QuotoNon ci siamo capiti, presumibilmente mi sono spiegato male io.
E' tutta una recita, quella dei simboli di culto nei luoghi pubblici. Perchè fa comodo a tutti professarsi questo e quello. Che di cristiani (quelli che si stracciano le vesti quando uno dice che in un luogo che per statuto è laico non dovrebbe metter piede la religione), cristiani consapevoli, persone di religione, che si prendono quotidianamente la responsabilità delle proprie scelte di vita, ce n'è gran poche.
Non ditemi che credete veramente che la massa di coloro che si professano cattolici in questo paese, abbiano veramente la minima cognizione di quanto questo significa. E' pura estetica, è "bella figura", è ancora una volta Schettino. E in questo modo, un modo di vivere, una scelta profonda e completa come quella di vivere da cristiani, di avere un credo, di agire le proprie convinzioni nella vita di tutti i giorni, perde di qualsiasi forza e peso in una società carnevalesca in cui la religione diventa poco più di una tessera di appartenenza.
Ho un collega molto religioso, che si occupa di catechismo, segue personalmente i gruppi parrocchiali frequentati dai propri figli e con cui parlo spesso (e molto apertamente, visto che non si fa certo le fisime di avere o non avere un'icona sacra in un posto che non sia casa propria) di quanto triste è diventata la deriva dell'opportunismo religioso. Lui stesso mi faceva notare che, per quanto assieme a moglie e conoscenti si faccia il mazzo per smuovere la parrocchia ad organizzare eventi di aggregazione e partecipazione, non cava un ragno dal buco: al di fuori dei bambini, che vengono mandati a presenziare alle varie attività parrocchiali - che sono gratuite mentre una baby sitter costa - l'unica occasione di frequentare altri adulti che non siano già attivamente impegnati su quel piano sia la messa domenicale, che ormai consiste in una parata dimostrativa. Diceva che quasi invidia i testimoni di Geova, che ormai hanno più interlocutori (consenzienti o meno) di chi cerchi di vivere quotidianamente la propria cristianità.
E da quello che vedo io, 9 su 10 di coloro che conosco e si professano cattolici non dimostrano minimamente la propria fede: intendo dire che se fossero atei non cambierebbe una virgola delle loro giornate. E non dovrebbe essere, la propria fede, una scelta che cambia la vita? Insomma, se credere o non credere all'atto pratico cambiasse davvero così poco, di cosa staremmo parlando?
La mia opinione è che siano pochissimi coloro che vivono da adulti e con cognizione di causa la propria fede, e che sempre meno siano in grado di trasmettere alle nuove generazioni il senso del proprio credo. Quando il primo luogo in cui vivere la propria religiosità dovrebbe essere casa propria, la propria famiglia. Se così fosse, sono certo non cambierebbe così tanto trovare o non trovare un pezzo di legno e plastica sul luogo di lavoro, a scuola e persino in ospedale. Perchè ci si sentirebbe forti delle proprie convinzioni a prescindere da quanto propagandano media e politici. Il cristianesimo non è alla canna del gas per scarsa visibilità dei propri simboli votivi, è questo il punto centrale del discorso. Trovo anzi che attaccarsi alle apparenze per paura di soccombere alla sostanza sia esattamente lo stesso atteggiamento di quei disadattati che trovano intollerabile una vignetta satirica.
In ogni caso, giratela come volete, ma a livello istituzionale è mio diritto essere italiano a prescindere dal mio credo e dalla mia filosofia. Ed è così per chiunque "goda" della mia medesima nazionalità. Solo di questo dovrebbero preoccuparsi di essere rappresentative le istutizioni. La partecipazione ad una coffessione, dal mio punto di vista, non dovrebbe avere rappresentazioni oltre la sfera comunitaria e privata. Se le regole fossero chiare, non solo non ci si sentirebbe di "star offendendo la sensibilità di alcuno", ma si avrebbero anche molte meno fisime ipocrite e false a rispondere istantaneamente a calci in culo a chi cerchi proditoriamente di attaccare le proprie scelte di vita.
