzarra. Non nego che comunque mi avrebbe fatto galoppare la fantasia, più che altro in presenza di altra successiva telefonata. Ho capito che non vuoi parlare con me. Ma non sono mica una caccola :D. E allora i dubbi vengono....
Ma infatti è più un impulso..

Del resto tutti ricorderemo che quando i cellulari non esistevano, e magari si rispondeva al telefono di casa, capitava che di là buttassero giù perché si rendevano conto di aver sbagliato numero.

Comunque è una questione di rispetto, per me, ognuno ha i suoi parametri

Chi mi ha conosciuto e incontrato sa benissimo che se mentre era con me riceveva una chiamata al cellulare, io mi allontanavo istintivamente

Chi chiama puo voler parlare con chi ha chiamato, senza altra gente a origliare o curiosare

Per me è una regola generale, non solo in relazione moglie marito
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
ehy, [MENTION=7087]Ms.Razionalità[/MENTION] come va? :)
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Gran bel post. Ricco di interessanti considerazioni. :):)

Dopo lascoperta del tradimento di mia moglie, le ho chiesto se era innamorata dell’altro.
Lei mi disse che era stato solo un problema di autostima. Mi disse che la mia presenza c’era sempre stata, il supporto e la condivisione dei problemi legati alla vita quotidiana ed i figli anche. Ma era una presenza in cui avvertiva un grande vuoto, anche se ben nascosto.

Mi disse una cosa che ricordo ancora: “tu mi guardi ma il tuo sguardo mi attraversa e passa oltre”. Infatti il mio cuore era da un’altra parte e quel vuoto – che ancora oggi mi porto dentro – e’ la ragione del mio nickname.

Ero diviso e sia che guardassi a destra o a sinistra mi sembrava di fare danno. Sensi di colpa, bilaterali.
Mi sono detto,e le ho detto, che se non potevo darle ciò che non custodivo più per lei potevo però “averne cura” (mi piace molto questa tua espressione).

Oggi la vedo con occhi diversi, vedo un’altra persona, per certi aspetti sconosciuta fina ad ora. L’ho sostenuta e consigliata e supportata nelle sue iniziative professionali, ed ora la vedo più serena, soddisfatta e sicura di se stessa e anche di me, non come partner ovviamente, ma come compagno che l’ha aiutata a realizzarsi.
Di questo mi e' grata, anche se un velo di tristezza per quello che non posso più dargli non l’abbandona mai.

E questo mi ha aiutato a sopravvivere. E un giorno chissà, forse riuscire a tornare a vivere pienamente.

E proprio vero, rendere grazia alla vita, significa viverla al meglio. Sfruttando tutte le potenzialità di cui si dotati per grazia ricevuta.

E una grande potenzialità è saper trovare qualcosa di buono in ogni cambiamento che la vita ci impone, o ci propone.

Tutto quello che è successo ha cambiato anche me, anche se non sono riuscito - non ho avuto il coraggio - di andare là dove il cuore mi diceva (e mi dice) di andare.

Ma alla fine “rendo grazia alla vita” perché’ di quel “prendersi cura” ho fatto un modus vivendi, e quel velo di tristezza che pervade anche me mi permette di vedere le cose con più distacco e razionalità. Direi con disillusione.

Ho imparato adaccettare il dolore come parte inevitabile della vita, ad usarlo come fonte dienergia, ad indirizzarlo.

Forse è perquesta mia “doppia esperienza” che penso che nel tradimento (che non giustificoaffatto) ci siano aspetti più odiosi ed irrecuperabili del mero scambio difluidi organici; uno di questi è proprio quel venir meno del prendersi cura, quel condividere le cose ma non emozioni, smettere di arricchirsi l’un l’altrocome persone, guardarsi senza vedersi…..

E questi aspetti posso manifestarsi nella vita di coppia anche senza il tradimento. E possono portare all’annullamento di una persona a vantaggio dell’altra all’interno di un rapporto “normale” secondo i luoghi comuni del nostro tempo.
Ne conosco di coppie cosi’.
Ho letto e riletto quello che hai scritto.
Mi piace, e ti ringrazio per averlo condiviso :)

Parto dal fondo.
Se posso, al posto di "disillusione" io userei "disincanto".

E lo userei nei termini della magia, della favola.
Come quando la/il protagonista si "sveglia" al mondo. Esce dall'incantesimo ed è finalmente libera.
Di dedicarsi alla Vita.

Uscire dalla favola.

E la trovo una cosa bella.
Di una bellezza terrena. Nel senso stretto del termine.

Quella bellezza che comprende la sofferenza e il dolore, come fatti della vita a cui si appartiene. Senza dannarsi alla ricerca di una felicità artificiale.

