• Un mese dopo ...

    Ciao Tesla!
    Non è certo di nessuna utilità il ricordare che il dolore della voragine è pari all'altezza del sentimento, la quale è legata con doppio filo alla generosità del cuore, per chi sente di starsi librando, come immaturo seme d'acero, nel vuoto che non fa roteare...
    La tua fanciulla yuri aveva la testa più calda di un bulldog della Lanz e tu ora sei come un aratro in mezzo alla maggese.
    E l'abitudine è una di quelle cose che ti fa appoggiare i piedi sul divano, stanchi alla sera, perchè non hai neppure voglia di sforzarti ad accendere il televisore, e la testa che ora guarda un muro, prima guardava lei.
    E lo facevi senza fatica, come gli automi di certi orologi austriaci, che danzano e suonano le trombe quando le sfere si toccano a mezzogiorno, ed ora, invece, vai estrudendo tutto il peso d'una stadera dal piatto vuoto per non far correre il romano all'infinito...
    Quando avevi nelle vene il formicolio vermiglio della sua mancata fede, così lavico, quello sì sostituiva benissimo le braccia frementi di lei, gli occhi guizzanti di lei e la lingua suadente di lei...
    Quella lingua che guirava agli dei falsi e bugiardi, che combattevano le guarre per gli uomini e con loro impastavano la progenie dei miti, loro, proprio loro, così traditori da non averla fulminata, così cattivi da non averla domata.
    Lei che senza finimenti e senza mordacchia correva estrosa e morbifica nei dissennati anfratti della gioia sovraesposta e irreale, lei che carezzando la macina di pesante granito riempieva orci di crusca con cui ingrassare focacce, lei che ballando discinta attorno al fuoco scaldava la diaspora dei viandanti infreddoliti, lei che era per te quello che l'araba fenice era per l'ornitolito e il pruiere per il brigantino disarborato.
    Lei che era così forte da sostenerti e che ha generato tanta acredine nel tuo omento per averti tradito lupinamente!
    Ma ora?
    La vis del suo essere sanguettola cessata, l'invisceramento della sua cacciata estinto, che ti resta da gettare sul fuoco per ravvivare la fiamma?
    Nulla.
    Giacchè quella fiamma deve morire di consunzione, e con le lei le sue ceneri involate dal vento e sparpagliate ai quattro angoli della terra, cosicchè lei sia ovunque, ma in dose così infinitesima da non nuocere alla tua salute.
    E finchè getterai madie ormai vuote ed armadi, troppo pieni di mode che non ritorneranno, sulla fiamma che ti consuma, la tua dimora diverrà sempre più spoglia, le tue stanze sempre più grandi e tu, rannicchiata in un angolo giacerai come mummia d'ossa.

    Resisti al freddo che intercorre tra la vecchia ultima brace e la nuova guizzante scintilla.

    Ciao!
    Questo articolo era stato originariamente pubblicato nella discussione del forum: Un mese dopo ... iniziato da tesla Visualizza Messaggio Originale