Oggi faccio outing

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Fantastica

Utente di lunga data
Ciao a tutti e tutte.
Frequento questo forum da più di un anno, ma non sapete quasi nulla di me.

Oggi è un giorno importante, è il 25 aprile. Nel 2000 fu il giorno della mia liberazione. Dopo tante resistenze a un amore vero, finalmente, con grandi dubbi, con tante perplessità, con mille ritrosie, cedevo.

Cedere: questo è stato per me incontrare l'amore. Smettere di manipolare, smettere di sedurre, smettere di controllare, smettere di cercare di prevedere prima ciò che sarebbe potuto succedere dopo... lasciarsi andare, lasciarsi amare.

Quando salii sul treno che mi avrebbe condotto da lui, che ancora non avevo nemmeno visto in fotografia e col quale avevo scoperto una sintonia mostruosa solo discutendo su un forum di cinema e parlandogli al telefono, cosa che scatenava un'eccitazione immensa di per sé, da soli dieci giorni, mi sentivo ancora la stessa di prima: un'avventuriera, una collezionista di amori lunghi nel tempo, ma sempre traditi (attenzione! Immediatamente CHIUSI, mai tenute in piedi due storie in contemporanea, eh) per qualche nuova avventura intravista dietro l'angolo. Una libertina filosofa, una bambinetta cresciuta un po' viziata, un'intellettuale brillante e diffidente, una cucciolona anche, piena di bisogno d'amore e pronta a negare di averne bisogno in vista di qualche desiderio da soddisfare che stava lì dietro l'angolo.

Vederlo fu uno schock. Era un uomo, non i ragazzi con cui mi ero sempre accompagnata. Era bello, ma non era il mio tipo. Lo trovai poco seducente. Ma dopo un buon pranzo e una visita a una mostra su Jules Verne, era inevitabile finirci a letto in albergo. Non mi piacque. Ricordo che finsi una tenerezza che non provavo. Una parte di me voleva convincersi, un'altra voleva fuggire a gambe levate...

Non gli dissi mai di quella che voleva fuggire. Mai.
Ma quando risalii sul treno che mi avrebbe riportata a casa, decisi che avrei troncato.

Una settimana dopo, per il primo maggio, eravamo invece in Liguria, di nuovo insieme. E non ci siamo più lasciati.
Misi a tacere la conquistatrice, la manipolatrice, la seduttrice, l'intellettuale, la bambina viziata; e lasciai emergere l'avventuriera estrema: mi giocai tutto, mi affidai.
Per tantissimi e meravigliosi anni ci siamo amati in un modo che ci faceva dire qualche volta che eravamo le sole due tessere combacianti dell'immenso puzzle che sono le relazioni umane.

Ho amato solo lui, sono stata amata solo da lui. E' la sola persona che mi ha vista. E che mi vede...

Però. Però il destino è beffardo. Si è ammalato, è diventato impotente, in modo irreversibile. E non riesce a farsene una ragione. Non riesce ad accettare che io l'ami ancora, seppure di un amore necessariamente diverso. I primi tempi dopo la triste constatazione -peraltro prevista, ma lui non ci credeva e non ci ha creduto per molto tempo- mi ha allontanata. Io ho resistito con lo stargli vicina. Ma ne ho sofferto, anche se tendo a non ascoltare la sofferenza, a non mollare, non mollare mai. Ne ho sofferto non perché mi mancasse il sesso con lui, ma mi mancava la tenerezza, l'affetto, la carezza, il bacio, che non voleva darmi più...

Resta che dopo mesi di questa sua incapacità di chiedere aiuto, anche a me, di chiusura, di freddezza, di "tu non puoi capire...", si è presentata un'occasione particolare e ... ho ceduto...

E questa è stata la vera mazzata per me, quella più grave, quella che mi sono inferta io, rovinando per sempre questo capolavoro di amore... Non mi perdono dal punto di vista ideale. Però mi tocca accettare che è successo e quindi da qualche parte bisogna farsi delle domande. Aggiungo che sul piano reale, se così si può dire, non mi pento per niente, altrimenti che facile sarebbe, nemmeno sarei qui sopra a leggere da un pezzo...

Oggi voglio fare il punto qui, con voi, che un po' mi avete conosciuta e forse non mi farete a pezzi.

Il punto è che oggi gli ho scritto questo:

14 anni fa, con tante perplessità e insieme tanto entusiasmo, indossando una giacchetta bianca che mi piaceva tanto e con in mano un fumetto di Dylan Dog, mi recavo ad attenderti a Parma salendo sul treno dei desideri, che però non andava all’incontrario.
Sono iniziati lì gli anni più belli della mia vita. Ho conosciuto l’amore per la prima volta e non l’ho più lasciato.
Io ti amo ancora. Sei tu, sempre tu, e sarai sempre tu, la sola persona che davvero io amo.

Auguri amore mio grande.
Ti aspetto.


E lui mi ha risposto questo, per la prima volta dopo due anni:

Grazie per le tue parole, che mi hanno commosso. Quel 25 aprile di 14 anni fa resta impresso nel mio cuore. Ti portai l’autobiografia di Bunuel e il libro di uno psicanalista-motociclista perché pensavo che potessero aiutarti a capire meglio un riccio pieno di pudore in fatto di emozioni e sentimenti.
Non lascerò che tu mi aspetti ancora a lungo, mi sembrerebbe una crudeltà.
A presto.


Ora. Tutto è sincero, autentico, puro. I miei sentimenti, i suoi.
Ma io ho dovuto constatare sulla mia pelle che non sono stata capace di una fedeltà senza macchia. E anche ho dovuto constatare sulla mia pelle che se anche per un miracolo -che non accadrà- lui potesse tornare ad amarmi dell'amore che ci è stato negato dal destino -un destino giusto? io credo che vi sia una saggezza nelle cose che capitano- io non lo desidererei più. Andando a ritroso negli anni, mi sono accorta a posteriori che già nel 2008-2009 non avevo più così tanta voglia del sesso con lui. Eppure vi giuro che se penso ad "amore", per me amore è quello che c'è ancora adesso tra noi. Mi sbaglio? E' un'affettuosa amicizia? E' un rapporto genitoriale mascherato da amore erotico da sempre (è molto grande la nostra differenza di età e io sono orfana di padre da quando avevo 10 anni)? E' diventato oggi un rapporto genitoriale-filiale?
Come è possibile gestire un rapporto che io chiamo d'amore senza mezzi termini, che resta però monco di sessualità per complicità esplicita da parte sua e implicita da parte mia? Come è possibile un'esclusività se non c'è eros? Come posso essere all'altezza di una relazione così impraticabile? Avrebbe mai senso che io gli dicessi dell'altro? Che razza di situazione assurda è?
Sì, lapidatemi pure: questa volta è la prima volta che mi tengo due relazioni in contemporanea, entrambe imperfette e piene di problemi, eppure vive. Ma se davvero lui tornasse a breve, secondo voi...? Che fareste voi nei miei panni, se vi riesce...?