(e mi vengono in mente i paradisi artificiali e i poeti maledetti che tanto mi affascinavano da adolescente. Adesso capisco anche il fascino che subivo. Non servono sostanze psichedeliche per entrare nel paradiso artificiale e credere che sia la terra promessa. )

La cosa che mi sconvolge dell'attaccameno al tradimento fisico è il fatto che esplichi la misura del possesso dell'altro.
La delusione quando la realtà porta invece a misurarsi intorno al fatto che non si può possedere l'altro.

Si può legare un corpo. Sottometterlo. Obbligarlo. Imporsi anche sul corpo.
Ma solo in paradiso artificiale si può pensare che quello sia bastante al nutrimento di un legame fra individui.

E' una credenza il possedere un corpo. (che è poi la credenza che sta crollando...aprendo porte antiche. Chissà..)
Ed è ancor più credenza credere di possedere per una spinta di potere individuale.

Si possiede solo quel che è concesso possedere. E attraverso quella concessione si è posseduti. In circolarità.
E si possiede solo attraverso la cura.

Ragionavo l'altra sera sul vecchio detto che recita "si raccoglie quel che si semina".
forse una volta non era necessario esplicitare quel che c'era in mezzo fra "seminare" e "raccogliere".
Lo si sapeva attraverso la pratica quotidiana.

Oggi si è perso quel sapere, e diventa quasi una scoperta riprenderlo.
Perchè sì, si raccoglie quel che si semina. Ma solo se si ha avuto cura di quel che si è seminato.
E della terra in cui si è seminato.

Che è poi il salto evolutivo dell'uomo da raccoglitore casuale e nomade all'uomo agricoltore legato alla terra.
Ed è quel vecchio legame con la terra che secondo me contiene il senso di una relazione.

Non l'amore come risultato. O i sentimenti, che sono volatili e eterei.
Non l'artefatto, anche letterario e cinematografico.

Quando si ha cura della terra e la terra diventa casa, è chiaro e lampante come quel legame non riguardi esattamente il possesso di quella terra. Non unilateralmente almeno.

Si appartiene alla terra tanto quanto la terra appartiene a chi ne ha cura per raccoglierne i frutti.
Ecco io credo sia questo il legame.

E se ne può aver cura solo quando si distingue, con atto intenzionale e volontario, il fatto che terra è la relazione. Non l'altro.
E che è l'alleanza dei coinvolti nella cura della terra (la relazione) a fare una grossa differenza.
Spesso invece si confonde la relazione - che è prodotto di azioni intenzionali - con l'altro. con il rifugiarsi nella apparente presenza dell'altro.

Io non sento di appartenere a G.
E non sento che G. mi appartiene.
Sento che insieme apparteniamo alla "terra" di cui abbiamo cura. Intenzionalmente. E per trarre vantaggio.
Individuale econdiviso.
La coppia è l'alleanza che premette di ottimizzare le azioni. E' lo strumento. Non il fine.

Credo che per me il tradimento riguardi questo.
Se il legame, in questi termini neanche c'è, per me non esiste il tradimento.
forse è uno dei motivi per cui, pur avendo tradito, non ho sentito colpa.
Ho sentito responsabilità quando ho interrotto la cura.

E questo per me è stato tradire. L'altro.
Ma è stato anche rimanere fedele a me stessa.
E non ho potuto ignorare neppure questo.

Non so se mi spiego :)

Io credo che le relazioni siano questo.
Un terreno comune di cui aver cura.
E ogni terreno ha i suoi frutti.

Non si possono coltivare ulivi in montagna.

Non si può sfruttare la terra con la stessa coltura senza renderla sterile e incolta.
L'ha imparato l'uomo nella sua storia millenaria, quando di volta ha dovuto abbandonare i territori che un tempo erano ricchi di frutti.

Non penso che sia l'innamoramento a fare la differenza.
Quello è parte del paradiso artificiale. Il sogno di Alice prima entrare nello specchio.

Poi c'è il disincanto.
E l'appoggiare i piedi per terra (altro vecchio detto che si ripete qui da me).

E allora si vive. Con tutto quel che comporta.

Non penso che una relazione possa continuare a produrre lo stesso frutto.
SE non si varia la coltura relazionale, si rende semplicemente il terreno sterile.

LA relazione, essendo astratta per certi versi, non ridà immediatamente indietro la questione.
E ci si concede, illudendosi, che il ricordo dei frutti del passato basti a nutrire.

Imporre l'illusione è l'altro tradimento, per quanto mi riguarda.

