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Sognando Chagall

Hungry Hearts

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Girato a New York, in 16 mm (Costanzo si rifiuta di passare al digitale), il film è tratto dal romanzo Il bambino indaco, di Marco Franzoso e racconta una storia che ha spesso molti echi nella cronaca (clamoroso il recente caso di due genitori Testimoni di Geova scappati da Londra con il figlio malato di tumore): quella di una coppia dove entrambi o uno dei genitori aderiscono a una fede o fanno scelte che finiscono per avere importanti ripercussioni sulle scelte legate alla salute dei figli.

Il caso di Jude (Adam Driver) e Mina (Alba Rohrwacher), i personaggi principali della vicenda narrata da Costanzo, è di questi. Conosciutisi da poco a New York, innamoratisi in fretta e altrettanto velocemente divenuti genitori di un bambino, devono confrontarsi con l'idea che si fa strada in Mina: il suo sarà un bambino indaco, ovvero un bambino speciale, la cui unicità dovrà essere preservata, sottraendolo il più possibile alla "contaminazione" di un mondo devastato dall'inquinamento. E poiché il primo compito di una madre è quello di nutrire e proteggere, ecco che Mina decide che l'alimentazione del piccolo dovrà essere assolutamente sana: un'alimentazione vegana, ovvero totalmente priva di qualsivoglia proteina animale. E che parimenti il suo piccolo predestinato dovrà evitare ogni tipo di agente comtaminante e di esposizione che possa risultargli nociva.

Jude, il padre, la asseconda, per amore. Fino a quando si scontrerà con un terribile verità: qualcosa nell'organismo del bambino non sta andando come dovrebbe. Il piccolo non cresce ed è addirittura in serio pericolo di vita. Inevitabile che di colpo l'armonia nella coppia si rompa e che ne nasca la ricerca disperata di una soluzione.

È naturale, dato il soggetto, che oltre a indagare il rapporto nella coppia e la psicologia di Jude e Mina, oltre a quello della madre di lui, Anne, interpretata da Roberta Maxwell, il film offra un'imprtante spunto di riflessione sul tema della scelte personali e sul modo in cui esse si riverberano sui figli. In una società dove le spinte centrifughe del pensiero new age portano a derive di ogni genere, anche l'applicazione della (sacrosanta) ricerca di una forma di salute possa a sua volta incarnare malesseri e veicolare disagi, come sembra suggerire senza mezzi termini il film di Costanzo. E se il film non si farà certo amici tra i vegani o i sostenitori dell'"organic" a ogni costo, ma anche solo tra le madri (qui una riflessione che punta stigmatizzare proprio questo aspetto), va detto che i critici presenti alla proiezione della stampa al Lido hanno mostrato di aver gradito moltissimo la pellicola.

Il gradimento è pienamente confermato dalle recensioni di due dei nostri a Venezia, Spaggy & EightandHalf. Per loro il film di Costanzo ha fatto davvero en plein, ed entrambi hanno tributato il massimo voto alla pellicola, 5 stelle senza dubbi.

"Hungry Hearts prescinde il genere, parte da un'appassionata storia d'amore, iniziata nella maniera più divertente (la prima scena è esilarante, ed è l'unica a mdp fissa) e diventa a poco a poco uno psicodramma, un thriller, e infine quasi un horror a tutti gli effetti." Scrive EightandHalf, svelandoci come la crescita della tensione narrativa produca un effetto terrorizzante nello spettatore

Le testimonanzie delle loro visioni le trovate qui. Rosemary's baby sempre essere dietro l'angolo, ma qui l'orrore ha "solide basi razionali": "La tensione infatti cresce a dismisura quando non si sanno più che pesci pigliare, e non si sa davvero come porsi di fronte a una madre impazzita che cerca di controllare maniacalmente il figlio, ma di farlo anche con rigore, attenzione, razionalità. Insomma uno stato pericoloso e letale, quello di una follia ponderata, controllata, attenta, geometrica. Mostruosa."

