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Sdraiamoci su un tappeto di assoluti

Un piede nell’Eden

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Con un piede ancora nell’Eden, io sto fermo
E guardo al di là verso l’altra terra.
La grande età del mondo sta decadendo,
come sono strani i campi che abbiamo seminato
lungamente a messi d’amore e d’odio.
Le opere del tempo sono infestate dal tempo,
e nulla ora può separare
il grano dalle vecce cresciute fitte.
L’erbacce strette intorno allo stelo
Gli fanno da scudo; sono le nostre cose.
Male e bene stanno insieme uniti
Nei campi della carità e del peccato
Dove noi ammucchieremo il nostro raccolto.

Eppure nell’Eden nasce ancora la radice
Pura come il giorno dell’inizio.
Il tempo porta via il fogliame e i frutti
E incenerisce la foglia archetipa
In profili di terrore e di dolore
Disseminati lungo la via invernale.
Ma dal terreno affamato e dall’albero annerito
Nascono fiori mai conosciuti nell’Eden.
Fiori di dolore e di carità
Fioriscono solo in questi scuri campi,
Cosa mai aveva l’Eden da dire
Della speranza, della fede, della pietà e dell’amore
Finchè tutto il suo giorno non fu sepolto
E la memoria non trovò il suo tesoro nascosto?
Strani doni mai visti in Paradiso
Scendono da questi cieli oscurati.
*

Edwin Muir
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