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Sognando Chagall

andrea

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Ci sono pochissime certezze nel suicidio di Andrea S., un quindicenne di Roma che frequentava il liceo Cavour (nella foto). La prima è che ha deciso di farla finita impiccandosi con la sua sciarpa nella sua casa nel quartiere Ostiense. La seconda è che era deriso dai compagni di scuola per la sua eccentricità.
Amava vestirsi di rosa


Andrea amava vestirsi di rosa, truccarsi e smaltarsi le unghie. E per questo i suoi compagni avevano addirittura aperto una pagina Facebook “il ragazzo dai pantaloni rosa” per deriderlo: in cui erano postati anche degli insulti omofobi (ora esiste una pagina con quel nome in ricordo del ragazzo) . Anche se non si sa se Andschiacciato dalla calunnia. E lui era troppo sensibile, non ha resistito".


Interviene Napolitano

La vicenda ha assunto un rilievo tale che il capo dello Stato Giorgio Napolitano ha espresso preoccupazione "per il persistere di intollerabili atteggiamenti omofobi che ledono i diritti e la dignità della persona e ai quali bisogna opporre un fermo rifiuto" in un messaggio inviato dal segretario generale, Donato Marra, al congresso di Arcigay.


Aperta un’inchiesta

La Procura di Roma intanto ha aperto una inchiesta sul suicidio. Anche se per il momento non ci sono indagati e ipotesi di reato. Ma non si esclude che in un secondo momento si possa arrivare a ipotizzare l'istigazione al suicidio. Gli inquirenti, coordinati dal procuratore aggiunto Pierfilippo rea fosse davvero gay. Più di qualcuno dice che il ragazzo era innamorato da due anni di una coetanea. Ma poco importa.


La madre: "Lo hanno crocifisso"

Intanto ieri la madre di Andrea ha rotto per un attimo il silenzio. Al termine del funerale del ragazzo ha detto in lacrime: "Lo hanno crocifisso come Gesù: ora voglio giustizia".
E ancora: "Se fosse stato gay me lo avrebbe detto, senza avere vergogna o pregiudizi. Lui lo sapeva, io c'ero sempre per lui. La foto su Facebook in cui appariva truccato era di Carnevale, ma lo hanno voluto deridere e farne un mostro. Non avrò pace finché non avrò giustizia".
Della stessa idea anche il nonno che in un'intervista a La Repubblica ha detto: "È stato
schiacciato dalla calunnia. E lui era troppo sensibile, non ha resistito".


Interviene Napolitano

La vicenda ha assunto un rilievo tale che il capo dello Stato Giorgio Napolitano ha espresso preoccupazione "per il persistere di intollerabili atteggiamenti omofobi che ledono i diritti e la dignità della persona e ai quali bisogna opporre un fermo rifiuto" in un messaggio inviato dal segretario generale, Donato Marra, al congresso di Arcigay.


Aperta un’inchiesta

La Procura di Roma intanto ha aperto una inchiesta sul suicidio. Anche se per il momento non ci sono indagati e ipotesi di reato. Ma non si esclude che in un secondo momento si possa arrivare a ipotizzare l'istigazione al suicidio. Gli inquirenti, coordinati dal procuratore aggiunto Pierfilippo
Laviani, hanno già avviato una serie di accertamenti per tentare di capire quali siano le ragioni che hanno portato il giovane al gesto estremo. Oltre ai familiari potrebbero essere ascoltati a breve anche gli amici e compagni di classe del ragazzo.
Sequestrato il telefonino e il computer del quindicenne suicida per ricostruire la rete di conoscenze e i messaggi sui social network che Giulio riceveva.compagni: “Non siamo assassini”La scuola, invece, si è chiusa a riccio. Rifiuta le accuse di omofobia così come i ragazzi che la frequentano e che ora ce l’hanno coi giornalisti: “Siete delle merde, ci avete dipinto come degli assassini”.
Mentre alcuni insegnanti, amici, compagni di classe e genitori del ragazzo hanno scritto una lettera aperta: “Era un ragazzo molto più complesso e sfaccettato del profilo che ne viene dipinto: era ironico e autoironico, quindi capace di dare le giuste dimensioni anche alle prese in giro alle quali lo esponeva il suo carattere estroso e originale (e anche il suo gusto per il paradosso e il travestimento, che nelle ricostruzioni giornalistiche è stato confuso con una inesistente omosessualità)”.


La lettera della scuola

“All'irreparabile dolore per la sua morte tragica, si unisce un ulteriore motivo di sofferenza, legato al modo in cui la tragedia viene ricostruita, stravolgendo l'immagine. Probabilmente nascondeva dietro un'immagine allegra e scanzonata una sofferenza complicata e un profondo e non banale 'male di vivere'”, prosegue la missiva.


“Non era gay”

E ancora: “Lo abbiamo sempre rispettato e stimato la personalità e l'originalità che erano il suo punto di forza. Non era omosessuale, tanto meno dichiarato, innamorato di una ragazza dall'inizio del liceo. Lo smalto e i vestiti rosa, di cui andava fiero, erano il suo modo di esprimersi. La pagina Facebook, dove erano pubblicate le sue citazioni, era stata creata per incorniciare momenti felici perchè lui era così: portava il sorriso ovunque andasse”.
Ma i dubbi restano.
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