Hungry Hearts (2014): Alba Rohrwacher


Mostruosa anche perché liminale: non è qui la follia a essere tematizzata. Mina non è pazza: la soluzione sarebbe troppo semplice. Parte delle sue istanze sono pienamente condivisibili e comprensibili. Chi non desidera sottrarre i propri figli all'inquinamento, ai cibi industriali, alle intossicazioni? Tuttavia, come dice Spaggy: "I cuori affamati spesso perdono la lucidità. Affamati d’affetto, non riescono a percepire quale sia la vera realtà che li circonda, rifugiandosi in chimere effimere, fantasiose e al limite con la follia." È proprio Spaggy a mostrarci come il disagio in Mina sia la solitudine. Non a caso Costanzo l'ha voluta straniera in una città splendida ma pur sempre aggressiva come New York. È così che "follia e genio procedono di pari passo e si sposano in Mia, interpretata da una ottima Alba Rohrwacher (ormai specialista nei ruoli da disadattata), la cui lucidità della scena iniziale lascia presto il posto a una discesa negli inferi senza precedenti, a una fame di vita che abbandona il metaforico per farsi concreta, a un modus vivendi in cui niente è lasciato al caso".






recensione negativa:

Hungry Hearts *

Accolto con applausi convinti alla fine della proiezione stampa mattutina, il secondo film italiano del concorso, girato da Saverio Costanzo a New York è a nostro avviso uno dei peggiori visti in concorso.

Adattando il romanzo Il bambino indaco, di Marco Franzoso, Costanzo racconta il conflitto che nasce all’interno di una giovane coppia, alla nascita del loro primo figlio.

Lui è Jude, un ingegnere americano, lei, Mina, un’italiana che lavora nella diplomazia. Si conoscono nel bagno di un ristorante cinese, quando restano bloccati e in balia dei miasmi di un attacco intestinale irresistibile.

In breve vanno a convivere e lei rimane incinta. Lasciato il suo lavoro si sposa e dedica tutte le sue attenzioni al neonato, ossessivamente protetto dal mondo esterno, nutrito solo di semi e verdure prodotte nel piccolo orto costruito sul tetto di casa.

Mina rifiuta i medici e la cultura scientifica, si fa leggere la mano e si affida a medicine alternative, teorie new age ed altre stupidaggini simili.

La situazione precipita quando Jude riesce a portare il figlio da un dottore che gli rivela che il bambino è malnutrito e non cresce a sufficienza.

Gli suggerisce di integrare la sua dieta e di farsi seguire da un pediatra.

Comincia così una guerra senza esclusione di colpi tra marito e moglie. Il primo compra degli omogeneizzati alla carne e gli dà il prosciutto di nascosto, la seconda si oppone e segretamente sabota la strategia del marito, dado al bambino un olio speciale che non gli consente di assimilare le proteine.

Si mettono in mezzo gli avvocati, la solita polizia americana, i servizi sociali e la madre castratrice di lui.

Il film di Costanzo è uno psicodramma che vorrebbe forse strizzare l’occhio a Polanski, ma a parte qualche grandangolo sparato sui volti dei suoi attori, rimane sempre un passo indietro la follia surreale, preferendo la scorciatoia tutta americana del film di genere e del finale ad effetto.

Ma soprattutto racconta una storia che non ha alcun vero interesse e che tratta il conflitto tra medicina tradizionale e alternativa come un mcgufffin, uno strumento drammaturgico di bassa lega, per muovere le psicologie tagliate con l’accetta dei due protagonisti.

Peraltro è evidente sin dall’inizio da che parte stanno la ragione ed il torto.

Pessimi gli attori, Driver sempre un passo dietro la sceneggiatura e la Rohrwacher talmente scontata come madre degenere, da esserne una parodia involontaria.

Raccontino edificante per genitori insicuri e ansiogeni, Hungry Hearts si chiude nel più confortevole conformismo narrativo. Una pistola spara ed i due “cattivi” hanno quello che si meritano.

In ogni caso non augureremmo a nessuno due genitori come Jude e Mina.

L’uso di What a feeling nella scena del matrimonio e soprattutto quello di Tu si ‘na cosa grande di Modugno sul tramonto finale è da fucilazione immediata.

L’abbiamo odiato dal primo minuto all’ultimo. Ai festival succede. Nulla di personale.

Aggiornato il 08/09/2014 alle 17:28 da Minerva

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Commenti

  1. L'avatar di Fantastica
    Di Costanzo ho visto due film, che ho trovati entrambi molto belli. Alludo a "Private" e "In memoria di me". Certo, uno che ha tratto un film da quella schifezza di romanzo che è "La solitudine dei numeri primi" può darsi che sia al secondo errore:D..
    Di sicuro lo vedrò.
  2. L'avatar di Minerva
    lo trovo bravissimo