• Mamme, sobillare è reato

    Commette reato la mamma affidataria che mette il figlio contro il padre, negandogli di vederlo e inducendolo a rifiutare ogni tipo di rapporto o incontro. Lo ha sancito la Corte di cassazione che, con la sentenza numero 35513 del 29 settembre 2011, ha confermato la condanna penale, per aver eluso i provvedimenti del giudice, nei confronti di una mamma che aveva messo la figlia piccola contro il padre negandogli la possibilità di vederla e provocando nella bambina un sentimento di rifiuto verso l'altro genitore. Per questo il marito l'aveva denunciata più volte.

    Nel 2006 il tribunale di Trieste l'aveva condannato ai sensi dell'articolo 388 del codice penale (elusione di un ordine del giudice) a quattro mesi di reclusione con la condizionale e il beneficio della non menzione. Poi la Corte d'Appello aveva ridotto la pena a 600 euro di multa. In particolare, ad avviso del giudice distrettuale c'era stato un notevole condizionamento psicologico sulla bimba di quattro anni, tanto da determinare nella minore «il rifiuto a coltivare un equilibrato rapporto con il padre». Lei si era difesa davanti alla Suprema corte sostenendo che l'uomo era aggressivo e che avrebbe voluto risparmiare alla figlia «il trauma di incontri forzati». Una tesi, questa, respinta dagli Ermellini secondo cui «il pesante condizionamento psicologico esercitato dall'imputata sulla minore, infatti, aveva determinato in costei, come accertato dai servizi sociali, un forte disagio, sino al punto da indurla al rifiuto della figura paterna, atteggiamento certamente non riconducibile a una consapevole capacità di autodeterminazione della minore, che all'epoca della separazione dei genitori aveva solo quattro anni». Tale situazione, chiaramente indicativa della incapacità della mamma di garantire alla figlia un normale rapporto con la figura paterna, favorendo tale rapporto ed evitando qualunque interferenza sullo stesso delle problematiche interne alla coppia, aveva provocato l'intervento del tribunale per i minorenni a tutela della minore.

    In altre parole ad avviso del Collegio di legittimità, la motivazione dei giudici di merito non era né illogica né contraddittoria, anche se parte della condotta della donna era stata indotta dall'aggressività del marito. ll comportamento di quest'ultimo, nel quale la donna individua la principale causa del rifiuto della minore di incontrare il padre, deve invece essere letto, secondo «la persuasiva e coerente ricostruzione dei giudici di merito, come l'espressione reattiva, nell'ambito del rapporto conflittuale tra i due coniugi separati, alla sistematica elusione da parte della madre del provvedimento giudiziario concernente l'affidamento della figlia minore, tanto che l'ex marito in più occasioni aveva dovuto sollecitare l'intervento dei Carabinieri e si era visto costretto a sporgere ripetute querele contro la moglie, che, a sua volta, aveva irrigidito sempre più il suo atteggiamento». Anche la Procura generale del Palazzaccio aveva chiesto di confermare la condanna.


    Fonte
    Questo articolo era stato originariamente pubblicato nella discussione del forum: Mamme, sobillare è reato iniziato da Mari' Visualizza Messaggio Originale