Questa è l'illusione.
Il disincanto semplicemente permette di vedere che non c'è più nutrimento. E questo è il motivo per cui per me è un passaggio positivo. Staccarsi dai sentimenti collocandoli nell'impermanenza che li contraddistingue (che non è essere razionali) e collocare la cura possibile.

- possibile è l'altra grande variabile -.

Se sopravviene in tempo, il disincanto intendo, come sembra sia stato per voi, si può provare a variare la coltura, a rendere comunque fruttuoso il terreno.
Si impara a nutrirsi in modo diversificato.

Credo che non possa essere diversamente.

La cosa che fa tristezza è fare questo percorso in solitudine. Perchè l'altro non comprende.
E per solitudine non intendo da soli. Non si è in solitudine da soli.
Per solitudine intendo la vicinanza con qualcuno che non comprende quel che è importante per noi.
Che non cammina accanto attraverso il disincanto, lasciando andare l'illusione. Con quello che questo comporta e può comportare.

Non lo so se non hai avuto coraggio.

Io so che a volte si idealizza un qualcosa per sfuggire al disincanto, vivendo il disincanto nel rimpianto.
Il dolore a riguardo è un grande insegnante.

E' la fame che aguzza l'ingegno. Non la pancia piena ;)

Se posso permettermi...non farti carico della sua tristezza. E' sua.
Tu puoi farti carico delle tue scelte.
Non delle sue.

E lei ha scelto. Allora come ogni giorno adesso.

Pensa a te :)
 
Ultima modifica:

void

Utente di lunga data
Ho letto e riletto quello che hai scritto.
Mi piace, e ti ringrazio per averlo condiviso :)

Parto dal fondo.
Se posso, al posto di "disillusione" io userei "disincanto".

E lo userei nei termini della magia, della favola.
Come quando la/il protagonista si "sveglia" al mondo. Esce dall'incantesimo ed è finalmente libera.
Di dedicarsi alla Vita.

Uscire dalla favola.

E la trovo una cosa bella.
Di una bellezza terrena. Nel senso stretto del termine.

Quella bellezza che comprende la sofferenza e il dolore, come fatti della vita a cui si appartiene. Senza dannarsi alla ricerca di una felicità artificiale.

(e mi vengono in mente i paradisi artificiali e i poeti maledetti che tanto mi affascinavano da adolescente. Adesso capisco anche il fascino che subivo. Non servono sostanze psichedeliche per entrare nel paradiso artificiale e credere che sia la terra promessa. )

La cosa che mi sconvolge dell'attaccameno al tradimento fisico è il fatto che esplichi la misura del possesso dell'altro.
La delusione quando la realtà porta invece a misurarsi intorno al fatto che non si può possedere l'altro.

Si può legare un corpo. Sottometterlo. Obbligarlo. Imporsi anche sul corpo.
Ma solo in paradiso artificiale si può pensare che quello sia bastante al nutrimento di un legame fra individui.

E' una credenza il possedere un corpo. (che è poi la credenza che sta crollando...aprendo porte antiche. Chissà..)
Ed è ancor più credenza credere di possedere per una spinta di potere individuale.

Si possiede solo quel che è concesso possedere. E attraverso quella concessione si è posseduti. In circolarità.
E si possiede solo attraverso la cura.

Ragionavo l'altra sera sul vecchio detto che recita "si raccoglie quel che si semina".
forse una volta non era necessario esplicitare quel che c'era in mezzo fra "seminare" e "raccogliere".
Lo si sapeva attraverso la pratica quotidiana.

Oggi si è perso quel sapere, e diventa quasi una scoperta riprenderlo.
Perchè sì, si raccoglie quel che si semina. Ma solo se si ha avuto cura di quel che si è seminato.
E della terra in cui si è seminato.

Che è poi il salto evolutivo dell'uomo da raccoglitore casuale e nomade all'uomo agricoltore legato alla terra.
Ed è quel vecchio legame con la terra che secondo me contiene il senso di una relazione.

Non l'amore come risultato. O i sentimenti, che sono volatili e eterei.
Non l'artefatto, anche letterario e cinematografico.

Quando si ha cura della terra e la terra diventa casa, è chiaro e lampante come quel legame non riguardi esattamente il possesso di quella terra. Non unilateralmente almeno.

Si appartiene alla terra tanto quanto la terra appartiene a chi ne ha cura per raccoglierne i frutti.
Ecco io credo sia questo il legame.

E se ne può aver cura solo quando si distingue, con atto intenzionale e volontario, il fatto che terra è la relazione. Non l'altro.
E che è l'alleanza dei coinvolti nella cura della terra (la relazione) a fare una grossa differenza.
Spesso invece si confonde la relazione - che è prodotto di azioni intenzionali - con l'altro. con il rifugiarsi nella apparente presenza dell'altro.

