La mia storia

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Horny

Utente di lunga data
non ho letto tutto.
parto dal presupposto che lei mi sa di una brava persona.
per quanto ho letto il punto lo ha colto Fiammetta.
Se riuscirai a superare il disgusto e a fidarti di nuovo, potrete ricominciare.
Ci riuscirai?
dipende sì, anche, dalle motivazioni che emergeranno spiegandovi,
ma principalmente da come sei tu di carattere.
io non ci riuscirei, perché rarissimamente mi apro all'intimità (non fisica) e
perché provo un estremo disgusto per la promiscuità sessuale (solo in relazione a me!!!)
e per la menzogna.
è un limite.
 

spleen

utente ?
Non lo so.
A me piacerebbe pensare di essere una persona etica.
Invece penso di non avere necessità di trovare validazioni di me in quel modo.
Certo che ognuno quando agisce lo fa senza consapevolezza! Non si va in analisi per otto anni come per la scuola dell'obbligo (ora 10, mi pare).
Quando si combinano disastri o si viene travolti dal disastro combinato da altri allora si cerca di capire.
Qual' è l'origine dell' etica?
Qual' è l'origine della tua etica?

Non è una domanda nè retorica nè scontata, per me almeno non lo è.
 
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Brunetta

Utente di lunga data
Qual' è l'origine dell' etica?
Qual' è l'origine della tua etica?

Non è una domanda nè retorica nè scontata, per me almeno non lo è.
Per essere sintetica comprende i principi che sono sono stati proclamati nella Dichiarazione dei Diritti dell'uomo e nella Costituzione
 

spleen

utente ?
Per essere sintetica comprende i principi che sono sono stati proclamati nella Dichiarazione dei Diritti dell'uomo e nella Costituzione
Si, questo l'ho capito :)
mi chiedevo, in sostanza cosa è che ci spinge in fondo al nostro io a farli nostri, questo intendevo.

Sono già presenti ? (ma anche i comportamenti negativi lo sono). Lo facciamo per patto e convenienza sociale? ( ma allora non sarebbero così forti). O le due cose insieme, o altre?

L' origine ultima dell 'etica io ho avuto sempre il sospetto che sia dentro di noi e si chiami coscienza (ma ammetto che mi posso anche sbagliare). - Quando si dice essere presenti a se stessi -

Parlo per me, se lo sapessi con certezza, avrei capito l'essenza stessa del comportamento umano.

(come al solito sono OT :mad:)
 

Lucrezia

Utente di lunga data
Si, questo l'ho capito :)
mi chiedevo, in sostanza cosa è che ci spinge in fondo al nostro io a farli nostri, questo intendevo.

Sono già presenti ? (ma anche i comportamenti negativi lo sono). Lo facciamo per patto e convenienza sociale? ( ma allora non sarebbero così forti). O le due cose insieme, o altre?

L' origine ultima dell 'etica io ho avuto sempre il sospetto che sia dentro di noi e si chiami coscienza (ma ammetto che mi posso anche sbagliare). - Quando si dice essere presenti a se stessi -

Parlo per me, se lo sapessi con certezza, avrei capito l'essenza stessa del comportamento umano.

(come al solito sono OT :mad:)

Io ipotizzo che l'etica nasca da un'empatia. Da un 'non vorrei che questo accadesse a me' oppure 'a me è successo e ne ho sofferto' o anche ' a una persona amata è successo e ne ha sofferto'. E allora non si vuole infliggere questa pena a qualcun altro perchè è come infliggerla a sè stessi un'altra volta, o per la prima volta. A me infatti pare che una mancanza di etica si manifesti spesso (a volte involontariamente) per la mancanza di questa empatia: dal fare qualcosa che non ci viene nemmeno in mente possa causare sofferenza, perchè non l'abbiamo esperita o perchè su noi non ha alcun effetto negativo, al 'a me non potrebbe mai succedere' - quindi se succede a un altro 'sti cazzi.
 

spleen

utente ?
Io ipotizzo che l'etica nasca da un'empatia. Da un 'non vorrei che questo accadesse a me' oppure 'a me è successo e ne ho sofferto' o anche ' a una persona amata è successo e ne ha sofferto'. E allora non si vuole infliggere questa pena a qualcun altro perchè è come infliggerla a sè stessi un'altra volta, o per la prima volta. A me infatti pare che una mancanza di etica si manifesti spesso (a volte involontariamente) per la mancanza di questa empatia: dal fare qualcosa che non ci viene nemmeno in mente possa causare sofferenza, perchè non l'abbiamo esperita o perchè su noi non ha alcun effetto negativo, al 'a me non potrebbe mai succedere' - quindi se succede a un altro 'sti cazzi.
E' una possibile chiave di lettura in effetti, però vedi che tu dai già per scontato una connotazione positiva o negativa agli accadimenti a seconda dell' esperienza e che è già abbastanza diversa dal disquisire se una cosa lo sia invece per "principio".
 