Grazie. Mi è costato molto parlare a tutti.
 

Caciottina

Escluso
Ciao a tutti e tutte.
Frequento questo forum da più di un anno, ma non sapete quasi nulla di me.

Oggi è un giorno importante, è il 25 aprile. Nel 2000 fu il giorno della mia liberazione. Dopo tante resistenze a un amore vero, finalmente, con grandi dubbi, con tante perplessità, con mille ritrosie, cedevo.

Cedere: questo è stato per me incontrare l'amore. Smettere di manipolare, smettere di sedurre, smettere di controllare, smettere di cercare di prevedere prima ciò che sarebbe potuto succedere dopo... lasciarsi andare, lasciarsi amare.

Quando salii sul treno che mi avrebbe condotto da lui, che ancora non avevo nemmeno visto in fotografia e col quale avevo scoperto una sintonia mostruosa solo discutendo su un forum di cinema e parlandogli al telefono, cosa che scatenava un'eccitazione immensa di per sé, da soli dieci giorni, mi sentivo ancora la stessa di prima: un'avventuriera, una collezionista di amori lunghi nel tempo, ma sempre traditi (attenzione! Immediatamente CHIUSI, mai tenute in piedi due storie in contemporanea, eh) per qualche nuova avventura intravista dietro l'angolo. Una libertina filosofa, una bambinetta cresciuta un po' viziata, un'intellettuale brillante e diffidente, una cucciolona anche, piena di bisogno d'amore e pronta a negare di averne bisogno in vista di qualche desiderio da soddisfare che stava lì dietro l'angolo.

Vederlo fu uno schock. Era un uomo, non i ragazzi con cui mi ero sempre accompagnata. Era bello, ma non era il mio tipo. Lo trovai poco seducente. Ma dopo un buon pranzo e una visita a una mostra su Jules Verne, era inevitabile finirci a letto in albergo. Non mi piacque. Ricordo che finsi una tenerezza che non provavo. Una parte di me voleva convincersi, un'altra voleva fuggire a gambe levate...

Non gli dissi mai di quella che voleva fuggire. Mai.
Ma quando risalii sul treno che mi avrebbe riportata a casa, decisi che avrei troncato.

Una settimana dopo, per il primo maggio, eravamo invece in Liguria, di nuovo insieme. E non ci siamo più lasciati.
Misi a tacere la conquistatrice, la manipolatrice, la seduttrice, l'intellettuale, la bambina viziata; e lasciai emergere l'avventuriera estrema: mi giocai tutto, mi affidai.
Per tantissimi e meravigliosi anni ci siamo amati in un modo che ci faceva dire qualche volta che eravamo le sole due tessere combacianti dell'immenso puzzle che sono le relazioni umane.

Ho amato solo lui, sono stata amata solo da lui. E' la sola persona che mi ha vista. E che mi vede...

Però. Però il destino è beffardo. Si è ammalato, è diventato impotente, in modo irreversibile. E non riesce a farsene una ragione. Non riesce ad accettare che io l'ami ancora, seppure di un amore necessariamente diverso. I primi tempi dopo la triste constatazione -peraltro prevista, ma lui non ci credeva e non ci ha creduto per molto tempo- mi ha allontanata. Io ho resistito con lo stargli vicina. Ma ne ho sofferto, anche se tendo a non ascoltare la sofferenza, a non mollare, non mollare mai. Ne ho sofferto non perché mi mancasse il sesso con lui, ma mi mancava la tenerezza, l'affetto, la carezza, il bacio, che non voleva darmi più...

Resta che dopo mesi di questa sua incapacità di chiedere aiuto, anche a me, di chiusura, di freddezza, di "tu non puoi capire...", si è presentata un'occasione particolare e ... ho ceduto...

E questa è stata la vera mazzata per me, quella più grave, quella che mi sono inferta io, rovinando per sempre questo capolavoro di amore... Non mi perdono dal punto di vista ideale. Però mi tocca accettare che è successo e quindi da qualche parte bisogna farsi delle domande. Aggiungo che sul piano reale, se così si può dire, non mi pento per niente, altrimenti che facile sarebbe, nemmeno sarei qui sopra a leggere da un pezzo...

Oggi voglio fare il punto qui, con voi, che un po' mi avete conosciuta e forse non mi farete a pezzi.

Il punto è che oggi gli ho scritto questo:

14 anni fa, con tante perplessità e insieme tanto entusiasmo, indossando una giacchetta bianca che mi piaceva tanto e con in mano un fumetto di Dylan Dog, mi recavo ad attenderti a Parma salendo sul treno dei desideri, che però non andava all’incontrario.
Sono iniziati lì gli anni più belli della mia vita. Ho conosciuto l’amore per la prima volta e non l’ho più lasciato.
Io ti amo ancora. Sei tu, sempre tu, e sarai sempre tu, la sola persona che davvero io amo.

Auguri amore mio grande.
Ti aspetto.


E lui mi ha risposto questo, per la prima volta dopo due anni:

Grazie per le tue parole, che mi hanno commosso. Quel 25 aprile di 14 anni fa resta impresso nel mio cuore. Ti portai l’autobiografia di Bunuel e il libro di uno psicanalista-motociclista perché pensavo che potessero aiutarti a capire meglio un riccio pieno di pudore in fatto di emozioni e sentimenti.
Non lascerò che tu mi aspetti ancora a lungo, mi sembrerebbe una crudeltà.
A presto.


