• Adulterio a roma

    La donna, nell'antica Roma, aveva poche possibilità di commettere adulterio. Rarissime occasioni, durissime pene; poteva essere scacciata con infamia dalla casa o essere uccisa. Era punito nella persona dell’adultera e dell’amante. Ma inizialmente la punizione era privata: era ius occidenti esercitato dal marito e dal padre dell’adultera.


    L'adulterio era considerato reato solo se veniva commesso dalla donna, e veniva punito in modo più severo della vicina Grecia. Era addirittura prevista la pena di morte se il pater familias lo riteneva necessario.

    Le donne ufficialmente dichiarate adultere, come le donne di rango inferiore (le lavoranti nei circhi, nei teatri, nella prostituzione), vengono private a scopo punitivo del diritto di contrarre un legittimo matrimonio e della facoltà di trasmettere pieni diritti civili.

    D’altra parte la severità maritale dei romani infliggeva alla donna punizioni per molto meno: anzitutto se beveva vino. Come risulta da tanti esempi si era propensi a prevenire l’offesa piuttosto che a vendicarla.

    Tenebrosa fu la severità di Caio Sulpicio Gallo che scacciò sua moglie perché aveva saputo che era stata fuori casa a capo scoperto, con questa motivazione dura, ma in qualche modo ragionevole: -La legge – disse- ti prefissa solo i miei occhi per farti giudicare nelle tue forme. Per questi occhi dovrai apparire, all’infallibile commento di questi occhi devi fidarti. La circostanza che ti sia messa in vista in maniera troppo provocante ti rende necessariamente sospetta e colpevole.

    Due secoli dopo, però, nell’ambito dei provvedimenti con cui Augusto intendeva favorire l’incremento demografico e, quindi, riconfermava l’importanza del matrimonio, l’adulterio veniva sottratto, sia pure in parte, all’arbitrio del cittadino.

    Secondo la Lex Iulia de adulteriis, il marito non aveva più il diritto di uccidere la moglie adultera: doveva ripudiarla, pena l’accusa di lenocinio; conservava invece il diritto di uccidere l’amante.

    Tre secoli dopo, quando nel matrimonio, accanto alla finalità procreativa, si vedrà emergere anche quella ‘comunitaria’, l’assimetria della fedeltà coniugale comincerà ad attenuarsi.

    Ciò avverrà soprattutto per opera di filosofi stoici come Musonio Rufo. Si tratterrà,però, di teorizzazioni riguardanti l’ordine dei doveri, non quello del diritto.

    Ancor prima dell’affermarsi del cristianesimo, già nel secondo secolo, si delinea una parità non certo tra i diritti, però tra i doveri di marito e moglie; d’ora in poi il marito manterrà il diritto di prendersi i suoi svaghi, ma avrà il dovere di esser fedele alla moglie; per parte sua la moglie continuerà ad avere il dovere di essere fedele al marito e, se commette adulterio, ad essere punibile.