• Ancora legata all'ex ...

    C'è una certa sconvenienza nel provare tristezza per le miserie di alcune menti femminili che si abbrutiscono nella finzione e simulano sentimenti che non sono in grado di provare.
    Perchè chi ondeggia troppo non lo fa per la propria bellissima leggerezza che lo toglie dal cotesto dei gretti e degli insensibili per elevarlo a spirito superiore per sensibilità e sentimentalismo, ma perchè è incapace di scegliere e di rispettare.
    E nessuno venga a parlare del rispetto per sè stessi, il che è la cosa più ridicola che mente umana possa concepire, un'idea talmente stupida che neppure i bambini riescono a trattenere le risa alla raffazzonata spiegazione che qualche imbecille più tentare loro di dare, e dire che loro credono a Babbo Natale ed alla Befana senza difficoltà.
    Il rispetto è qualcosa che va manifestato all'esterno, rigirarlo contro la propria stessa persona non ha più senso che provare a camminare ritorcendo i piedi sulla propria testa o cibarsi delle proprie feci.
    E' una formula tanto moderna quanto vuota, come certe arti degenerate che acclamano la bellezza ed il genio di schizzi di vernice rossa, soffiati col naso, sopra a sacchi di juta o di un paio di sassi impilati l'uno sull'altro ed impacchettati col cellophane.
    Un'accozzaglia di cose che non dovrebbero stare insieme, accostate da chi non ha arte ed apprezzate da chi non ha gusto.
    Come se unire l'inutile allo sgradevole fosse manifestazione di qualcosa di più che incapacità e l'apprezzarlo di qualcosa meno che conformismo.
    E ci si ricama pure attorno, e si gettano soldi e vite intere.
    Buffoni!

    Ma la tristezza, come ottavo vizio capitale, il buon dottor San Tommaso lo ha cassato dalla lista del Cassiano, forse perchè è stato un Little Tony della sua epoca prima di andare in giro con sua mamma, e la mamma è sempre la mamma, a fare fromboliere delle fede in nord Africa, ma tanto poi sono arrivati gli arabi e buona notte al secchio, quindi ci può anche stare il provarne un po' senza andare all'inferno, che, per inciso, se Iddio è almeno un decimo di quanto misericordioso confido che sia, deve essere vuoto di certo.
    Invece la superbia resta tutta in chi si crede tanto onorato dalla propria guasta condotta tanto da non instillarsi il benchè minimo dubbio di perversione propria ed avversione altrui.
    Perchè costoro sono maleficatori pervicaci e resistenti, come certe suffregette scapezzolate o certe altre macchie di natura grassa che attanagliano le une i maschi già troppo logorati da millenni di servitù del matroneo, le altre le fibre dei capi delicati che le lavandaie boccalone hanno sfregato con troppa lisciva, senza perlatro pulirle, ma rendendole lise e consunte.
    Costoro tolgono il buon pasto alle tarme e la gioia di vivere agli uomini onesti, ed anche a tutti gli altri.
    Hanno poi esse tutta l'avarizia che la loro infrattata natura le impone, e con il labbro arricciato, come uno strozzino medievale che non mangia carne di porco, accumulano dentro al loro forziere pelvico tutti i fiorini prostatici che possono spremere senza fatica facendoseli fermentare, con interesse composito, nella pancia, per scodellare un piccolo mangiapane sdentato da cui rubare il legittimo pane dello sfruttato padre putativo ed ingrassare i loro già larghissimi fianchi.
    Sono esse il sentore lontano di chi tanto stimolava le torce e i forconi nelle lunghe notti della carestia nelle pianure magiare, colla sola differenza che allora si colpivano gli incolpevoli o gli innocenti per quanto antipaci e scellerati ai loro occhi, ed odiernamente si lodano, ammantandole di genuinità, anche le cagne più setticemiche e luride.
    Perchè è solo la loro lussuria che le governa, come un timoniere dall'occhio brillante che trattiene coi denti il timone in un mare in tempesta perchè ha entrambe le mani occupate a menarsi l'uccello dopo aver sparato all'albatros che indicava la terra della ragione e della continenza.
    Volgari come lo sguardo di certe vecchie sugli adolescenti al mare che si calano il costume e laide come il loro sedere usato da tutti gli eserciti di tutte le guerre mentre si ritiravano da ogni nemico li avesse anche solo derisi, sono sempre loro, con le vesti stracciate quel tanto che basta a mostrare il pelo, o il taglio del piscio, a mettere lanterne rosse davati alle loro stanze ed a dare il resto in monete d'oro a chi le aveva pagate con quelle d'argento, perchè tanto il cliente torna, torna sempre, dopo il contagio.
    Costoro hanno l'ira delle menadi urlanti, delle chiocce che mangiano i loro pulcini appena spezzano il loro tenero guscio, e li difendono dai fantasmi, che non hanno bocche per morderli, mentre loro li hanno già sbudellati, e diventano i berserkir delle loro ovaie quando non vengono munte come la loro prurigginosità desidererebbe.
    Cattive e maligne come grossi ratti in gabbia, punti con ferri rossi, e che possono bere dolo aceto e bile, lo sono sempre, ma talora esplodono e, come razze sfiorate da piedi gentili, infilano il loro stiletto nel cuore di chi solo voleva giocare con loro infilandogli un pollice nel sedere.
    Perchè la loro golosità deve essere libera di defecare, ed il sedere, quando non viene innestato dal maschio di turno, serve proprio a quello.
    Già perchè costoro si nutrono di voglie bulimiche, come le lardose che si ingozzano di strutto e zuccherini fino ad esplodere e ad avere uno stomaco in cui può dormire un vitello senza ingobbirsi, ma loro, ste trangugione, mangiano roba che non ingrassa, ed allora non riesci a distinguerle solo perchè sfondano le bilance in ghisa delle farmacie di una volta o perchè non passano per le porte, anche se hanno due battenti o la porta basculante, e si mimetizzano come certi mantidi religiose colla silhouette di un insetto stecco, e sono difficili da riconoscere prima che ti mordano, ed allora, forse, è troppo tardi.
    Ma sono in tante e ti si contendono, anche se non sei appetitoso ed anche se hanno la pancia piena, perchè si pinzano soprattutto tra di loro ste belve.
    Perchè loro hanno l'invidia, che un po' salva il viandante che va a far penitenza lungo la via francigena ed anche il maschio che, con lo strumento dalla testa rossa di fuori, voglia operare in modo gagliardo e impunemente.
    Loro si strigliano tra di loro e fanno a gara a chi s'illaida di più, coll'occhio invido si trafiggono e s'impecorano l'un l'altra per aumentare la collezione di pergamene umane con cui rilegarsi dopo averle allumate con mestruo ed inebetite di logorrea.
    Sono pavonesse gualcite e fruste che gareggiano in macilenza e lonzità, rubando miserie alle altre per aumentare il loro monte di pegni di povertà, ed è uno spettacolo, un salvifico spettacolo.
    Ma è l'accidia di costoro il vero salvacondotto per il passeggiatore notturno dei postriboli senza insegna che si portano nelle culottes queste gratuite prostitute, che si sentono mondine del leprakoenig di turno e vassalle del matador di sangue e arena, il quale non le considera a meno che non si atteggino a sigaraie gitane.
    La loro artritica lumacosità è più utile del DDT contro le cimici e della crema al titanio contro le scottature il primo giorno in spiaggia, ed ha il vantaggio di essere autoctona ed autoincentivantesi.
    La loro pigrizia forse non salverà il mondo, ma di certo ne ritarderà la distruzione.