Ora. Tutto è sincero, autentico, puro. I miei sentimenti, i suoi.
Ma io ho dovuto constatare sulla mia pelle che non sono stata capace di una fedeltà senza macchia. E anche ho dovuto constatare sulla mia pelle che se anche per un miracolo -che non accadrà- lui potesse tornare ad amarmi dell'amore che ci è stato negato dal destino -un destino giusto? io credo che vi sia una saggezza nelle cose che capitano- io non lo desidererei più. Andando a ritroso negli anni, mi sono accorta a posteriori che già nel 2008-2009 non avevo più così tanta voglia del sesso con lui. Eppure vi giuro che se penso ad "amore", per me amore è quello che c'è ancora adesso tra noi. Mi sbaglio? E' un'affettuosa amicizia? E' un rapporto genitoriale mascherato da amore erotico da sempre (è molto grande la nostra differenza di età e io sono orfana di padre da quando avevo 10 anni)? E' diventato oggi un rapporto genitoriale-filiale?
Come è possibile gestire un rapporto che io chiamo d'amore senza mezzi termini, che resta però monco di sessualità per complicità esplicita da parte sua e implicita da parte mia? Come è possibile un'esclusività se non c'è eros? Come posso essere all'altezza di una relazione così impraticabile? Avrebbe mai senso che io gli dicessi dell'altro? Che razza di situazione assurda è?
Sì, lapidatemi pure: questa volta è la prima volta che mi tengo due relazioni in contemporanea, entrambe imperfette e piene di problemi, eppure vive. Ma se davvero lui tornasse a breve, secondo voi...? Che fareste voi nei miei panni, se vi riesce...?

Grazie. Mi è costato molto parlare a tutti.
e' il tuo amore, la tua persona, non mollare mai e poi mai. te lo dice una lottatrice d amore, i miei non sono 14 anni, sono solo 6....ma lotta lotta lotta.....finche puoi.....e sara' l amore che provi per lui a rinnovare l energia nel provare provare e provare.
Lui e' onesto. il suo modo, lo capisco...
coincidenza ieri sera parlavo con quelo proprio di questo. mi ha dettoi: se dovessi diventare impotente non t azzardare a rimanere con me, se non te ne vai tu me ne vado io.....se mai dovessi diventare impotente TU NON DEVI STARE CON ME. PUNTO.
e' un gesto d amore. l hai riconosciuto vero? per questo posso solo dirti non mollare, perche l amore cosi, uno ce ne e' nella vita. e se l hai trovato non lo devi lasciare andare mai.
fai come sai fare tu, ascoltala la sofferenza, ma non cedere ad essa.
sarebbe troppo facile anche questo.
lo scrivevo ieri a feather.....immagino che le cose piu belel che ti da lui non hanno nulla a che vedere col sesso....
amore e sesso non vanno di pari passo.
magari non puoi farci sesso. puoi farci l amore. e l amore per me, fare l amore per me e' anche solo una carezza sul viso, una coccola, un abbraccio che ti dice piu di 1000 parole.
NON MOLLARE. E NON FARTI MOLLARE.

un abbraccio grande :)
 

Fantastica

Utente di lunga data
e' il tuo amore, la tua persona, non mollare mai e poi mai. te lo dice una lottatrice d amore, i miei non sono 14 anni, sono solo 6....ma lotta lotta lotta.....finche puoi.....e sara' l amore che provi per lui a rinnovare l energia nel provare provare e provare.
Lui e' onesto. il suo modo, lo capisco...
coincidenza ieri sera parlavo con quelo proprio di questo. mi ha dettoi: se dovessi diventare impotente non t azzardare a rimanere con me, se non te ne vai tu me ne vado io.....se mai dovessi diventare impotente TU NON DEVI STARE CON ME. PUNTO.
e' un gesto d amore. l hai riconosciuto vero? per questo posso solo dirti non mollare, perche l amore cosi, uno ce ne e' nella vita. e se l hai trovato non lo devi lasciare andare mai.
fai come sai fare tu, ascoltala la sofferenza, ma non cedere ad essa.
sarebbe troppo facile anche questo.
lo scrivevo ieri a feather.....immagino che le cose piu belel che ti da lui non hanno nulla a che vedere col sesso....
amore e sesso non vanno di pari passo.
magari non puoi farci sesso. puoi farci l amore. e l amore per me, fare l amore per me e' anche solo una carezza sul viso, una coccola, un abbraccio che ti dice piu di 1000 parole.
NON MOLLARE. E NON FARTI MOLLARE.

un abbraccio grande :)
Grazie, veramente. Mi hai fatto piangere...
 

MK

Utente di lunga data
questa volta è la prima volta che mi tengo due relazioni in contemporanea, entrambe imperfette e piene di problemi, eppure vive. Ma se davvero lui tornasse a breve, secondo voi...? Che fareste voi nei miei panni, se vi riesce...?

Grazie. Mi è costato molto parlare a tutti.
Due relazioni in contemporanea. Ma parli solo con uno di amore. L'altro è un surrogato di qualcosa che giustamente ti manca, ma sempre di surrogato si tratta. Io dubbi non ne avrei. Però sei giovane però non sei ancora madre (lo so che non ti interessa ma, mai dire mai) però...
 

AnnaBlume

capziosina random
...ma lo psicanalista-motociclista è Pirsig? :confused: (vabbeh, non c'entra molto col tuo 3D, scusami :eek:)
 

Caciottina

Escluso
Grazie, veramente. Mi hai fatto piangere...
non piangere.
tu mi hai sempre dato l impressione di una donna fortissima. ovviamente posso dirlo solo leggendoti.
lui non lo conosco, ma posso solo immaginare cosa voglia dire per un uomo.
ed e' li che nulla puoi aiutare se non l amore. e' il tempo che passate insieme, le cose che vi dite, i progetti che avete, i suoi occhi nei tuoi, il calore del suo corpo, le promesse di sempre...
e' invidiabile, e' quello che tutti cercano. e tu l hai trovato.
non so esprimermi bene scusa, mi verrebbe meglio in iglese, ma ci provo...
se lui non lo realizza prova a fare cosi. nudi l uno di fronte all altra, nel letto. lascia parlare il corpo, fagli sentire che le tue mani ancora emanano calore per lui e solo per lui, una carezza in viso, sulla spalla, nulla di sessuale....solo voi due, nudi, nudi senza vestiti veri o maschere o tutto quello che un essere umano si mette addosso per affrontare il mondo fuori...
non c e' nient altro in quel monmento se no tu lui e il vsotro grande amore.
 

Tebe

Egocentrica non in incognito
Ciao a tutti e tutte.
Frequento questo forum da più di un anno, ma non sapete quasi nulla di me.

