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Sognando Chagall

kubrick II parte

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Kubrick cambia le sorti degli uomini da lui creati, li condiziona, li distrugge e ricostruisce come meglio crede. Entra nella loro psiche e la modella a suo piacimento. L’unico modo per andare oltre è accettare la nuova condizione imposta. O morire. E quando il gioco di Kubrick diventa eccessivamente frustrante, c’è chi decide per l’ultima via di fuga. Il famosissimo soldato “Palla di lardo” (Vincent D’Onofrio) di Full Metal Jacket opta proprio per questa scelta. Timido ed imbranato all’inizio dell’addestramento, pazzo assassino dopo.
Innamorato del suo fucile e pienamente inserito nella nuova strada della follia, il soldato guarda lo spettatore, esattamente come fece Alex qualche anno prima. Ma lui, a differenza del protagonista di Arancia Meccanica, non sta sfidando lo spettatore. Ha solo deciso di avvertirlo: non ha superato la sfida impostagli dal regista. Avrebbe dovuto rimanere sano di mente, invece è impazzito. E prima ancora che Kubrick-burattinaio lo distrugga, lui prende una decisione. La comunica al mondo con uno sguardo in macchina che minaccia morte. Uccide colui che lo ha reso folle, il sergente Hartmann (probabilmente identificabile col regista stesso), e si uccide a sua volta. Fine primo capitolo. Una nuova vita inizia per gli altri personaggi che hanno deciso di cogliere la sfida e che sono riusciti a sopravvivere.Full Metal Jacket è centrale nella cinematografia dello sguardo di Kubrick. L’occhio in questo film non è solo umano, ma viene direttamente meccanizzato già nella storia stessa. La guerra del Vietnam è affrontata dal soldato Rafterman con la macchina fotografica tra le mani. I soldati al fronte vengono intervistati da una troupe per un cinegiornale, e la macchina da presa degli intervistatori è direttamente mostrata agli spettatori. In questo Kubrick sembra affermare la centralità del suo operato nel film. È lui che fa vivere i suoi personaggi; li fa parlare, li ascolta, li osserva attraverso il suo occhio da Autore. Un occhio vigile ed onnisciente, che tutto osserva e vede. Ma non uno sguardo imbattibile.In 2001: Odissea nello spazio è ancora Kubrick a vegliare sulla storia. Ma qui lo fa in modo diverso rispetto ai film precedentemente analizzati. Hal 9000 è il computer di bordo della navicella spaziale in orbita tra i pianeti. Un occhio meccanico (di nuovo), disumanizzato, ci offre il suo punto di vista. È l’occhio della macchina da presa che si umanizza e vede, attraverso lo sguardo del regista. Una soggettiva di Hal 9000 che osserva i due passeggeri protagonisti che decidono di spegnere il meccanismo che lo tiene in vita è emblematica. È un computer che vede, osserva, legge il labiale dell’uomo che vuole ucciderlo (o disattivarlo), e decide di vendicarsi, di riscattare il suo potere di controllo. Lo fa fino a morire, disattivato dall’uomo che avrebbe voluto distruggere. Un ritorno alle origini (quelle delle scimmie del segmento iniziale?), esplicitato nella canzoncina infantile cantata dalla voce morente di Hal. Una morte che rende lo sguardo dell’Autore vincibile. Un ritorno alle origini che culmina in uno sguardo, di nuovo. Quello del feto che galleggia nello spazio e guarda in macchina, dritto negli occhi dello spettatore. L’Autore non è morto, tutt’altro. Utilizza espedienti per controllare il mondo da lui creato (Hal è identificabile con la macchina da presa), ma Lui va oltre gli strumenti utilizzati. L’Autore è altro rispetto alla storia, è altro rispetto al cinema.L’importanza dello sguardo è poi palesata nel titolo dell’ultima opera di Kubrick, Eyes Wide Shut. C’è chi ha bistrattato questo film, classificandolo come indegno di essere nato dalla mente geniale dell’Autore. A mio avviso si tratta invece di un’ottima opera di raccolta. In Eyes Wide Shut ritroviamo tutti gli elementi messi in scena da Kubrick nelle opere precedenti; tutte le manie, le ipotesi di follia, gli ammiccamenti, i significati e, chiaramente, gli sguardi. Non è il film del mancato tradimento o delle difficoltà matrimoniali di una coppia benestante. È una storia che non ha tempo, e racchiude ogni possibile idea del vivibile, oltre il tempo e, addirittura, oltre lo spazio.Una notte in una città ampia e piena di fatti imprevedibili. Bill (Tom Cruise) scopre che sua moglie Alice (Nicole Kidman) ha pensato di tradirlo una volta, in vacanza. Un tarlo che si insinua nella mente del protagonista e lo tartassa di immagini oniriche sul mancato (forse) tradimento. Imprevisti invadono la nottata. Voglia di evadere e pensare, riflettere. Ma soprattutto necessità di vivere. Non si fugge dalla vita e dalle occasioni che ti offre, siano anche esse di morte. Bill è sfiorato dalla morte in ogni segmento del suo percorso notturno: va a casa della famiglia di un suo paziente appena venuto a mancare; incontra una prostituta che scoprirà avere l’AIDS; si recherà in una casa misteriosa che non promette nulla di buono. La morte è elemento costante nella vita dei protagonisti, fin quando essi decidono di ribellarsi al loro stato iniziale. Quando tentano di cambiare, di crescere, di provare cose nuove, sono minacciati dall’ombra della morte che li invade sfidandoli.Una sfida a rimanere sani, che Bill accoglie nel finale. Una sfida che decide inizialmente di intraprendere, ma con una maschera a coprirne il volto. Il timore di mostrarsi per ciò che è, un uomo come tanti, con un destino già disegnato da qualcuno che è più in alto di lui, l’Autore. Si arriva ad un punto nella vita in cui l’inconscio si palesa divenendo reale. I sogni di Alice invadono la realtà di Bill, scatenando conformazioni oniriche che trafiggono la sua vita.Eyes Wide Shut racchiude il cinema di Kubrick, proponendo elementi presenti in ogni sua precedente pellicola. Nella figlia giovane e maliziosa del proprietario del negozio di costumi rivediamo la bella protagonista di Lolita; l’onirismo distruttivo di Shining è presente nella minaccia di morte affrontata continuamente da Bill; la costante paura di morire è centrale in Full Metal Jacket (in cui, tra l’altro, la canzoncina finale cantata dai soldati, Viva Topolin, riprende il ritorno alle origini di Hal disattivato in 2001).L’Autore, col suo sguardo onnisciente, tiene in vita il suo mondo, quello creato nel cinema per il cinema. Non c’è modo altro di fruirne se non grazie alla messa in scena del padre fondatore di questa nuova realtà, destinata ad essere ricordata, letta e vissuta nel corso dei decenni come un’unica storia, quella senza tempo né spazio di uomini che sognano, vivono e giocano le loro carte in una sfida con l’Autore persa in partenza.
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