Visualizza Feed RSS

Diario di un Sex Addicted

Giulia

Valuta Questa Inserzione
Un cursore che lampeggia su un foglio bianco.
Devo inviare a Giulia l’invito per la prossima riunione alla Maxwell & Co.
Devo indicarle la lista delle attività svolte e da discutere. Gli obiettivi futuri e i problemi che abbiamo ad oggi.
Ho un impegno da assolvere e la mente vuota.
Penso in avanti. Penso al futuro.
Mi vedo fare colazione con Anna. Uscire di casa ed entrare alla Maxwell & Co. Insieme.
Vedo gli occhi di Giulia. Vedo le conseguenze della sua rabbia .
Non va bene. Sto perdendo di vista la realtà e non va bene.

Giulia.
La conobbi in un casinò, a Venezia.
Erano i primi giorni del carnevale.
La gente andava in giro per le calle mascherata con i vestiti d’epoca.
Io avevo aperto da poco la mia società e cercavo clienti. Clienti importanti.
Decisi di giocare d’azzardo. Presi quello che rimaneva del finanziamento ottenuto dalla banca per l’apertura della società e andai a giocarmelo al casinò. A poker.
Fu una partita indimenticabile.
Riuscii ad entrare a un tavolo da sei, cambiando tutto quello che avevo.
Potevo vincere il triplo di quanto avevo puntato o potevo perdere tutto.
Sul tavolo accanto a me c’era una donna sulla trentina. Capelli corti, bionda.
Aveva le mani sottili e il corpo avvolto in un tubino nero.
Riusciva a vincere sempre. Tutti. Tranne me.
A quel tempo, al casinò di Venezia vigeva una regola.
Le persone che entravano non dovevano tenere con se nessun orologio.
Questo perché la direzione voleva che i clienti non avessero idea del tempo che passava.
Ben presto rimanemmo soltanto noi al tavolo. E continuammo a giocare.
Giocammo non so dirvi quanto.
Ad un certo punto decidemmo di dividerci il piatto e dichiarare partita patta.
Successivamente ci alzammo dal tavolo e proseguimmo la serata al bar.
Ordinammo da bere. Champagne. Brindammo alle nostre vittorie. Poi restammo a lungo in silenzio. A guardarci a vicenda.
Fu lei la prima a parlare.
< la sai la storia del carnevale di Venezia ? > mi chiese.
“ no.”
<si dice che il Doge stesso, istituì questo giorno nella sua repubblica marinara, per dare modo a tutti, pezzenti e ricchi, di vivere un giorno intero senza regole.
Pensa, il giorno del carnevale era tutto ammesso. L’omicidio era ammesso. L’omosessualità era ammessa. Era ammesso tutto, ma solo per una sera>
“ Affascinante…e le maschere? “
<alcune che vedi, le più comuni, servivano per coprire il volto proprio per evitare di essere riconosciuti, altre come la maschera di pantalone…>
“quella dal naso lungo vero? “
<esatto! Quella era la maschera utilizzata dai lussuriosi. Quelli che andavano in giro a sedurre o a violentare le ragazze nel giorno in cui tutto era permesso.>
“Ah. Quindi se ora incrociassi un tale con una maschera da naso lungo significa che sei in pericolo”.
<praticamente> disse ridendo.
Iniziai a ridere anche io. Tutto quello che stava avvenendo tra noi era assurdo. Pazzesco. Quanto meno fuori dall’ordinario.
“Giulia, sei una persona estremamente affascinante. Non so come ho fatto a giocare tutto quel tempo con te senza perdere ma, cosa ancora più folle non so perché ora sono qui seduto con te che mi stai raccontando del carnevale… “
Fu allora che Giulia si alzò, mi prese la mano e mi tirò a se baciandomi.
Ricordo che sapeva di champagne, ma non riusciva ad essere volgare nemmeno così.
Insieme salimmo le scale che separavano la sala giochi dalle suite.
Prendemmo l’ascensore. Entrammo nella sua camera. Un appartamento!
<Togliti la giacca>
Io invece la baciai ed iniziammo a spogliarci a vicenda.
L’amore rubato.
Quello che consumi di fretta, strappandoti i vestiti di dosso e mordendoti fino a lasciare il segno. Come volessi marchiare la tua preda. Farla tua per poi dire al mondo ecco, guardate tutti.
Lei è stata mia. Io sono stato suo. I morsi, i segni, sono le prove inconfutabili della nostra appartenenza.
Lo facemmo per terra, senza smettere di raccontarci, scambiandoci le anime.
Le raccontai di me, le dissi della mia azienda, le dissi che grazie a quella partita avevo recuperato quasi tutti i debiti contratti con la banca per l’apertura della nuova azienda e le dissi che cercavo clienti.
Clienti importanti.

< E così, dopo che mi hai usata per recuperare i tuoi debiti, vuoi sapere perché ti parlo di Venezia… perché ho pensato al nostro incontro questa sera….
Ho pensato di fare una follia con chi mi tiene testa al tavolo di poker…. Ho pensato che, in fondo il Doge non era poi così pazzo e fare una follia, ogni tanto non può che fare bene. >

L’amore rubato.
Quello degli amanti. Quel tipo di amore che vivi ogni volta, come se fosse l’ultima volta.
Quel tipo di amore che non ti fa pensare agli stereotipi, alle convenzioni e ai cliché ma che tira fuori il lato più perverso di te.
Fu così che conobbi Giulia.
Fu allora che mi propose di collaborare con lei.
Ovviamente accettai.

Il rumore di una porta che si apre mi riporta alla realtà.
E’ Alessandra.
Mi chiede se avevo altre cose da farle fare, mi accende la mente.
“Alessandra. Devo pianificare la riunione alla Maxwell & co. Ti andrebbe di organizzare tutto tu? “
<Volentieri! > esclama lei, tutta eccitata.
“Perfetto. Ah, mi piacerebbe che venissi con me alla riunione. Così conoscerai Giulia e il suo team.”

Vedo gli occhi di Alessandra brillare. Povera ragazza. Se sapesse in che guaio la sto cacciando non sarebbe cosi contenta di venire con me…

Aggiornato il 24/04/2012 alle 22:33 da scrittore

Tag: Nessuno Aggiungi/Modifica Tag
Categorie
frammenti

Commenti