Oggi è un giorno importante, è il 25 aprile. Nel 2000 fu il giorno della mia liberazione. Dopo tante resistenze a un amore vero, finalmente, con grandi dubbi, con tante perplessità, con mille ritrosie, cedevo.

Cedere: questo è stato per me incontrare l'amore. Smettere di manipolare, smettere di sedurre, smettere di controllare, smettere di cercare di prevedere prima ciò che sarebbe potuto succedere dopo... lasciarsi andare, lasciarsi amare.

Quando salii sul treno che mi avrebbe condotto da lui, che ancora non avevo nemmeno visto in fotografia e col quale avevo scoperto una sintonia mostruosa solo discutendo su un forum di cinema e parlandogli al telefono, cosa che scatenava un'eccitazione immensa di per sé, da soli dieci giorni, mi sentivo ancora la stessa di prima: un'avventuriera, una collezionista di amori lunghi nel tempo, ma sempre traditi (attenzione! Immediatamente CHIUSI, mai tenute in piedi due storie in contemporanea, eh) per qualche nuova avventura intravista dietro l'angolo. Una libertina filosofa, una bambinetta cresciuta un po' viziata, un'intellettuale brillante e diffidente, una cucciolona anche, piena di bisogno d'amore e pronta a negare di averne bisogno in vista di qualche desiderio da soddisfare che stava lì dietro l'angolo.

Vederlo fu uno schock. Era un uomo, non i ragazzi con cui mi ero sempre accompagnata. Era bello, ma non era il mio tipo. Lo trovai poco seducente. Ma dopo un buon pranzo e una visita a una mostra su Jules Verne, era inevitabile finirci a letto in albergo. Non mi piacque. Ricordo che finsi una tenerezza che non provavo. Una parte di me voleva convincersi, un'altra voleva fuggire a gambe levate...

Non gli dissi mai di quella che voleva fuggire. Mai.
Ma quando risalii sul treno che mi avrebbe riportata a casa, decisi che avrei troncato.

Una settimana dopo, per il primo maggio, eravamo invece in Liguria, di nuovo insieme. E non ci siamo più lasciati.
Misi a tacere la conquistatrice, la manipolatrice, la seduttrice, l'intellettuale, la bambina viziata; e lasciai emergere l'avventuriera estrema: mi giocai tutto, mi affidai.
Per tantissimi e meravigliosi anni ci siamo amati in un modo che ci faceva dire qualche volta che eravamo le sole due tessere combacianti dell'immenso puzzle che sono le relazioni umane.

Ho amato solo lui, sono stata amata solo da lui. E' la sola persona che mi ha vista. E che mi vede...

Però. Però il destino è beffardo. Si è ammalato, è diventato impotente, in modo irreversibile. E non riesce a farsene una ragione. Non riesce ad accettare che io l'ami ancora, seppure di un amore necessariamente diverso. I primi tempi dopo la triste constatazione -peraltro prevista, ma lui non ci credeva e non ci ha creduto per molto tempo- mi ha allontanata. Io ho resistito con lo stargli vicina. Ma ne ho sofferto, anche se tendo a non ascoltare la sofferenza, a non mollare, non mollare mai. Ne ho sofferto non perché mi mancasse il sesso con lui, ma mi mancava la tenerezza, l'affetto, la carezza, il bacio, che non voleva darmi più...

Resta che dopo mesi di questa sua incapacità di chiedere aiuto, anche a me, di chiusura, di freddezza, di "tu non puoi capire...", si è presentata un'occasione particolare e ... ho ceduto...

E questa è stata la vera mazzata per me, quella più grave, quella che mi sono inferta io, rovinando per sempre questo capolavoro di amore... Non mi perdono dal punto di vista ideale. Però mi tocca accettare che è successo e quindi da qualche parte bisogna farsi delle domande. Aggiungo che sul piano reale, se così si può dire, non mi pento per niente, altrimenti che facile sarebbe, nemmeno sarei qui sopra a leggere da un pezzo...

Oggi voglio fare il punto qui, con voi, che un po' mi avete conosciuta e forse non mi farete a pezzi.

Il punto è che oggi gli ho scritto questo:

14 anni fa, con tante perplessità e insieme tanto entusiasmo, indossando una giacchetta bianca che mi piaceva tanto e con in mano un fumetto di Dylan Dog, mi recavo ad attenderti a Parma salendo sul treno dei desideri, che però non andava all’incontrario.
Sono iniziati lì gli anni più belli della mia vita. Ho conosciuto l’amore per la prima volta e non l’ho più lasciato.
Io ti amo ancora. Sei tu, sempre tu, e sarai sempre tu, la sola persona che davvero io amo.

Auguri amore mio grande.
Ti aspetto.


E lui mi ha risposto questo, per la prima volta dopo due anni:

Grazie per le tue parole, che mi hanno commosso. Quel 25 aprile di 14 anni fa resta impresso nel mio cuore. Ti portai l’autobiografia di Bunuel e il libro di uno psicanalista-motociclista perché pensavo che potessero aiutarti a capire meglio un riccio pieno di pudore in fatto di emozioni e sentimenti.
Non lascerò che tu mi aspetti ancora a lungo, mi sembrerebbe una crudeltà.
A presto.


Ora. Tutto è sincero, autentico, puro. I miei sentimenti, i suoi.
Ma io ho dovuto constatare sulla mia pelle che non sono stata capace di una fedeltà senza macchia. E anche ho dovuto constatare sulla mia pelle che se anche per un miracolo -che non accadrà- lui potesse tornare ad amarmi dell'amore che ci è stato negato dal destino -un destino giusto? io credo che vi sia una saggezza nelle cose che capitano- io non lo desidererei più. Andando a ritroso negli anni, mi sono accorta a posteriori che già nel 2008-2009 non avevo più così tanta voglia del sesso con lui. Eppure vi giuro che se penso ad "amore", per me amore è quello che c'è ancora adesso tra noi. Mi sbaglio? E' un'affettuosa amicizia? E' un rapporto genitoriale mascherato da amore erotico da sempre (è molto grande la nostra differenza di età e io sono orfana di padre da quando avevo 10 anni)? E' diventato oggi un rapporto genitoriale-filiale?
Come è possibile gestire un rapporto che io chiamo d'amore senza mezzi termini, che resta però monco di sessualità per complicità esplicita da parte sua e implicita da parte mia? Come è possibile un'esclusività se non c'è eros? Come posso essere all'altezza di una relazione così impraticabile? Avrebbe mai senso che io gli dicessi dell'altro? Che razza di situazione assurda è?
Sì, lapidatemi pure: questa volta è la prima volta che mi tengo due relazioni in contemporanea, entrambe imperfette e piene di problemi, eppure vive. Ma se davvero lui tornasse a breve, secondo voi...? Che fareste voi nei miei panni, se vi riesce...?