Aggiungo, ma queste sono solo considerazioni personali che spero non offendano nessuno, che il messaggio cristiano è ancora - dopo millenni - forte, chiaro e inequivocabile: dovrebbe far potente chi desidera abbracciarne il significato, mentre a far la guerra dei crocefissi mi sembra siano soprattutto politici e mammolette. O quantomeno, persone piuttosto insicure, se addirittura una posizione come la mia può suonare così minacciosa.
PS - Non consideravo nemmeno, nel mio discorso, questioni come l'abolizione delle recite di Natale in nome del politically correct, come del resto la manomissione delle fiabe in cui il lupo è cattivo o il boicottaggio della Nutella negli Stati Uniti. Mi sembra assolutamente improduttivo cercare di argomentare la pura idiozia.
Si, anche.No l'ho letto: secondo me stiamo dicendo la stessa cosa da angolazioni diverse.
Ci riprovo.
Il messaggio cristiano è complesso.
Per semplificare(e lui era uno che cercava di farsi capire) il Cristo ha detto: ama il prossimo tuo come te stesso, non avrai altro comandamento più importante di questo.
Quello che sto dicendo io è : se chi si professa la religione cattolica si attenesse a questo, non si starebbe a discutere della paura di chi è diverso da noi, ma staremmo a discutere di come placare la paura che l'altro ha di noi, perchè ci vede diversi.
io non sono un'antropologa... però. La massa segue i modelli, le persone hanno quasi sempre il bisogno di credere in qualcosa.Per me il Corano invece in tutto questo non c'entra una mazza o comunque non è così fondamentale.
Se sparo in faccia ad un povero agente agonizzante che chiede pietà, non è perché sono fanatico, è perché odio. Odio tanto. Il Corano, e quindi la religione, è solo un detonatore che serve ad innescare bombe che non sono state assemblate dalla (sola) religione.
Forse non è chiaro: io ti ho capito benissimo. Sei tu che non hai capito cosa intendessi io, ovvero: credere o non credere a Dio, Allah, Jeova, Budda, gli alieni o chissà cos'altro è affare di ognuno, cioè sono cazzo suoi se crede o meno o è un buon cristiano piuttosto che no. Il problema, esattamente come hai scritto nell'ultimo PS, è l'idiozia che accomuna questo paese e quest'Europa di mentecatti senza nerbo.Non ci siamo capiti, presumibilmente mi sono spiegato male io.
E' tutta una recita, quella dei simboli di culto nei luoghi pubblici. Perchè fa comodo a tutti professarsi questo e quello. Che di cristiani (quelli che si stracciano le vesti quando uno dice che in un luogo che per statuto è laico non dovrebbe metter piede la religione), cristiani consapevoli, persone di religione, che si prendono quotidianamente la responsabilità delle proprie scelte di vita, ce n'è gran poche.
Non ditemi che credete veramente che la massa di coloro che si professano cattolici in questo paese, abbiano veramente la minima cognizione di quanto questo significa. E' pura estetica, è "bella figura", è ancora una volta Schettino. E in questo modo, un modo di vivere, una scelta profonda e completa come quella di vivere da cristiani, di avere un credo, di agire le proprie convinzioni nella vita di tutti i giorni, perde di qualsiasi forza e peso in una società carnevalesca in cui la religione diventa poco più di una tessera di appartenenza.
