• Adulterio ad atene

    Ad Atene, inoltre, varie pene infamanti si potevano infliggere all’adultero, quali la rasatura pubica - infamante perché pratica femminile, e la violenza anale mediante un rafano. A Locri l’adultero veniva accecato, a Gortina ci si limitava a punirla con una pena pecuniaria.


    Quanto alla donna Eschine, facendo riferimento a Solone, scrive:

    Egli vieta alla donna adultera di partecipare ai sacrifici pubblici, per timore che ella, mescolandosi a donne ossesse, le possa corrompere, e se vi partecipa o si adorna, ordina al primo che la incontri di lacerarle le vesti, di strapparle di dosso gli ornamenti e di percuoterla, badando tuttavia di non ucciderla o storpiarla. Ma le donne ateniesi sapevano arrangiarsi.

    Una donna ateniese racconta:

    Ero sposa da tre giorni, e mio marito dormiva accanto a me.

    Io avevo un amico, che mi aveva sverginata a 7 anni; preso dalla voglia viene a grattare la mia porta: io subito capisco e scendo quatta quatta dal letto.

    "Dove vai?" fa mio marito.
    "Dove? Ho una colica e dolori di ventre, mio caro, vado alla latrina".
    "E va pure!"

    E si mette a pestare insieme ginepro, aneto e salvia. Io, verso un po’ d’acqua sui cardini, e me ne vado fuori, dall’amico; poi mi metto curva presso l’altare di Apollo tenendomi al lauro. (Aristofane)