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Sognando Chagall

la bella estate

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Ma quello che stupiva era il groviglio, l’abbandono: dopo qualche vigna deserta, mangiata dall’erba, nella selva s’accavalllavano piante da frutto, fichi e ciliegi coperti di rampicanti, salici e gaggie, platani, sambuchi. All’inizio della salita c’era un bosco di grandi carpini e pioppi tenebrosi, quasi freddi: poi via via che uscimmo nel sole la vegetazione si alleggeriva ma nelle forme familiari s’intromisero piante insolite come leandri, magnolie, qualche cipresso, e tronchi strani che non avevo mai visto, in un disordine che dava alle casuali radure l’aria di solitudini esotiche”. (p.150)


mi è venuta voglia di rileggere pavese
che abbino con l'estate di monet

Aggiornato il 29/05/2012 alle 17:49 da Minerva

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