Grazie. Mi è costato molto parlare a tutti.

Io. Semplicemente.
Mi lascerei riprendere.

:smile:
 

Fantastica

Utente di lunga data
Due relazioni in contemporanea. Ma parli solo con uno di amore. L'altro è un surrogato di qualcosa che giustamente ti manca, ma sempre di surrogato si tratta. Io dubbi non ne avrei.
Giustissimo. Ma ti terresti anche l'altro? Sarà anche un surrogato, ma è un surrogato che è una persona, con cui ho una relazione che non è di uso e consumo, né di usa-e-getta.
 

Nocciola

Super Moderatore
Staff Forum
Fantastica spesso non mi ritrovo con wuello che scrivi.
Oggi mi hai fatto piangere...
Dopo provo a dirti la mia
 

Chiara Matraini

Senora de la Vanguardia
Ciao a tutti e tutte.
Frequento questo forum da più di un anno, ma non sapete quasi nulla di me.

Oggi è un giorno importante, è il 25 aprile. Nel 2000 fu il giorno della mia liberazione. Dopo tante resistenze a un amore vero, finalmente, con grandi dubbi, con tante perplessità, con mille ritrosie, cedevo.

Cedere: questo è stato per me incontrare l'amore. Smettere di manipolare, smettere di sedurre, smettere di controllare, smettere di cercare di prevedere prima ciò che sarebbe potuto succedere dopo... lasciarsi andare, lasciarsi amare.

Quando salii sul treno che mi avrebbe condotto da lui, che ancora non avevo nemmeno visto in fotografia e col quale avevo scoperto una sintonia mostruosa solo discutendo su un forum di cinema e parlandogli al telefono, cosa che scatenava un'eccitazione immensa di per sé, da soli dieci giorni, mi sentivo ancora la stessa di prima: un'avventuriera, una collezionista di amori lunghi nel tempo, ma sempre traditi (attenzione! Immediatamente CHIUSI, mai tenute in piedi due storie in contemporanea, eh) per qualche nuova avventura intravista dietro l'angolo. Una libertina filosofa, una bambinetta cresciuta un po' viziata, un'intellettuale brillante e diffidente, una cucciolona anche, piena di bisogno d'amore e pronta a negare di averne bisogno in vista di qualche desiderio da soddisfare che stava lì dietro l'angolo.

Vederlo fu uno schock. Era un uomo, non i ragazzi con cui mi ero sempre accompagnata. Era bello, ma non era il mio tipo. Lo trovai poco seducente. Ma dopo un buon pranzo e una visita a una mostra su Jules Verne, era inevitabile finirci a letto in albergo. Non mi piacque. Ricordo che finsi una tenerezza che non provavo. Una parte di me voleva convincersi, un'altra voleva fuggire a gambe levate...

Non gli dissi mai di quella che voleva fuggire. Mai.
Ma quando risalii sul treno che mi avrebbe riportata a casa, decisi che avrei troncato.

Una settimana dopo, per il primo maggio, eravamo invece in Liguria, di nuovo insieme. E non ci siamo più lasciati.
Misi a tacere la conquistatrice, la manipolatrice, la seduttrice, l'intellettuale, la bambina viziata; e lasciai emergere l'avventuriera estrema: mi giocai tutto, mi affidai.
Per tantissimi e meravigliosi anni ci siamo amati in un modo che ci faceva dire qualche volta che eravamo le sole due tessere combacianti dell'immenso puzzle che sono le relazioni umane.

Ho amato solo lui, sono stata amata solo da lui. E' la sola persona che mi ha vista. E che mi vede...

Però. Però il destino è beffardo. Si è ammalato, è diventato impotente, in modo irreversibile. E non riesce a farsene una ragione. Non riesce ad accettare che io l'ami ancora, seppure di un amore necessariamente diverso. I primi tempi dopo la triste constatazione -peraltro prevista, ma lui non ci credeva e non ci ha creduto per molto tempo- mi ha allontanata. Io ho resistito con lo stargli vicina. Ma ne ho sofferto, anche se tendo a non ascoltare la sofferenza, a non mollare, non mollare mai. Ne ho sofferto non perché mi mancasse il sesso con lui, ma mi mancava la tenerezza, l'affetto, la carezza, il bacio, che non voleva darmi più...

Resta che dopo mesi di questa sua incapacità di chiedere aiuto, anche a me, di chiusura, di freddezza, di "tu non puoi capire...", si è presentata un'occasione particolare e ... ho ceduto...

E questa è stata la vera mazzata per me, quella più grave, quella che mi sono inferta io, rovinando per sempre questo capolavoro di amore... Non mi perdono dal punto di vista ideale. Però mi tocca accettare che è successo e quindi da qualche parte bisogna farsi delle domande. Aggiungo che sul piano reale, se così si può dire, non mi pento per niente, altrimenti che facile sarebbe, nemmeno sarei qui sopra a leggere da un pezzo...

Oggi voglio fare il punto qui, con voi, che un po' mi avete conosciuta e forse non mi farete a pezzi.

Il punto è che oggi gli ho scritto questo:

14 anni fa, con tante perplessità e insieme tanto entusiasmo, indossando una giacchetta bianca che mi piaceva tanto e con in mano un fumetto di Dylan Dog, mi recavo ad attenderti a Parma salendo sul treno dei desideri, che però non andava all’incontrario.
Sono iniziati lì gli anni più belli della mia vita. Ho conosciuto l’amore per la prima volta e non l’ho più lasciato.
Io ti amo ancora. Sei tu, sempre tu, e sarai sempre tu, la sola persona che davvero io amo.

Auguri amore mio grande.
Ti aspetto.