Ho un collega molto religioso, che si occupa di catechismo, segue personalmente i gruppi parrocchiali frequentati dai propri figli e con cui parlo spesso (e molto apertamente, visto che non si fa certo le fisime di avere o non avere un'icona sacra in un posto che non sia casa propria) di quanto triste è diventata la deriva dell'opportunismo religioso. Lui stesso mi faceva notare che, per quanto assieme a moglie e conoscenti si faccia il mazzo per smuovere la parrocchia ad organizzare eventi di aggregazione e partecipazione, non cava un ragno dal buco: al di fuori dei bambini, che vengono mandati a presenziare alle varie attività parrocchiali - che sono gratuite mentre una baby sitter costa - l'unica occasione di frequentare altri adulti che non siano già attivamente impegnati su quel piano sia la messa domenicale, che ormai consiste in una parata dimostrativa. Diceva che quasi invidia i testimoni di Geova, che ormai hanno più interlocutori (consenzienti o meno) di chi cerchi di vivere quotidianamente la propria cristianità.
E da quello che vedo io, 9 su 10 di coloro che conosco e si professano cattolici non dimostrano minimamente la propria fede: intendo dire che se fossero atei non cambierebbe una virgola delle loro giornate. E non dovrebbe essere, la propria fede, una scelta che cambia la vita? Insomma, se credere o non credere all'atto pratico cambiasse davvero così poco, di cosa staremmo parlando?
La mia opinione è che siano pochissimi coloro che vivono da adulti e con cognizione di causa la propria fede, e che sempre meno siano in grado di trasmettere alle nuove generazioni il senso del proprio credo. Quando il primo luogo in cui vivere la propria religiosità dovrebbe essere casa propria, la propria famiglia. Se così fosse, sono certo non cambierebbe così tanto trovare o non trovare un pezzo di legno e plastica sul luogo di lavoro, a scuola e persino in ospedale. Perchè ci si sentirebbe forti delle proprie convinzioni a prescindere da quanto propagandano media e politici. Il cristianesimo non è alla canna del gas per scarsa visibilità dei propri simboli votivi, è questo il punto centrale del discorso. Trovo anzi che attaccarsi alle apparenze per paura di soccombere alla sostanza sia esattamente lo stesso atteggiamento di quei disadattati che trovano intollerabile una vignetta satirica.
In ogni caso, giratela come volete, ma a livello istituzionale è mio diritto "essere italiano" a prescindere dal mio credo e dalla mia filosofia. Ed è così per chiunque "goda" della mia medesima nazionalità. Solo di questo dovrebbero preoccuparsi di essere rappresentative le istutizioni. La partecipazione ad una coffessione, dal mio punto di vista, non dovrebbe avere rappresentazioni oltre la sfera comunitaria e privata. Se le regole fossero chiare, non solo non ci si sentirebbe di "star offendendo la sensibilità di alcuno", ma si avrebbero anche molte meno fisime ipocrite e false a rispondere istantaneamente a calci in culo a chi cerchi proditoriamente di attaccare le proprie scelte di vita.
Aggiungo, ma queste sono solo considerazioni personali che spero non offendano nessuno, che il messaggio cristiano è ancora - dopo millenni - forte, chiaro e inequivocabile: dovrebbe far potente chi desidera abbracciarne il significato, mentre a far la guerra dei crocefissi mi sembra siano soprattutto politici e mammolette. O quantomeno, persone piuttosto insicure, se addirittura una posizione come la mia può suonare così minacciosa.
PS - Non consideravo nemmeno, nel mio discorso, questioni come l'abolizione delle recite di Natale in nome del politically correct, come del resto la manomissione delle fiabe in cui il lupo è cattivo perchè sbrana o il boicottaggio della Nutella negli Stati Uniti. Mi sembra assolutamente improduttivo cercare di argomentare la pura idiozia.
L'Italia non è un paese cristiano, porca puttana! E' scritto nella Costituzione!! E' un paese laico!!! Tu probabilmente intendi dire che l'86% dei residenti è iscritto in un registro che attesta l'adesione alla Chiesa Catolica tramite sacramento battesimale. Numero che viene continuamente strumentalizzato a fine politico. Cito da Wikipedia: "Questo metodo non tiene conto però di chi abbandona ogni tipo di fede e di chi professa apertamente l'ateismo, che conta nel paese, secondo alcune stime, almeno 9 milioni di cittadini. Questo problema statistico si evidenzia in maniera importante in particolare per la Chiesa cattolica. Secondo il 46/o rapporto annuale CENSIS si considererebbe cattolico il 63,8% degli italiani, ma se vogliamo far riferimento a chi effettivamente frequenta costantemente i riti e le assemblee religiose, i Cattolici praticanti sono indicativamente circa il 36% degli italiani."Togliere il crocifisso da un paese cristiano è mancanza di rispetto agli cristiani invece.Il crocifisso non è un oggetto qualsiasi tipo un quadro che può non piacere...Certe richieste hanno del assurdo.
