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Sognando Chagall

della farfallina di belen

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faccio uso e abuso dei suoi post...ma a me selvaggia piace ,se non si fosse capito.

Cara Belen,
scrivo “a te” e non “di te” perchè è venuto il momento che tu sappia un po’ di cose. Cose che dubito potrà mai dirti qualche alto membro del circolo di eletti che ti orbitano accanto (la Petineuse del Grande fratello, tanto per citarne uno) e che condividono con te quella sana quotidianità fatta di risse in locali pubblici, fughe a Eurodisney con i paparazzi travestiti da Super Pippo e accoppiamenti in mondovisione come lo sbarco sulla luna. Siediti, Belen. Appoggia le tue epiche terga da qualche parte e ascolta la rivelazione che ti sto per fare: succede che ormai alla tua candida estraneità a tutte le disgrazie in cui inciampi, non ci crede più nessuno, Belen. Ed è inutile che sfoderi l’occhione sgranato d’ordinanza o il mezzo sorrisino finto – svampito della serie: “Oddio, e io che a Sanremo pensavo di aver messo la mutanda contenitiva post ernia inguinale!”. Perchè vedi Belen, c’è un limite oltre il quale la provocazione diventa esibizionismo patologico. E qui la patologia è conclamata: si chiama sindrome della patonza mitomane con fenomeni di bipolarismo sparso. Mi spiego. Ti succede il fattaccio del video hard diffuso in rete. Tutta l’Italia paesi dell’Eurozona compresi apprendono che a diciassette anni cambiavi più posizioni tu di Capezzone ma vabbè, è tutta colpa di quel mascalzone argentino. Una manciata di giorni dopo viene fuori che sei incinta. La gravidanza di una showgirl media la si apprende intorno al terzo mese, nel tuo caso, ma guarda un po’, in farmacia non t’ hanno ancora battuto lo scontrino del test di gravidanza , e già la nazione sa che sei in dolce attesa. Poi il dramma e quel tuo silenzio apparentemente assennato. Insomma, una sequela di episodi disgraziati per cui viene pure da essere solidali. Povera Belen. E i commenti: del resto, per avere quel culo lì, qualcosa indietro bisognerà pur restituirlo al mondo. Finchè non esci dal guscio. Uno ti immagina acciaccata ma più matura, più sobria, provata dalla vita. Uno pensa che dopo aver spartito con la nazione l’intimità dei tuoi mugolii, ti giocherai la carta del low profile. Sposterai l’attenzione dalla patonza. E invece ricompari su Vanity fair in copertina, nuda, col tacco a spillo e una mela in mano, come Biancaneve. Ripetendo, povera Biancaneve, la manfrina della donna stuprata nella sua intimità. Del resto, la strega siamo noi altri, i cattivi. Quelli convinti che sugli scandali, ci marci. E in fondo è perfettamente normale che una turbata da quel video a luci rosse, decida di ricomparire ritratta senza manco un paio di mutande. (un po’ come se la moldava, per riscattarsi, tra un mesetto si facesse fotografare nella sala comandi della Tirrenia in perizoma e a cavalcioni del capitano). E siamo sempre noi quelli cattivi se pensiamo che tu abbia deciso di ricomparire così, solo perchè terrorizzata all’idea che quel brutto video in cui apparivi sessualmente vivace quanto un bradipo sotto lexotan, abbia intaccato più che la tua sensibilità, la tua immagine di sex symbol. Ma siccome non ti basta, e l’occasione è ghiotta, pensi bene di condividere con noi il tuo dolore per quell’intimità stuprata, presentandoti sul palco di Sanremo senza mutande. Anzi no, lasciandoci pensare che tu sia senza mutande. Non te le fossi messe davvero, non avresti potuto fare l’occhio da cerbiatta della serie “Mannaggia capitano tutte a me!”. E così noi, i beoti, tutti lì a commentare quella farfalla tatuata, a chiederci se è un omaggio a chi ti ha impollinata. Se da pupa (del boss) l’evoluzione in farfalla fosse fisiologica. Se hai un’allergia all’acrilico, visto che ‘ste mutande ti danno così fastidio. Se non è il caso che il prossimo tatuaggio sia la scritta “Ricordati di mettere le mutande” anziché un lepidottero. Ah no, giusto, le avevi le mutande. Color carne. Lo hai chiarito tu dal palco, tra un occhione sgranato e un saluto a mamma e papà. Che poi io mi chiedo: dove si trovano ‘ste mutande del colore perfetto della tua, di carne? Ci sono negozi di intimo con la cartella colori patonza come da Bricofer per le pareti di casa? E Marano, cosa è andato a fare a Sanremo, se non ha nemmeno saputo commissariare le mutande delle vallette? E allora Belen, io ti dico una cosa. Continua pure coi filmini, i fidanzati improbabili, le apparizioni da smutandata, le foto al mare mentre ti accoppi, quello che vuoi, ma la faccetta di quella a cui gli scandali capitano, suo malgrado, risparmiacela. Di quella che “Fabrizio è una testa calda ma io lo cambierò”, evitala. Perchè alla fine, vien da rivalutare Corona: lui le mutande non se l’è mai tolte. Al massimo, le lanciava dal balcone.
Scritto da Selvaggia alle ore 16:01

Aggiornato il 21/02/2012 alle 17:04 da Minerva

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