Brunetta

Utente di lunga data
E' una possibile chiave di lettura in effetti, però vedi che tu dai già per scontato una connotazione positiva o negativa agli accadimenti a seconda dell' esperienza e che è già abbastanza diversa dal disquisire se una cosa lo sia invece per "principio".
Mi rileggo Kant e poi ti dico.
 

Lucrezia

Utente di lunga data
E' una possibile chiave di lettura in effetti, però vedi che tu dai già per scontato una connotazione positiva o negativa agli accadimenti a seconda dell' esperienza e che è già abbastanza diversa dal disquisire se una cosa lo sia invece per "principio".
Sì. Infatti non sono certa che esista un principio. è necessaria un'esperienza diretta o indiretta per determinare un'idea di bene o male. Infatti, se non conoscono o non si possono immaginare gli effetti di un comportamento, come si fa a dargli una connotazione? La legge stabilisce illegale l'omicidio perchè quelli che l'hanno scritta possedevano un corpo, così come tutti quelli attorno a loro. Anche se nessuno aveva mai cercato di assassinarli, nè nessuno dei loro conoscenti erano mai stati assassinati, è facile immedesimarsi sugli effetti di un omicidio sul singolo, sulla famiglia e a lungo termine sulla società tutta. Perchè avendo tu un corpo, puoi capire benissimo cosa significherebbe dover temere di perderlo ogni secondo perchè nessuno impedisce al primo che passa di accoltellarti per strada. Se tu fossi solo un'entità fluttuante e conoscessi solo entità fluttuanti, avresti bisogno che qualcuno ti spiegasse perchè, la prima volta che incontri una creatura composta di materia, tirargli fuori l'intestino dalla bocca potrebbe essere considerato, ad esempio, non etico. O illegale. O deplorevole. Ma non è detto comunque che tu riusciresti a capirlo anche in seguito a spiegazione, se non hai nessuna esperienza con cui paragonare nemmeno lontanamente questo concetto.
So che è un paragone assurdo però spero di essermi spiegata. I principi da dove possono svilupparsi se non da qualcosa di pensabile, e quindi in qualche modo di conosciuto?
 

spleen

utente ?
Mi rileggo Kant e poi ti dico.
Già, .... la legge morale dentro di me....
ma basta? Basterebbe ascoltare se stessi, se mai ascoltare se stessi fosse così semplice.

Mi rendo conto, parole vuote, meglio che me ne vada a letto. :rolleyes:
 
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danny

Utente di lunga data
Sì. Infatti non sono certa che esista un principio. è necessaria un'esperienza diretta o indiretta per determinare un'idea di bene o male. Infatti, se non conoscono o non si possono immaginare gli effetti di un comportamento, come si fa a dargli una connotazione? La legge stabilisce illegale l'omicidio perchè quelli che l'hanno scritta possedevano un corpo, così come tutti quelli attorno a loro. Anche se nessuno aveva mai cercato di assassinarli, nè nessuno dei loro conoscenti erano mai stati assassinati, è facile immedesimarsi sugli effetti di un omicidio sul singolo, sulla famiglia e a lungo termine sulla società tutta. Perchè avendo tu un corpo, puoi capire benissimo cosa significherebbe dover temere di perderlo ogni secondo perchè nessuno impedisce al primo che passa di accoltellarti per strada. Se tu fossi solo un'entità fluttuante e conoscessi solo entità fluttuanti, avresti bisogno che qualcuno ti spiegasse perchè, la prima volta che incontri una creatura composta di materia, tirargli fuori l'intestino dalla bocca potrebbe essere considerato, ad esempio, non etico. O illegale. O deplorevole. Ma non è detto comunque che tu riusciresti a capirlo anche in seguito a spiegazione, se non hai nessuna esperienza con cui paragonare nemmeno lontanamente questo concetto.
So che è un paragone assurdo però spero di essermi spiegata. I principi da dove possono svilupparsi se non da qualcosa di pensabile, e quindi in qualche modo di conosciuto?
Vi sono diversi piani dell'etica.
In una visione sociale l'omicidio non è illegale nel caso di guerre o pene capitali, anzi è promosso. E' tollerato per la comune morale in caso di difesa personale. E' condannato in tutti gli altri casi.
A livello individuale l'omicidio non è sempre giudicato riprovevole, ma qui subentra la variabile della soggettività, per cui un killer o un soldato mercenario lo può considerare accettabile, mentre altri soggetti sicuramente no.
Qui osserviamo come a livello individuale non vi possa essere assoluta corrispondenza con la morale comune o con un'etica di stampo filosofico o religioso.
L'etica non è immutabile nel tempo e geograficamente, e ha una sua specificità nella morale.
Se torniamo in tema, vediamo che socialmente oggi il tradimento è "promosso" a livello compulsivo come avesse quasi un significato commerciale (vedi meetic, badoo, chat, tutele privacy dei media etc), ma è "temuto" (il che comunque non significa dargli una connotazione etica) a livello del singolo.
Temere non significa infatti dare una valutazione etica.
Il concetto in realtà da cui si parte è più attinente alla libertà, ovvero l'etica tenta di definire l'adeguata misura per applicare la propria libertà rispettando quella degli altri.
 

