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Sognando Chagall

e la chiamano estate II (siccome era doppio)

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e la a chiamano estate di Paolo Franchi, terza e ultima pellicola italiana in concorso al VII Festival del Cinema di Roma, ha confermato il trend negativo di questa edizione sottotono, sia per qualità di prodotti che per quantità di star (Stallone è l’unico nome che salta all’occhio, mentre la meteora Tarantino che doveva essere l’asso nella manica di Müller si è persa nell’etere). Ormai siamo in dirittura d’arrivo e le carte per il prossimo anno o si cambiano o il festival rischia di implodere. Il film di Franchi è stato assalito da insulti durante la proiezione stampa, forse un po’ troppo concitata e con interventi da stadio (il rispetto per chi lavora deve essere la prima regola al di là del giudizio sul film, anche da parte dei giornalisti). Il film uscirà il 22 novembre.
L'amore deviato - Franchi racconta la storia di Dino (Jean-Marc Barr) e Anna (Isabella Ferrari) una coppia di quarantenni che si ama ma che non ha mai consumato un rapporto sessuale. Dino ha un grave disturbo psicologico: frequenta prostitute e scambisti ma non la donna amata. L’autodistruzione è il segno del suo tormento che non riesce ad acquietare. Anna dal canto suo si sente “unica, viva e al centro dei suoi pensieri”. Un film che fa pensare a Shame, con il quale però ha poco da spartire, “la sceneggiatura l’ho pensata nel 2009 – afferma il regista – e abbiamo iniziato a girare proprio quando Shame veniva presentato a Venezia, e comunque tematicamente sono molto diversi: il film di McQueen è una storia di solitudine metropolitana che ha una struttura classica, io invece ero interessato a raccontare una vicenda in maniera non cronologica, in cui passato, presente e premonizione del futuro si mescolassero, quasi a rappresentare un tempo interiore a-cronologico”.

Intervista a Isabella

Scheda e trailer
Totalmente a nudo - Il regista dice di essersi ispirato a un articolo di giornale, “ma anche al cinema italiano degli anni Sessanta, a quello francese e ai romanzi di Moravia”. Un viaggio nel dolore di un uomo che si getta in un comportamento estremo dettato da rapporti sessuali compulsivi. Nel film infatti ci sono molte scene di nudo e di sesso di gruppo, mentre Isabella Ferrari concede alla macchina da presa il suo corpo accarezzato da una fotografia opaca che le dona una sorta di bellezza eterea. “Non mi era mai capitato di trovarmi così a mio agio nel mettermi a nudo – afferma l’attrice – non ho fatto altro che lasciarmi riprendere senza oppormi. La nudità era diventato il mio costume”. “L’incontro con Isabella è stato folgorante – aggiunge Franchi – i suoi occhi, la sua femminilità e generosità sono stati ogni giorno la mia fonte d’ispirazione”.

Aggiornato il 20/11/2012 alle 19:36 da Minerva

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