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Sognando Chagall

la vagina della discordia

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da repubblica.
Parlare, anzi scrivere, della vagina significa essere femministe o lasciarsi opprimere dal machismo? Sembrerebbe questo il nocciolo della questione, nella polemica scoppiata tra Naomi Wolf, scrittrice americana e femminista militante, e altre autrici, intellettuali, giornaliste, sulle due sponde dell´Atlantico. Al centro del diverbio c´è il libro appena pubblicato dalla Wolf negli Stati Uniti e in Gran Bretagna: Vagina. A New Biography. La sua fama di capofila di quella che è stata definita la "terza ondata" del femminismo e il titolo volutamente provocatorio hanno assicurato grande pubblicità al volume.
Ma ben presto è arrivata anche la reazione critica. «Un´ode involontariamente comica all´organo genitale femminile», la descrive per esempio Michelle Goldberg su Newsweek, il settimanale diretto dall´icona del nuovo giornalismo Usa Tina Brown. «La vagina non è soltanto un´estensione del cervello femminile, ma anche parte dell´anima della donna, la porta d´ingresso alla conoscenza e al subconscio femminile»: commentando questo estratto dall´introduzione del libro, la giornalista di Newsweek taglia corto, «in altre parole, per la Wolf, una donna è la propria vagina». E nient´altro.
Attacchi del genere hanno spinto ora l´autrice a rispondere. In un articolo pubblicato ieri dal Guardian, Naomi Wolf osserva: «Parlando del corpo, non intendo certo affermare che una donna è soltanto il suo corpo. Né mi pare che, scrivendo con franchezza sul tema del desiderio femminile e sulle connessioni ormai ben stabilite dalla scienza tra cervello e vagina, sto allontanandomi dalla grande tradizione femminista. A me sembra piuttosto di onorarla».
La scrittrice continua dichiarando di continuare nel solco tracciato prima di lei da Germaine Greer, la femminista inglese autrice di L´eunuco femmina, e della studiosa americana Shere Hite, fra le prime a «insistere che il modello freudiano di rapporti sessuali non era sufficiente a soddisfare i due terzi delle donne».
Conclude la Wolf: «Nel libro mi sono limitata a diffondere nuove scoperte sul corpo e sul piacere femminile, per aumentare la nostra comprensione della sessualità. Vengo da una scuola femminista convinta che la conoscenza sia potere. Conoscenza della vagina compresa, se vogliamo entrare nel mondo moderno».
La ruggine tra i due campi, in realtà, non è limitata soltanto a questo. Molte femministe accusano la Wolf di superficialità, «le basta seguire un corso di una settimana di massaggi tantrici a New York per proclamare che la sessualità orientale è più rispettosa verso i desideri della donna, quando qualunque studioso potrebbe spiegarle che ciò non è esatto», la punzecchia la recensione di Newsweek.
Insomma il dibattito è aperto: il suo libro vuole davvero affermare che le donne ragionano con la vagina, come gli uomini con il pene, oppure è soltanto un riassunto di nuove teorie e scoperte al confine tra neurologia e sesso?


[13-09-2012]
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