Io non so se ci sarà qualcuno a giudicarmi un domani, ma non ne ho paura perchè mi giudico già ora. Quello che ho sbagliato ce l'ho davanti agli occhi. Capisco e condivido appieno ciò che dici.Si, anche.
Quello che intendevo dire è però questo:
Semmai un domani verremo giudicati lo saremo -p e r s o n a l m e n t e- , per quanto di buono siamo riusciti di fare, sforzandoci noi, da soli. Per quanto amore saremo stati in grado di dare, comprendendo noi stessi e gli altri, cosa che per altro ritengo sia nella nostra natura, vivere per gli altri.
E non ci sono scusanti collettive in questo, non conta quante volte siamo andati a messa, quante volte siamo andati a confessarci o a comunicarci, la "religio" non conta nulla capisci.
Chi crede sarà da s o l o davanti a Dio.
Ammazza sto diventando tetro.... ma è tutta colpa vostra.![]()
Tanti infatti ci riescono, alcuni purtroppo no, (guarda che non lo dico io eh. ) Sentirsi sradicati non è un aspetto così raro nè ininfluente nella formazione di neo terroristi.Ma se nasco e cresco a Roma da genitori marocchini, ad esempio, quale sradicato dalla mia identità. Dovrei essere un Romano più colorato, e basta, o no ?
Conosco la vita di Roma. Non quella di Rabat. Cazzo me ne dovrebbe fregare di Rabat.
Ma cosa cazzo stai dicendo???? Ma sei serio?Cara Boldrinova de noantri, non centra nulla essere credenti o meno. Gesù crocifisso rappresenta umana sofferenza, speranza per gli ultimi, umana pietà, resistenza all’ingiustizia, laicità ("date a Cesare quel che è di Cesare") e perdono. Anche chi considera il Vangelo un romanzo fantasy, dovrebbe prendere atto che costituisce la spina dorsale della civiltà, che si creda o meno.
Rivedersi "La Haine" di Kassovitz: crescere nella banlieu parigina in una società spietata e nihilista come è la nostra e in posizione marginale marginalissima. Essere un nessuno per 360 giorni all'anno. Essere ignorante e coltivare la propria ignoranza. Non avere nessuna idea di cosa significhi concretamente democrazia, per non averne gli strumenti e, avendoli, scegliere qualcosa di più comodo per contare qualcosa, convinti che votare non serva a un cazzo. L'estremismo è la punta avanzata di qualcosa che è nell'aria e respiriamo tutti.Per me il Corano invece in tutto questo non c'entra una mazza o comunque non è così fondamentale.
Se sparo in faccia ad un povero agente agonizzante che chiede pietà, non è perché sono fanatico, è perché odio. Odio tanto. Il Corano, e quindi la religione, è solo un detonatore che serve ad innescare bombe che non sono state assemblate dalla (sola) religione.
ma come non è fondamentale, dai.Per me il Corano invece in tutto questo non c'entra una mazza o comunque non è così fondamentale.
Se sparo in faccia ad un povero agente agonizzante che chiede pietà, non è perché sono fanatico, è perché odio. Odio tanto. Il Corano, e quindi la religione, è solo un detonatore che serve ad innescare bombe che non sono state assemblate dalla (sola) religione.
