• All'amato me stesso

    Quattro. Pesanti come un colpo.

    "A Cesare quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio".

    Ma uno come me dove potrà ficcarsi?


    Dove mi si è apprestata una tana?

    S'io fossi piccolo come il grande oceano,
    mi leverei sulla punta dei piedi delle onde con l'alta marea,
    accarezzando la luna.

    Dove trovare un'amata uguale a me?
    Angusto sarebbe il cielo per contenerla!

    O s'io fossi povero come un miliardario... Che cos'è il denaro per l'anima?
    Un ladro insaziabile s'annida in essa:
    all'orda sfrenata di tutti i miei desideri
    non basta l'oro di tutte le Californie!

    S'io fossi balbuziente come Dante o Petrarca...
    Accendere l'anima per una sola, ordinarle coi versi...
    Struggersi in cenere.
    E le parole e il mio amore sarebbero un arco di trionfo:
    pomposamente senza lasciar traccia vi passerebbero sotto
    le amanti di tutti i secoli.

    O s'io fossi silenzioso, umil tuono... Gemerei stringendo
    con un brivido l'intrepido eremo della terra...
    Seguiterò a squarciagola con la mia voce immensa.

    Le comete torceranno le braccia fiammeggianti,
    gettandosi a capofitto dalla malinconia.

    Coi raggi degli occhi rosicchierei le notti
    s'io fossi appannato come il sole...

    Che bisogno ho io d'abbeverare col mio splendore
    il grembo dimagrato della terra?

    Passerò trascinando il mio enorme amore
    in quale notte delirante e malaticcia?

    Da quali Golia fui concepito
    così grande,
    e così inutile?


    Vladimir Majakovskij
    Questo articolo era stato originariamente pubblicato nel blog: All'amato me stesso iniziato da Minerva