danny

Utente di lunga data
Io ipotizzo che l'etica nasca da un'empatia. Da un 'non vorrei che questo accadesse a me' oppure 'a me è successo e ne ho sofferto' o anche ' a una persona amata è successo e ne ha sofferto'. E allora non si vuole infliggere questa pena a qualcun altro perchè è come infliggerla a sè stessi un'altra volta, o per la prima volta. A me infatti pare che una mancanza di etica si manifesti spesso (a volte involontariamente) per la mancanza di questa empatia: dal fare qualcosa che non ci viene nemmeno in mente possa causare sofferenza, perchè non l'abbiamo esperita o perchè su noi non ha alcun effetto negativo, al 'a me non potrebbe mai succedere' - quindi se succede a un altro 'sti cazzi.

Quando si tradisce si antepone l'applicazione della propria libertà al rispetto verso un'altra persona.
Comunemente questo comportamento viene valutato come egoistico.
Questo intendo quando parlo di etica come qualcosa che ci impedisce di tradire.
Ognuno di noi prova o può provare pulsioni verso altre persone. La persona del thread ha tradito adducendo motivazioni "ambientali" (possiamo chiamarle così?), che le hanno consentito di trovare la giustificazione per mettere al riparo la propria etica (che le ha impedito di seguire le tentazioni negli anni precedenti) dalla trasgressione a cui veniva sottoposta.
E' un atteggiamento necessario, per non mettere in discussione se stessi e i propri valori etici, e può comportare conseguenze anche maggiori nel caso che questa che all'esterno viene rilevata come una contraddizione venga alla luce.
La persona che tradisce, pur di non contraddire se stessa, può arrivare a decidere di farsi punire facendosi lasciare o portando a sfinimento la storia ufficiale per una relazione extraconiugale senza capo né coda, il tutto per non contraddire sé stessa. Comunemente questo lo si fa rientrare nelle varie manifestazioni comportamentali che sembrano trarre origine da quelli che valutiamo come sensi di colpa.
 

danny

Utente di lunga data
Secondo me questo genere di persone sono affette da sindromi psichiche affini all'acquisto compulsivo. E di loro direi "la gente non stanno bene"...

La compulsione è stimolata e promossa dalla società attuale, per cui non mi stupisce che sia ampiamente declinata nella coppia moderna a tal punto da costituire un problema in molti casi ma da non essere più una patologia a livello della valutazione soggettiva del singolo (ma oggettivamente lo è).
La società consente agli impulsi ossessivi di affermarsi in contemporanea all'affermazione dell'io.
Mi arriva ogni settimana la promozione di Meetic, 3 giorni gratis.
Il messaggio è chiaro: tradisci tranquillamente, ti facciamo anche lo sconto.
Settimana scorsa al centro commerciale vicino a casa mia firmava autografi Rocco Siffredi. L'abbinata non è casuale. La compulsione sessuale è ormai affiancata e parificata a quella commerciale...
 
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danny

Utente di lunga data
Juan, senti, scusa per i miei modi bruschi, ma la tua è una storia di 12 anni, che hanno visto entrambi crescere. E' una storia in qualche modo bloccata, perché non vi siete ancora messi a far FAMIGLIA.
Insomma, finora siete stati una coppia. Ora, io dico: se non siete nemmeno stati capaci di fare coppia, nel senso che il tradimento è lì a dire che, a prescindere dalle "colpe", c'è stato un fallimento, come si può pensare di rabberciare?