E lui mi ha risposto questo, per la prima volta dopo due anni:

Grazie per le tue parole, che mi hanno commosso. Quel 25 aprile di 14 anni fa resta impresso nel mio cuore. Ti portai l’autobiografia di Bunuel e il libro di uno psicanalista-motociclista perché pensavo che potessero aiutarti a capire meglio un riccio pieno di pudore in fatto di emozioni e sentimenti.
Non lascerò che tu mi aspetti ancora a lungo, mi sembrerebbe una crudeltà.
A presto.


Ora. Tutto è sincero, autentico, puro. I miei sentimenti, i suoi.
Ma io ho dovuto constatare sulla mia pelle che non sono stata capace di una fedeltà senza macchia. E anche ho dovuto constatare sulla mia pelle che se anche per un miracolo -che non accadrà- lui potesse tornare ad amarmi dell'amore che ci è stato negato dal destino -un destino giusto? io credo che vi sia una saggezza nelle cose che capitano- io non lo desidererei più. Andando a ritroso negli anni, mi sono accorta a posteriori che già nel 2008-2009 non avevo più così tanta voglia del sesso con lui. Eppure vi giuro che se penso ad "amore", per me amore è quello che c'è ancora adesso tra noi. Mi sbaglio? E' un'affettuosa amicizia? E' un rapporto genitoriale mascherato da amore erotico da sempre (è molto grande la nostra differenza di età e io sono orfana di padre da quando avevo 10 anni)? E' diventato oggi un rapporto genitoriale-filiale?
Come è possibile gestire un rapporto che io chiamo d'amore senza mezzi termini, che resta però monco di sessualità per complicità esplicita da parte sua e implicita da parte mia? Come è possibile un'esclusività se non c'è eros? Come posso essere all'altezza di una relazione così impraticabile? Avrebbe mai senso che io gli dicessi dell'altro? Che razza di situazione assurda è?
Sì, lapidatemi pure: questa volta è la prima volta che mi tengo due relazioni in contemporanea, entrambe imperfette e piene di problemi, eppure vive. Ma se davvero lui tornasse a breve, secondo voi...? Che fareste voi nei miei panni, se vi riesce...?

Grazie. Mi è costato molto parlare a tutti.

grazie fantastica per questa bella storia tua

e metti a tacere di nuovo quell'intellettuale manipolatrice di pensieri :)
 

MK

Utente di lunga data
Giustissimo. Ma ti terresti anche l'altro? Sarà anche un surrogato, ma è un surrogato che è una persona, con cui ho una relazione che non è di uso e consumo, né di usa-e-getta.
No. Io no. Sto facendo pensieri simili ai tuoi in questo periodo della mia vita. Sarà l'età, sarà la menopausa che si avvicina, sarà che il sesso l'ho vissuto intensamente, ma i surrogati non mi interessano. Non mi interessano più. Anche se è impotente il desiderio c'è ugualmente, altrimenti non proveresti amore. Potreste sperimentare modi nuovi di vivere la sessualità. Insieme.
 
Ciao a tutti e tutte.
Frequento questo forum da più di un anno, ma non sapete quasi nulla di me.

Oggi è un giorno importante, è il 25 aprile. Nel 2000 fu il giorno della mia liberazione. Dopo tante resistenze a un amore vero, finalmente, con grandi dubbi, con tante perplessità, con mille ritrosie, cedevo.

Cedere: questo è stato per me incontrare l'amore. Smettere di manipolare, smettere di sedurre, smettere di controllare, smettere di cercare di prevedere prima ciò che sarebbe potuto succedere dopo... lasciarsi andare, lasciarsi amare.

Quando salii sul treno che mi avrebbe condotto da lui, che ancora non avevo nemmeno visto in fotografia e col quale avevo scoperto una sintonia mostruosa solo discutendo su un forum di cinema e parlandogli al telefono, cosa che scatenava un'eccitazione immensa di per sé, da soli dieci giorni, mi sentivo ancora la stessa di prima: un'avventuriera, una collezionista di amori lunghi nel tempo, ma sempre traditi (attenzione! Immediatamente CHIUSI, mai tenute in piedi due storie in contemporanea, eh) per qualche nuova avventura intravista dietro l'angolo. Una libertina filosofa, una bambinetta cresciuta un po' viziata, un'intellettuale brillante e diffidente, una cucciolona anche, piena di bisogno d'amore e pronta a negare di averne bisogno in vista di qualche desiderio da soddisfare che stava lì dietro l'angolo.

Vederlo fu uno schock. Era un uomo, non i ragazzi con cui mi ero sempre accompagnata. Era bello, ma non era il mio tipo. Lo trovai poco seducente. Ma dopo un buon pranzo e una visita a una mostra su Jules Verne, era inevitabile finirci a letto in albergo. Non mi piacque. Ricordo che finsi una tenerezza che non provavo. Una parte di me voleva convincersi, un'altra voleva fuggire a gambe levate...

Non gli dissi mai di quella che voleva fuggire. Mai.
Ma quando risalii sul treno che mi avrebbe riportata a casa, decisi che avrei troncato.

Una settimana dopo, per il primo maggio, eravamo invece in Liguria, di nuovo insieme. E non ci siamo più lasciati.
Misi a tacere la conquistatrice, la manipolatrice, la seduttrice, l'intellettuale, la bambina viziata; e lasciai emergere l'avventuriera estrema: mi giocai tutto, mi affidai.
Per tantissimi e meravigliosi anni ci siamo amati in un modo che ci faceva dire qualche volta che eravamo le sole due tessere combacianti dell'immenso puzzle che sono le relazioni umane.

Ho amato solo lui, sono stata amata solo da lui. E' la sola persona che mi ha vista. E che mi vede...

Però. Però il destino è beffardo. Si è ammalato, è diventato impotente, in modo irreversibile. E non riesce a farsene una ragione. Non riesce ad accettare che io l'ami ancora, seppure di un amore necessariamente diverso. I primi tempi dopo la triste constatazione -peraltro prevista, ma lui non ci credeva e non ci ha creduto per molto tempo- mi ha allontanata. Io ho resistito con lo stargli vicina. Ma ne ho sofferto, anche se tendo a non ascoltare la sofferenza, a non mollare, non mollare mai. Ne ho sofferto non perché mi mancasse il sesso con lui, ma mi mancava la tenerezza, l'affetto, la carezza, il bacio, che non voleva darmi più...

Resta che dopo mesi di questa sua incapacità di chiedere aiuto, anche a me, di chiusura, di freddezza, di "tu non puoi capire...", si è presentata un'occasione particolare e ... ho ceduto...

