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La paura

Un giorno come un altro, visto da fuori

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Stava malissimo.
Aveva mangiato qualcosa di avariato probabilmente, lo stomaco come una palla di piombo, i sudori freddi, il tremore alle gambe.
E la nausea, una nausea tremenda. I dolori dallo stomaco scendevano, gli sembreva di avere un gatto nella pancia, un gatto molto arrabbiato.
Si alzò dal letto e andò in cucina, dove sua moglie, nonostante fosse tardi, stava ancora stirando.
Lei lo vide entrare bianco e con un'andatura un po' sbilenca, mollò il ferro, gli andò incontro, lo aiutò a stendersi sul divano.
"cosa ti senti?" gli chiese, e lui :"Sto malissimo, ho mal di stomaco, dolori terribili" - "Vado a prendere il catino".
Gli porse il catino, lo aiutò a sistemarsi, mise sul fuoco un tegamino con un poco di acqua. "Ti preparo una tisana, magari ti aiuta"
All'improvviso dolori più forti, corse in bagno, si sedette appena in tempo, senza neppure chiudere la porta.
Oltre al dolore adesso l'affanno, faticava a respirare, gli girava la testa. Sentì la moglie raggiungere il bagno fermandosi appena fuori dalla porta,
ferma ad ascoltare fuori per pudore ma pronta a correre se ci fosse stato bisogno.
Il dolore si fece meno acuto, la respirazione meno affannosa, ma sapeva che non sarebbe finita lì: passarono ore così, lui non si reggeva neanche più in piedi,
le gambe che sembravano di gomma, lei lo accompagnava, entrava in bagno con lui, lo sorreggeva, lo riportava sul divano, tornava indietro a pulire,
tornava da lui a controllare come stava.
Quando il peggio finì, le disse "vai a letto, è inutile che ti stia qui ancora, vai a dormire, è tardi".
Il mattino, suonata la sveglia, lei si alzò faticosamente, rimase seduta un momento sul bordo del letto, come indecisa, poi velocemente si mise in piedi e
corse in cucina a preparare il caffè e la colazione ai ragazzi: era fuori questione che lui potesse andare al lavoro.
Mentre lei finiva di prepararsi, lo sentì alzarsi dal letto: "come ti senti? ti preparo una tisana, un the?"-"Sono a pezzi, mi metto sul divano, mi porti la coperta? Il the va bene..."
-"hai bisogno di altro?"- "Sì, per favore vammi a prendere la valigetta in macchina, devo vedere delle mail"
Lei gli sistemò la coperta, preparò il the, uscì e dopo pochi minuti tornò con le sue cose: "se ti senti di nuovo male, chiamami, torno a casa, non c'è problema"
- "Non ti preoccupare, vai a lavorare, fai tardi"
Lei uscì, ripetendo due volte il saluto che lui, occupato ad accendere il computer, non aveva sentito. Anche con la porta chiusa, lui udì il rumore dell'ascensore
che arrivava al piano, le porte che si aprivano, si richiudevano, l'ascensore che scendeva.
Andò alla finestra, la vide uscire di casa stringendosi nel cappotto: non aveva fatto in tempo a pettinarsi con cura quel mattino, aveva i capelli arruffati e
il volto mostrava la mancanza di sonno. Lei salì in macchina, mise in moto e partì.
Lui tornò al computer e cominciò a scrivere : "Ciao dolcezza, ho letto la tua mail di ieri, anche io sento tanto la tua mancanza, specialmente oggi che sono da solo, a casa.
Ieri mi sono fatto male in palestra per aiutare un tipo che era rimasto schiacciato sotto il bilancere, ho sforzato soprattutto un polso ma non è nulla di grave. Sai, stavo
pensando all'ultima volta che ci siamo visti, eri così bella, elegante, i tuoi capelli...."....
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Commenti

  1. L'avatar di Flavia
    Leggendo questa storia mi dico che la maledizione di montezuma non colpisce mai per bene chi lo merita!
    (questa sera sono cattiva lo so)