• In Africa

    Gli Zulu africani puniscono severamente l’adulterio femminile, uccidono l’adultera con dei rami spinosi o le introducono dei cactus in vagina.

    I Nuer del Sudan credono che un uomo possa ammalarsi in seguito all’adulterio della moglie. Il sacrificio che essi richiedono in tali casi non è soltanto retribuzione per l’immoralità del fatto, ma anche salvaguardia contro la lesione fisica.

    I Muria credono che l’adulterio possa rovinare la caccia e il raccolto, ridurre il potere dei sacerdoti, uccidere bambini, e provocare attacco di tigri contro le loro greggi. La vendetta degli antenati sulla coppia colpevole assume la forma di malattie: i loro corpi si ricoprono di piaghe e di infezioni delle quali possono spesso morire.

    Tra i Tallensi Africani una donna, commettendo adulterio trasgredisce la tribù. Il suo adulterio non solo mette a repentaglio la vita del marito e dei figli ma offende gli antenati del marito. La pena a cui viene condannata è una confessione sulla tomba di questi. Però lo perdonano e lo incoraggiano quando il marito è sterile o impotente.

    Nelle società che credono che l’adulterio marchi di infamia una intera tribù o una razza il matrimonio è considerato soprattutto come mezzo per perpetuare la stirpe.