Io non sento di appartenere a G.
E non sento che G. mi appartiene.
Sento che insieme apparteniamo alla "terra" di cui abbiamo cura. Intenzionalmente. E per trarre vantaggio.
Individuale econdiviso.
La coppia è l'alleanza che premette di ottimizzare le azioni. E' lo strumento. Non il fine.

Credo che per me il tradimento riguardi questo.
Se il legame, in questi termini neanche c'è, per me non esiste il tradimento.
forse è uno dei motivi per cui, pur avendo tradito, non ho sentito colpa.
Ho sentito responsabilità quando ho interrotto la cura.

E questo per me è stato tradire. L'altro.
Ma è stato anche rimanere fedele a me stessa.
E non ho potuto ignorare neppure questo.

Non so se mi spiego :)

Io credo che le relazioni siano questo.
Un terreno comune di cui aver cura.
E ogni terreno ha i suoi frutti.

Non si possono coltivare ulivi in montagna.

Non si può sfruttare la terra con la stessa coltura senza renderla sterile e incolta.
L'ha imparato l'uomo nella sua storia millenaria, quando di volta ha dovuto abbandonare i territori che un tempo erano ricchi di frutti.

Non penso che sia l'innamoramento a fare la differenza.
Quello è parte del paradiso artificiale. Il sogno di Alice prima entrare nello specchio.

Poi c'è il disincanto.
E l'appoggiare i piedi per terra (altro vecchio detto che si ripete qui da me).

E allora si vive. Con tutto quel che comporta.

Non penso che una relazione possa continuare a produrre lo stesso frutto.
SE non si varia la coltura relazionale, si rende semplicemente il terreno sterile.

LA relazione, essendo astratta per certi versi, non ridà immediatamente indietro la questione.
E ci si concede, illudendosi, che il ricordo dei frutti del passato basti a nutrire.

Imporre l'illusione è l'altro tradimento, per quanto mi riguarda.

Questa è l'illusione.
Il disincanto semplicemente permette di vedere che non c'è più nutrimento. E questo è il motivo per cui per me è un passaggio positivo. Staccarsi dai sentimenti collocandoli nell'impermanenza che li contraddistingue (che non è essere razionali) e collocare la cura possibile.

- possibile è l'altra grande variabile -.

Se sopravviene in tempo, il disincanto intendo, come sembra sia stato per voi, si può provare a variare la coltura, a rendere comunque fruttuoso il terreno.
Si impara a nutrirsi in modo diversificato.

Credo che non possa essere diversamente.

La cosa che fa tristezza è fare questo percorso in solitudine. Perchè l'altro non comprende.
E per solitudine non intendo da soli. Non si è in solitudine da soli.
Per solitudine intendo la vicinanza con qualcuno che non comprende quel che è importante per noi.
Che non cammina accanto attraverso il disincanto, lasciando andare l'illusione. Con quello che questo comporta e può comportare.

Non lo so se non hai avuto coraggio.

Io so che a volte si idealizza un qualcosa per sfuggire al disincanto, vivendo il disincanto nel rimpianto.
Il dolore a riguardo è un grande insegnante.

E' la fame che aguzza l'ingegno. Non la pancia piena ;)

Se posso permettermi...non farti carico della sua tristezza. E' sua.
Tu puoi farti carico delle tue scelte.
Non delle sue.

E lei ha scelto. Allora come ogni giorno adesso.

Pensa a te :)
Che dire, post da leggere e rileggere :) ….Fa piacere dialogare con chi riesce a non giudicare ma tenta di approfondire e capire cio' che pur sembrando banale non lo e' affatto. Cio' senza togliere a nessuno la responsabilita' delle proprie azioni.
Dalla favola sono uscito tempo fa.

Mi fermo qua, perche' una risposta sarebbe troppo lunga, e non voglio invadere ulteriormente lo spazio di Ms. Razionalita'.

A proposito, Ms. Razionalita', come stai?
 

