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Sognando Chagall

Anna Karenina

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(...) In queste meditazioni il tempo passò e quando venne il maestro, la lezione sui complementi di tempo, di luogo e di modo non era preparata, e il maestro non solo non fu contento, ma si dispiacque. Il dolore del maestro commosse Serza. Si sentiva colpevole perché non aveva studiato la lezione; per quanto si sforzasse non ci riusciva in nessun modo. Finché il maestro spiegava, ci credeva e sembrava capire, ma non appena rimaneva solo, non poteva assolutamente capire e ricordarsi come un'espressione così corta e facile a intendersi quale "a un tratto" fosse un complemento di modo; gli dispiacque di avere addolorato il maestro, e voleva consolarlo. Scelse un momento in cui il maestro taceva, guardando il libro. "Michail Ivanyc, quando è il vostro onomastico?" chiese a un tratto.
"Sarebbe meglio che pensaste al vostro lavoro, ché l'onomastico non ha nessuna importanza per un essere ragionevole. È un giorno come un altro, nel quale bisogna lavorare."
Serza guardò il maestro, la sua barbetta rada, gli occhiali che erano scesi più giù del taglio ch'era sul naso, e si fece così pensieroso che non sentì più nulla di quello che gli spiegava il maestro.
Egli capiva che il maestro non pensava a quello che diceva; lo sentiva dal tono con cui le parole erano dette.
"Ma perché si sono messi tutti d'accordo nel dire queste cose sempre alla stessa maniera, tutte le più noiose e inutili cose?
Perché mi allontana da sé, perché non mi vuol bene?" si chiedeva con tristezza e non riusciva a immaginare una risposta. (...)
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