Tu, poi, mi sembri la classica persona che ha il senso dell'onore, cioè di quegli uomini che sono VERAMENTE affidabili. Questo fatto ti mette nella condizione di diventare SICURAMENTE per una donna un PUNTO DI RIFERIMENTO.
E quando si diventa un punto di riferimento si diventa SCONTATI. Le porte per le divagazioni sono aperte e se non hai al fianco una persona che è sulla tua stessa lunghezza d'onda, le corna sono dietro l'angolo, INDIPENDENTEMENTE dalla buona volontà. Questo è come penso io. Penso che una coppia di 12 anni o si decide a evolvere nella realtà, cioè diventa FAMIGLIA, o finisce, alla vostra età. E' un modo -brutto, non sto sottovalutando il tuo dolore- per prendere atto che una fase della propria vita è FINITA.
Ma non solo la vita continua, ma può diventare migliore.
Si tradisce anche da sposati, con figli, quando la coppia è divenuta famiglia in senso stretto, quando ci si è assunti delle responsabilità importanti verso soggetti deboli come i bambini.
Si tradisce perché a un certo punto della nostra vita non ci si accontenta più di quello che si ha.
Non ci basta più.
Non si vede più il bello di ciò che si è costruito, ma la pesantezza di qualcosa che non sentiamo più corrispondere ai nostri desideri.
Per questo dico che non tutte le persone tradiscono nelle medesime condizioni.
C'è chi sa accontentarsi e vede il bello in ciò che ha, c'è chi all'estremo vede il bello solo in ciò che non ha.
E in mezzo tutte le necessarie sfumature.
 

Nobody

Utente di lunga data
E' una possibile chiave di lettura in effetti, però vedi che tu dai già per scontato una connotazione positiva o negativa agli accadimenti a seconda dell' esperienza e che è già abbastanza diversa dal disquisire se una cosa lo sia invece per "principio".
Non fare del male. Non essere in quel lato lì. Ognuno di noi sa quando commette qualcosa di sbagliato. C'è la scelta consapevole.
Questo direi che è un principio universale che li comprende tutti.
Quando inganni chi si fida di te ad esempio, sei passato al lato oscuro della forza :singleeye:
 

Brunetta

Utente di lunga data
Non fare del male. Non essere in quel lato lì. Ognuno di noi sa quando commette qualcosa di sbagliato. C'è la scelta consapevole.
Questo direi che è un principio universale che li comprende tutti.
Quando inganni chi si fida di te ad esempio, sei passato al lato oscuro della forza :singleeye:
Vabbè ma io ho citato Kant, non volevo citare i Sacri Testi.
Che la Forza sia con te!
 

banshee

The Queen
Non fare del male. Non essere in quel lato lì. Ognuno di noi sa quando commette qualcosa di sbagliato. C'è la scelta consapevole.
Questo direi che è un principio universale che li comprende tutti.
Quando inganni chi si fida di te ad esempio, sei passato al lato oscuro della forza :singleeye:
soltanto un Sith vive sempre di assoluti, Mr Nob.....:carneval:
 

Brunetta

Utente di lunga data
Allora quoto Danny.
Il tradimento è male ma è un male socialmente tollerato e a volte indulgentemente approvato come l'ubriacatura saltuaria o l'uso di sostanze (c'è chi considera saltuario ubriacarsi a capodanno e chi il sabato).
Naturalmente questo se colpisce un altro perché non riguarda la nostra coppia o perché non sono io il tradito.
Io stessa ho avuto amiche che tradivano (una per vent'anni tutti i mercoledì) o erano amanti, alcune amanti di professione (anche perché dopo una certa età trovare uomini liberi è più difficile).
Non mi sembrava tanto grave, finché non ha toccato me. Una, per dire, mi era tanto simpatica, un po' meno quando ho capito che era amante anche di mio marito.
Perché ho commesso questo errore di valutazione? Perché poi continuo, trovando simpatiche traditrici e amanti qui?
Non lo so.
Ipotizzo che sia perché tendo a essere empatica per le ragioni di chi conosco ma ho l'aspettativa che questa empatia venga ricambiata e che questa manifestazione di egoismo non tocchi me.
È forse una sorta di patto implicito, simile a quello tra amanti che porta a pensare che chi sta tradendo con te diventi complice e non tradirà te, magari rivelando i tuoi segreti.
È quel tipo di amicizia adolescenziale che implica la lealtà di tenere il segreto che è simile a quella delinquenziale, secondo la quale puoi avere fatto le peggiori nefandezze ma se mi denunci alla polizia sei un infame.

Questo meccanismo relazionale è comune a tutti e credo che sia di derivazione dall'alleanza tra membri del branco, della tribù, del paese, del gruppo etnico che porta persone tenerissime con i vicini a trasformarsi in sterminatori crudeli di chi viene individuato come diverso.
Conclusione: l'etica non è se non è universale.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Ecco perché il tradimento è devastante: tradisce l'alleanza di base del primo nucleo, il minimo quello della coppia da cui si sviluppa la famiglia, primo organismo sociale.
Forse, questo è un pensiero del momento, è ciò che spiega l'ostilità che alcuni manifestano verso le coppie gay: vedono misconosciuto il proprio nucleo in cui ripongono la sicurezza tribale.
 
Stato
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