E questa è stata la vera mazzata per me, quella più grave, quella che mi sono inferta io, rovinando per sempre questo capolavoro di amore... Non mi perdono dal punto di vista ideale. Però mi tocca accettare che è successo e quindi da qualche parte bisogna farsi delle domande. Aggiungo che sul piano reale, se così si può dire, non mi pento per niente, altrimenti che facile sarebbe, nemmeno sarei qui sopra a leggere da un pezzo...

Oggi voglio fare il punto qui, con voi, che un po' mi avete conosciuta e forse non mi farete a pezzi.

Il punto è che oggi gli ho scritto questo:

14 anni fa, con tante perplessità e insieme tanto entusiasmo, indossando una giacchetta bianca che mi piaceva tanto e con in mano un fumetto di Dylan Dog, mi recavo ad attenderti a Parma salendo sul treno dei desideri, che però non andava all’incontrario.
Sono iniziati lì gli anni più belli della mia vita. Ho conosciuto l’amore per la prima volta e non l’ho più lasciato.
Io ti amo ancora. Sei tu, sempre tu, e sarai sempre tu, la sola persona che davvero io amo.

Auguri amore mio grande.
Ti aspetto.


E lui mi ha risposto questo, per la prima volta dopo due anni:

Grazie per le tue parole, che mi hanno commosso. Quel 25 aprile di 14 anni fa resta impresso nel mio cuore. Ti portai l’autobiografia di Bunuel e il libro di uno psicanalista-motociclista perché pensavo che potessero aiutarti a capire meglio un riccio pieno di pudore in fatto di emozioni e sentimenti.
Non lascerò che tu mi aspetti ancora a lungo, mi sembrerebbe una crudeltà.
A presto.


Ora. Tutto è sincero, autentico, puro. I miei sentimenti, i suoi.
Ma io ho dovuto constatare sulla mia pelle che non sono stata capace di una fedeltà senza macchia. E anche ho dovuto constatare sulla mia pelle che se anche per un miracolo -che non accadrà- lui potesse tornare ad amarmi dell'amore che ci è stato negato dal destino -un destino giusto? io credo che vi sia una saggezza nelle cose che capitano- io non lo desidererei più. Andando a ritroso negli anni, mi sono accorta a posteriori che già nel 2008-2009 non avevo più così tanta voglia del sesso con lui. Eppure vi giuro che se penso ad "amore", per me amore è quello che c'è ancora adesso tra noi. Mi sbaglio? E' un'affettuosa amicizia? E' un rapporto genitoriale mascherato da amore erotico da sempre (è molto grande la nostra differenza di età e io sono orfana di padre da quando avevo 10 anni)? E' diventato oggi un rapporto genitoriale-filiale?
Come è possibile gestire un rapporto che io chiamo d'amore senza mezzi termini, che resta però monco di sessualità per complicità esplicita da parte sua e implicita da parte mia? Come è possibile un'esclusività se non c'è eros? Come posso essere all'altezza di una relazione così impraticabile? Avrebbe mai senso che io gli dicessi dell'altro? Che razza di situazione assurda è?
Sì, lapidatemi pure: questa volta è la prima volta che mi tengo due relazioni in contemporanea, entrambe imperfette e piene di problemi, eppure vive. Ma se davvero lui tornasse a breve, secondo voi...? Che fareste voi nei miei panni, se vi riesce...?

Grazie. Mi è costato molto parlare a tutti.
grazie a te, sono questi i contributi che vanno tutelati e apprezzati al di là di come la si possa pensare.
 

Fiammetta

Amazzone! Embe'. Sticazzi
Staff Forum
Ciao a tutti e tutte.
Frequento questo forum da più di un anno, ma non sapete quasi nulla di me.

Oggi è un giorno importante, è il 25 aprile. Nel 2000 fu il giorno della mia liberazione. Dopo tante resistenze a un amore vero, finalmente, con grandi dubbi, con tante perplessità, con mille ritrosie, cedevo.

Cedere: questo è stato per me incontrare l'amore. Smettere di manipolare, smettere di sedurre, smettere di controllare, smettere di cercare di prevedere prima ciò che sarebbe potuto succedere dopo... lasciarsi andare, lasciarsi amare.

Quando salii sul treno che mi avrebbe condotto da lui, che ancora non avevo nemmeno visto in fotografia e col quale avevo scoperto una sintonia mostruosa solo discutendo su un forum di cinema e parlandogli al telefono, cosa che scatenava un'eccitazione immensa di per sé, da soli dieci giorni, mi sentivo ancora la stessa di prima: un'avventuriera, una collezionista di amori lunghi nel tempo, ma sempre traditi (attenzione! Immediatamente CHIUSI, mai tenute in piedi due storie in contemporanea, eh) per qualche nuova avventura intravista dietro l'angolo. Una libertina filosofa, una bambinetta cresciuta un po' viziata, un'intellettuale brillante e diffidente, una cucciolona anche, piena di bisogno d'amore e pronta a negare di averne bisogno in vista di qualche desiderio da soddisfare che stava lì dietro l'angolo.

Vederlo fu uno schock. Era un uomo, non i ragazzi con cui mi ero sempre accompagnata. Era bello, ma non era il mio tipo. Lo trovai poco seducente. Ma dopo un buon pranzo e una visita a una mostra su Jules Verne, era inevitabile finirci a letto in albergo. Non mi piacque. Ricordo che finsi una tenerezza che non provavo. Una parte di me voleva convincersi, un'altra voleva fuggire a gambe levate...

Non gli dissi mai di quella che voleva fuggire. Mai.
Ma quando risalii sul treno che mi avrebbe riportata a casa, decisi che avrei troncato.

Una settimana dopo, per il primo maggio, eravamo invece in Liguria, di nuovo insieme. E non ci siamo più lasciati.
Misi a tacere la conquistatrice, la manipolatrice, la seduttrice, l'intellettuale, la bambina viziata; e lasciai emergere l'avventuriera estrema: mi giocai tutto, mi affidai.
Per tantissimi e meravigliosi anni ci siamo amati in un modo che ci faceva dire qualche volta che eravamo le sole due tessere combacianti dell'immenso puzzle che sono le relazioni umane.

Ho amato solo lui, sono stata amata solo da lui. E' la sola persona che mi ha vista. E che mi vede...