Giorgino... Eratò è greca di origine, magari a scuola avrà letto la sua di costituzione, non ti arrabbiareL'Italia non è un paese cristiano, porca puttana! E' scritto nella Costituzione!! E' un paese laico!!! Tu probabilmente intendi dire che l'86% dei residenti è iscritto in un registro che attesta l'adesione alla Chiesa Catolica tramite sacramento battesimale. Numero che viene continuamente strumentalizzato a fine politico. Cito da Wikipedia: "Questo metodo non tiene conto però di chi abbandona ogni tipo di fede e di chi professa apertamente l'ateismo, che conta nel paese, secondo alcune stime, almeno 9 milioni di cittadini. Questo problema statistico si evidenzia in maniera importante in particolare per la Chiesa cattolica. Secondo il 46/o rapporto annuale CENSIS si considererebbe cattolico il 63,8% degli italiani, ma se vogliamo far riferimento a chi effettivamente frequenta costantemente i riti e le assemblee religiose, i Cattolici praticanti sono indicativamente circa il 36% degli italiani."
Insomma, non sappiano nemmeno quanti siano di preciso, in Italia, i cattolici praticanti. Diciamo pure siano il 50% della popolazione. Diciamo anche che una parte concorda sul fatto che la questione dei crocefissi nei luoghi pubblici sia uno specchietto per le allodole, e che il reale problema sia quello di riposizionare la propria identità cristiana in un momento di grave crisi sociale e culturale per l'intero Paese. Girala come vuoi, ma c'è qualche decina di milioni di persone che ha il diritto e si aspetta di vivere nello stesso Paese, senza alcun vincolo religioso o filosofico.
Tanti infatti ci riescono, alcuni purtroppo no, (guarda che non lo dico io eh. ) Sentirsi sradicati non è un aspetto così raro nè ininfluente nella formazione di neo terroristi.
Attaccare un giornale che pubblica vignette contro la mia religione non è forse in fondo un urlo disperato e feroce per ribadire la mia appartenenza?
A volte faccio fatica persino io radicarmi in questa società che tutto mastica e tutto sputa,figuriamoci un figlio di immigrati che vive la costante dicotomia ed attrito tra le sue tradizioni famigliari e la soc. occidentale.
Però perché attecchisce ? E' questo su cui pongo lo questione. Non su quello che scrivi tu che è sacrosanto.io non sono un'antropologa... però. La massa segue i modelli, le persone hanno quasi sempre il bisogno di credere in qualcosa.
Noi abbiamo da una parte gente che in nome di una religione che ha mostrato le sue debolezze e contraddizioni ha ghettizzato altra gente, contrariamente a quello che la sua stessa religione impone(comandamento, non un consiglio) e dall'altra una religione che invece con la sua coerenza, pur nell'assurdità di quello che propone, dà comunque un'immagine di 'purezza', di fedeltà agli ideali, in antitesi ad un mondo che E' corrotto.
Non c'è da meravigliarsi se questi ultimi fanno adepti e i primi li perdono(e attenzione, sono proprio gli integralisti che fanno adepti).
Gli adepti non si fanno perchè uno ha letto il Vangelo o il Corano, si fanno dando qualcosa in cui credere a gente che non ha nulla in cui credere, e questo riesce quando i modelli reali che si propongono sono coerenti a ciò che viene predicato, nel bene e nel male.
Tanto il male viene sempre considerato necessario per arrivare al bene.
Ha funzionato così anche con le dittature.
quoto pero piu che sensi di colpa, e' la penitenzaEsaltare un crocefisso è credere in una religione di morte che esalta il sangue e promuove i sensi di colpa. Bella roba.
(Lo so che Gesù è un figo, ecc., ma qui si parla di religione, non di personalità di pace).
Eh, l'ho capito. Ma allora non venga - incolpevolmente, lo riconosco, ma la sostanza non cambia - a ribadire una falsità che peraltro è viscidamente sfruttata a fine politico da non so nemmeno quanto!Giorgino... Eratò è greca di origine, magari a scuola avrà letto la sua di costituzione, non ti arrabbiare
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