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Sognando Chagall

viva il cinema italiano, viva i fratelli taviani

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MILANO - L'orso d'oro di questa 62/ma edizione del Festival di Berlino è andato a Paolo e Vittorio Taviani per Cesare deve morire. Erano 21 anni che l'Italia non vinceva questo premio. Il presidente della giuria era Mike Leigh, tra giurati Jake Gyllenhaal . Altro riconoscimento all'Italia nella sezione Panorama, dove il secondo premio del pubblico è andato a Diaz, non pulire quel sangue di Daniele Vicari. Orso d'oro ai Taviani
LA VITA NELLE CARCERI - «Spero che qualcuno tornando a casa dopo aver visto Cesare deve morire pensi che anche un detenuto, su cui sovrasta una terribile pena, è e resta e un uomo. E questo grazie alle parole sublimi di Shakespeare».

Straordinaria forza visiva
di P.Mereghetti Questa una delle frasi più toccanti pronunciate da Vittorio Taviani mentre ritirava il prestigioso riconoscimento. Il film, ambientato nel carcere di Rebibbia, nella sezione "Fine pena mai", racconta la tragedia di Shakespeare con le voci dei carceri, ognuno nel proprio dialetto. Anche dal fratello Paolo, tutto l'omaggio è per i carcerati: «Voglio fare alcuni dei loro nomi: a loro infatti va il nostro pensiero, mentre noi siamo qui tra le luci sono nella solitudine delle loro celle. E quindi dico grazie a Cosimo, Salvatore, Giovanni, Antonio, Francesco e Fabione».
I RINGRAZIAMENTI - «Intanto grazie. È difficile parlare in questi casi ma sono davvero contento, perchè la giuria ha deciso in armonia e non capita sempre che questo accada» ha detto ancora Vittorio Taviani. «Grazie alle parole sublimi di Shakespeare, questi detenuti sono tornati alla vita e a loro va il nostro saluto». Da Paolo Taviani ancora un ringraziamento alla giuria e soprattutto a Mike Leigh. «Abbiamo avuto fortuna ad avere lui come presidente di giuria».
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