• Voi cosa fareste?

    Ciao Diavoletta,
    più leggo e più mi si assottiglia il senso di comprensione che chi si presenta lamentoso mi ispira.
    E certo il dio dell'intelligenza ha fatto dei bei regali a tutti qui dentro, è ovvio, quindi devi certo essere orgogliosa della graziosa penna stilografica che ha impacchettato per te.
    Sembri pure una persona istruita, ed a me le persone istruite piacciono almeno quanto quelle che collezionano coproliti, quindi devi sentirti un gradino sopra i platelminti, ed hai tutta la mia stima ed anche una virtuale e mascolina stretta di mano di virile compiacimento per quello che dimostri di non possedere.
    Devo pur aggiungere che certe donne, epici mostri metà mestruazioni e metà scarpe nuove, sono la tomba di più eroi di quanti siano caduti cercando le montagne della luna, ed è difficile trovarne qualcuna, che non sia repellente come un cefalopode decomposto, che venga sopraffatta dalla minimale intelligenza sociale di un maschio testosteronico che sfigura e mutila gli astanti con le sue gonadi gigantesche, eppure tu lo sei stata: questo ti fa onore.
    Puoi pure andare da tutti gli sciamani a farti isufflare radici secche nel naso con lunghe cerbottane oppure da tutti rabdomanti per cercare tra le tue orbite il simulacro di una disfunzione dell'anima che t'ha fatto tanto star male, oppure puoi urlare come un'erinni furiosa finchè qualcuno darà la colpa dei suoi timpani istupiditi non a te ma alla causa prima del tuo dolore, che tu individui ovviamente nel cialtrone che t'ha pigliato per il naso, ma che il saggio vede nella tua stoltezza.
    Tutto questo non servirà a curare una malattia che si diffonde lentamente, come la cavalcata di un'orda di cosacchi nelle tue vene, perchè le riserve auree mondiali non hanno alcun senso su di un pianeta in cui il metallo serve per la rubinetteria della ritirata, il regalo più gradito è una piramide di schiuma bianca e le transazioni si computano in sabbia per lettiera.
    Fa certo parte dei film che non vedrai mai la storia di una fanciulla talmente inetta da consentire, mentre aveva le cosce spalancate come un farcendo tacchino, all'allupato lupo hominario che ne gustava la selva locupletissima di succhi imbarazzanti, di forgiare, come fabbro sudato al mantice, un'unione saldissima con un'altra mondina il cui riso è amaro solo per lei.
    E dove vanno a finire i cigni d'Inverno?
    Tu non sei altro che una prenditrice nell'avena che non ha né un guantone da baseball, né delle giovani memorie da scrivere.
    Ora, rimosso il vitello d'oro che stavi venerando, tornerai al culto del disco solare?
    Non ha davvero senso chiederlo!
    Perchè più che una Maat inusuale, sei una Bastet cosparsa di zolfo per affezioni cutanee diversamente non curabili, e l'eburnea mano, che regge i sistri che tinitinnano, non apre porte che non sai nemmeno che esistano.
    Quale è il frutto degli alberi della colla?
    Essi non possono fruttificare, giacchè la colla non è un frutto e tali alberi non esistono.
    La colla infatti è lo sputo del lamantino monocolo dalla testa di rubino che tu hai deliziato, e la stessa colla era il modo che avevi per tenere attaccati i mille inconsistenti pezzi dell'ignoto che non era nulla per te e un solo gioco per lui.
    Egli non era certo stato vetrificato nei forni di un'isola dell'adriatico a giusa di fagiano, piuttosto era la calce viva che corrodeva le mani dello sciavo piagato dai denti guasti, ma tu non lo sapevi.
    Perchè non hai sondato.
    Non hai voluto infilare le dita nella scatola segreta del Gom Jabbar, e le stelle che in cielo formano le notturne sembianze del topo della sabbia ti hanno riempito gli occhi prima ancora che tu li aprissi...
    Non si ha desiderio di ciò che non si conosce, dice qualcuno, e come non concordare.
    E tu non hai mai voluto nulla che non fosse l'ignoto tormento della nota fine.
    Quasi teleologico, meno che catartico.
    Ed allora dove finisce l'inutilità della lagnanza?
    Ella non finisce, come non finisce il lamento per una magrezza di tenia che da sola hai mangiato, come il naso rotto per un muro che da sola hai eretto e contro cui hai corso ridendo e come una festa per la morte di un parente che non era del tuo sangue, che non ti aveva adottata e nemmeno hai mai conosciuto.
    Non ci saranno bardi ciechi a cantare le gesta dei lombrichi che divorano una carogna di nutria dai denti color d'arancia, cosi come Ossian non canterà di te.

    Ma tu non piangerai.
    Non per davvero.

    Auguri.

    Ciao!
    Questo articolo era stato originariamente pubblicato nella discussione del forum: Voi cosa fareste? iniziato da diavoletta_78@hotmail.it Visualizza Messaggio Originale