Ms.Razionalità

Utente di lunga data
Ciao Ipazia :)

Riemergo oggi dopo giorni difficili, ma ora ho una visione più chiara della situazione


Se lo affronti senza prove certe lui negherà. Il mio negava anche con le prove certe.
Poi diventerà più astuto e tu rimarrai ancora nel dubbio.
E per l'appunto, in questi giorni ho cercato prove

Ci sono app che registrano.tutto.cio che appare sullo schermo e i.suoni ambientali. Strumento doloroso. Certe immagini di chat o suoni ambientali potrebbero non scollarsi più dalla mente. Se in caso di tradimento vuoi lasciarlo usale pure altrimenti eviterei. Immaginare è una cosa, vedere e sentire altra. Ma sec me sei nella fase del rifiuto...tant'è che non sei andata alle 16 li.
Non sono molto tecnologica, e quel giorno sicuramente ero in fase rifiuto. Poi sono passata alla fase "voglio capire che succede"

Beh, anche la mia collega ha fatto una cosa del genere.
Mi ha visto giù dall'ufficio con mia moglie e ci ha proprio evitato, cambiando marciapiede, non so perché.
Neppure mia moglie l'ha capito, ma ci è rimasta male.
Capita di tutto.
Però in questo caso..
La donna in questione è proprio una collega. Che mi sono fatta pure presentare.


Se sei Ms. Razionalita' per davvero hai gia' capito, con poco margine di errore, come stanno le cose. Non solo e non tanto per la telefonata/sms, ma per quello che racconti nel tuo precedente 3d.

E proprio il contenuto di quel 3d che ti dovrebbe riproporre la domanda.

Ti interessa stare con un uomo che, non solo non conosci, ma apparentemente ti rifiuta?
Credo che tu abbia centrato la situazione.
Chiamò effettivamente una collega 53enne del commerciale per organizzare un incontro con dei fornitori esteri. Una donna per me insignificante, che mio marito mi ha fatto incontrare per tranquillizzarmi senza che abbia capito che indagini io abbia davvero svolto.

Io non aprirei bocca con lui. Per adesso.


Nel frattempo rimarrei in osservazione.
E raccoglierei fatti.

Non ne parlerei con nessuno.

...
Potrebbe essere una chiamata qualsiasi in realtà, le coincidenze e le cose che sembrano ad un modo ma sono ad un altro ci sono.
...

Perchè l'altro punto è che il tarlo ti rode.
E adesso ogni sua spiegazione molto probabilmente non ti soddisferebbe e men che meno ti tranquillizzerebbe.
Dunque, svelo sinteticamente i retroscena:

- DOPO IL FATTO LUI E' COME SEMPRE: a mente calma io ricostruisco che mio marito il giorno dopo, riportando il cellulare di lavoro a casa, mi dice "[FONT=&quot]guarda che ieri non era mia zia, era la collega. Ha chiamato per sbaglio sul cellulare privato. Che stupida. Non avevo capito che poi avesse chiamato anche sull'altro[/FONT]" (e io infatti non glielo avevo detto).

- DICE CHE E' UNA COLLEGA: prima di cedere ad allarmismi, cerco quindi di verificare o confutare l'ipotesi "è una collega". Mi sembra l'unico punto di partenza concreto da cui partire. Cerco la scatola di acquisto del cellulare del lavoro, che mi aveva fatto vedere tempo fa dicendo di non buttare via nulla. Dentro c'è la fattura di acquisto, intestata all'azienda e un documento che dice che è affidato a mio marito in comodato. Riesco quindi ad accedere al file di lavoro di mio marito con tutti i contatti del lavoro e il cellulare della collega risulta identificato come MARIA, commerciale.


A questo punto so che è stata MARIA a chiamare. Nel giorni cerco di fargli domande sul lavoro, argomento che onestamente mi annoia molto e di solito porta ad evidenziare il suo malcontento lavorativo.
Dice che in questi giorni c'erano dei fornitori esteri, e MARIA ha gestito male i rapporti commerciali creando problemi che lui ha dovuto risolvere. In più in questi giorni lui ha fatto da tassista a due di loro. E mi dispiace, ma l’ho pedinato (si dice così???) un giorno per verificare. Ed era vero.

A quel punto mi sentivo in parte sollevata, in parte meditabonda sul perché mi fossi fatta tutti questi film.
Ti interessa stare con un uomo che, non solo non conosci, ma apparentemente ti rifiuta?
E' questo che ti devi chiedere, a prescindere dall'eventuale tradimento.
Se la risposta e' "no non mi interessa" forse il suo tradimento puo' essere per te' l'occasione, inaspettata, per trovare il coraggio di voltare pagina.

Se invece la risposta e' "si", beh allora non saprei proprio cosa consigliarti.
E la risposta che mi sono data è che comunque io mi sento ancora rifiutata. Sempre perlopiù fisicamente, ma a me questa cosa non va giù e non mi riesce a dare risposte che mi soddisfino. E così ne ho cercata una che avrei “capito”: un’amante.
Mi è andata male in questo senso.
Insomma, niente amante.
Disinteresse verso il sesso da parte sua nei miei riguardi in aumento, siamo sulla via dell’anno scorso.
 
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