• Le mie ferite

    Ciao NinfaEco!
    Già a sentire che il nome col quale circoscrivi te stessa con un AT field dal resto del creato ti è stato francobollato dall'uomo che hai sopra descritto mi ruba una smorfia!

    Il nome è dato da chi capisce le cose, da chi le possiede...
    Talora da chi genera le persone, da chi le alleva...

    In questo hai un peccato originale che insozza, con mefitico tormento, ogni tua velleità di secernere le interiora, che non risultano con genuina vis ma di fiaccato nerbo.

    Del resto, pur non dubitando del tuo travaglio interiore, pari volerlo approfondire, lappare fino all'atomo, ricoprire di fregi barocchi e dei molti nomi che rendono il netto soffuso e il reciso continuo.

    Il fine del tuo percorso è brumoso, come quello di un viandante che, colto da una sumbime forma di podalica perversione, si appresti a ripercorrere sempre e continuamente gli stessi tre passi in tutte le possibili configurazioni cinetiche.

    Attingi poi a tutta l'umana grafomania per distillare i fiori del male con i quali ti orni e dai quali suggi il venefico nettare che ti inebria come nepente e ti consuma come lo stoppino luminoso fa col sego scuro.

    Ricerchi dentro di te quello che puoi trovare solo fuori, come un cieco che spera di tastare dentro ad una stanza buia il profumo del colore rosso!

    Hai le geometrie sbagliate!
    E non saranno le interpretazioni controverse e capziose di miti sfoggiati da chi ascoltava pendagli da forca seduti su divani viennesi ad arricchire la vacuità spinta che dentro te si ritiene della densità di una nana bruna.

    Tuttavia è con un misto di tristezza e fascino che ti si legge.

    Il fascino viene meno quando ti si pondera.

    Per questo un po' ti apprezzo.

    Ciao!