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Sognando Chagall

Avevo 12 anni, ho preso la mia bici e sono partita per andare a scuola

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28 maggio 1996. Sabine si sveglia raggiante perché finalmente, dopo molte insistenze, riesce ad ottenere il permesso di recarsi a scuola con la sua nuova bicicletta. Tutto sembra perfetto: capelli biondi, zaino sulle spalle, 12 anni e poco più Sabine si avvia per le fredde vie di Kain, piccolo paesino dell'entroterra belga al confine con la Francia, ma basta un attimo per trasformare quell'idillio in un dramma senza fine. Un furgoncino, una Renault Trafic bianca guidata da Michele Lelièvre, 25 anni, tossicodipendente allo sbando, si ferma accanto alla bambina e in un attimo la inghiotte. Nel vano posteriore spuntano i baffi di Marc Dutroux, mandante del rapimento e futuro aguzzino di Sabine. Il risveglio avviene in una casa lontana, Sabine è prigioniera in un sotterraneo, legata ad una caviglia, costretta a mangiare poco e male, a lavarsi ancor meno, vittima di continui e ripetuti abusi sessuali. A lei si unisce un'altra ragazzina, Laetitia Delhez, di 14 anni, anche lei torturata e ingannata dal rapitore che convince le due bambine dell'esistenza di una fantomatica figura di capobanda che lo avrebbe incaricato di uccidere le due sequestrate. Lui, Detroux, invece sarebbe l'anima buona responsabile della loro salvezza attraverso l'occultamento. Sabine e Laetitia resistono ma la vita nel buco in cui sono costrette non è facile: fa caldo, c'è puzza, le cose fredde che hanno da mangiare non sono buone e in più i genitori non rispondono nemmeno alle lettere che Sabine scrive loro tutti i giorni e che Dutroux fa solo finta di spedire. Un'agonia che dura fino al 13 agosto 1996, giorno in cui il mostro di Marcinelle viene arrestato, data che segna la fine di un incubo durato i 79 giorni più lunghi della vita di una bambina che non sarà mai più la stessa...
Un libro difficile, questo: tutti abbiamo sentito parlare dell'orrore di questo fatto di cronaca, tutti ricordiamo i dettagli di quella che il Belgio annovera come la più atroce delle sue storie di violenza a danno di minori. Marc Dutroux, soprannominato il mostro di Marcinelle, faceva l'elettricista - all'epoca del rapimento disoccupato. Nel 1986 era stato condannato a 13 anni di carcere per abuso di minori, poi rimesso in libertà sei anni dopo per buona condotta. Nella sua casa di campagna a Sars-la-Bussière furono trovati i corpi di due bambine, Melissa Russo e Julie Lejeune, mentre a casa di alcuni amici vennero rinvenuti i cadaveri di altre due ragazze. Nel 1994 inizia il processo che porterà alla condanna all'ergastolo del principale imputato (30 anni vengono dati alla moglie Michèle e 25 all'aiutante Lelièvre). Sabine Dardenne dopo 8 anni di assenza decide di testimoniare, sancendo la definitiva condanna dell'aguzzino. Non sono stati anni facili, sopravvivere a traumi del genere è un atto di eroismo, cercare di tornare alla normalità per Sabine è stato quasi impossibile. Per alcuni psicologi l'unica terapia effettivamente efficace per superare un trauma di questa portata è raccontarlo, scriverlo, trasformarlo in una storia. Ecco perché alcuni editori mandarono a Sabine un ghost-writer per raccoglierne la testimonianza, per spiegare ma anche per lasciare quella giusta dose di “non detto” che la aiutasse a preservare la propria dignità e quindi il rispetto degli altri. In uno stile fluido, semplice come potrebbe esserlo quello di un diario scritto da un'adolescente, il resoconto dei due mesi e mezzo di reclusione rimane, senza grandi ambizioni, una cronaca tanto aberrante quanto dolorosa. Oggi Sabine ha 25 anni, è una donna che non ha mai dimenticato, vive a Parigi, è famosa ma non solo per essere una vittima. Il libro ha rappresentato la sua vittoria sul male, sul dolore, sui pensieri del mondo, su tutto ciò che della propria innocenza le hanno sottratto. Il suo coraggio ha scelto la strada della verità per aiutare se stessa ma anche per aiutare quante, come lei, sono diventate oggetto di abusi e prede di uomini senza scrupoli. In un tempo in cui temi come pedofilia e pedo-pornografia sono all'ordine del giorno, leggere Avevo 12 anni, ho preso la mia bici e sono partita per andare a scuola... è un atto doveroso che aiuta a capire, a prevenire e soprattutto a proteggere i nostri figli.
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Commenti

  1. L'avatar di Monsieur Madeleine
    Basta che il discorso terapeutico del libro non si riveli poi l'ennesima violenza che questa donna abbia dovuto subire magari per l'avidità di un editore....... Ipotesi, intendiamoci.