• Un bivio devastante

    Ciao Darla!

    Certe decisioni sono davvero difficili, se ci pensi bene.
    Metti il tuo amore su una bilancina, una di quelle piccole ma precise che di solito usano i farmacisti, maglio se ha i piatti d'ottone, così mentre li guardi nel loro giallo abbagliante ti potrà tornare in mente il disco solare che ornava il capo del dio dalla testa di falco che si venerava nel paese in cui il limo fertile faceva maturare tre raccolti all'anno, dico l'amore che hai per chiunque, ammesso che tu ne abbia, e nell'altro metti il tuo non voler fare del male a chi non se lo merita, il che sovente esclude le suocere, ma tant'è, quindi cronometra quanto dura l'equilibrio impossibile.
    Avvolgi nella bambagia l'uomo che ritieni abbia la vivacità culturale di un ravanello e scarnifica tutte e 206 le ossa del gran gonzo che ti lappa, essi avranno lo stesso peso, così come un'oncia di semi di carrube ed una di pepite d'oro premono con ugual forza sul terreno, così sono equipollenti i due uomini che hai per le mani, di loro però cambia il volume.
    E tu sei attratta dalle dimensioni più che dal peso.
    Fossi anche tu una sgrassacuticole che s'illascivisce come gramolatrice di nespole, sarebbe davvero imbarazzante il silenzio con il quale risponderesti confusa allorquando ti chiedessero cosa ti manca più di tuo marito dacchè l'hanno evirato.
    E sei stata tu a sottrargli le olive nascostamente, come un'arvicola ruba le mimetiche uova di piviere crestato dal suo nido nottetempo.
    Tu sei falsa e bugiarda come gli antichi dei che giocavano cogli eroi e la loro prole, sei una che si nasconde i moschetti sotto le sottane mentre canta la marsigliese in Vandea e sei un brufolo giallo di sebo untuoso sulla pelle di un bambino magro.
    E mi piaci ancor di più perchè in tutto questo mare di luridume che esce da ogni tuo orifizio, l'unico tuo cruccio è l'ordine con cui affogherai chi ti circonda, finchè il loro mucchio esanime toccherà il fondo, affinchè tu possa poggiare i tuoi artigli sulle loro schiene e tenere la tua viscida proboscide sopra il pelo del guano.
    Proprio come una bassotta mozzata da un colpo di falce fin alle caviglie, ti senti una giraffa quando un barbone ti appoggia su una sedia zoppa rivestita con poca saggina, così tu, onorata di mansioni poco più che servili, ti senti una satrapa rinchiusa in una stamberga attorniata da pezzenti.
    Già, già, se felice vuoi la moglie non svegliare le sue voglie!
    E la tua fregola da mandrilla rivoltata come un guanto, beh, ora che hai provato le pozioni vibranti dell'erculoide, è divenuta incontenibile e più violacea delle pudenda di un caprone colla lingua di fuori.
    Inutile flaccido bue colla fede al dito!
    Meriti ben altri orizzonti della scala Mercalli!
    E i figli?
    Loro non hanno nulla a che fare colla tua felicità, la tua realizzazione e la tua soddisfazione.
    I pargoletti potranno essere felici anche chiamando papà i tuoi nuovi compagni Cheope, Chefren e Micerino mentre giocheranno coi loro novelli fratellini Mammolo, Pisolo, Brontolo, Tarquinio Prisco e Tarquinio il superbo.
    Essi sono una tua diretta emanazione citologica o per margotta, ciò che soddisfa i tuoi capricci, per loro deve essere un piacere, guai a loro se non lo fosse!
    Goditela prima che qualche cervello, anche di seconda mano, si impossessi della tua capiente scatola cranica!
    Perchè certe decisioni sono davvero facili, se non ci pensi affatto.

    Ciao!
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