Però. Però il destino è beffardo. Si è ammalato, è diventato impotente, in modo irreversibile. E non riesce a farsene una ragione. Non riesce ad accettare che io l'ami ancora, seppure di un amore necessariamente diverso. I primi tempi dopo la triste constatazione -peraltro prevista, ma lui non ci credeva e non ci ha creduto per molto tempo- mi ha allontanata. Io ho resistito con lo stargli vicina. Ma ne ho sofferto, anche se tendo a non ascoltare la sofferenza, a non mollare, non mollare mai. Ne ho sofferto non perché mi mancasse il sesso con lui, ma mi mancava la tenerezza, l'affetto, la carezza, il bacio, che non voleva darmi più...

Resta che dopo mesi di questa sua incapacità di chiedere aiuto, anche a me, di chiusura, di freddezza, di "tu non puoi capire...", si è presentata un'occasione particolare e ... ho ceduto...

E questa è stata la vera mazzata per me, quella più grave, quella che mi sono inferta io, rovinando per sempre questo capolavoro di amore... Non mi perdono dal punto di vista ideale. Però mi tocca accettare che è successo e quindi da qualche parte bisogna farsi delle domande. Aggiungo che sul piano reale, se così si può dire, non mi pento per niente, altrimenti che facile sarebbe, nemmeno sarei qui sopra a leggere da un pezzo...

Oggi voglio fare il punto qui, con voi, che un po' mi avete conosciuta e forse non mi farete a pezzi.

Il punto è che oggi gli ho scritto questo:

14 anni fa, con tante perplessità e insieme tanto entusiasmo, indossando una giacchetta bianca che mi piaceva tanto e con in mano un fumetto di Dylan Dog, mi recavo ad attenderti a Parma salendo sul treno dei desideri, che però non andava all’incontrario.
Sono iniziati lì gli anni più belli della mia vita. Ho conosciuto l’amore per la prima volta e non l’ho più lasciato.
Io ti amo ancora. Sei tu, sempre tu, e sarai sempre tu, la sola persona che davvero io amo.

Auguri amore mio grande.
Ti aspetto.


E lui mi ha risposto questo, per la prima volta dopo due anni:

Grazie per le tue parole, che mi hanno commosso. Quel 25 aprile di 14 anni fa resta impresso nel mio cuore. Ti portai l’autobiografia di Bunuel e il libro di uno psicanalista-motociclista perché pensavo che potessero aiutarti a capire meglio un riccio pieno di pudore in fatto di emozioni e sentimenti.
Non lascerò che tu mi aspetti ancora a lungo, mi sembrerebbe una crudeltà.
A presto.


Ora. Tutto è sincero, autentico, puro. I miei sentimenti, i suoi.
Ma io ho dovuto constatare sulla mia pelle che non sono stata capace di una fedeltà senza macchia. E anche ho dovuto constatare sulla mia pelle che se anche per un miracolo -che non accadrà- lui potesse tornare ad amarmi dell'amore che ci è stato negato dal destino -un destino giusto? io credo che vi sia una saggezza nelle cose che capitano- io non lo desidererei più. Andando a ritroso negli anni, mi sono accorta a posteriori che già nel 2008-2009 non avevo più così tanta voglia del sesso con lui. Eppure vi giuro che se penso ad "amore", per me amore è quello che c'è ancora adesso tra noi. Mi sbaglio? E' un'affettuosa amicizia? E' un rapporto genitoriale mascherato da amore erotico da sempre (è molto grande la nostra differenza di età e io sono orfana di padre da quando avevo 10 anni)? E' diventato oggi un rapporto genitoriale-filiale?
Come è possibile gestire un rapporto che io chiamo d'amore senza mezzi termini, che resta però monco di sessualità per complicità esplicita da parte sua e implicita da parte mia? Come è possibile un'esclusività se non c'è eros? Come posso essere all'altezza di una relazione così impraticabile? Avrebbe mai senso che io gli dicessi dell'altro? Che razza di situazione assurda è?
Sì, lapidatemi pure: questa volta è la prima volta che mi tengo due relazioni in contemporanea, entrambe imperfette e piene di problemi, eppure vive. Ma se davvero lui tornasse a breve, secondo voi...? Che fareste voi nei miei panni, se vi riesce...?

Grazie. Mi è costato molto parlare a tutti.
Ma quanto ti senti legata all'altro? Con lui mi sembra tu abbia nonostante le difficoltà un rapporto molto viscerale e va benissimo, perché chiedersi se è amore ? C'è sentimento, ti coinvolge e vi coinvolge quindi deve esser vissuto poco da dire
 

@lex

Escluso
Questa mi giunge nuovissima. Magari. Per lui, dico. In ogni caso non ne vorrebbe mai parlare.
Anche per le impotenze estreme esistono le pompette idrauliche. poco romantiche. probabilmente o sicuramente a seconda della psicologia del soggetto sono devastanti e/o respingenti per il soggetto stesso. ma esistono. il fatto (comprensibilissimo da ogni punto di vista) che non ne parli è paradigmatico
 
Ultima modifica:

@lex

Escluso
Premettendo che sono un uomo e quindi seguendo un luogo comune mi ha dapprima colpito il “problema“ “pratico“ dell‘ impotenza che però probabilmente o sicuramente è la “ causa“ di una storia conseguente che si è quindi sviluppata in un modo piuttosto che in un altro e perciò anche di questo thread, perché hai pensato che potessi venire lapidata?
 

passante

Utente di lunga data
non sono capace a risponderti, almeno per ora, intanto però ti mando un bacio grande .
 

Brunetta

Utente di lunga data
No. Io no. Sto facendo pensieri simili ai tuoi in questo periodo della mia vita. Sarà l'età, sarà la menopausa che si avvicina, sarà che il sesso l'ho vissuto intensamente, ma i surrogati non mi interessano. Non mi interessano più. Anche se è impotente il desiderio c'è ugualmente, altrimenti non proveresti amore. Potreste sperimentare modi nuovi di vivere la sessualità. Insieme.
Cazzo! Sono d'accordo!

Un uomo che rappresenta quelle cose lì è Lui.
Chi se ne frega del sesso! La storia ha avuto una pausa lunga e in questo tempo hai avuto un'altra relazione. La vita la si vive, non si sospende di vivere nelle pause. Però io chiuderei con l'altro.
 
Stato
Discussione chiusa ad ulteriori risposte.
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