• Separazione dei coniugi - Figli / affidamento

    Codice civile (1942) art. 151
    Codice civile (1942) art. 155

    Ritenuto che compito primario, e poziore su ogni altro, del giudice, nell'emettere provvedimenti sull'affidamento della prole, in ipotesi di separazione giudiziale dei coniugi, non è quello di accertare colpe o di irrogare sanzioni, ma di individuare soluzioni che valgano a recuperare il rapporto affettivo reciproco dei figli minori anche nei confronti dei genitori, il provvedimento sull'affidamento, in una situazione di grave conflittualità coniugale, non deve essere rivolto a perseguire astratti scopi di giustizia, applicando metodi di mera legittimità formale, quanto ad attenuare, il più possibile, il conflitto coniugale ed a migliorare al massimo le condizioni della prole, adottando tutte le decisioni valevoli a far sì che il benessere dei figli abbia a risentire il meno possibile della crisi che travaglia i loro genitori, e che tra i fratelli abbiano a consolidarsi sempre più i vincoli di affetto e di solidarietà: può pertanto affidarsi il figlio minore (di pochi anni e sicuramente legittimo) al padre, anche allo scopo di stemperare il suo rancore verso la moglie quasi certamente adultera e genitrice, con uomo diverso dal marito, di una minore della quale sia in corso il giudizio di disconoscimento, e di addivenire così ad un rasserenamento dei rapporti tutti intrafamiliari; condizione essenziale di un siffatto affidamento è tuttavia la dimostrata, e certa anche "de futuro", disponibilità del padre a favorire i rapporti del figlio con la sorella e con la madre, affidataria di quest'ultima, prevedendo specificamente intense frequentazioni del figlio con la madre e la sorella e conferendo ad uno psicologo l'incarico di vigilare su entrambi gli affidamenti e di relazionare, suggerendo, se del caso, eventuali rimedi o modifiche dei provvedimenti adottati.

    Tribunale Catania, 10 dicembre 1991
    D.F.
    Dir. famiglia 1992, 253.